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lavoro pubblicato giovedì 1 ottobre 2009
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Coinquilini schizzati

di trap56. Letto 1131 volte. Dallo scaffale Pulp

Tende l'orecchio, il timpano perforato da spasmi di tormentato desiderio. Sìììì, sta per farlo di nuovo. Il signor Bonetti si precipita alla parete che divide il suo appartamento da quello del vicino; spiaccica la guancia de...

Tende l'orecchio, il timpano perforato da spasmi di tormentato desiderio. Sìììì, sta per farlo di nuovo. Il signor Bonetti si precipita alla parete che divide il suo appartamento da quello del vicino; spiaccica la guancia destra contro quel muro rugoso, grigiastro. E attende.

Grugniti. Imprecazioni che tingono di vermiglio le pagine dei suoi libri di etica e di morale. Uno scalpiccio, passi leggeri sui quali singhiozzano toni infantili, ingenue richieste di pietà. Li incalzano grevi tonfi che danno gambe al turpiloquio.

I passi plumbei sovrastano presto le orme senza peso; le virili oscenità l'infantile singhiozzare. Un grido strozzato; sordi colpi si abbattono a maglio sul corpo esile, senza ripari. Singulti soffocati. Grugniti soddisfatti. Poi, il silenzio. Cupo, riparatore.

Il signor Bonetti, labbra che vibrano, ora è di fronte alla finestra. Esausto, come avesse salito tre piani di scale a balzi: gli occhi proiettano sullo schermo nero della notte le immagini evocate dal sonoro di poc'anzi. I sottotitoli ancora una volta scolpiscono indelebili la sua inenarrabile smania per la malvagità del vicino; per la sua violenza ineluttabile. E quotidiana: con l'avvento del buio la sua brutalità si fa musica da eseguire ora sul figlio ora sulla moglie. Un ritmo senza sbandamenti, inesorabile.

Un filo di bava spunta dall'angolo destro della bocca del Bonetti, colando sul pavimento la sua feroce, impotente pulsione ad essere l'altro.

La bocca delirante per i miasmi alcolici della notte, il signor Maletti scava nel torpore per raggiungere la luce della coscienza. Gli occhi, sfuocati e ballerini, reclamano tempo per cercare e individuare l'orologio-datario e informarlo che sono le ore 15 di mercoledì 8 luglio 2009. Sente, a ondate evanescenti, che il suo vicino di casa si appresta a uscire. La sottile parete che li divide si è da tempo trasformata in una membrana: assorbe i movimenti dell'altro e glieli restituisce nel suo ambiente.

Due volte la settimana, il mercoledì e il venerdì, alle 15 in punto, il Bonetti lascia la stanza per recarsi alla casa di riposo dove presta servizio come volontario. Fino alle 18,30 imbocca sorridendo vecchietti rincitrulliti; gli pulisce il culo cantandogli filastrocche per distrarli; legge loro poesie e racconti ameni. In modo del tutto gratuito e anonimo: "La carità non si vanta, non si gonfia."

Così da anni. Maletti lo sa, come sa del suo amore per piante e animali, della sua gentilezza sul lavoro. Si strugge, per questo, sempre più nauseato della propria malvagità, della violenza che lo scuote come una mano posseduta dal Parkinson. Ora che lo sente uscire - passo lieve, quasi flautato - brama appiccicarglisi addosso, spalmarsi sulla sua pelle come una crema idratante, penetrare via via nei suoi strati più profondi. Fino all'anima, vero obiettivo dell'ossessione che deturpa il piacere della sua cattiveria immacolata.

L'odore delle tenebre, che colano goccia dopo goccia sulla città, come sempre lo sorprende, gli impregna le narici, sale al cervello - nero inchiostro che dilaga a macerare le pagine della sua umanità, fino a smarrirne il filo. L'ultima riga a soccombere è proprio quella che recita il suo anelito morboso alla bontà del vicino.

Notti su notti, a sforare il calendario. Fili di bava alimentano il pantano sul pavimento. Il signor Bonetti fatica a reggere la martellante ossessione, la bramosia impotente che gli brucia le notti. Le notti e la pelle, percorsa da scariche incandescenti che lo lasciano prostrato a galleggiare in piscine di sudore algido.

Febbre. Brividi. Brancolamenti cerebrali.

Ha provato a dar corpo alla sua smania di cattiveria: un giorno s'è avvicinato al figlio, che lo guardava con rassegnata circospezione (chissà, forse la madre, per moderarlo, ogni tanto gli dipinge il padre come una minaccia?). Un altro passo verso di lui, verso quel figlio ultimamente così martoriato dalle continue cadute in bicicletta, come gli racconta la moglie al suo rientro dal lavoro, quando lui chiede: "E quei lividi...?". Il braccio destro alzato a colpire. Ma il terrore puro che ha visto esplodere in quegli occhi ha ghermito la sua mano, paralizzato il gesto. Quegli occhi gonfi di paura, così simili al trucco pesante che sempre più spesso appesantisce lo sguardo della moglie.

Nemmeno una mosca, saprebbe uccidere, lui.

Però, uccidere Maletti... fine dei tormenti...

Farsi uccidere da Bonetti... una buona azione, finalmente...

Mai. Per eliminare l'odioso vicino gli manca proprio la sua malvagità .

Farsi suicidare da Bonetti. Armare la sua mano per sopprimere la propria cattiveria. Ah, se le parti fossero invertite!

Uccidere...? pensarci è avere artigli rapaci nella coscienza. Fitte sanguinolente.

Uccidersi. Morire. Non più quei morsi a tenaglia.

Riuscisse a parlargli, Bonetti non gli negherebbe quel grande gesto d'amore.

Pistola contro la tempia sinistra. Sorriso. Finalmente feroce.

Preme il grilletto.

Maletti ascoltava. Ha intuito la tempesta in arrivo, il Male che affila i coltelli. Lacrime per quell'anima buona; lacrime sulla sua impossibilità ad essergli simile.

Sente lo sparo. Il dolore del cranio umiliato da quell'urto arrogante. Hanno sparato al povero Bonetti, pensa.

Un lampo feroce gli attraversa il cervello: morto Bonetti, anche lui è libero. Finalmente!

Il pensiero gli fuoriesce dall'osso parietale destro insieme al protettile calibro 7,65.



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