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lavoro pubblicato martedì 1 dicembre 2009
ultima lettura domenica 22 settembre 2019

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Il conte Marshall

di Pasquale Francia. Letto 731 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Edward Siegbert Marshall, conte di Winshire, era un uomo sulla quarantina, piuttosto riservato, raffinato ed elegante. Ogni mattina esigeva una colazione abbondante e non tralasciava gli esercizi ginnici per mantenersi in forma mentre durante il...


Edward Siegbert Marshall, conte di Winshire, era un uomo sulla quarantina, piuttosto riservato, raffinato ed elegante. Ogni mattina esigeva una colazione abbondante e non tralasciava gli esercizi ginnici per mantenersi in forma mentre durante il pomeriggio, cavalcava il suo destriero nero che aveva chiamato “Black Baron” e trascorreva due o tre ore galoppando tra le sue vaste e desolate proprietà, migliaia e migliaia di chilometri di brughiera mantenuta alla maniera inglese, assolutamente, cioè, incolta.
Spesso, durante le sue lunghe cavalcate, il conte si abbandonava a fantasticherie di ogni genere:
Ora pensava di essere un glorioso cavaliere errante alla ricerca di un mostruoso dragone, ora, invece, s’immaginava nelle vesti di un generale che, puntando la propria sciabola verso il nemico, incitava i propri soldati alla carica… sovente, però, il suo pensiero era catturato dal sesso.
Fantasticava su impossibili amplessi con donne meravigliose, su ardenti avventure da libertino, insomma, su mille cose che qui non sto a puntualizzare.
Pensando pensando, il conte giunse nei pressi di un fiume dove, guarda un po’, un gruppo di giovani donne lavavano i loro panni. Costoro erano così intente nel loro lavoro che non notarono affatto sia il cavallo, sia il cavaliere.
Il conte, approfittando dell'attimo propizio, smontò dal proprio destriero, gli diede un colpetto sulla groppa in modo da farlo allontanare ed andò a nascondersi dietro un folto cespuglio di ginepro.
Le donne continuavano a lavare i panni come se niente fosse, non avevano neanche udito il rumore degli zoccoli del cavallo che si allontanava. Erano tutte molto giovani e belle e mostravano un fantastico paio di gambe, avendo alzata veste e sottana per non bagnarsi.
Il conte spiava ed ansimava su quelle gambe come se mai in vita sua avesse visto una donna e, più di una volta, riassettando la gonna spiegazzata sulla vita, una delle ragazze aveva involontariamente attirato l'attenzione del nobile guardone per aver mostrato, anche solo per un attimo, qualcosa di più.
A quella vista, il Marshall non resistette oltre, abbandonò il suo nascondiglio e si lanciò nel fiume gridando come un forsennato.
Le giovani rimasero per un momento allibite, ma poi cominciarono a fuggire riempendo tutta l'aria di spruzzi d'acqua e di grida.
Il conte, allora, disse:
“Perché fuggite, angeli incantevoli? Sono Edward Marshall, conte di Winshire, padrone di queste terre... sono ricco sapete? E sono innamorato... innamorato di voi! Venite da me stupende muse degli dei! ” e di nuovo giù a correre nel fiume.

Quelle, ovviamente, non badarono minimamente a ciò che egli disse e pensarono solo a fuggire per i prati adiacenti, naturalmente impaurite.
Il nobiluomo, aveva nel frattempo abbandonato i propri stivali tra le acque ed a piedi nudi inseguiva una di queste ragazze, notevolmente affaticata e per questo in procinto di fermarsi.
Quando riuscì a raggiungerla, ella gli rivolse uno sguardo di sfida con i suoi vivaci occhi azzurri, poi, aggiustandosi per bene camicetta e gonna disse:
“Signore...”
“Dimmi tutto o ninfa...”
“Se proprio mi desiderate, ebbene prendetemi! ”
“Oh dolce amor di primavera! Vengo da te...”

E così dicendo, balzellon balzelloni, il conte colmò lo spazio, esile, che ancora lo divideva dalla fanciulla ma, durante l'ultimo balzo, sentì il piede immergersi in qualcosa di caldo.
Della roba scura gli schizzò in faccia, facendolo sussultare.

“Signore! ” esclamò, ridendo, la giovane.
“Dimmi tutto cuore mio!” rispose il conte, mentre freneticamente cercava di liberarsi il viso da quello schifo.
“Temo che abbiate calpestato una grandissima cacca di cavallo! ”

Il conte guardò fulmineamente il proprio piede e prese atto che esso ne era effettivamente immerso sino alla caviglia!
Divenne improvvisamente paonazzo, ed alzando il malcapitato arto dal sozzo letame sentenziò indignato:
“Ah Black Baron! tu mi tradisci! ”
(c) 1997-2000-2009 by Pasquale Francia, diritti riservati
ed. 5.09


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