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lavoro pubblicato sabato 26 dicembre 2009
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Prefazione:

di carlo72. Letto 922 volte. Dallo scaffale Pensieri

Di solito le prefazioni si scrivono per ultime, a libro già terminato. Servono per riflettere su ciò che e’ stato scritto , per delineare una linea di lettura a quanti si apprestano a leggere. Questa volta invece.....

Prefazione.

Di solito le prefazioni si scrivono per ultime, a libro già terminato. Servono per riflettere su ciò che e’ stato scritto , per delineare una linea di lettura a quanti si apprestano a leggere. Questa volta invece accade l’esatto contrario. Nel momento in cui mi appresto a scrivere queste poche righe, il libro non ha ancora preso forma concreta. Esiste nella mia mente come spirito e non come materia. Uno spirito dispettoso, che torna a farmi vista e poi scappa, lasciandomi nel vuoto. mi fa intravedere la sua essenza per un attimo, me la fa assaporare ma non mi si disvela mai del tutto. Ciononostante mi costringe, contro voglia, a pensarlo, a dargli una forma che lo faccia esistere non come pura possibilità, ma come realtà concreta.

La prima volta che e’ venuto a bussare alla mia porta, mi trovavo a Londra, in pieno centro. Stavo attendendo una mia amica a pochi passi dall’uscita della metro ad Oxford Circus: faceva freddo, ero affamato e la strada brulicava di gente indaffarata ad entrare ed uscire dai negozi. Ad un tratto uno di questi passanti ignoti cade a pochi passi da me. Era una ragazza orientale, probabilmente giapponese, giovane, carina, ben vestita, con due buste alle mani. Si era accasciata per terra tremando, il bel viso addormentato, il corpo in sussulto. Non ho mai saputo cosa ne sia stato della bella orientale. Dopo pochi minuti e’ arrivata l’ambulanza e delle persone vestite di verde l’hanno raccolta e portata via. Ricordo solo le braccia inermi che penzolavano fuori dalla barella. Immagino si sia ripresa e abbia continuato la sua vita di sempre. Eppur da quel momento una idea si e’ impossessata di me: che cosa pensano le persone che non sanno di dover morire entro dieci minuti in quei pochi istanti che li dividono dal nulla. Probabilmente continuano a riflettere, in un flusso indistinto, a quel che faranno domani, a quel che diverranno fra dieci anni. Oppure si lacerano internamente a causa di un problema che non riescono a risolvere, o ancora meditano vendetta nei confronti di chi, a loro dire, gli ha fatto un torto indicibile, o magari son tutte prese ad organizzare mentalmente un viaggio o chissà che cosa ancora. Sapessero di dover morire entro dieci minuti, sposterebbero altrove la loro attenzione? Darebbero ancora tanta importanza agli eventi del giorno prima? Probabilmente no. Ecco l’idea di questo libro nasce dall’urgenza di mostrare come ogni nostro pensiero, ogni nostra felicità, ogni nostra pena, siano nulla dinanzi alla assolutezza rivelatrice della morte. Noi passiamo anni della nostra vita a riflettere su cose che non hanno alcuna importanza, eppure non siamo in grado di distaccarcene, perché fanno parte integrante del nostro modo di esser –ci, di essere nel mondo. E cambiare una sola particella di questo modo di esserci a volte ci costa troppo, eppure basterebbe così poco per modificare la nostra percezione di noi stessi e del mondo circostante. Questo libro, con i suoi personaggi, ripresi negli ultimi dieci minuti della loro vita, vuole essere un monito, o un aiuto a distoglierci dal torpore in cui spesso ci culliamo e a volare alti, sino a raggiungere il ramo più alto. La trama si dispiega nel corso di un mese appena. Ogni giorno accadranno due morti e i personaggi che lo popoleranno non si conoscono fra di loro pur incrociandosi fra le strade della citta’, sotto la metro, in un pub o a casa di amici comuni.



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