ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 5 ottobre 2009
ultima lettura venerdì 2 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La disputa delle ore

di mostriciattolo. Letto 1196 volte. Dallo scaffale Fiabe

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 st1\:*{behavior:url(#ieooui) } ...

*

*

C’era una volta un ridente paese chiamato Buongiorno. E c’era una volta una contrada di quel paese, chiamata Le Ore, eternamente dominata da una feroce disputa su quale fosse l’ora più bella ed importante del dì. Nessuno era stato in grado di dirimere la fondamentale questione, e dunque il Reggente della Contrada decise di nominare una Commissione d’esperti, onde risolver una volta per tutte l’annoso problema.

La sala consiliare, per il giorno stabilito, brulicava di curiosi provenienti da tutto il paese; i ventiquattro rappresentanti, uno per ciascheduna ora della giornata, facevan da soli più baccano delle centinaia d'astanti, attirati dalla singolarità della tenzone. E più le ore rimasero a contatto di gomito, più l’antica rivalità si fece strada, trasformando immantinente i contendenti nei protagonisti d’una ignobil gazzarra. Tutti vantavano a gran voce le meravigliose virtù dell’ora rappresentata, con gran profusione d’iperboli per sé e di denigro e scredito per gli altri; vieppiù, sperando d’ammaliar la Commissione giudicante, s’eran vestiti e truccati in modo pacchiano e pesante... invero, più per mostrarsi e dar nell’occhio che per reale inclinazione, e facendo d’apparenza virtù.

Quando il Reggente, il podestà Orologio, entrò solennemente in sala, il frastuono si trasformò lestamente in un sommesso brusìo. Era un personaggio molto equo e benvoluto, il classico saggio dalla barba bianca, ma invero suscettibile; e tanto altèro e burbero, da apparir superbo. Nonostante il silenzio regnasse ora sovrano in aula, Orologio sedette al centro dell’ampio tavolo affollato dai membri della Commissione e batté in ogni caso, ripetutamente e con violenza, l’intarsiato martello da giudice su un’assicella in mogano, invitando a maggior ritegno la platea.

Non reputo sia il caso di rammentare perché siam qui e cosa andremo giudicando oggi - sentenziò Orologio con voce stentorea. Poi, con ampi e benevolenti gesti delle braccia, ad indicare i sussiegosi componenti della Commissione, seguitò:

Arduo compito spetta oggi a codesti saggi: stabilire con giudizio inappellabile quale ora della giornata sia la più importante, onde l’interminabile disputa tra i nostri ventiquattro antagonisti abbia a cessar per sempre.

Con un’occhiata che avrebbe fulminato una quercia, zittì il primo accenno di mormorio; indi, ripreso il portamento austero che lo distingueva, diede parola alla prima delle ore riservatasi d’intervenire.

Io rappresento le Sette, e posso affermare con diritto d’esser l’ora più importante di tutte. Alle sette molti si destano, s’occupano delle abluzioni mattutine e consumano la colazione; il sole è già sorto, la moneta della giornata è ancora tutta da spendere. Nessuna ora può aver rango più alto della mia.

Non finì nemmanco d’articolar l’ultima parola che alla sua voce fece eco quella delle Dodici:

Ma cosa vai cianciando, Sette. Se esiste un’ora di certo importante è la mia: il sole è alto nel cielo, ci si ristora dal lavoro del mattino nei campi e nelle case la famiglia riunita già respira sentore di pranzo. E’ assolutamente il momento più gaio della giornata!

E ognuno, sollevando reazioni di diniego ed invidia negli altri, perorava la propria causa, cercando di dar gran sfoggio d’eloquio e maniere.

Vi baloccate, esimi colleghi. Qui si celia, e si trascura quanto valga l’ora ch'io figuro, le Diciassette. Per molti è il momento di rientro dal lavoro, e dunque il resto della giornata può esser dedicato ad occupazioni assai più piacevoli. Il sole illumina ancora le strade ed i campi, ma la mente è già rivolta alla cena ed al riposo!

Ma quale impudente coraggio e sproloquio, parlar di cena e riposo! – urlò inviperito il rappresentante delle Ventuno – Son io l’ora di transizione tra cena e riposo, quando - ultimato l’ultimo pasto - mente e cuore s'avvian al sonno ristoratore, ormai imminente!

Siffatto risentimento diede il via ad un nuovo, starnazzante vociare tra i giudicati: ognuno s’illudeva di mostrar legittime le proprie ragioni urlando più degli altri, e nonostante Orologio fosse balzato in piedi a sedar gli animi, un simil fracasso non trovava compimento. Fu a questo punto che dal fondo dell’auditorio s’avanzò uno strano personaggio, in parvenza incerto.

Vestito sobriamente ma non dimessamente, senza trucco, incipriata o parruccone alcuno, incedeva lentamente verso il centro dell’aula, provocando un mormorio di curiosità che fu ben presto avvertito e fatto proprio dai litiganti.

