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lavoro pubblicato venerdì 25 settembre 2009
ultima lettura sabato 30 novembre 2019

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Il risveglio

di mostriciattolo. Letto 1519 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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Dapprima, fu il risveglio: in un impercettibile, lento ma progressivo riprendere coscienza, Kadmon riaprì gli occhi. Nonostante la penombra soffusa della capsula biocriogenica che lo aveva accolto e protetto sino a quel momento, avvertì quel dolore quasi insopportabile, tipico delle pupille sotto atropina esposte alla luce diretta del sole. Erano tuttavia sensazioni… nient’altro che banali sensazioni fisiologiche, provò a convincersi: non aveva memoria né coscienza di sé, non sapeva dove si trovasse, né perché. Si sentiva solo galleggiare, quasi sospeso in un fluido indefinito, incapace d’abbozzare qualunque movimento.

L’MMS (Mission Master Supervisor) della navicella colse l’impercettibile movimento delle palpebre di Kadmon che si socchiudevano e proiettò con luminosità progressiva, sulla parete della capsula, una serie d’immagini tridimensionali. Aveva governato sino a quel momento ogni aspetto della missione, dall’ibernazione dell’unico passeggero alle comunicazioni con la terra, dalla rotta dell’astronave Cygnus alla gestione della sua densità molecolare.

MMS rappresentava la specie più evoluta ed efficiente di intelligenza artificiale ai tempi del lancio: una sorta di organismo biotecnologico dalla vita praticamente illimitata, in quanto capace di continua autorigenerazione. Abbandonato da secoli il nucleare, l’uomo aveva scoperto nel 3148 una nuova rivoluzionaria fonte di energia, per brevità chiamata mesoenergia; essa, pur non sfuggendo alle validissime leggi di Einstein, consentiva a parità di massa impegnata un rendimento infinitamente più elevato. MMS aveva – tra gli altri – proprio l’incarico di supervisionare la reazione mesonica su Cygnus.

Kadmon vide scorrere sul tetto della capsula una serie d’immagini: veniva dapprima evidenziata la data, quella del 12 ottobre 3492, in cui era avvenuto il lancio del vettore che avrebbe messo in orbita la navicella Cygnus. In successione gli apparvero una mappa dettagliata dell’universo con una rotta approssimativamente rettilinea, che avrebbe condotto il veicolo spaziale ai limiti estremi del cosmo, ed una breve presentazione animata del funzionamento della biocriogenia, la tecnologia che lo aveva sino ad allora tenuto in vita. Kadmon era stato immerso in una sorta di plasma altamente viscoso, all’interno d’una capsula di sopravvivenza, poi collegato tramite numerosi elettrodi ad una macchina supervisionata da MMS. Le sue funzioni vitali, cardiache, respiratorie e cerebrali erano quindi progressivamente state rallentate, sino a valori metabolici praticamente nulli. Successivamente il fluido era stato portato a circa -260°, temperatura prossima allo zero assoluto, onde consentire l’ibernazione del solo corpo; una particolare struttura molecolare impediva infatti la solidificazione del fluido di sospensione.

Dopo qualche ora di introduzione, per riabituare l’attività cerebrale al riconoscimento delle immagini, ad esse si sostituì un testo, che cominciò a scorrere lentamente sotto gli occhi di Kadmon:

Il tuo nome è Kadmon, capitano A. Kadmon. Dopo una selezione durissima sei stato prescelto per una missione senza ritorno: esplorare lo spazio sino ai suoi limiti più estremi e riferire di eventuali scoperte o intercettazioni. Sei partito il 12 ottobre 3492 dalla base Israeliana di Palmachim e seguendo una rotta essenzialmente rettilinea, hai navigato per milioni di anni.

L’astronave Cygnus, su cui sei imbarcato, è stata totalmente amministrata in questo periodo da un’entità intelligente ibrida denominata MMS; essa ha gestito in particolare le comunicazioni, la rotta e la tua sopravvivenza biologica. Inoltre, servendosi d’un sistema avanzatissimo denominato densiometria variabile, ha provveduto a modificare quando necessario la densità molecolare della nave e del suo contenuto, per assorbire ogni impatto con l’infinita quantità di piccoli corpi celesti non aggirabili, come meteoriti e frammenti cosmici vaganti.

MMS ha una vita operativa presunta superiore ai circa 6.43 *1014 anni necessari alla luce per attraversare l’intero universo, ed è in grado di provvedere alle opportune variazioni di rotta, essenziali per impedire l’indesiderata attrazione da parte di grosse forze gravitazionali o l’eccessiva e rischiosa prossimità a masse stellari in piena nucleosintesi.

