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lavoro pubblicato mercoledì 16 settembre 2009
ultima lettura venerdì 29 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Status Performance and Exception Reporting

di mostriciattolo. Letto 974 volte. Dallo scaffale Fantascienza

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Il grande giorno era dunque arrivato. La missione era stata pianificata nei minimi dettagli, l’obiettivo discusso, illustrato e smembrato in ogni sua componente, perché a ciascuno fosse chiaro il proprio compito.

Mat, scozzese di nascita, si sentiva come un paracadutista pronto ad abbandonare la carlinga di un C130 per il lancio. Il suo ruolo era particolare, come addetto allo Status Performance and Exception Reporting: gli competeva relazionare sugli eventi, sulle perdite, sulla qualità dell’azione e su tutto ciò che fosse eventualmente andato storto. Ma in quel momento l’idea che qualcosa potesse non andare per il verso giusto lo fece amaramente sorridere: si trattava pur sempre d’una missione suicida, con la stima d’una quantità indiscutibile ed elevatissima di caduti, al cui confronto lo sbarco in Normandia sarebbe sembrata una scampagnata tra liceali. Non osava nemmeno ricordare le previsioni cui era giunto, circa le percentuali tra morti e dispersi: un numero infinito, composto di soli nove.

La programmazione dell’assalto ad Egg, considerate la formidabile cortina difensiva, le mille insidie disseminate lungo il percorso e l’impenetrabile scudo finale a protezione di quel lontanissimo pianeta, aveva impegnato Mat per settimane. Le cifre parlavano chiaro: la percentuale di soldati scampati alla morte sino al D-Day che li avrebbe visti in prossimità dell’atmosfera letale di Egg sarebbe stata irrisoria, tanto da poter definire questo tentativo una mission impossible, destinata a veder soccombere centinaia di migliaia di suoi simili.

Era questo - mentre veniva dato il go alla marcia di quello sterminato esercito - a martellargli con più violenza nella mente… un pensiero cattivo, che nessun onore e nessun orgoglio d’appartenenza alla stessa casta avrebbero potuto distogliere: erano tutti ragazzi della sua classe, tutti coetanei, compagni ed amici che – ne era certo – di lì a pochi giorni avrebbe perso per sempre. Ma ormai non c’era più tempo per pensare o temere. Con un fremito che raggiunse in un solo istante ciascun guerriero, quasi un gemito soffocato, l’armata diede inizio al suo viaggio estenuante.

Neanche il tempo di cominciare che - dopo pochi chilometri - i terribili miasmi acidi dei primi baluardi antintrusione di Egg sterminarono quasi la metà dei suoi compagni, confermando ogni più pessimistica previsione. Vista la terribile ostilità del percorso che li attendeva, non era possibile contare su armi pesanti, né sull’aiuto d’alcun altro mezzo terrestre, navale od aereo. L’unica speranza di successo era dunque affidata alle armi leggere, alla bruta quantità ed all’impatto che i superstiti avrebbero prodotto al momento dello scontro finale. Ai suoi occhi si presentò una scena impressionante: gli scampati alla prima barriera difensiva di Egg non ebbero nemmeno il tempo di seppellire i caduti, ma come in una fiumana inarrestabile, continuarono la loro marcia, spingendone i cadaveri in avanti.

Egg praticamente fluttuava, a differenza d’ogni altro pianeta conosciuto, in una sorta d'atmosfera tremolante. Unica visibile via d'accesso, una stretta lingua di mare limaccioso e mortale in cui i superstiti s'incanalarono, nuotando controcorrente: milioni d’alghe assassine tentavano d’impedirne l’avanzamento, muovendo freneticamente ed in direzione opposta le loro propaggini. Fu una terribile carneficina, che decimò ulteriormente quanto rimaneva della grandiosa armata iniziale.

Cinque giorni. Avrebbero avuto solo cinque giorni di tempo per intercettare quel pianeta maledetto: le congiunture astrali, i corridoi spazio-temporali e le relative orbite non ne avrebbero reso possibile l’assalto che per poche ore; trascorse le quali, tutto sarebbe stato rimandato. Ora, a viaggio appena iniziato e senza lo straccio d’una sola battaglia, quel formidabile esercito appariva già decimato. Ma quale Report sullo Status Performance potrebbe mai avallare o giustificare una simile catastrofe? Pensò amaramente Mat, osservando i suoi compagni d’avventura cadere annaspando, senza ancora aver visto un soldato nemico.

Forse erano rimasti solo in poche migliaia, quando giunsero in vista del grande scudo spaziale di Egg: una sorta di schermo protettivo a forma di corona iridescente, apparentemente inattaccabile, nonostante si presentasse quasi inconsistente. Le avanguardie puntarono i loro leggeri EPLL - Enzymatic Plasma Light Laser - montati sui caschi contro lo schermo, tentandone il dissolvimento chimico; tanto che in alcune zone la protezione di Egg sembrò vacillare. I sopravvissuti all’ecatombe delle ore precedenti si lanciarono allora all’assalto di quell’unico punto debole, come invasati. L’assalto fu cruento, e contò migliaia di perdite dovute alla capacità d'inglobamento di quell’atmosfera vischiosa, che fagocitava gli incursori uccidendoli all’istante, come il fluido mortale e gelatinoso del film The Blob.

Mat ormai disperava della possibilità di poter raccontare a qualcuno la scena apocalittica che gli si presentava: un fiume inarrestabile di soldati ormai sempre meno consistente, che cercava d’allargare il varco infinitesimo nell’atmosfera di Egg con lampi accecanti al plasma enzimatico, e centinaia di vittime inghiottite senza un lamento dai filamenti letali di quella strana calotta protettiva.

S’introdusse tra gli ultimi, in quello strettissimo passaggio. Scarso istinto di sopravvivenza, sbarramenti, contromisure e stanchezza avevano fiaccato quell’armata formidabile facendo strage dei più deboli e riducendola a poche centinaia di irriducibili elementi, ultimo baluardo contro il pianeta maledetto. Ma Egg adesso era lì, a portata di mano. Occorreva solo trovare il modo d’impattare la sua superficie collosa per giungere al nucleo abitato, riducendolo alla resa.

Qualcosa stava però inaspettatamente cambiando. A contatto con la crosta impenetrabile del pianeta proibito, i pochi sopravvissuti trovavano una morte dolce, quasi ineluttabile. Sfiancati, sfiniti dal viaggio e dalle lotte sostenute, gli appartenenti a quell’ultimo manipolo si lasciavano morire senza praticamente reagire: come se quella superficie vischiosa, ostile e fosca rappresentasse la loro sepoltura naturale, e la loro missione fosse da ritenersi ormai conclusa.

Mat si guardò intorno, disperato. Era rimasto da solo. Non c’era più tempo per pensare, per pianificare, per agire diversamente. Si ritrovò proiettato verso un punto indefinito di quell’immenso territorio, in cui la crosta più esterna sembrava dissolversi, ma… chissà perché, in quel momento gli sembrò quasi si dischiudesse e lo accogliesse, anziché opporre ulteriore resistenza.

Ne resterà uno solo, pensò Mat, rimembrando un film di cui aveva tanto sentito parlare. Era lui il campione, lui il predestinato, lui l’Highlander ultimo immortale, in grado di penetrare la volta esterna di Egg, trapassandogli il cuore. E mentre rapidamente si dirigeva verso l’obiettivo finale, fu folgorato da una certezza: il sacrificio di milioni di suoi simili non sarebbe stato vano.

Prima di fondersi col nucleo di Egg, ormai sempre più vicino, e consapevole della fine imminente, ebbe tempo per un ultimo pensiero: qualcosa di sé sarebbe comunque rimasto.

L’addetto allo Status Performance and Exception Reporting, lo SPER Mat O’Zoo, il prescelto, ultimo tra milioni, aveva comunque vinto la sua battaglia.



Commenti

pubblicato il 16/09/2009 20.57.08
sothis85, ha scritto: Davvero un bel ritorno.complimenti.ruben
pubblicato il 16/09/2009 21.07.15
SamuelCostaRica, ha scritto: Fantastico!
pubblicato il 17/09/2009 14.22.58
anais, ha scritto: bellissimo..

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