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lavoro pubblicato domenica 20 settembre 2009
ultima lettura mercoledì 13 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ed un giorno imparai a respirare..

di ire993. Letto 820 volte. Dallo scaffale Pensieri

Una bambina che soffre d'asma vive con il ricordo di una frase. Sua madre una volta le disse di guardare il cielo per respirare..


Da piccola non riuscivo a respirare, da piccola avevo paura di non riuscire a respirare...

Avevo sei anni quando mia madre mi disse:
"Quando sei spaventata, alza gli occhi al cielo. Anche a me succede, sai? Delle volte mi sento soffocare, così guardo il cielo e sto subito meglio."- sorrise.
Non dimenticai mai quelle parole. Allora non capii a cosa si riferisse realmente, le chiesi preoccupata: "Ma Mamma, anche tu hai l'asma??"
Lei mi sfiorò la guancia e mi sussurrò : "Tutti ce l'hanno, almeno una volta nella vita."
La guardai con i miei occhioni sgranati, la guardai con quella meraviglia che solo i bimbi sanno provare. Naturalmente la presi alla lettera: lo dissi ai miei compagni di classe, agli amichetti del quartiere, alle mie maestre. La maestra Carla mi disse che mi sbagliavo,che non era vero.
Eppure io a mia madre continuai a credere, non ne ho mai dubitato, fin quando non ho capito cosa mi voleva dire davvero, e quel momento, quella frase, rimarrà per sempre uno dei ricordi più vivi che ho di lei.
Morì quando avevo nove anni; nei mesi dopo la sua morte i miei attacchi d'asma aumentarono di giorno in giorno. Mio padre diventò sempre più solo, si costruì un muro intorno che nemmeno io, sangue del suo sangue, riuscii ad abbattere...forse avrei dovuto capire che anche lui si sentiva soffocare, mia madre non gli aveva mai detto di guardare il cielo. Vivevamo come due estranei, un padre che non era più capace di occuparsi di sua figlia ed una figlia che non aveva polmoni abbastanza forti per occuparsi di tutti e due.
Se fossi stata un'adolescente,più grande e più debole, sicuramente avrei finito per drogarmi, per distruggermi, o magari per smettere di provare a respirare. Ma ero una bambina, una bambina con una madre per angelo custode. Continuai a riflettere su quella frase per mesi, o forse per anni; di notte mi affacciavo alla finestra e calmavo il respiro al ritmo della leggera brezza marina, uscivo sul balcone con il naso in su e negli occhi il ricordo di mia madre.
Cercavo in tutti i modi di esserle vicina, di farle capire che grazie a lei io sapevo cosa fare quando stavo male, di ricordarle quanto era importante per me.
Un giorno mio padre rientrò in casa infastidito, disse che l'antenna parabolica sul tetto non funzionava più e bisognava chiamare l'antennista. Papà era sempre incollato al televisore in quel periodo: io piangevo e lui tifava Milan, io sentivo la mia gola chiudersi e lui commentava ad alta voce i concorrenti del Grande Fratello. Credo di averlo odiato per questo, se si può parlare di odio a dieci anni.
Comunque non fu l'antenna rotta che mi colpì...come avevo fatto a non pensarci??
Quella stessa notte, mentre mio padre dormiva sul divano, uscii e salii sul tetto. In realtà era un terrazzo, ma a me bastava che fosse in alto: non c'era niente a separarmi dal mio cielo. Sorrisi, avevo trovato ciò che cercavo.
Passai lì più di un'ora, sdraiata a guardare in su. Non notai neanche una stella, guardavo soltanto quella distesa blu scuro, non so come ma vedevo l'aria e per me non c'era niente di più perfetto. Quando per tante volte ne hai sentito l'atroce mancanza, anche ciò che sembra sempre intorno a te, diventa un bene irraggiungibile. Così la respirai a fondo, forse credendo di poter afferrare lo spirito di mia madre.
Da quel giorno non soffrii più d'asma, da quel giorno non ebbi più paura. Avevo il mio angolo di cielo, un posto tutto mio dove assaporare il gusto dell'aria, il gusto della vita.
Crescendo, capii come questa vita può soffocare anche chi respira nel modo migliore, a volte può ucciderti, altre volte può lasciarti in agonia, magari davanti a un televisore a tifare Milan, aspettando che tu smetta di lasciarti ammazzare.
A me la vita stava per soffocarmi a nove anni, ma c'era già stato chi mi aveva insegnato come respirare.
E' così assurdo: ho avuto un padre nella stanza affianco che non è mai ad riuscito aiutarmi, ed una madre troppo lontana che con una sola frase mi ha preso per mano in tutti i momenti in cui ne ho avuto bisogno.
Un giorno ci provai a cambiare le cose, provai a dire a mio padre: "L'importante è guardare il cielo" , ma c'è un tipo di meraviglia che solo i bambini sanno provare...



Commenti

pubblicato il 20/09/2009 20.24.01
sothis85, ha scritto: brava e ben trovata dolce Irene, con un ritorno al tuo passato descritto con sentimento e nostalgia.bacio Ruben
pubblicato il 20/09/2009 21.18.55
Dario, ha scritto: Bello e toccante. Continua a scrivere!

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