Al momento del lancio gli studi astrofisici ipotizzavano un’estensione dell’universo valutabile in circa 1026 chilometri. Servendosi di tecnologie e materiali avanzatissimi, della densiometria variabile, della mesoenergia e di adeguamenti in tempo reale controllati da MMS, Cygnus ha potuto procedere nello spazio ad una velocità molto prossima a quella della luce. Tuo compito è scoprire se esista un limite fisico alle dimensioni dell’universo, ovvero se esso sia finito; se sia popolato da altre forme di vita, recando una presenza umana in mondi e dimensioni oggi sconosciuti; riferire delle tue scoperte alla Base Terra.

MMS avvierà la procedura di risveglio progressivo quando sarai in prossimità d’un rischio imminente non aggirabile, o in presenza di altre forme di vita, o quando la mesoenergia sarà prossima ad estinguersi, o i confini predefiniti raggiunti. Sarà necessario circa un mese da oggi perché le tue funzioni vitali ridivengano normali e tu possa abbandonare la capsula biocriogenica. Nel frattempo MMS provvederà ad una costante miostimolazione e neurostimolazione indotte, perché il tuo sistema muscolare e la tua attività cerebrale possano totalmente riprendere tono e funzionalità.

Tutti gli abitanti della terra ti ringraziano per il tuo coraggio e la tua abnegazione.

Kadmon cominciò sia pur confusamente a prender coscienza della propria condizione. Non poteva ancora muoversi, si sentiva debolissimo, affaticato e faceva molta fatica a mettere a fuoco scenario e situazione. Le sue labbra gli sembravano incollate, avvertiva in bocca un sapore dolciastro, vagamente nauseabondo e gli pareva d’avere i polmoni pieni di qualche strano liquido. Ricordò vagamente la selezione, l’addestramento, il lancio, le ripetute simulazioni del risveglio e la sua rinuncia ad ogni affetto e legame sulla terra - era figlio unico ed orfano d’entrambi i genitori – pur di intraprendere quella missione di sola andata. Nelle settimane seguenti, MMS gli propose una serie infinita d’informazioni su viaggio e rotta, ricordandogli insistentemente come proprio la densiometria variabile – trasformando transitoriamente Cygnus in una sorta di gelatinoide compatto, ma fluido e dunque virtualmente indistruttibile – avesse impedito sino ad allora l’annientamento della navetta.

Solo quando MMS ritenne l’equilibrio mentale di Kadmon in grado di poter sostenere l’impatto emotivo con quella notizia terribile, sullo schermo si proiettò un’ultima, agghiacciante comunicazione:

Da Base Terra a navicella Cygnus, all’attenzione del cap. A. Kadmon. Sabato 17 novembre 127458, ore 22.48: siamo interessati da una terribile catastrofe. La collisione di un grosso asteroide vagante, non intercettato dallo scudo stellare, con la crosta terrestre, ha innescato un processo irreversibile di distruzione, e tutti i tentativi di salvare il pianeta sono stati vani. In pochi giorni gli oceani sono stati vaporizzati, ogni forma animale e vegetale praticamente estinta, le città sepolte da polvere e sabbia, la temperatura al suolo salita ad oltre settanta gradi. Il sole è attualmente oscurato da una nube impenetrabile, l’attività sismica impazzita, le risorse energetiche ed alimentari quasi azzerate. Si contano già miliardi di perdite umane. Questa è forse l’ultima comunicazione possibile con Cygnus prima della fine della vita sul nostro pianeta. Se non ne riceverai altre, sarai l’ultimo sopravvissuto. Ovunque tu sia e qualunque luogo tu raggiunga, che Dio ci perdoni e ti assista nel tuo compito.

Kadmon si liberò definitivamente delle decine di elettrodi che lo vincolavano e s’impose per qualche momento di non pensare. Indossò, dopo essersi asciugato, una tuta molto aderente in moglaar, e per la prima volta dal risveglio lanciò un urlo tanto disperato da apparire disumano.

