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lavoro pubblicato domenica 20 dicembre 2009
ultima lettura venerdì 20 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Apocalypta

di Kyo9. Letto 688 volte. Dallo scaffale Generico

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Ponte,solito ponte. Fa freddo. Pungente. Solito ponte, venire e pensare, riflettere, guardare questo fiume e questa luna. Poche stelle nel cielo nero. Poco rumore dal fiume, piccolo stolto corso d’acqua. Guardalo. Borbotta. Fa solo venire più freddo. Dovrei andare, forse, a dormire o a morire, non ricordo.

Non ricordo.

Bei prati neri accanto al fiume, neri nel buio. Sono freddi anche loro. Forse dovrei andare.

Aspetta. Una luce sull’acqua. Nell’acqua. Nel nero dell’acqua? Perché?

Luce bianca, luce perfetta. Sorge dal fiume. Si alza, si erge sopra i prati. Umana.

Donna. E’ lei. E’ bianca, tutta bianca, tocca con i piedi l’acqua. E’ lei, si sa. Cosa fa qui?

Cosa fai qui?

Non risponde. Vola. Come? Ha occhi neri. Corpo di luce, bagliore sui prati. Ma occhi neri. Perché proprio lei qui?

Ma

Urla.

Urla, come l’olifante sul campo di battaglia, come la madre sul figlio ucciso. Urla come il manichino nella bottega del sarto.

Urla. E si alza il vento, e soffia, e forte sulla mia pelle. Mi reggo al ponte. Ho freddo,e paura.

E lei.

L’acqua sotto i piedi. Rossa. Sangue. Sangue di mille dei sgozzati.

Il fiume amaranto s’ingrossa, ulula. Rosso sui prati.

E il cielo.

Fiammelle, stelle che cadono, sempre più vicine. E grandi. Enormi lacrime di fuoco, si abbattono sulla terra tremante.

Fiori di fiamme dai baci delle stelle, perdute amanti del mondo. Soffi caldi ad ogni loro lacrima.

Ho paura. Non più freddo.

Paura.

Lei urla più forte.

E salgono al buio del cielo.

Dall’abisso. Dieci, cento, mille demoni. Gonfi otri di carne marcia cantano inni al fiume di porpora.

Pregano vomitando il sommo momento.

Santificano la notte e gli occhi neri.

E ancora dal ventre del mondo sorgono bianche zanne, enormi costole di creatura morente. Spaccano il suolo e veloci si innalzano.

E attorno a me è gloria di sangue, e vento, e urla di empi mostri senza nome. Ossa e fuoco, ossa e fuoco.

Lei mi fissa e più urla.

Vortici di magma giungono dall’orizzonte, e il cielo non è buio, vedo miliardi di orrori ridere e piangere.

Piangere. Piango.

Corpi vengono strappati alle loro case, e gettati negli antri affamati. Creature strillano negli stomaci dei demoni. Bambini inghiottiti da madri di fuoco, non sanno versar lacrime.

Tra gli inni si alza un suono, trombe di vittoria, conquista che alfine giunge. Giunge Esso.

Lei non urla più. A Lui si volge, ed Egli la guarda. Se ne ciba senza pensiero.

E osserva. La perfezione dell’istante, il sangue sul cuore. L’Adamo e l’Eva schiacciati nella carne.

E sorride.

Non tremo più. Non posso. Non sono più.

Esso mi guarda. E’.

Parla. La sua parola. Tutto. Niente. Più nessun canto, più nessun bacio, né il rosso sul bianco. Il vortice non è.

E’ solo il singolo suono, della bocca storta e blasfema. E’ solo l’aria dal volto deforme, e bellissimo.

E’ la perfezione. Non esisto, più.



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