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lavoro pubblicato giovedì 22 ottobre 2009
ultima lettura domenica 17 marzo 2019

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Esistenze ed esistenzialismo

di Stefano Cona. Letto 943 volte. Dallo scaffale Storia

Legno e lamiera e, tutto intorno, altre catapecchie uguali; stessa polvere, stesso pattume ammucchiato sotto le finestre basse sulla strada. Un letto sgangherato e due mondi a rotolarcisi sopra in una furia di diversità profonda attraente come u...

Legno e lamiera e, tutto intorno, altre catapecchie uguali; stessa polvere, stesso pattume ammucchiato sotto le finestre basse sulla strada.

Un letto sgangherato e due mondi a rotolarcisi sopra in una furia di diversità profonda attraente come un buco nero, ingordo di fusione in altra dimensione.

Simone, con la punta della lingua, disegnava cerchietti di saliva nell'incavo del gomito di Nelson, su quella vena smagrita e martoriata dagli aghi della sua ribellione.

La luce filtrava prepotente nella stanza, nonostante il lerciume dei vetri, anzi, proprio quella patina unta conferiva alla luce un effetto diffuso, che il tardo pomeriggio rendeva dorato tra le volute azzurrine del fumo delle sigarette degli amanti.

" E adesso ripetimi che continui ad amarlo" sussurrò l'uomo mentre le palpava i glutei sciogliendo le dita negli anfratti umidi di lei, giusto il tempo per ribadire il suo possesso su quel corpo ancora sudato dall'affanno dell'orgasmo.

" Sì, l'amo. Lo sai. L'amo di un amore che non c'entra nulla con tutto questo. L'amo come desidero te. Non c'è amplesso che possa smorzare il mio desiderio per te, amore mio, né che possa annullare l'amore per Jean -Paul"

"Va all'inferno puttana!" scattò Nelson allontanandola da lui.

Simone rise e gli tese la mano.

"Sei un bambino, Nelson. Per questo mi piaci così tanto. Per questo sai vedere cose che gli uomini non vedono. Per questo sei sempre così eccessivo, tenero e crudo, allegro e disperato"

L'uomo si versò un po' di whisky dalla bottiglia sul comodino.

"Cazzo, bisogna ricomprarlo" disse agitando la bottiglia verso la donna.

............................................................................

Jean Paul non usciva da tre giorni e nella stanza c'era puzza di chiuso, di stantio. Il grammofono spandeva le note della chitarra di Django Reinhardt e Jean Paul non poteva fare a meno di scovare in quella musica il trait d'union, maligno per lui, tra gli antichi organetti di Montparnasse e gli strumenti a fiato di qualche nero d'america, illuminato da quel nuovo stile. Jazz! Improvvisazione armonica che sgusciava da ogni previsione di ritmo. Proprio come la sua storia con Simone negli ultimi tempi.

Non si erano mai separati prima di allora, ma quel viaggio, che doveva durare solo quindici giorni, si stava prolungando in una evasione senza tempo.
L'uomo prese la lettera che ormai conosceva a memoria e la guardò senza leggerla ma solo per riempirsi gli occhi della calligrafia di lei. Minuta eppure decisa, inequivocabilmente determinata nel taglio delle t e nelle aguzze punte delle n e delle m.

Candidamente gli diceva di aver conosciuto Nelson Agren e di essersi sentita attratta da quell'uomo in cui disperazione e speranza si fondevano senza bisogno di alcuna ricerca, di domande e tanto meno risposte.

Lei, proprio lei, che della ricerca di risposte aveva fatto la sua ribellione di donna , di scrittrice, di giornalista. Ed era proprio quella l'amalgama del loro amore. Profondo dolce e delicato come solo la consapevolezza della precarietà può rendere una passione. L'esistenza. Il loro nodo da sciogliere a loro modo.

Non si rassegnava a pensare che un uomo così diverso, così improbabile se non sulla superficie dell'esistenza, potesse averla affascinata a tal punto.

Cos'era in fondo quell'uomo? Un fotografo. Miseria, droga, emarginazione, erano i suoi soggetti.

Jean Paul si guardò allo specchio. L'unico che non lo ingannava mai, anche quando lui tentava di ingannare sé stesso. Gli bastò un'occhiata.
"Al diavolo" pensò. Quello è un grand'uomo, altro che! Non potrebbe essere altrimenti conoscendo Simone. Fotografo, sì. Ma di anime. Anime malate. Questa è la verità. Cerchiamo il vero scopo dell'esistenza e mentre noi cerchiamo lui la scolpisce, la divora e la vomita secondo il suo acido implacabile. La scompone e la dà in pasto ai benpensanti, agli illusi che l'America sia un grande Paese.

Stranamente, questo pensiero invece di avvilirlo lo esaltò.

Andò in bagno , si sciacquò la faccia , si pettinò accuratamente e si vide pronto ad uscire in strada. Tra la gente. Nella vita spensierata di Parigi. Avrebbe fatto visita al suo amico Albert. Anzi, ex amico dacché aveva abbandonato il giornale e la dottrina. Quel mezzo africano anarcoide pronto ad abbracciare il comunismo e a condannarlo nel contempo.

Chissà se in Spagna si sarebbero ritrovati tutti e tre. Lui Simone ed Albert. Si volevano bene, non c'era dubbio. Certamente non sarebbe stato né il comunismo, né un uomo dal braccio d'oro a separarli. Mentalmente almeno. E dunque per la vita, se vita in fondo è mente.
Che non mente mai.


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