Non si trattava solo di angoscia, non era solo dolore né paura. Semmai, una sorta di provvisoria liberazione, in attesa di ulteriori eventi; il prendere coscienza d’una situazione ancora troppo spaventosa ed ingestibile per essere accettata o compresa. e d’una infinita solitudine. Sul maestoso touch-screen della console di comando non apparivano comunicazioni successive, dunque l’apocalisse s’era drammaticamente compiuta. Le sue corde vocali, pur allenate per settimane dall’induttore fonemico governato da MMS, gli dolevano ancora quando cominciò a parlare desolatamente con se stesso:

Leggo sul monitor una data, quella odierna, con un anno talmente lungo da pronunciare da farmene passare la voglia. Il mondo è dunque finito da decine di migliaia di secoli, e della vita che conoscevo non è rimasto nulla: oggi esisto solo io. Sono l’ultima memoria storica dell’umanità, l’ultimo scampato alla catastrofe finale. Ma non è forse, questa che vivo, catastrofe altrettanto immane? MMS non riporta alcun incontro od intercettazione con altre entità viventi, negli anni del viaggio. A cosa serve oggi questa missione, quale bagaglio di conoscenza potrò mai trasmettere a quale organismo animato, se non esistono né altri miei simili né altre forme di vita nell’universo?

Attratto da una strana luminosità proiettata sulle pareti interne della nave, s’avvicinò per la prima volta alla calotta trasparente in krilar, simile ai parabrezza delle vecchie auto, scoprendo uno spettacolo assolutamente fantastico: in lontananza, il buio assolutamente impenetrabile dello spazio profondo era interrotto da un’area più chiara, sfumata in uno sfondo vagamente color indaco, puntellato di miriadi di bagliori puntiformi e multicolori.

E’ assurdo, semplicemente assurdo che a miliardi di chilometri da ogni galassia conosciuta esista questa convulsa attività luminosa e policromatica - esclamò ad alta voce il capitano Kadmon - ed ancora più assurdo che Cygnus vi si diriga a quasi 280000 Km al secondo: come se l’obiettivo finale fosse proprio quel chiarore ancora così lontano.

Sedette alla console della navetta indossando il casco RTX e dialogò telepaticamente con MMS:

Dove ci troviamo esattamente, cosa accade, e dove ci stiamo dirigendo? - interrogò.

Destinazione sconosciuta, siamo attratti da un campo gravitazionale imprevisto ma intensissimo, localizzato all’interno della zona luminosa a ore 12 della prua – replicò MMS – e non riesco più a controllare direzione, velocità e densità. Siamo praticamente teletrasportati, come in un corridoio spazio-temporale prestabilito. La mesoenergia residua è stata annientata da eventi al di fuori della mia conoscenza, ne abbiamo una quantità appena sufficiente a raggiungere l’area luminosa verso cui Cygnus è diretta. Stima prevista per l’impatto, 142 secondi. La distanza percorsa sinora conferma che è stato raggiunto e superato il limite conosciuto dell’ampiezza dell’universo. Questa è la mia ultima comunicazione.

Kadmon scagliò con rabbia violenta il casco sul pavimento e prese tra le mani la testa. Era l’ultimo essere vivente ma nel giro di pochi secondi sarebbe stato annientato, forse polverizzato da un evento che non era in grado di comprendere, né controllare. Dopo migliaia di miliardi di chilometri percorsi, quella era dunque la fine. Una fine a cui era psicologicamente stato preparato in ogni caso, ma di cui per la prima volta avvertiva l’assoluta inutilità.

Non era tanto la propria morte a spaventarlo, quanto la certezza orribile che la lunghissima storia del genere umano fosse ormai giunta all’epilogo. Cosa ne sarebbe stato della vita nell’universo, quanti altri milioni di anni e quale nuovo big-bang – se mai ne fosse esistito un altro – avrebbe condotto alla difficile e complessa generazione di nuovi esseri viventi?

Non posso accettarlo, tutto questo è assurdo, morire per ultimo e senza aver dato uno scopo alla mia missione è come morire due volte. E’ l’annientamento totale, il compimento del destino dell’uomo.

In un bagliore accecante, la navicella Cygnus e tutto il suo contenuto furono inghiottiti da quella sorta di bagliore, e proiettati a velocità incalcolabile verso un tunnel senza fine, costellato di minuscole aree fluorescenti. Avvertì distintamente le impenetrabili pareti da 270mm della Cygnus dapprima scricchiolare, poi quasi sbriciolarsi sotto l’effetto d'una forza terribile, MMS disattivarsi per sempre rendendo muto ogni schermo ed indicazione… tutto attorno a lui sembrò collassare, infine avvertì il suo stesso sangue colargli dalle narici verso le labbra, ed i sensi venir sempre meno.

Questa è la fine dell’umanità, rantolò un’ultima volta, rivolto a se stesso. Quindi, perse definitivamente conoscenza.

