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lavoro pubblicato giovedì 9 gennaio 2003
ultima lettura sabato 23 settembre 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

dal diario

di zabaglio. Letto 2149 volte. Dallo scaffale Pulp

leggetelo! una sana storia vera della mia città. per i deboli di stomaco danger!!! io ho trascritto quello che ho trovato sul diario. amen.

DAL DIARIO DI GABRIELE (L’AMICO DI NICOLA) A Cura di Angelo Zabaglio Ho prestato il mio diario ad Angelo che ha selezionato per voi tre nostre serata descritte nei minimi dettagli, legate dal filo conduttore dell’omicidio, altro che racconti inventati! Questa è vita vera e vissuta, sono storie di ordinaria follia, sono omicidi a regola d’arte che eseguo con il mio amico Nicola Cxxxxxxe di 24 anni, Romano. Il mio nome è Gabriele Mxxxo, vivo a Roma ed ho 22 anni. Spero gradiate questi episodi di vita vissuta e, importante, anche questa prefazione. 14/03/1998 ore 02:35 Anche questa sera l’abbiamo fatto, una giovane vita è stata sacrificata e punita. Anche questa sera Nicola ha svuotato la sua valigia piena di vestiti di ricambio. Del resto per noi è routine. Abitudine quasi mensile. Erano le undici e mezza di sera, solito orario, abbiamo nel cofano dell’auto un ragazzino di 19 anni, lo portiamo in un casolare abbandonato sperduto nel bosco dalle parti di Roma, ci sono ferri e scatoloni inutilizzati. Nicola prende la sua pistola da sotto la giacca, mentre imbevo un fazzoletto con del liquido in grado di far perdere i sensi se aspirato. Porto con violenza il fazzoletto al naso del ragazzo. Il ragazzo perde i sensi. Con un piccolo coltellino gli apro la carne della mano destra. Urla mentre gli stringo mezzo limone aperto sulla ferita. Gli leviamo le vesti, rimane solo con dei boxer rossi. Alla bocca, Nicola gli applicato una di quegli aggeggi sadomaso che costringono a tener spalancata la bocca, stile divaricatore, è ancora qui vicino a me, mentre scrivo, nero e sporco di sangue, di ferro. Il ragazzo viene subito dopo immobilizzato: i polsi sono legati con delle manette a dei pali, le sue gambe sono aperte: alla caviglia destra infatti un’altra manetta lo incatena ad un palo, lo stesso accade per la caviglia sinistra. Il ragazzo ci appare come il famoso ”Canone di proporzioni” di Leonardo. Nicola lascia cadere la polvere scura dalla scatola sul corpo del ragazzo. Crea dei bei monti con la polvere in particolare sopra le mano ferita. La piccola montagna di polvere si avvia verso il viso e si ferma sulla bocca in modo da formare un’altra montagnetta, scende giù per il petto ed arriva alla zona del boxer, qui la polvere è cosparsa molto bene, anche dentro il boxer. La sciai di polvere viene formata sul pavimento senza mai interrompere il contatto con l’altra polvere. Tutte le scie sono unite, senza interruzioni. Dalla scatola avanza della polvere e Nicola la getta alla rinfusa sul corpo del ragazzo. Il ragazzo è totalmente coperto dalla polvere. Il povero cristo in terra viene schiaffeggiato da Nicola tentando di fargli tornare i sensi. Mezzo rincoglionito apre gli occhi. Sicuramente confuso ed immobilizzato. Accendo un fiammifero e lo avvicino alla polvere scura (semplice polvere da sparo come quella all’interno dei botti di capodanno). Le scintille attraversano la pelle del ragazzo. Il ragazzo urla ma sentiamo la voce soffocata dalla troppa polvere da sparo che gli entra nella bocca e nella gola. Rimaniamo nudi, ora noi, mentre ardono i nostri vestiti, ci cambiamo d’abito e la valigia di Nicola di svuota. La pelle del ragazzo si lacera e diventa nera di bruciature, il grido soffocato dalla polvere in gola rimarrà per sempre nei miei più bei ricordi. Buonanotte, domani si lavora. 