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lavoro pubblicato mercoledì 11 novembre 2009
ultima lettura domenica 20 ottobre 2019

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Haiku

di SalCast. Letto 2041 volte. Dallo scaffale Storia

 L’haiku (o haikai) è un componimento poetico originario del Giappone che è rigidamente costruito sullo schema sillabico 5-7-5 ed ha dei precisi riferimenti alle stagioni e alla natura (scuola Tenro), oppure ado...

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L’haiku (o haikai) è un componimento poetico originario del Giappone che è rigidamente costruito sullo schema sillabico 5-7-5 ed ha dei precisi riferimenti alle stagioni e alla natura (scuola Tenro), oppure adotta il verso libero, riferendosi più generalmente all’ambiente circostante, e generando comunque una poesia breve e compatta, scritta "nello spirito di Bashô" (scuola Soun).

L’origine dell’haiku va ricercato nel "renga" (verso "a catena"), che alla fine del Periodo Heian (XI-XII sec.) divenne popolare. Il renga era una specie di gara o gioco poetico nel quale i partecipanti, dato un primo verso come tema (detto hokku), aggiungevano versi da 14 o 21 sillabe; tali versi, composti in modo indipendente, erano poi associati "a catena", il primo verso con la composizione precedente e l’ultimo con quello successivo. Verso il XV sec. il renga si trasformò in "haikai renga", ossia delle composizioni a catena di poesie di 17 sillabe, i cui soggetti erano comico-satirici. Verso la fine del XV sec. il componimento a catena viene abbandonato e rimane semplicemente l’haikai (o haiku). Bashô è il poeta che nel XVII secolo impresse un’inversione di tendenza alle composizioni haiku, passando dal tono comico a quello lirico e l’haiku prese le caratteristiche che hanno reso celebre l’haiku anche in occidente.

Molti poeti di haiku furono anche degli ottimi pittori che, con l’acquerello riuscivano in poche pennellate a riprodurre la stessa magica atmosfera di una poesia haiku. E quasi tutti i più celebri erano cultori dello spirito Zen, sia che intraprendessero o meno la disciplina zen. Per alcuni, il comporre un haiku o dipingere un acquerello era un’esperienza non estetica, ma spirituale e i maestri Zen, spesso anche loro poeti e pittori, giudicavano il livello di conoscenza spirituale dei loro discepoli-artisti sulla base delle loro composizioni.

Ecco allora che possiamo affermare: non basta (e non serve) seguire lo schema sillabico 5-7-5 per comporre un haiku; non basta (e non serve) scimmiottare i temi della natura e/o delle stagioni per comporre un haiku. Bisogna entrare nella cultura del popolo che ha inventato l’haiku; bisogna penetrare lo spirito Zen, per cui l’uomo si realizza appieno solo integrandosi con l’ambiente in cui è inserito, per quanto ostile questo possa apparire, bisogna diventare un tutt’uno con l’universo e non vedere più separazione tra l’io e il non-io; non vedere differenza sostanziale tra bello e brutto, buono e cattivo, vita e morte; bisogna realizzare l’unione degli opposti in un processo, diremo noi occidentali, alchemico.

"Quando un sentimento raggiunge il suo apice", dice il professor Suzuki, storico della filosofia zen, "noi restiamo silenziosi, persino 17 sillabe possono essere troppe..." l’haiku dev’essere un mezzo di meditazione per arrivare alla verità essenziale. Chi compone un haiku non guarda ad un oggetto, ma come quell’oggetto. Il poeta deve conseguire uno stato di "identificazione" così stretta con l’oggetto da annullare il proprio pensiero logico; quanto più un haiku è profondo, tanto più esso rende l’idea di tale processo.

