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lavoro pubblicato giovedì 24 dicembre 2009
ultima lettura giovedì 16 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Twiggy, l’eleganza del ciccio

di trap56. Letto 987 volte. Dallo scaffale Pulp

 Hai voglia a dire ‘bellezza giunonica': quando le tue misure sono 100 X 130 X 110 su 165 di altezza, i maschi si girano sì a guardarti: perché gli fai ombra. Twiggy (la madre, alla nascita, la voleva indossatrice) a vent'anni ...

Hai voglia a dire ‘bellezza giunonica': quando le tue misure sono 100 X 130 X 110 su 165 di altezza, i maschi si girano sì a guardarti: perché gli fai ombra.

Twiggy (la madre, alla nascita, la voleva indossatrice) a vent'anni aveva il cuore sull'orlo della bancarotta, costretto a pompare la vita in un pantano di lardo.

"Se ti prende lo sconforto

‘Merendì' ti fa risorto!"

trillava la radio in perenne emissione. Twingy (così ribattezzata dai suoi teneri compagni di scuola) aveva letto libri e libri su obesità e bulimia: poteva dispensare a chiunque sottili interpretazioni psicologiche e portentosi rimedi per uscirne da trionfatori. A chiunque, tranne a se stessa.

"Quando il mondo ti sconcerta

approfitta dell'offerta:

mezzo chilo di Burrella

e in omaggio... mortadella!"

La mamma (la dolce Lilly) le aveva provate tutte, anche tagliarle i fondi e lasciare vuota la dispensa, ma al frigorifero non si poteva mettere il lucchetto. La notte Twiggy, complice il sonno barbiturico della madre, apriva il portellone e spalancava le fauci: entrava di tutto, quasi risucchiato da un Maelstrom esofageo. Poi c'erano le merendine che le portava la nonna paterna.

Lilly frignava: "Twiggy, io mi faccio il culo per mantenerti, e tu... guardati, lo specchio deve fare gli straordinari per rifletterti tutta!"

Bè, a modo suo, anche lei se lo faceva, il culo.

"Se ti friccica l'angoscia

Stuzzichini a iosa e poscia

un litrozzo a garganella

della nostra Light Cochella!"

Il padre non le diceva più niente ormai da anni: da quando era morto d'infarto nel fior fiore dei quarantadue anni. Gli voleva un sacco di bene, lei, a quel ciccione sempre allegro, dispensatore di risate che stroncavano gli apparecchi acustici dei vicini, sordi. Anche Lilly gli voleva bene, nonostante gli desse il cordoglio: "Almeno smetti di fumare!". "Dopo ingrasso!" tuonava lui, in bocca una ciriola farcita a dovere di gambuccio e provolone.

Morto lui, lei ne aveva raccolto il pesante fardello: madre e figlia andavano insieme al supermercato, con un carrello a testa, che riempivano di tutte le offerte speciali e i 3 x 4 alimentari che gli capitavano a tiro. Quando non gli capitavano a tiro, gli davano la caccia come cani da tartufo pagati a cottimo. Appena in macchina, Twiggy prendeva a squartare confezioni di briosss caramelle ciciacicia cioccolati ciupaciupa leccalecca magnamagna merendine patatine sgagnasgagna snacksnack. "Una a Lilly, una a Twiggy!" era il monotono ritornello che cadenzava la sua distribuzione rituale. Così risparmiavano un sacco di fatica nel portar su le borse in casa. Per cena si facevano portare le pizze a domicilio, come quando c'era il povero babbo: cinque, perché lui ne mangiava tre da solo, dopo il fritto misto di antipasto. Loro adesso se le dividevano scrupolosamente; le due lattine di birra no, le beveva solo mamy.

Poi, dopo un anno e rotti, quando già le sedie della cucina e le poltroncine del salotto stavano per rivolgersi alla Protezione Mobiliare, accadde. Lilly si innamorò persa di un uomo che era un chiodo - e solo un chiodo sarebbe riuscito a conficcarsi nel suo cuore facendosi strada in quella corazza adiposa. Si era sciolta via via "come neve al sole", prendendo sempre più spesso strade diverse da quella di casa. Lasciando che la figlia si facesse carico lei sola del rito della pizza serale.

Come tutti gli ex, la mamma era diventata una fanatica nemica di tutte "quelle porcherie che ti sformano come una botte incinta!" (sapeva essere carina, Lilly, quando ci si metteva). Il chiodo, altra sensibilità appuntita, le aveva svelato l'arcano (e non era nemmeno laureato in psicologia, si badi bene): "Cara mia, tu ti abbuffi in modo così degradante solo per compensare le tue carenze affettive". Gli sarebbe saltata in braccio di slancio, per dimostrargli la sua gratitudine.

"T'ha lasciato il tuo moroso?

Zuccherello è delizioso"

Sì, il moroso... i maschi intellettuali osannavano la Sandrelli che esibiva serena le sue cicce, dicevano che alla sua età era un bel campione di femmina... però quando dovevano quagliare dimezzavano anni e chili alla vittima sacrificale. A Twiggy invece i maschi ciccioni mettevano simpatia. E non solo.

"Se va storta la giornata

Patatì: la tua patata!"

Il gigamarket pullulava di formiche intente ad ammassare provviste per le lunghe festività: guai se il frigorifero offriva una qualsiasi parvenza di spazio vuoto dalla vigilia di Natale all'Epifania! Un formicaio offriva immagini meno frenetiche del Gigamagnamagma. Twiggy fece la spola più volte dentro-fuori, ammassando quattro o cinque carrelli stracolmi di tutte le porcherie che tanto le piacevano più alcune che l'avevano ispirata.

Si piazzò nell'atrio del tempio del trinca&sgiunfa, comodamente seduta per terra, le spalle al muro. Poi diede inizio alla sinfonia detta "delle porcate mangiate in strada nelle ore sbagliate". Mandò giù di tutto: merendine di ogni colore, forma, contenuto; chupachupa lecaleca, sgagnasgagna, ciciacicia, slurpslurp, cocacoca, colacola, finzifonzi parapaponzi e via ingozzando.

Gli acquirenti-consumatori-formiche, alcuni manco la vedevano; altri non la guardavano; altri ancora la insultavano con gli occhi; altri infine la prendevano per una qualche pubblicità ovvero per un diabolico trucco messo in atto per indurre a comperare ancora di più.

Qualcuno cominciò a scattare foto col telefonino: fu subito uno sfavillio di flash. Ci fu chi si volle far fotografare vicino a lei, magari smangiucchiando qualcosa insieme.

Finì al volo su YouTube e su Facebook.

Lei sorrideva a tutti e continuava nella sua missione. I carrelli cominciavano a mostrare il fondo. E Twiggy si gonfiava si gonfiava si gonfiava...

Quando esplose, la ciccia si spalmò sulle pareti, sul soffitto, sul pavimento; sui cellulari, che non riuscirono a immortalare la scena. Non ci furono feriti: solo abiti da portare a sgrassare.

Di Twiggy non restò niente, ma al momento della deflagrazione prese il volo un misterioso nugolo di palloncini. Portò in cielo uno striscione:

HO CONSUMATO IL MIO ULTIMO NATALE. VI ASPETTO QUASSU'.



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