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lavoro pubblicato giovedì 10 dicembre 2009
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

senza neve

di Dottbenway. Letto 590 volte. Dallo scaffale Viaggi

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Era l’inizio dell’inverno senza neve, alla fermata dei treni sulla panchina sedevano due persone: nessuna delle due vive. Io ero una di queste persone. Vicino a me una ragazza con i capelli rossi tinti, sguardo attento a non essere attento, sapevo già che di più belle non ne avrei mai viste. Sapevo pure che di me non gliene importava per niente. Volevo attaccare discorso, ma la sua pelle elettrica è come se mi respingesse. Aveva un orologio al polso che non guardava mai. Mai. Non so perché fosse in quel posto. Cioè, evidentemente doveva prendere il treno, ma le circostanze per cui era lì non mi era possibile immaginarle. Non riuscivo nemmeno a comprendere il suo umore, né felice né triste. Il suo treno sarebbe arrivato tra due ore e lei con ogni probabilità lo sapeva, non diede mai segni di perdita della pazienza. Mai. E tanto io rosicavo per parlarle. Dentro di lei c’erano più cose di quante i suoi occhi ne potessero contenere, così quelle più pessime scesero fino al cuore. Da tanto non pensava a ciò che sta nella profondità. Non so se avesse mai pianto, intendo con le lacrime, ha provato a sdraiarsi come una puttana su un letto, sperando che i fatti della vita le penetrassero dentro, venissero in modo animalesco senza troppo dolore, poi alzarsi da quel letto con un po’ di male e far si che quel bruciore fra le gambe scomparisse piano piano fino non esistere più. Non andò così, resistette poco lì sotto; prese a schiaffi uno dei concubini e scappò dal letto e dalla stanza per raggiungere la stazione e prendere il suo treno. Si, forse la verità era quella. Mentre il treno arrivava lo guardai, poca gente su di esso e tutta con lo sguardo nascosto. Provai una lieve paura. La ragazza si alzò dalla panchina e salì sul mezzo dalla prima porta che trovò. L’aria si faceva sempre più gelida e il colore del cielo annunciava la notte. Si sedette proprio mentre il treno partiva. La sua assenza di parole mi lascia ancora parecchio. E non faccio altro che pensarci.


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