19/12/2000 ore 03:25 Questa sera non mi sono divertito tantissimo, eravamo al Pub irlandese dalle parti di Nettuno, Nicola, con la sua borsa al fianco, come spesso accade, prende di mira una ragazza che era intenta nel gustarsi il suo bel panino di carne al sangue. Il mio amico cerca di convincermi che è la preda adatta, io insisto e gli dico “lasciala perdere quella” “perché?” mi dice lui “è un’amica di mia sorella, la conosco di vista” mentre divoro il mio panino “meglio ancora” mi dice “meglio ancora, almeno ci segue e la portiamo dove vogliamo noi, fidati ho un piano”. Mi spaventò quella sera, erano ormai tre settimane che non uccidevamo anima viva, che poi il nostro era un piacere fisico, non amavamo vederle morire, volevamo vederle soffrire, sperimentare nuove torture ed usare le nostre vittime come cavie, un po’ come qui nazymovie che vedevamo insieme, tipo “SS lager 5” o “la bestia in calore”, oppure ci nutrivano i racconti estremi quelli di stampalternativa a mille e due milalire, King per noi era cappuccetto rosso ed i tre porcellini, noi divoravamo robba forte, “American Pshico”, la letteratura sotterranea di Paolo di Orazio con “Primi delitti”, sono venuto da poco a conoscenza di un Lupi ed del suo “Sangue tropicale”, anche il nostro amico Angelo Zabaglio ci delizia con dei suoi gradevoli racconti dai quali prendiamo parecchi spunti… ma queste, se ci penso bene, sono solo scuse, in realtà sono io che ho sete di sangue e sofferenza, sono io che ho il bisogno di vedere soffrire, queste pagine, questo diario pieno di errori ed orrori vuole essere scoperto, vuole che qualche anima lo legga affinché io sia curato. Ma torniamo alla storia di oggi, mentre Giovanna masticava con ingordigia il suo panino, altri amici, tra cui mia sorella Sara erano al tavolo. Come avrebbe fatto a rapire Giovanna e farla sparire senza far cadere i sospetti su noi due? Seguimmo l’auto della ragazza corpulenta fino a casa, erano le due circa, esce dall’auto di mia sorella ed apre il portone dell’appartamento. Naturalmente noi eravamo nascosti, ben nascosti. Intravediamo la macchina di mia sorella andar via, ora o mai più, pensammo. Uscimmo dalla Fiata rossa di Nicola e finsi di avere un dolore insopportabile alla gamba destra, Nicola chiamò Giovanna che accorse lasciando la porta della villetta semiaperta “il fratello di Sara deve vomitare” “poverino ha bevuto troppo!?”. Annuì con la testa e ci fece entrare in casa “silenzio” disse “mio fratello dorme”. Il fratello aveva nove o dieci anni e dormiva beato al piano di sopra. Mi diressi in bagno e misi tre dita in gola, qualche cosa gettai dalla bocca, poltiglia rimase tra i denti e liquido amaro usci perfino dal naso, rividi l’hamburger ancor più triturato. Sentivo Nicola informarsi “c’è solo tuo fratello in casa? Non vorrei si svegliassero i tuoi” da paraculo “ma no, tranquillo, i miei sono via per una settimana, vacanza… sentivo a stento dal bagno poco distante”. “vuoi una camomilla?” premurosa coma una mamma ma ricolma di sonno, e di alcool “ho bevuto anche io questa sera, sono un po’ brilla” “l’ho notato” fece Nicola. Ricordo di aver ripulito il cesso e tirato lo sciacquone. Giovanna mi preparò la camomilla, ma qualcuno doveva pur essere sicuro che il fratello stesse dormendo veramente e non si fosse svegliato per il casino dello sciacquone e dei conati. Lei si fece un primo bicchiere di vodka, offrì solo a Nicola “a te” mi disse “meglio una tisana calda”. Quanto avrei voluto bere invece, del resto ero svuotato, avevo appena vomitato, chiesi un pezzo di pane. Mentre masticavo notavamo la bottiglia di vodka diminuire sempre più, sempre meno liquido all’interno e sempre più risatine sul volto di Giovanna. L’acqua bolliva e mise una bustina di infusi alla frutta varia. Si reggeva a stento e rideva, esortava noi di far silenzio. “vado a controllare se è sveglio” fece Nicola “vai pure”. Salì le scale ed intravide la porta della stanza con un poster di Totti, un televisore spento e dei libri da scuola dell’obbligo, il letto era sfatto, mi disse poi che lo trovò spaventato in bagno dentro un armadietto, sotto il lavabbo. Gli disse cose tipo “non diremo niente a nessuno, torna a letto ora, è il nostro piccolo segreto” e gli infilò il suo pugno in bocca mentre tornavano nella stanza, con le dita gli strappò le corde vocali, con il coltellino gli recise il fragile e gracile collo, lo aprì dalle costole al pene, continuando a sminuzzare le interiora mentre era già morto e solo qualche scatto nervoso ai piedi dava segni di vita. lo ricoprì con la trapunta giallo rossa e chiuse la porta a chiave. Purtroppo