Il pensiero Zen arriva in Giappone poco prima dello svilupparsi dell’haiku: la scuola rinzai ha inizio nel 1215 ad opera del monaco Eisai, che importa il pensiero del buddismo cinese (scuola ch’an), mentre nel 1227 viene istituita la scuola di meditazione sotô. Entrambi le scuole sono d'ispirazione mahâyâna, ma senza sottolinearne l’aspetto metafisico. Ciò che interessa ai seguaci dello Zen è raggiungere l’illuminazione, ma ciò può avvenire non mediante l’isolamento o l’esasperata ricerca del proprio sé, bensì compenetrando la realtà in modo che nulla si opponga ad altro. Tale compenetrazione si ottiene creando il "vuoto" dentro di sé mediante la contemplazione "senza oggetto". La scuola sotô persegue questa meta con la pratica dello zazen (meditazione stando seduti), nella posizione del "loto", seguendo il ritmo del respiro, senza idee né pensieri. La scuola rinzai preferisce mettere in crisi la razionalità mediante i koan (lezioni sul vuoto, porta senza porta). Rifiutato dalla scuola sotô, il koan è un racconto, un enigma, un problema senza soluzione, un paradosso logico, che fa toccare con mano quanto sia vano ogni sforzo razionale a penetrare la realtà ultima.

È noto lo spirito non violento che anima tutta la filosofia buddhista (Zen compreso), eppure lo Zen venne sin dall’inizio adottato come guida per lo spirito dai Samurai. Non è un paradosso: è l’unione e la compenetrazione degli opposti in un’unica realtà. Per chi crede nella compenetrazione di tutte le cose viventi, il mondo è come un corpo.

In conclusione: l’essenza dell’haiku è la visione trascendente l’esperienza quotidiana che si cristallizza in un particolare significativo, che dà ad un momento la sua ragione d’essere. Quale momento? Ogni momento è buono! Non è l’oggetto e non è il soggetto ma è l’identificazione del soggetto con l’oggetto: il poeta non deve descrivere ciò che vede, ma essere, in quel momento, ciò che descrive.

Ulteriore appunto: si può comunicare correttamente quando vi è comune esperienza. Quando leggiamo di un’esperienza non sperimentata di persona, ci diventa difficile "immergerci" nella sua atmosfera. Siamo veramente in grado di penetrare lo spirito di haiku quali: zazen: / grasse zanzare / dappertutto (Taigi, 1709-72);sugli iris / lento planare / di un nibbio (Buson, 1715-83); trapiantando il riso / egli orina / nel campo di un vecchio amico (Yayu, 1701-1783); vecchio stagno, / salto e tonfo - / una rana (Bashô, 1644-94)?

Forse ad una mente occidentale riescono più comprensibili i miei: lunghi capelli / divide all'alba la /droga con Rudra oppure, dopo il Plop! / della rana, che luce! / che meraviglia! .

