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lavoro pubblicato sabato 18 gennaio 2003
ultima lettura martedì 24 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un giorno, una notte....

di John. Letto 1286 volte. Dallo scaffale Racconti

-Un giorno, una notte in un mondo qualsiasi Si erano fatte le cinque ed il telefono ancora non squillava, non bussava nessuno alla porta, eppur...

-Un giorno, una notte in un mondo qualsiasi Si erano fatte le cinque ed il telefono ancora non squillava, non bussava nessuno alla porta, eppure era molto che stavo in attesa. Sarebbe stata una giornata come quella di ieri, vuota e piatta in cui potevo benissimo non esistere e chiudere bottega. La pioggia scendeva giù dal cielo grigio, illuminato a tratti da fulmini minacciosi, i pensieri mi si accavallavano e mi facevano viaggiare in posti lontani........oggi voglio vedere come sei fatta, voglio studiare la tua pelle e riempirla di umore, e poi...... il tempo correva con i miei pensieri , mi si offuscava la mente, era affollata da troppi (sogni) ricordi. Nel frattempo nel silenzio delle gocce che battevano sulla strada, una macchina si era accostata al marciapiede davanti alla bottega. “Mi è permesso entrare?” “Certo, entri pure! ”Una voce di donna aveva usato quelle parole, ora era davanti a me. “Si sieda pure”; alta mora, avrà avuto sulla quarantina, era agitata e non ci voleva tanto a capirlo, aveva anche pianto, aveva gli occhi gonfi............eppure sapevo quello che mi stava succedendo, sapevo a cosa stavo andando incontro. Così la sua storia iniziò ad entrarmi dentro............... il whisky era ormai finito tutto nel nostro sangue, ero pieno della sua storia ed ora avrei dovuto dire la mia sull’accaduto, era dopotutto il mio lavoro, ma mi sentivo stanco, forse era l’alcool ma le gambe erano diventate di piombo. La congedai promettendole di richiamarla all’indomani, chiusi la porta a chiave e scivolai nel mio letto ancora disfatto dalla notte precedente. Ero stanco ma gli occhi non si chiudevano i pensieri mi si accavallavano, avevo tutto un rimescolamento in testa, la stanza girava tutta intorno a me……mi sono ritrovato in bagno, avevo vomitato tutto, anche l’etichetta del whisky, ora sì che potevo riposare. Nel sonno la storia che avevo ascoltato mi faceva da filo conduttore, era incredibile quanto fosse reale................era seduta sul mio letto, nuda con le gambe accavallate, fumava e il fumo copriva il suo viso sporco di sangue.....aveva ucciso anche stanotte ed era ora davanti a me a raccontarlo. Aveva portato con sé pezzi del corpo senza ormai vita: un braccio, un piede, un’orecchia......pensavo: aveva ucciso un’altra volta?....cosa potevo dirle, mi sentivo paralizzato, senza parole. Saltato giù dal letto mi trovai solo con la mia immagine riflessa nello specchio. Le immagini del sogno volavano ancora davanti i miei occhi, il pensiero che lei potesse uccidere di nuovo mi turbava. Dovevo subito raggiungerla, abitava dietro l’angolo di via Valis, era tardi ma dovevo vederla, avevo paura che potesse essere troppo tardi. Avevo paura anche per me, dopotutto....................”cazzo il citofono non funziona”, per fortuna il portone era aperto, buio per le scale, eccomi davanti al suo appartamento. “Betty!!!! Sei lì????.....” nella cucina la luce accesa, e dall’angolo dietro la porta usciva del fumo. “Eccoti!” sono arrivato tardi, pensai, osservando lo scenario che mi stava davanti: era rintanata nell’angolo, chiaramente nuda e sporca di sangue. Mi precipitai nella stanza da letto ed eccoli là, sangue dappertutto un puzzo fino al cervello, “uha!!!!” Erano due persone, un uomo sulla trentina ed una ragazza che avrà avuto forse neanche ventanni entrambi nudi, immobili sul letto sporco di sangue. Però, mi accorsi subito che il sangue era di un gatto che ormai riposava per sempre sul pavimento, inoltre realizzai che i due ragazzi potessero essere vivi, ma sicuramente viaggiavano in un’altra dimensione. Betty era intanto tornata nella stanza da letto, era come in trance. Dovevo riuscire a