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lavoro pubblicato lunedì 7 dicembre 2009
ultima lettura mercoledì 2 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PINGUINO

di Nigel Mansell. Letto 661 volte. Dallo scaffale Fantasia

PINGUINO Guardo la tele, ho l'occhio vitreo di chi non glie ne frega un accidente di quello che passa sullo schermo; se mi guardassi allo specchio avr...

PINGUINO

Guardo la tele, ho l'occhio vitreo di chi non glie ne frega un accidente di quello che passa sullo schermo; se mi guardassi allo specchio avrei lo stesso sguardo ebete di un vitello che ti osserva rassegnato nel suo stato di cattività. Vorrei solo scollegare il cervello, soltanto qualche minuto; abbandonare le membra sul divano ed essere libero di non pensare a nulla. Finalmente scorrendo i canali trovo le rassicuranti immagini di un documentario sui pinguini: niente di meglio per assecondare lo scopo che mi sono prefisso.

Cerco di non farmi irretire dal commento della voce narrante e dalle immagini di quelle goffe sagome che saltellano: devo precipitare nel placido oblìo del nulla, dimenticare me stesso e questo corpo spalmato sul sofà. Invece ci sono sti animaletti, goffi e cicciotti, che approdano ogni anno su quell'isola dispersa nell'oceano antartico, con temperature quasi sempre sotto lo zero, pioggia e neve quasi incessante. Arrivano a milioni, solo per accoppiarsi, senza satellitare o indicazioni stradali, dotati solo di un misterioso senso dell'orientamento. Così sicuri e veloci nell'acqua, ma pericolosamente inermi e ridicoli sulla terra ferma, loro malgrado guadagnano la spiaggia; poi saltellano fino a duecento metri sul livello del mare, dove ritrovano la loro colonia.

Abulico trovo comunque la cosa, tutto sommato, priva di alcun interesse, ma ancora più assurdo è il fatto che due giovani universitarie si stabiliscano lì, in una specie di disco volante arancione, piazzato nella landa spazzata dal vento. Dicono che si sacrificano con questa vita spartana al limite della sopravvivenza, per studiare i pinguini. Io invece penso che sono lì solo per rompere loro l'anima, sempre se gli animali ne hanno una; ma poi realizzo, se ce l'hanno anche certi esseri umani, perché poi non devono averla anche loro?

Insomma ad un certo punto vedo che catturano uno di questi poveri uccelli marini, che per sua sfortuna non sapendo volare non può sfuggire alle mani di queste assatanate. Il povero pinguino si è già arrampicato per tre ore sulla scogliera, saltellando a fatica sul crinale scosceso, perdippiù vestito di tutto punto, nel suo elegantissimo frac, certamente non il migliore degli equipaggiamenti per fare del trekking. E' sicuramente distrutto per la fatica, ma anche arrapato: una volta raggiunta la meta potrà accoppiarsi, sto poveraccio dopotutto è un anno che non scopa!

Invece oramai in vista del traguardo, mentre l'animale si culla già nelle fantasie di estatici ed interminabili amplessi, saltano fuori queste due slavate biondine. Senza che lui possa realizzare cosa gli stia accadendo, lo infilano in un sacco, lo smanacciano, gli misurano le membra, lo girano e rivoltano per studiarlo meglio. Il commentatore dalla rassicurante voce flautata, dice che gli analizzano anche i succhi gastrici; quindi penso io e compatendolo, lo fanno pure vomitare e chissà che altro gli fanno. Poi alla fine dell'opera, ma ancora non completamente soddisfatte, gli tracciano sul ventre, dalla bella e bianca livrea, un enorme 96, utilizzando una bomboletta di vernice nera; le sgrillettate dicono che è per riconoscerlo: ora finalmente appagate, lo liberano.

Mi desto completamente tirandomi su, mi avvicino alla televisione e guardo sconcertato l'immagine del pinguino che ha riacquistato la libertà, tutta la mia comprensione e la solidarietà sono per lui.

Nessuno lo trattiene e costringe, è libero, ma non scappa né si allontana. Guarda la ricercatrice e lei ricambia da distanza ravvicinata, sa che è un animale inoffensivo, non ne ha paura.

Il pinguino è ritto in piedi, pare spaesato e contrariato, con quel numero sulla pancia che lo rende se possbile ancora più ridicolo.

Fissa nuovamente la ricercatrice: purtroppo non è dotato di parola.

La telecamera indugia ancora sulle due figure, poi stringe in un ravvicinato primo piano, sull'espressione dell'animaletto, ne sono sicuro, lo sta pensando:

MA VAFFANCULO!



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