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lavoro pubblicato sabato 12 settembre 2009
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

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L'inganno di Dio

di richimac. Letto 1054 volte. Dallo scaffale Fantascienza

CAPITOLO DUE La strana costruzione, conosciuta ai più col nome di "La Cittadella", comparve all'improvviso sul limite occidentale d...

CAPITOLO DUE

La strana costruzione, conosciuta ai più col nome di "La Cittadella", comparve all'improvviso sul limite occidentale del deserto del Gobi, al confine col Pamir nella parte conosciuta come il bacino del Tamir, il 13 gennaio del 2012. Era come un'altissima torre di metallo con riflessi grigi e blu che si alternavano sulla immensa parete ricurva dalla conformazione frastagliata. Non v'era presenza di aperture sull'enorme facciata, anche se l'occhio avrebbe potuto essere ingannato dai continui rientri e sporgenze metalliche che proseguivano per tutta la vertiginosa altezza della Torre. La base della Cittadella, fu calcolato con precisione, aveva una circonferenza di 3140, 57 metri. Era stata individuata da alcuni contadini Banjul all'alba di quel fatidico giorno, nel quale l'uomo scoprì, senza alcuna ombra di dubbio, di non essere il solo essere dotato di intelletto nell'universo.

La sua altezza lasciava sbalordite e meravigliate le migliaia di persone che ogni giorno venivano a vederla e a toccarla, anche a costo di grossi sacrifici, come in un pellegrinaggio sacro.

Raggiungeva le poche nuvole visibili e si slanciava oltre quasi a voler toccare la stratosfera. E così era in effetti. La torre partiva da terra e raggiungeva l'altezza di 15758 metri. Come tutto ciò fosse possibile, non era nemmeno concepibile dalla mente umana. Nessuna tecnologia terrestre era in grado di poter costruire una tale meraviglia. Figuriamoci nel giro di una sola notte.

Era stata costruita dagli alieni, nessuno sembrava dubitarne. Ma quali alieni? Non ne era mai stato avvistato uno. La torre sembrava essere stata costruita in tutta fretta e poi...abbandonata.

Qualcuno aveva anche tentato di scalarla, ma aveva dovuto fermarsi a poche decine di metri da terra, bloccato, così pareva, da un campo di forza invisibile che proteggeva la Cittadella da curiosi troppo intraprendenti.

Il materiale di cui erano costituite le pareti sembrava inoltre impedire a chiunque di farsi strada attraverso di esse a dispetto di qualsiasi mezzo venisse utilizzato. Ruspe, arieti, laser e financo una bomba a mano fatta esplodere da un terrorista, non l'avevano nemmeno scalfita.

La torre sembrava impenetrabile; terribilmente e inspiegabilmente muta.

Nel giugno del 2013 tale Richard Franklin ebbe l'idea di provare ad entrare, o quanto meno a tentare di scoprire se esistesse un dentro, nella Cittadella passando sotto alle gigantesche pareti. Cominciò a scavare, col beneplacito dello stato cinese e di tutte le nazioni avanzate, a circa trenta metri dalla base della torre. Venne usata una talpa meccanica, del tipo in uso per fare gallerie nelle montagne. Inclinazione quarantacinque gradi, passaggio teorico sotto le pareti a trenta metri di profondità. Ma i fantomatici Costruttori avevano in serbo altre sorprese. La talpa arrivata a ridosso della Cittadella ruppe la trivella scavatrice contro il muro indistruttibile. Fu così che un piccolo robot radiocomandato, frutto delle più innovative e recenti tecnologie umane, venne spedito sotto terra a ridosso della torre, arrivando a profondità mai raggiunte da un manufatto umano, prima di essere inesorabilmente schiacciato dalla pressione di otto chilometri di terreno. E le pareti sembravano andare ancora più in profondità. La Torre oltre che in altezza, raggiungeva anche abissi inauditi.

Passarono trentacinque anni. La Cittadella era ancora silenziosa come lo era sempre stata. L'umanità aveva imparato a convivere con questa misteriosa e ciclopica costruzione, rassegnandosi alla sua presenza. Le domande sulla sua comparsa rimasero senza risposta, a favore di tutte le religioni, che chiaramente affermavano di "sapere" del perché della sua venuta. "E' un segno divino" asserivano i massimi esponenti di tutte le confessioni. Una "prova della fede" alla quale l'umanità sarebbe ben presto stata chiamata a rispondere.

La scienza invece aveva già esaurito le sue cartucce. Tutte le prove possibili erano state eseguite, tutte le misurazioni erano state fatte e tutti i calcoli computati. Nulla di tutto questo era servito ad avvicinarsi anche di poco alla 'verità'.

All'alba del trentaseiesimo anno dalla sua comparsa però accadde qualcosa di insolito.

Fu un giovane pastorello Banjul, mentre faceva pascolare le sue dodici capre nei pressi della Cittadella, ad accorgersene. Suo padre, che si stava occupando della manutenzione della loro tenda, distante solo poche centinaia di metri dalla Torre, lo vide correre verso casa visibilmente terrorizzato. Lasciò cadere gli attrezzi e si preparò a ricevere tra le braccia il figlio. Quest'ultimo, che non aveva mai smesso di gridare "papa! papa!" gli si accasciò contro il petto. Dopo qualche secondo per riprendere fiato il figlio guardò negli occhi il padre e con voce tremante gli disse "Padre, la Torre ha cominciato a parlare!"



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