capire la soluzione del gioco perverso. Perché era venuta nel mio sogno perché mi diceva tutto questo. Intanto Betty mi fece cenno di andare vicino a lei a sedermi sul letto; sembrava più calma, si era messa una vestaglia di sopra, probabilmente per non mettermi in imbarazzo. Iniziò a raccontarmi di nuovo il suo passato come per farmi rifare il punto della situazione.:” .........sono una ragazza sola, ho sempre tenuto a ciò che mi circondava, amavo ed ero amata; non mi ero accorta però della realtà che mi circondava. Ero piena di vita, piena di tutto ciò che una ragazza di 18 anni può avere. Non mi ero resa conto che era tutto un’apparenza. Questo lo iniziai a capire quando era ormai troppo tardi, fino a quel giorno, le affettuosità che si prendeva mio padre mi sembravano normali, alla fuga di mia sorella più grande gli avevo dato un’altra ragione, mia madre, ce l’ho ancora di fronte piena di lividi sorrideva cercando di non spaventarmi. Mi ricordo le sue grida nella notte accompagnate da sibili come di frusta.............e poi quella notte, quella orribile notte che io rivivo spesso. Ormai avevo capito tutto da un po’ di tempo, stavo aspettando il momento opportuno per scappare, mi sentivo in prigione non più a casa mia. Quella sera le urla di mia madre si facevano sentire più forti del solito, chiedevano aiuto, presi coraggio e mi diressi verso la stanza da letto. In quel momento fu come diventare grande tutto in una volta. Lo vedevo e lui vedeva me, mio padre, legata mia madre la continuava a colpire con la cinghia e appena mi vide come posseduto aumentava l’intensità dei colpi. “Hai visto questa puttana, non vuole farmi felice, ma adesso ci penserai tu, troia!!! ” detto questo sferrò un colpo sordo con il manico di ferro sulla testa di mamma.............il sangue iniziò a colorare la mia vita......... “ora tocca a te troia” mi ripeteva, io mi sentivo paralizzata...............ad un tratto mi trovai quell’animale di sopra e poi.........................tanto dolore, mi sentivo pulsare tutto il corpo, i suoi gemiti mi entravano nel cervello, lo avvolgevano ed uscivano.........mio padre stava entrando nel mio profondo..............l’ho colpito con la forbice sul comodino e poi............il sangue invase il mio corpo nudo sporco del suo umore........” erano queste pause nel suo racconto che mi mettevano in crisi, dopotutto era una ragazza normale. Io ero un coloritore di sogni, era un lavoro come un altro ,dipingevo i sogni, le angosce, le paure su una tela, e lì rimanevano impressi nei secoli dei secoli. Era importante imprimere i pensieri così tutto si sarebbe conservato nei migliore dei modi. Mi chiamavano da tutte le parti, tante storie ho conosciuto e bloccato nel tempo. Avevo visto tante persone risorridere alla vita, tutte mi ringraziavano e mi chiamavano fraternamente “Jak”. Con lei però mi trovavo in difficoltà, era come se avessi finito i colori, mi sentivo troppo coinvolto, non riuscivo a vedere bene nella sua mente. Avevo anche io paura. Dovevo prendere tempo. Non puoi entrare mi continuava a ripetere, non avevo tutto chiaro, mi sentivo coinvolto, pieno di angosce: forse mi ero innamorato e non lo sapevo. Non riuscivo più a lasciarmi tutto alle spalle, la tela continuava a rimanere bianca ed il mio cuore .............ora sapevo che se solo fossi riuscito a colorare la mia tela anche i miei pensieri l’avrebbero impressionata. Betty aveva tanta voglia di sorridere ed io con lei ...................tutto ad un tratto ho sentito qualcosa dentro di me era la voglia di sapere cosa mi stava succedendo.......ora anche io ero con lei ed i miei pensieri, i nostri pensieri...............non volevo che tutto rimanesse impressionato su di una tela............avevo conosciuto l’amore e volevo ubriacarmi con lui........................................... “In questo dipinto sono rappresentati Betty e Jak” cosi la guida del museo si faceva seguire dai turisti che anche oggi affollavano il museo dei SOGNI..................ciao piccola mia.


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