Da : http://baccelli1.interfree.it/haiku.htm



Commenti

pubblicato il 11/11/2009 19.48.09
Mario Vecchione , ha scritto: spiegazione impeccabile senza alcun dubbio: una lezione che apporta cultura senza porsi con mero spirito cattedratico; non tutti però riescono a rispettare la classica scansione sillabica, ecco perchè successivamente Kerouac introdusse l'haiku più libero, sganciato dalle regole giapponesi e lo definì occidentale, quindi staccato dai temi naturali e più vicino a quelli intimistici e riflessivi, come si legge, a volte, anche qui...
pubblicato il 11/11/2009 20.40.00
SalCast, ha scritto: Ciao Mario ti saluto e mi congratulo per la delicatezza e la civiltà delle tue parole che sempre hai ponendoti verso gli altri ma questa volta non sono d'accordo con te. Gli Haiku sono una forma letteraria millenaria Giapponese e vanno rispettati, punto. Non riconosco Kerouac come colui in grado di stravolgere millenarie tradizioni che non gli appartengono, come il concetto di democrazia degli Americani in Afghanistan. Che dire la pizza si fa con la trippa? Noooooo, la vera e unica pizza è quella Napoletana e con: pomodoro san Marzano, mozzarella di bufala e basilico campano. Il Tango si può anche ballare a 4? Noooooo, il vero tango Argentino è quello e solo quello e va rispettato. Scrivere un vero Haiku è porgere un quadro al lettore, cogliere un momento intimo della natura se non si riesce è meglio desistere, riconosco la metà dei miei Haiku occidentalizzati e sono pronto a cancellarli se anche altri autori cancellano i loro. L'altra metà, rispetta pienamente lo spirito, la cultura, la tradizione, la filosofia dei veri Haiku Giapponesi e potete ammirare acquerelli. Cordialità Sal...
pubblicato il 11/11/2009 21.17.14
Manfred, ha scritto: ed invece io sono d'accordo con mario, se poi la vogliamo chiamare poesia breve invece che haiku a me ta benissimo ma come ho scritto altrove tra un 5-7-5 che suona male e un triverso imperfetto che è però armonioso e colmo di significato e significante scelgo il secondo. parere personale certo.
pubblicato il 11/11/2009 21.49.03
SalCast, ha scritto: Ciao, non sono d'accordo allora fanno bene i Cinesi a copiare tutto? Non avete capito la filosofia degli Haiku è cogliere un momento intimo della natura e l'uomo ci può stare ma solo come parte integrante della natura, una semplice pedina quello che è. I pensieri personali son altra cosa, ma non chiamiamoli Haiku. Cordialità...
pubblicato il 11/11/2009 22.01.39
Manfred, ha scritto: mah, l'arte occidentale è tale nei millenni per la sua capacità di andare oltre gli schemi la sonata di bartok non è quella di scarlatti e la sinfonia di shostakovich o mahler non sono quelle di Haydn e i concerti di beehtoven non hanno nulla in comune con quelli di bach... eppur sono concerti. comunque ognuno può pensarla come vuole.
pubblicato il 11/11/2009 22.07.54
SalCast, ha scritto: I concerti è generalizzare, nessuno si sognerebbe mai di imitare il grande vecchio J.S.Bach, Certo ognuno può pensarla come vuole non è polemica questa solo scambi di civili opinioni, io la penso così, mi ha fatto piacere, saluti...
pubblicato il 12/11/2009 10.39.58
Violetta, ha scritto: certo che l'originale è sempre meglio, ma con questa impostazione non potremmo più provare a cimentarci con la cultura altrui, la contaminazione, che a mio parere è la linfa della creazione di qualunque genere, non sarebbe più possibile. perciò, proviamo a scrivete haiku come qualunque altro tipo di arte proviamo a interpretare e imitare, senza la presunzione di pensarla meglio dell'originale.
pubblicato il 12/11/2009 11.01.32
SalCast, ha scritto: Gli Haiku vanno chiamati Haiku, i pensieri vanno chiamati pensieri. La presunzione non è della Ferrari nell'avere concepito un'auto straordinaria è dei Cinesi che in modo ridicolo la imitano e la vendono a 20.000 euro. Saluti...
pubblicato il 12/11/2009 14.03.47
Manfred, ha scritto: te lo scrivo qua perchè federico ha cancellato l'haiku di riferimento "sal sei un bel "scassamaroni" lasciatelo dire in tono amichevole.. l'arte è libertà di espressione e di interpretazione della realtà.. anche i colori di gaugin non hanno nulla ache vedere con la realtà e il violinista verde di chagall non è verde mja rosa anzi un misto così composto rgb 167 137 135.. certo poi non ogni libertà è arte etu puoi dire che non lo è e che non ti piace, ma non puoi dire non è arte perchè le foglie non cadono dopo la primavera ma in autunno..
pubblicato il 12/11/2009 14.17.01
SalCast, ha scritto: Non mi va di avere discussioni così stupide, le mie energie mentali sono preziose per me, va bene le foglie cadono dopo la Primavera, contenti voi...
pubblicato il 12/11/2009 14.23.22
Manfred, ha scritto: guarda Sal quel verso poteva benissimo dire che che è stato un amore che non ha conosciuto l'estate, cioè il frutto maturo dell'amore ed è passato dalla primavera all'autunno, si chiama linguaggio metaforico ed è alla base di ogni componimento poetico.. poi se non vuoi capire fai tu . ripeto: il violinista verde doveva avere il volto rosa caucasico e non verde.ciao
pubblicato il 13/11/2009 20.16.36
Mario Vecchione , ha scritto: bella polemica, non c'è che dire venata anche da una civile ironia, finalmente per una volta, considerato che da queste parti, in un recente passato, volavano pietre...Facciamo che sia una mediazione: lasciamo gli haiku agli haiku, ma con la possibilità di uscire un po' dagli schemi e semmai gli stessi chiamamoli componimenti brevi...Ungaretti docet...

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