*

Un profumo. Come un profumo perso nella memoria, un vago sentore, dimenticato da sempre. Kadmon non sapeva dargli un nome, né associarlo ancora ad alcun ricordo. Bruciava le narici, eppure era delicatissimo. Ma sì, erba. Era profumo d’erba, di piante verdi, e di fiori. Ed ancora, un rumore. Come un leggero scrosciare d’acqua, quasi di fiume, o ruscello. Lontani ricordi d’una terra che non c’era più… tanto da sembrargli solo immagini mentali. Non poteva essere ancora vivo, ma se proprio fosse esistito un aldilà, non poteva certo aspettarselo più gradevole di quello.

Aveva il terrore di riaprire gli occhi e prender coscienza di chissà quale nuova spiacevole realtà. Il tempo trascorso e lo spazio percorso non avevano più significato per lui, in quel momento. Da quanto era lì? Ricordò Cygnus precipitare, MMS cessare ogni attività, rammentò da ultime le sue urla nere di disperazione. Al tatto il suolo sembrava soffice. Si fece coraggio e socchiuse le palpebre.

Uno splendore dimenticato gli si presentò allo sguardo. Un delizioso tepore aleggiava nell’aria, e tanta luce, e colori, un ruscello zampillava poco distante, ed alberi rigogliosi, e fiori d’ogni grandezza e fragranza. Era una visione a cui non era preparato, e che non riusciva razionalmente a spiegarsi.

Mio Dio, questo è un miraggio – bofonchiò incredulo tra sé e sé, dandosi subito dopo dell’imbecille. Era ateo, non credeva in alcuna forma di divinità né in alcun luogo od essere soprannaturale. Fu colto dal sospetto atroce d’esser preda di visioni oniriche, tipiche della premorienza, ma tutto ciò appariva troppo reale per ridursi a pura astrazione mentale. S’alzò barcollando. Bevve con le mani a coppa l’acqua del ruscello, fregandosene della provenienza: avrebbe accettato anche fosse avvelenata, pur di riprovare il sapore dell’acqua di fonte.

Cygnus giaceva completamente distrutta, a poche centinaia di metri da lui, ancora fumante. Non era dunque stato un sogno, né frutto d'immaginazione. Si schiarì la voce, poi continuando - con una mano a visiera sulla fronte - a proteggere gli occhi da quella luce accecante, gridò con tutta la voce rimastagli:

C’è nessuno qui? Sono solo, in questo posto?

Infine, esausto per la rapidità con cui i terribili eventi s'erano susseguiti, ed ancora troppo debole per la complessità metabolica del recente risveglio sul Cygnus, svenne nuovamente.

La sua voce riecheggiò intanto per qualche secondo nell’aria, quasi diffondendosi nella valle verso cui il ruscello digradava dolcemente. Uno stormo d’uccelli spaventati balenò rapidamente dagli alberi in ogni direzione, raggiungendo trafelato una radura poco distante.

In lontananza apparve una figura dall’aspetto umano. S’avvicinò lentamente a lui, senza timore, e gli s’inginocchiò accanto, accarezzandogli il viso.

Non appena gli occhi di Kadmon, da troppo tempo abituati al buio soffuso ed alla penombra, riuscirono a distinguere i contorni della persona accovacciatagli accanto, ne rimasero incantati. Era una bellissima donna dal viso dolcissimo, con lunghi capelli scuri. Mentre era chinata su di lui, il suo sguardo stupefatto non poté impedirsi di scorgere sotto quella chioma scura un seno nudo e sfrontato. Lei l’osservava attenta ma non stupita, senza alcun pudore per la propria nudità, sempre continuando a sorridergli.

Kadmon aveva dimenticato quanto potesse essere gradevole il sorriso d’un suo simile… soprattutto qualora si trattasse del sorriso di una donna. Deglutì a vuoto, tra stupore ed ammirazione. Tutto ciò non ha alcun senso, è impossibile, pensò tra sé e sé.

Con un sorriso rasserenante, lei lo fissò intensamente negli occhi, ormai a portata di respiro. Prese le mani dell’uomo nelle sue, gli stampò un bacio sulla fronte sudata, poi con voce dolcissima sussurrò:

Benvenuto, Adam Kadmon. Sono Eva, ti stavo aspettando.



Commenti

pubblicato il 25/09/2009 19.47.48
mostriciattolo, ha scritto: Per una maggiore intellegibilità del racconto, vorrei specificare che nell'Ebraismo il personaggio biblico di Adamo prende il nome di Adam Kadmon.

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