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lavoro pubblicato mercoledì 18 novembre 2009
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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Orcus

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 585 volte. Dallo scaffale Fantasia

  ORCUS   La pioggia era fitta e fredda la strada deserta  attraversata  di corsa dalle macchine  macchiate di fango e sangue  svelte e scattanti dai pistoni di bronzo pompanti e sbuffanti come locomotive infuriate su ...

ORCUS

La pioggia era fitta e fredda la strada deserta attraversata di corsa dalle macchine macchiate di fango e sangue svelte e scattanti dai pistoni di bronzo pompanti e sbuffanti come locomotive infuriate su binari infiniti, rigidi e argenti che corrono paralleli ,immobili fin sulle nuvole oltre le grandi montagne sfidando lo spazio e il tempo. Non ho mai avuto paura della morte , di affrontare il mio destino , vivere e combattere per una giusta gloria. Ritorno dalla guerra mi sento un inutile reduce di mille battaglie . Ho perso il conto di quante volte sono stato ferito . Tante , infinite volte, trafitto da lame e proiettili. Ogni mia ferita e una storia un momento cruciale un tragico evento che mi ha preso per i capelli o con il bavero della giacca e mi ha tra trascinato giù all' inferno. Sono venti giorni che cammino con queste scarpe rotte in compagnia d'un mio compagno d'armi morto tre anni fa. Lui non parla, mi guarda e mi segue qualche volta sorride. Abbiamo combattuto insieme contro le armate degli orchi nella rigida steppa in pieno inverno ricoperta di bianca ,soffice neve. Orde di orchi affamati ,pronti a divorare il nemico a distruggere ogni cosa che ostacolasse la loro ascesa verso il potere delle tenebre sulla luce . Lo visto cadere un giorno di primavera trafitto dalla lancia di un orco . Non ho potuto far nulla per salvarlo era già tutto troppo tardi. Il carro della morte trainato dai sauri neri scalpitanti fiamme e scintille guidato da una oscura signora lo ha caricato in fretta sul suo carro per poi scomparire nel nulla. Quanti scontri ,quanti sacrifici fatti non rammento più chi sono da dove vengo ? Ho paura di me stesso,di scoprire una oscura esistenza che mi ha partorito che mi ha reso soldato. Non so neppure se ho famiglia e dove si trova casa mia. Continuo a camminare insieme ai miei incubi. Sperando di trovare un varco ,una porta da cui entrare o uscire da questo orrore. Gli spettri delle mie paure mi sorridono ,forse attendano che io diventa identico a loro , m'aspettano impaziente sull'altra sponda . Poi un mattino di sole un cavallo alato si è fermato vicino a me mi ha sollevato con il muso dalla polvere, mi ha scrollato e nitrito in faccia . Non ho più la forza di reagire ,non ho più la forza per vivere ancora ,vorrei abbandonarmi al fato che mi spinge verso una profonda fossa. Ma non posso ,sento qualcosa in me che e superiore ad ogni altra cosa, sento un calore rammento dei momenti intimi ,familiari ,vissuti tanti anni fa,forse in un'altra vita. Il cavallo alato mi tira su con i denti mi fa salire in groppa . Salgo ho sete tanta voglia di farla finita con questa onirica avventura . Forse e giunto il momento ,forse domani sarò insieme ai tanti miei compagni d'arme ,forse domani ritornerò a sorride a sperare a credere che tutto quello che fino adesso ho vissuto e solo frutto della mia fantasia .



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