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lavoro pubblicato lunedì 7 dicembre 2009
ultima lettura lunedì 2 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Non è compito mio dello scrittore Andrea Saviano

di Galahad. Letto 1205 volte. Dallo scaffale Fiabe

Non è compito mio La maestra, come ebbe finito l'appello, raccontò ai propri alunni riuniti in classe la seguente storiella cinese.&laq...

Non è compito mio

La maestra, come ebbe finito l'appello, raccontò ai propri alunni riuniti in classe la seguente storiella cinese.

« Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno, Nessuno. C'era un lavoro importante da fare e il signor Ognuno era sicuro che il signor Qualcuno l'avrebbe fatto. Ora, quel lavoro avrebbe potuto farlo il signor Ciascuno, ma fu il signor Nessuno lo fece. Cosicché il signor Qualcuno si arrabbiò perché era un lavoro del signor Ognuno. Pero il signor Ognuno aveva ben pensato che comunque anche il signor Qualcuno poteva farlo. Per fortuna il signor Nessuno aveva capito che il signor Ognuno non aveva la minima intenzione di farlo e il signor Ciascuno non l'avrebbe di sicuro fatto non essendo compito suo. Ebbene, finì che il signor Ognuno incolpò il signor Qualcuno perché il signor Nessuno aveva fatto ciò che il signor Ciascuno avrebbe potuto fare. »

Fissò gli alunni un po' confusi, quindi aggiunse: « Adesso, prendendo spunto da questa storiella che tenta di spiegare quali siano le conseguenze della mancanza di senso del dovere e di quanto abbiamo trattato negli scorsi giorni, vi esorto a scrivere una composizione che abbia come tema la civile convivenza e l'educazione sociale. »

Gli allievi, stimolati dalla storiella, furono colti da un profondo senso di bontà cosmica e cominciarono a vergare i propri fogli con vigore ed entusiasmo. Tutti, ad eccezione di uno, li riempirono di bellissimi propositi, accompagnati da generiche accuse ai politici e - più in generale - al mondo degli adulti che permaneva in un atteggiamento di completa indifferenza di fronte ai grandi mali che affliggevano la Terra come, ad esempio: le guerre, la fame, le malattie e l'inquinamento.

Fece eccezione il solo Roberto, che decise d'affrontare la cosa da un punto di vista radicalmente diverso da quello assunto dagli altri studenti e quasi opposto.

Dopo circa due ore in cui le penne avevano riversato fiumi d'inchiostro, la maestra rammentò ai propri studenti - tutti ancora indaffarati a scrivere - che il tempo a loro disposizione stava per scadere.

« Ragazzi, avete ancora dieci minuti, tra poco dovrete consegnare la bella copia dei vostri temi, vedete di sbrigarvi. »

Quando ebbe sulla scrivania tutti i temi dichiarò: « Tra una settimana verificheremo come è andato questo compito in classe. »

Quindi, dopo una settima. Come promesso la maestra annunciò: « Ho letto i vostri elaborati e devo dire che in tutti ho letto cose molto interessanti. Tuttavia, anche se li ho trovati tutti bellissimi, devo fare un particolare elogio a Roberto che credo sia l'unico che abbia colto il vero senso dell'argomento che vi avevo proposto. »

Le parole d'elogio a quello che fino allora era sembrato il meno dotato tra gli alunni, gli attirò lo sguardo di tutti gli altri compagni di classe e, a quel punto, il ragazzino arrossì peggio di un pomodoro maturo.

« Allora, » chiese la maestra « che ne diresti di leggere il tuo componimento ad alta voce, così da condividere il resto della classe ciò che hai scritto? »

Roberto avrebbe preferito che la lettura fosse fatta dalla maestra, perché non si sentiva molto bravo a declamare ad alta voce qualcosa di scritto, ma alla fine trovò il coraggio di andare verso la cattedra, afferrare il foglio su cui aveva scritto il proprio elaborato e leggerlo ad alta voce.

Così, con voce incerta e incespicando sulle prime parole, iniziò a rendere pubbliche le proprie riflessioni.

« La storia che ho ascoltato oggi, mi ha fatto ri-flet-te-re su un semplice colletto... No, concetto! Quello che troviamo sempre delle facili giu-sti-fi-ca-zio-ni per non agire in maniera coerente rispetto a ciò in cui diciamo di credere. »

Poi, preso il ritmo, riuscì a leggere il resto del testo con fluidità.

« Così ho ripensato al fatto che questa mattina, mentre a piedi mi recavo a scuola, ho visto una bottiglia di birra vuota che qualcuno aveva abbandonato su dei gradini. Subito ho pensato che la persona che aveva fatto ciò era un incivile, poi mi sono chiesto se non avrei fatto bene a buttare la bottiglia in un cestino o, ancora meglio, nel bidone della raccolta differenziata; ma a quel punto ho pensato che non era certamente compito mio mantenere pulita la città, che per fare ciò sono pagati i netturbini, quindi è loro e non mio il dovere di ripulire dove gli altri sporcano. »

A questo punto, Roberto si voltò verso la propria insegnante per capire se quel supplizio poteva terminare lì o se doveva proseguire. La maestra, sorridendogli amorevolmente, gli fece cenno con la mano di proseguire la lettura fino in fondo.

« Poi, sempre camminando per strada, ho visto un tizio che stava tentando d'entrare in un'auto che chiaramente non era la sua, visto che non usava le chiavi per aprirla ma un cacciavite. Ho pensato che avrei dovuto gridare "al ladro". Poi mi ho pensato che non è compito mio mantenere l'ordine e il rispetto della legge in città, che per questo ci sono i poliziotti e i carabinieri, quindi è loro e non mio il dovere di prevenire i reati. Proseguendo, ho visto un signore che portava a spasso il proprio cane e gli faceva fare i bisognini sul marciapiede. Avrei potuto commentare la cosa ad alta voce per esprimere la mia disapprovazione, ma mi sono limitato a scansare gli escrementi perché - in fin dei conti - non è compito mio redarguire le persone sul fatto che queste cose non si devono fare, dopotutto questa è una mansione a cui sono dedicate le guardie municipali. Finalmente, sono arrivato a scuola e nel giardino c'erano dei bambini di quinta che minacciavano quelli più piccoli per farsi consegnare le merendine e i soldi che questi avevano. Lì ho pensato che per fortuna adesso io sono un bambino di quinta e non subisco più queste estorsioni. Sarei potuto intervenire, ma ho preferito rimanere a osservare la scena senza muovere un dito, perché a impedire che accadano queste cose ci devono pensare le maestre e non è certo io! »

Il bambino a questo punto si zittì in preda alla vergogna.

« Coraggio Roberto, prosegui, » l'esortò la maestra, « non si conclude mica così il tuo tema ed è nel finale la parte più interessante. »

L'allievo arrossì e, tenendo lo sguardo basso sul foglio di carta, proseguì la lettura.

« Però, quando sono arrivato in classe e la maestra ha raccontato la storia di Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno, io mi sono sentito una cacca! »



Commenti

pubblicato il 07/12/2009 12.31.01
Violetta, ha scritto: è bellissima, un esemplare saggio sull'incapacità umana nel prendersi le proprie responsabilità di cittadini. e anche divertente, compimenti!
pubblicato il 08/12/2009 20.41.41
Galahad, ha scritto: Grazie, a volte le cose migliori si trovano nelle cose semplici ^'-

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