Orologiò osservò interdetto - sollevando lo sguardo sopra i dotti occhialini - cotanta nuova e sconosciuta presenza, ed arrestando l’incedere del forestiero con un fermo gesto delle mani aperte in avanti, domandò:

E voi chi sareste, di grazia? La disputa è tra ventiquattro contendenti, tutti regolarmente intervenuti, non abbiam bisogno d’intromissioni esterne, né d’ulteriori partecipanti!

Il personaggio allora s’arrestò ed in un silenzio innaturale profferì, a voce bassa ma decisa:

Sarà la commissione a decider s'io meriti d’unirmi al giudizio. Io sono l’Ora dell’Amore.

Un brusìo di meravigliato sconcerto serpeggiò tra i presenti, tutti pervasi più o meno dalla stessa domanda: E chi sarà costui? Ora dell’amore? Mai sentita! Con quale diritto viene a rovinarci codesto divertimento? Ma quegli, per nulla intimidito, proseguì nel suo discorso:

Sì, io sono l’Ora dell’Amore; e non ho bisogno di vestirmi in modo vistoso o imbellettarmi ostentatamente, per figurar migliore. Rappresento l’ora dei sentimenti, ovvero un qualunque istante della giornata; non inevitabilmente alba o tramonto, giorno o notte. L’amore non guarda orari, e vive di certezze, non d’apparenze. L’amore non prescrive vincoli, non chiede conti, non s’impone, e si può solo provare nel cuore. L’amore non si compra e non si vende, ma si dona, l’amore non si paga se non con altro amore, e non si scambia, ma si offre; l’amore amore perché vuole amore. Se le altre ore ebber possibilità di mostrarsi superiori con parole e vanterie, io non mi propongo miglior d’esse... ma di certo, nemmanco peggiore. Vi domando, deh, solo di riflettere: una giornata può viver senza sole e senza cena, senza lavoro e senza sonno; ma non avrebbe alcun senso, senza un po’ d’amore.

Cessò anche l’ultimo vocìo, e la sala consiliare si fece attenta e pensierosa. Persino lo scettico Orologio, senza forse rendersene conto e carezzandosi la folta barba bianca a sopracciglia aggrottate, annuì con un lento ma ampio cenno del capo; e di concerto - quasi liberati dall’onere d’esporsi per primi - anche i rappresentanti della giuria cominciarono a confrontarsi tra loro, assentendo decisamente.

E sia! – addivenne infine Orologio – non possiamo rimaner insensibili all'argomentazioni d'un’ora di cotanta rilevanza, nevvero? Propongo ch'essa di diritto venga inserita come venticinquesima contendente!

Nonostante la perentoria affermazione del podestà, dal pubblico si levò una babele di proteste. Ad alcuno aggradava che l’Ora dell’Amore venisse raffrontata ad altre... a dire il vero, ad alcuno aggradava esistesse dibattimento; per l’uditorio quella dell’Amore andava, di diritto e per acclamazione, affermata come l’ora più importante di tutte.

Ben presto, tuttavia, alla rimostranza della platea s’aggiunse quella dell’altre ore contendenti, adirate per l’indesiderata intrusione; e ad esse quelle della Commissione, restia assai ad esser scalzata dal giudizio popolare. Infine a cotanto chiasso s’associò il furibondo martello di Orologio, portavoce risolutore - una fiata ancora - del tentativo di render quiete alla situazione, ormai senza freno.

Fu allora che il pesante portone dell’aula si dischiuse e sull’uscio apparve un nuovo personaggio, non meno stravagante e sconosciuto del precedente. L’uomo indossava uno strano copricapo a scacchi ed incedeva con passo deciso e marziale, ma invero ad alcuno sfuggì lo sguardo – talmente torvo da palesarsi inquietante - che spuntava dal suo barbone scuro. Nemmanco passò inosservato quanto quella strana casacca fosse un po’ troppo ampia, per un fisico cotanto minuto. L’uomo s’arrestò a pochi passi dal podestà Orologio e sentenziò, con voce tagliente e decisa:

Nessuna delle ore qui presenti è più importante di me - la sua espressione a questo punto si fece improvvisamente beffarda - tantomeno l’ora dell’amore.

Stringeva nervosamente tra le dita della mano destra uno strano manufatto in guisa di picciol cilindro, quando riprese e concluse il discorso:

Nessuna ora può essere più importante di me, ne son certo, vivaddio. Perché io sono la vostra Ultima Ora.

Schiacciò il comando sul detonatore.

Booom.



Commenti

pubblicato il 05/10/2009 17.04.27
fiordiloto, ha scritto: Ci sono rimasta con un palmo d naso! Accidenti...e chi se l'aspettava il finale col botto?! Originale l'intreccio e la descrizione dei personaggi. Anche lo stile e il tipo di racconto mi ricordano un po' "L'esilio di Re Salomone", raccolta di racconti. Al fin della discussione, deh, m'è proprio piaciuta questa favola! =)

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: