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lavoro pubblicato sabato 18 gennaio 2003
ultima lettura venerdì 7 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Maturità

di Simone. Letto 1105 volte. Dallo scaffale Pensieri

L'ho scritto due anni fa, molte cose sono cambiate, ma è stata la prima carezza che la mia penna abbia mai dato ad un foglio...

Sono

Davanti a uno schermo
E non riesco più a cogliere,
immagini disturbate,
vento solare dei sentimenti.

E con questa è veramente finita, non ho più nulla a che fare con la vita di prima, ora?
Ora inizia quella parte inedita, quella che hai sempre detto: “Non so come potrà andare, ma se succede in qualche modo andrà no?”, è successo, ma una soluzione non ce l’ho. Ok, non capirai niente di quello che sto scrivendo, in fondo non m’interessa. Ciò che più odio non è la disfatta a cui sono destinato, ma il fatto che sono completamente solo, nessuno sarà accanto a me. Con quale speranza hai vissuto con bontà? Cosa volevi ricavare? Sapevo benissimo che ogni mio progetto di vita, anche minimamente positivo, sarebbe stato utopico, ma hanno voluto che sperassi ancora, che affrontassi col massimo impegno una preparazione a una vita che non vivrò. E la speranza graffia ancora i miei pensieri, m’immerge ancora nell’amaro: si può morire di illusioni? Perché non voglio affrontare la realtà? Non ci sarà più lo studio per rifugiarsi, sono qui, davanti al PC, non posso fare altro, perché non riesco a fare altro, in cosa speravo? Non posso offrire nulla, solo affetto, ma un’infinità di buono non costruisce un briciolo d’esistenza. Quali prospettive adesso! Se hai capito qualcosa sicuramente starai pensando alla più amara delle prospettive umane: t’assicuro che quel buio non mi pare più profondo di quello di una mia vita futura. E io giuro di aver dato tutto me stesso, ho più volte superato i miei limiti, ti giuro, anche quelli fisici… E io giuro che non sto cercando pietismo per un malessere interiore, la mia vita, credimi, metterebbe in difficoltà anche te… non mi credi? Ho già imparato che la fiducia è un valore imposto dai più deboli, come me. Perché?, Perché nessuno riconosce la purezza che tento d’offrire? E’ banale, letteratura da pop-corn, ma penso anche a una ragazza. Darei tutto quel che ho, ma sarebbe sempre poco, è la contraddizione di una società evoluta, chi non può dare è comunque costretto a vivere, e v’assicuro che quello che credete uno spreco della società non è nulla in confronto a quanto lo “spreco” abbia da soffrire umiliato. E capisco completamente ciò che sembro e sono. Non ho vie di fuga, nessuna, t’assicuro, nessuna! E non posso lamentarmi, sembrerei debole, ma quando capirete che io sono debole, che ho bisogno? Anche la debolezza è un lusso per chi è debole, sono cresciuto forte, intellettualmente perfetto, ma dentro? Ben poco miele in questo vaso di marmo, quello non ce lo posso mettere io, quello è ciò che questa società, a cui io ho dato tutto il poco che potevo dare, m’ha restituito: uno pari, ma una squadra parte svantaggiata.



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