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lavoro pubblicato sabato 28 novembre 2009
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

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NEBBIA

di Nigel Mansell. Letto 672 volte. Dallo scaffale Fantasia

NEBBIA Non si vedeva un accidente. Era colpa di quella densa nebbia che si era arrampicata dalla scogliera. Strisciando silenziosa sino alle case, a...

NEBBIA

Non si vedeva un accidente. Era colpa di quella densa nebbia che si era arrampicata dalla scogliera. Strisciando silenziosa sino alle case, aveva inondato la cittadina e non si era più dissolta.

No, non era un avvenimento consueto, lo dicevano anche i vecchi, nessuno ricordava una cosa del genere. Era impossibile vedere più in là di un metro e quel colore opalino che tutto avvolgeva provocava come una sensazione di soffocamento, ci si sentiva isolati e tutto appariva ovattato e lontano. L'irreale biancore non li abbandonava neanche la notte: così a sera il buio si diluiva in un pallido chiarore. Non esistevano più ombre ed era anche inutile alzare lo sguardo per cercare il cielo: non c'era più. Nessuno aveva più visto le montagne a nord e ci si era ormai dimenticati della linea blu del mare all'orizzonte; si era tutti persi nel nulla.

I giorni passavano ed al mattino nell'aprire le imposte ogni speranza andava vanificata: era ancora tutto bianco, non si vedeva che quella dannata nebbia. La gente rimuginava che sì, l'oscurità poteva essere paurosa, ma un bianco così invadente e persistente come quello, con la conseguente mancanza di forme e colori, era semplicemente spaventoso. I primi giorni si era cercato di continuare come sempre si era fatto, facendo il possibile per minimizzare i problemi che la mancanza di visuale creava; ma poi la gente, vista la difficoltà di muoversi, aveva finito con il non andare più al lavoro per poi progressivamente abbandonare le incombenze e i doveri quotidiani, rifugiandosi nell'omertosa nebbia che tutto celava. Conseguentemente ci si dimenticò dei propri legami famigliari, dei figli e dei rispettivi consorti; nessuno si preoccupò più di come vestirsi o di cosa si sarebbe mangiato a pranzo, né tanto meno dello scorrere del tempo. Le persone anche se chiamate a viva voce, seppur vicine per sentire, approfittavano del non essere viste per non farsi riconoscere, così da non dover abbandonare l'anonimato continuando a restare nascoste nel complice bianco spettrale.

Il senso etico e la morale velocemente iniziarono a scemare e gli abitanti si persuasero che neanche Dio li avrebbe potuti scovare sotto quella coltre lattiginosa. Chi voleva qualcosa, anche se non era sua, finì col prendersela sicuro dell'impunità. Le donne si concedevano volentieri certe di non essere giudicate e se qualcuna resisteva gli uomini se la prendevano lo stesso; in breve ci si abbandonò alle perversioni più estreme, si era tutti vittime e carnefici e la degenerazione divenne la regola. Le porte di casa venivano sfondate per razziare tutto ciò che vi si trovava, non esisteva più la proprietà e nessuno aveva intenzione di proteggerla. Echeggiavano lontane, senza possibilità di individuarle, le grida delle vittime dei soprusi, accompagnate dai versi sovrumani degli aggressori: tutti accettavano passivamente i fatti, sicuri che tanto alla prima occasione avrebbero potuto rifarsi su qualcun altro più sfortunato. La gente non tornò più alle proprie abitazioni e si disperse per le vie. Si assolveva alle proprie funzione organiche dove capitava, si dormiva ovunque senza più distinguere il giorno dalla notte, accucciandosi semplicemente come bestie per strada, a casa di altri o in qualsiasi luogo ci si trovasse quando si avvertiva la stanchezza.

Si finì per non parlare più, tanto non vi era più la necessità di comunicare: il prossimo non era che un oggetto per soddisfare i propri bisogni, senza tenere in conto alcuna conseguenza. In strada si inciampava nei bambini piangenti o in corpi di gente dolorante vittima di ogni tipo di angheria; si calpestavano gli escrementi o ci si inzuppava le scarpe in pozze di urina, travolgendo i rifiuti e le macerie della città che andava a pezzi. I cadaveri di chi non ce l'aveva fatta, abbandonati ovunque come immondizia, aumentavano continuamente. I più forti o furbi rimanevano in piedi e giravano minacciosi nella nebbia in cerca di vittime da ghermire, per soddisfare la fame o i desideri sessuali; poi Il cibo e le risorse iniziarono a scarseggiare, cosicché le persone diventarono se possibile ancora più spietate e feroci sino al verificarsi dei primi casi di antropofagia.

Inaspettatamente, un mattino, il sole riapparve in un cielo incredibilmente azzurro.

I raggi di luce illuminarono ciò in cui la cittadina si era trasformata in pochi giorni: morti per terra, rifiuti ed escrementi ovunque ed in questo sfacelo le rare figure, incerte ed insicure, dei sopravvissuti che si trascinavano tra gli edifici. La nebbia non tornò più.

In breve si seppellirono i morti, si ripulì la città e si ritornò all'antico e rassicurante quotidianità.

I pochi superstiti non fecero parola con alcuno dei fatti avvenuti né mai più si parlò dell'insolito accadimento.



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