anche da fuori la stanza si poteva sentire il tanfo degli escrementi rilasciati dal corpo del ragazzino romanista. Quando Nicola ritornò in cucina mi lanciò un’occhiata d’intesa e notò che la bottiglia di vodka era terminata, Giovanna poggiava la fronte sul tavolo come tramortita. “è partita” feci al mio amico che prontamente la imbavagliò e le legò mani e piedi. Lei si dimenava come poteva ma l’alcool ingerito era troppo in circolo e si arrese. Le strappai la camicia che le copriva la schiena lardosa “a te l’onore” fece Nicola. La punta del coltello penetrò di pochi centimetri, forse due, forse tre, mentre lei mugugnava e latrava come poteva in silenzio imbavagliata. Il sangue cominciava a farsi notare, noi avevamo i nostri bei guanti sterilizzati, affondai di netto il coltello, di scatto nervoso, dieci centimetri di lama sempre più larga. Un primo foro era presente nel corpo, le urla erano rapprese dal bavaglio possente, con il pollice e l’indice della mano destra tentai di aprire la ferita che sputava sangue come un vulcano addormentato, Nicola tentò d’infilare dei pezzi di sale grosso da cucina, gocce di limone e le urla terminarono. Denudammo il corpo corpulento e cominciammo a giocherellare con i capezzoli: iniziammo con il limarli con un lima unghie trovato per casa, io, non contento, presi le forbici e ne recisi uno, quello destro, di netto. Prontamente taglia il secondo e li infilai nelle narici del naso. Dal garage Nicola portò il puntaspilli a sparo. Le lacrime erano decedute, c’era solo puzza di alcool e fumo di sigaretta, sparammo qualche colpo sopra l’ombelico, altri a caso sulle guance ma gli spari che più ci diedero soddisfazione furono quelli sulla fronte. Con un laccio emostatico facemmo ingrossare le vene del braccio destro mentre spillavamo il seno sinistro con delicatezza. Le vene erano ora ben visibili, il braccio divenne quasi viola. Intanto Nicola mi raccontava delle frattaglie del fratellino romanista. “Potremmo aprirle la pancia e miscelare il tutto?!” mi venne questa fantasiosa idea. Bastò poco e vidi Nicola allontanarsi verso la stanza del ragazzino. Quel seno senza capezzoli era quasi artistico, ma decisi lo stesso di recidere le due mammelle abbondanti. Quando Nicola ritornò con la busta piena di interiora, quasi mi sgridò, avrei dovuto intanto aprire la pancia di Giovanna. Per pararmi il culo dissi “spetta a te l’onore” e così fece, come un’anguria infilò il coltellaccio all’interno e lo portò ad altezza pube con non poca fatica. Aprimmo la pelle, le costole e gettammo all’interno le interiora del fratellino, a fatica si richiudeva il tutto, che scivolava e non voleva star fermo mentre con ago e filo Nicola tentava di ricucire la pancia ancor più gonfia e con la pelle che a stento racchiudeva il tutto. A lavoro compiuto si poteva estrarre il cuore del fratellino romanista infilando la mano nella fichetta della grassona, dovevamo ricucire anche la vagina, usciva e straripava troppo sangue e frattaglie. L’operazione spettò a me. finito il tutto cominciammo a ridere e gettammo l’acqua ormai tiepida sul viso di Giovanna. Avrei voluto che l’acqua fosse stata bollente ma era ora di andar via. Il sonno invase l’adrenalina. Ci ripulimmo, con calma, una doccia insieme per far prima, bruciammo i vestiti ed uscimmo dalla casa con quelli di ricambio che avevamo sempre in queste occasioni nella borsa di Nicola. Erano le tre passate, l’aria era morta, troveranno i corpi tra qualche giorno, quando i genitori torneranno dalle loro meritate vacanze. 15/11/2000 ore 19:54 Oggi non abbiamo ucciso nessuno ma sono due giorni che mia sorella telefona a Giovanna e nessuno risponde. Domani torneranno i genitori, non vedo l’ora. P.S. Dopo la diffusione di queste storie, i due giovani sono stati arrestati. Sono tenuti in cura presso il Centro Di Igiene Mentale di Roma e curati da psichiatri e medici di fama internazionale. Nicola ancora oggi rimuove ciò che ha fatto. Gabriele è cosciente e si dice pentito. Il diario di Gabriele è stato acquistato da un noto produttore cinematografico, intenzionato a farne un film. Angelo Zabaglio


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