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lavoro pubblicato lunedì 14 settembre 2009
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inganno di Dio

di richimac. Letto 1170 volte. Dallo scaffale Fantascienza

CAPITOLO 4 Fu solo nel 2046, dopo trentasei anni di muta presenza, che la Cittadella cominciò a dare segni di un qualche tipo di attivit&agra...

CAPITOLO 4

Fu solo nel 2046, dopo trentasei anni di muta presenza, che la Cittadella cominciò a dare segni di un qualche tipo di attività.

Dalle sue pareti impenetrabili giungevano ora degli strani rumori , come se giganteschi macchinari formati da smisurati ingranaggi si fossero messi in funzione.

La landa desertica che fino a pochi giorni prima risultava essere degna della propria designazione, era ora ricoperta per diversi chilometri intorno alla Cittadella di tende e roulotte che contenevano le più disparate categorie di uomini. I tentativi di rendere la zona interdetta ai civili era fallita sul nascere. C'erano predicatori, musicisti, venditori di ogni genere, imprenditori, semplici curiosi ed ovviamente scienziati.

John Wellington era uno di questi ultimi ed era riuscito, incredibilmente, a stabilire il suo campo base a pochi metri di distanza dalla base della torre. Ancora si domandava chi fosse quell'oscuro individuo della Nova Mantys che l'aveva portato fin lì, mostrando un lasciapassare di primo grado alle guardie che, comunque sia, attorniavano la Torre.

Senza avere nemmeno il tempo di ringraziarlo o di chiedergli qualche informazione, questi si era dileguato tra la folla, lasciandolo al faticoso compito di montare il campo base.

Si trattava di una tenda marrone in kevlar pesante in uso all'esercito britannico e che, durante l'ultimo mese, divideva con la sua nuova collega Asako Harukichi.

John era uno scienziato dell'istituto di ricerca di fisica nanomolecolare di Londra. Quarantenne, divorziato, un fisico asciutto e tutto sommato atletico. Le uniche sue passioni erano la scienza e la sua amata figlia Victoria con la quale passava tutti i suoi pochi momenti di tempo libero.

Asako, una trentenne che a dispetto del nome aveva nel proprio DNA anche chiare origini indiane, era una scienziata che lavorava nel settore privato per la società Nova Mantys, attiva nell'ambito della ricerca medica. Non molto alta, ma dal fisico ben proporzionato, aveva chiesto all'istituto del quale faceva parte John, un valido scienziato che la affiancasse nelle sue ricerche sulla Torre. John, ma in particolar modo il rettore dell'istituto Londinese, avevano accettato di collaborare con lei a patto che la Nova Mantys pagasse anche la sua trasferta in Cina.Che tipo di interessi avesse la società di Asako nei confonti della Cittadella, restava un mistero.

In quel momento erano entrambe in tenda, a causa di una forte tempesta di sabbia che durava ormai da diverse ore.

L'interno della tenda a base quadrata, conteneva due brandine da campo, una sul lato sinistro e una sul fondo a circa tre metri dall'entrata. Il lato destro era occupato dai più disparati strumenti scientifici. C'erano un sismografo, un contatore geiger, un microfono ad alta risoluzione e altri apparecchi inventati dallo stesso Wellington dalle funzioni misteriose, tutti collegati, attraverso dei cavi schermati, alla parete della torre distante solo pochi metri e gestiti con un computer portatile di ultima generazione.

Fu quello che John chiamava 'Sonar Passivo a Interferenza Adiabatica' a svegliarlo nel cuore di quella notte buia e tempestosa.

BEEEP....BEEEP...BEEEEEP!

" Eh? Ah...si..si..." disse ancora insonnolito gesticolando in cerca di una sveglia che non c'era.

Quanto ho dormito? Pensò alzando lo sguardo sull'orologio del portatile a poca distanza. Tre ore...sto invecchiando.

Asako stava ancora dormendo. John si alzò lentamente dalla sua brandina per non svegliarla e si sedette alla sua postazione.

Schiacciò qualche pulsante sul portatile e rimase impietrito di fronte allo schermo del computer per parecchi secondi, prima di esclamare " CI SIAMOOO! "

Asako quasi cadde in terra nel sentire urlare John.

"Oh cavolo...dottor Wellington, è lei che ha urlato a quel modo?"

"Ehm...si, si scusami, ma per tutti i santi, non sono riuscito a trattenermi " disse alzandosi e abbracciandola in un impeto di gioia.

" Hey..che succede? " disse sorridendo Asako.

