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lavoro pubblicato giovedì 10 dicembre 2009
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una favola del medioevo oscuro - cap XIII

di rasna. Letto 874 volte. Dallo scaffale Fantasia

Da gennaio 2010 il romanzo sarà disponibile presso le edizioni Scudo, in formato e-book gratutito, con venti illustrazioni dell'autore.

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CAPITOLO XIII (Robusto e Biancofiore)

Era davvero solo un fiore che nell'alba aspetti tremando il destino del giorno. Biancofiore, muta e raggomitolata in un canto dell'angusta stanzetta, si faceva piccola più che poteva sul mucchio di foglie di castagno su cui Robusto, terribile emissario del vescovo, l'aveva malamente adagiata. Cercava di sfuggire alle deboli lingue di luce che dal piccolo camino fuligginoso uscivano a lambirla. L'aveva persino slegata, tanto confidava, a ragione, nel terrore che la sua imponente persona incuteva nella fragile figuretta bionda, che se ne stava arruffata e tremante nell'angolo più lontano da lui.

Robusto non era certo il tipo d'uomo che potesse essere in qualche misura ammansito dall'apparire inerme della fanciulla. Orfano di contadini morti di stenti, cresciuto nell'austerità del monastero che di malavoglia lo aveva accolto, a dodici anni, in un mattino d'autunno, era fuggito con la sua spaduccia di legno, sognando di cavalieri, e regni oltre il confine del mondo. A tredici anni aveva ucciso per la prima volta: un mercante di trovatelli che lo aveva ritenuto più indifeso di quanto non fosse. Le guardie di Contuccio, che a Castrone spadroneggiavano, erano immediatamente accorse alle grida suine del laido mercante, ed erano state sul punto di giustiziare il ragazzo sul posto, quando tra la folla di persone assiepate sulla soglia del magazzino del mercante, si era fatto largo un uomo dagli occhi buoni. Alto e forte, con la pelle chiarissima intrecciata di cicatrici.

Con naturalezza si era avvicinato alla guardia che teneva il ragazzo...

Scrock!

Un attimo dopo la guardia era stesa a terra col naso fracassato e l'altra aveva una spada puntata alla gola.

Quell'uomo era il capitano della guardia del vescovo di Torre Gentile. Da allora Robusto lo aveva seguito come un cane. Mangiava nelle fuligginose cucine del castello di Colle-Alto, dormiva nelle stalle, faceva i lavori più umili. Ma ogni mattina, all'alba, l'uomo con gli occhi buoni e le mani dure lo portava con sé nel bosco, e gli insegnava l'arte sanguinaria della spada, e gli faceva entrare in testa le piante che potevano servire a curare un guerriero che si trovasse solo e ferito. Non parlava mai, ma i suoi gesti rudi parlavano per lui.

Due anni, poi quell' uomo era sparito. Così, senza un motivo apparente. Dove era andato? Robusto lo aveva atteso invano nel bosco e non aveva mai saputo spiegarsi il perché di quella improvvisa scomparsa. Forse da allora Robusto si era sentito più solo.

Ma solo era sempre stato, e nessuno notò cambiamenti in lui; quel che è certo, è che da allora il suo cuore era stato simile a pietra. La sua abilità con le armi, la sua già notevole forza e, ahimé, la sua spietatezza, gli avevano permesso ben presto di distinguersi tra le già crudeli guardie del vescovo, che ne aveva fatto il suo campione, preferendolo allo stesso nuovo capitano della guardia, e affidandogli tutte le missioni in cui necessitava un cuore duro munito di un'ancor più micidiale mano. Robusto era divenuto il suo cane.

Nel suo ventinovesimo anno, era un uomo che mai aveva conosciuto carezza o parola cortese. Gli era sufficiente servire bene il suo padrone.

Per sé stesso chiedeva poco. Gli bastava poter tornare ogni mattino nel bosco, all'alba, nel silenzio.

Ma nelle lunghe ore in cui aveva condiviso quella misera stanza con la ragazza, progressivamente aveva avvertito crescere una inspiegabile sensazione di disagio.

"Cos'hai da guardare?"

Si imponeva un contegno di indifferenza riattizzando il fuoco, ma avvertiva su di sé quegli occhi spaventati. Si scoprì riluttante ad affrontare quello sguardo e la cosa lo indispettiva.

"Farai bene a metterti l'animo in pace perché niente potrà salvarti dal destino che il vescovo ha scelto per te, qualunque esso sia."

Ma il suo tono, che voleva essere di minaccia, suonava piuttosto come un involontario incoraggiamento ad affrontare con forza il momento avverso.

"Riportami a casa..."

Robusto si voltò verso di lei d'istinto, colpito da quella voce piccola eppure così ferma; una voce di disperazione e allo stesso tempo di assoluta volontà. I loro occhi si incontrarono per la prima volta da quando era stata bendata. Robusto si sentì improvvisamente vuoto, come se niente di quanto lo aveva per anni animato avesse più alcun senso. Distolse lo sguardo atteggiando una maschera di fredda determinazione.

"Tu non ce l'hai una casa. Solo la pietà di quelle monache. Dimentica il monastero, e forse avrai meno paura di quello che ti aspetta."

Biancofiore balzò a sedere sul letto.

"Come puoi fare quello che fai senza battere ciglio?! Sei forse un mostro?..."

La ragazzina, fiera e tremante di rabbia e paura, gli imponeva di voltarsi ancora verso di lei. Robusto, cercando di opporsi a quella strana forza che sentiva promanare da Biancofiore, si alzò con fare rabbioso e si appressò a lei levando la mano come a minacciare un violento schiaffo che si sforzasse di trattenere.

"Attenta ragazza! Solo la fedeltà al vescovo e al suo volere mi impedisce di fracassarti la faccia... nessuno mi ha mai mancato di rispetto impunemente!.."

Biancofiore, con gli occhi pieni di lacrime, sostenne il capo contro quella mano alzata.

"E allora fai quello che devi! Se non posso salvarmi, certo non mi chinerò ne avrò rispetto per te, che non mostri pietà... colpisci, soldato!"

Robusto sentì la tensione del suo braccio levato sciogliersi lentamente, fino a farlo ricadere lungo il fianco, impotente di fronte a quella fanciulla pure indifesa e inerme.

Tornò accanto al fuoco e si tirò su il cappuccio del mantello. Non disse più niente, e sentì per la prima volta, con inquietudine, che la violenza e il potere non erano le uniche leve del mondo... doveva essercene un'altra che non aveva mai considerato prima.



Commenti

pubblicato il 10/12/2009 18.00.54
Marcellot91, ha scritto: molto bello come racconto

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