" Lo SPIA ha finito di estrapolare le immagini soniche oltre il muro della Cittadella. Vieni a vedere. "

Asako e John si sedettero di fronte allo schermo del computer.

Lo SPIA era in grado di ricostruire con estrema precisione degli ambienti tridimensionali a partire semplicemente da una fonte sonora. A differenza dei semplici sonar che potevano dare solo una vaga parvenza degli oggetti rilevati, le immagini ricostruite dallo SPIA avevano una risoluzione millimetrica. In pratica era possibile guardare dentro ambienti chiusi quasi come se si potesse vederne direttamente l'interno, ad esclusione dei colori ovviamente, a patto di avere a disposizione una fonte sonora interna a questi ultimi.

Sullo schermo del computer comparve una ricostruzione tridimensionale del muro della torre, e di quello che stava oltre in un raggio di cinquanta metri dal sensore dello SPIA.

Il muro impenetrabile era spesso venticinque metri.

"E ci credo che non siamo ancora riusciti a penetrarlo" esclamò John "oltre che essere fatto di un materiale indistruttibile è anche spessissimo."

A differenza dell'esterno che presentava delle rientranze e delle sporgenze di forma regolare e perlopiù rettangolari, l'interno della parete sembrava ad una prima occhiata, completamente liscio.

All'interno,oltre i venticinque metri di muro impenetrabile, il pavimento, che all'esterno era costituito da terra fine di colore marrone scuro, scompariva per almeno quindici metri. Oltre si scorgeva una parete costituita da una serie regolare di tunnel del diametro approssimativo di due metri che sembravano convergere verso il centro e contemporaneamente verso il basso con una inclinazione di dieci gradi.

Era come guardare la parete di un gigantesco alveare.

"Adesso faccio uno zoom su uno di quei tunnel" disse John schiacciando freneticamente dei tasti sulla tastiera e muovendo il mouse ottico sulla superficie impolverata del tavolo.

"E questi tunnel dove porteranno? E a cosa serviranno?" chiese meravigliata Asako.

"Non ne ho la ben che minima idea, sembrano convergere verso il centro, ma purtroppo riusciamo a vederne solo un tratto di circa dieci metri."

"Dottore, sul muro, all'inizio del tunnel...è possibile zoomare su questa punto? " disse Asako indicando col dito sullo schermo del computer.

" Certo, aspetta un secondo...dunque...ecco fatto."

Avvicinarono contemporaneamente il viso allo schermo strizzando gli occhi.

Sopra ognuno dei tunnel visibili c'era qualcosa di indistinguibile che sporgeva dalla parete probabilmente per pochi centimetri.

"Sembrerebbe una specie di altorilievo. Zummo ancora del 250%"

Stavolta allontanarono il viso dallo schermo contemporaneamente con la bocca semiaperta.

Al centro dello schermo c'era un cerchio di circa dieci centimetri sul cui perimetro correva una figura geometrica ettagonale che si ripeteva sette volte. Al centro una specie di occhio stilizzato però messo in verticale ai cui lati c'erano delle scritte indecifrabili.

" E' fantastico! Che sia scritto nella lingua dei Costruttori?"

John passo delicatamente le dita sullo schermo come per toccare con mano quella sensazionale scoperta.

" Non ho mai visto niente del genere. "

" Io si " disse con un filo di voce Asako.

" Dobbiamo assolutam...cosa? "

Asako, che era rimasta in piedi fino a quel momento, cade pesantemente sulla sua sedia da campo.

"John, non mi crederai, ma io ho già visto qualcosa che gli assomiglia...maledettamente"

John appoggiò la mano sulla spalla di Asako deglutendo a fatica.

"Stai scherzando vero?"

"Al Museo archeologico nazionale di Atene."

"Atene? E cosa cavolo c'entra Atene con la Torre?"

"Ne so quanto te John, ma di una cosa sono certa, c'è un oggetto sul quale compaiono gli stessi simboli nella stanza dedicata agli OopArt."

"Agli OopArt? Oh porco mondo, scusa ehm...e cosa diavolo sarebbero?"

"E' un acronimo, fu coniato dal naturalista americano Ivan Sanderson per dare un nome ad una categoria di oggetti di difficile collocazione storica. Ne sono stati trovati centinaia su tutta la Terra, anche se, a dire il vero, molti sono risultati essere dei falsi ben costruiti." Asako si sistemò gli occhiali in metallo a memoria di forma sul naso.

"Vuol dire: Out of place Artifacts "



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