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lavoro pubblicato sabato 28 dicembre 2002
ultima lettura domenica 3 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Smettila!Sorridi..

di mika. Letto 1545 volte. Dallo scaffale Amore

..è la storia di Silvio che non ce la fa..la storia della fine di un amore eterno..il tutto a diciotto anni..

30 ottobre 2002 Alzò la testa per guardare il cielo. Nuvoloni grigi nascondevano il sole. Quelle maledette nuvole autunnali: sempre tra i piedi. Pensava per distrarsi Pensava per scappare. Si allontanò dalla finestra, sbadigliò. Scese al piano inferiore. Caos. Bottiglie. Cuscini per terra. Routine, insomma. Tutto quello che c’era ogni domenica mattina, dopo le feste del sabato. Sorrise distrattamente, scavalcando tutto ciò che stava a terra. Accese la tv. Dov’era il telecomando? Lo trovò nel forno. Mise su mtv. Canzoni, musica, distrazione. - tesoro, poi dopo metti a posto!- la voce della mamma, rauca, veniva dalla cucina. Erano le due del pomeriggio e aveva fame - sì mamma, come ogni domenica- ritornò alla televisione, avrebbe mangiato di lì a poco. Come stava? E chi poteva saperlo! Lui diceva di stare bene ma gli amici sapevano che proprio bene non stava anche se rideva e scherzava come al solito. - ci siamo lasciati- aveva ripetuto tutta la sera, a chiunque gli chiedesse di Marilena. Eh già, che ci vuoi fare. Mi dispiace, compagno. Chissà quante ne trovi meglio. Dai che poi tutto si aggiusta. Aveva raccolto commenti come se fossero spighe a settembre. E che se ne faceva di quelle parole? Nemmeno il pane… Roberto e Michele ,gli unici degni di nota, non avevano detto nulla. Non gli avevano fatto toccare la birra, l’avevano soltanto fatto mangiare a volontà. L’avevano distratto da Nicoletta. O almeno ci avevano provato. Ma non c’erano riusciti. - Ricordati che prima o poi tutto andrà a rotoli- si era detto mille e mille volte in quelle giornate no, quelle in cui si litigava un po’ troppo. Fino a che poi non finiva tutto bene e si ritornava punto e daccapo , mano nella mano. -Promettimi che non andrai mai più da Nicoletta, nemmeno se ci lasciassimo- -ma noi non ci lasceremo mai - promettimelo -Te lo prometto- Cos’è una promessa? Una promessa infranta può uccidere? No. Non può uccidere ciò che è già morto. Ma lo può resuscitare ed ucciderlo di nuovo. Marilena, Marilena, Marilena, Marilena. Poteva ripeterlo all’infinito ma aveva sempre la stessa forma. Una forma senza limiti, non ben definita, la forma dell’aria, la forma che è amore. O forse era odio? In quel momento con la fame ed il sonno che non ancora l’aveva abbandonato, se lo chiedeva . Odio, odio, Marilena, odio. Parole che non si possono accostare, troppo simili e troppo diverse. Cielo d’agosto, temporale ad agosto. Sonno ad agosto. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che si erano visti e sentiti? Visti non con gli occhi, sentiti non con le orecchie. Con tutto sé stessi. Ecco, quand’era stata l’ultima volta? Non lo sapeva perché oramai non sapeva e non capiva più nulla. Da quel fatidico - dammi del tempo per stare da sola- tutto il passato diviso in parole gesti sguardi, si divideva allora in grigio nero bugia. Tutto doveva succedere, anche se sembrava impossibile. Accecato dalla troppa luce non si era accorto di essere stato derubato di ogni sicurezza. Zoppo d’amore, cieco d’amore, morto d’amore. Marilena. Se tu fossi qui d’avanti a me io non potrei né piangere né ridere, perché mi hai tolto le lacrime ed il sorriso. - Solo un adolescente può buttarsi così in una cosa- disse Graziella. Aveva scolato la pasta -È sempre stato impulsivo- Riccardo stava apparecchiando -Sta esagerando- Graziella era una madre, non poteva e non voleva capire -Le sue cose le vive così: lasciamolo vivere- -No: lasciamolo appassire- lo corresse Graziella. Fece un balzo: si era scottata. Riccardo la guardò paterno. - vedi che presto ne troverà un’altra.. in fondo è così piccolo!ti stai preoccupando eccessivamente, come sempre- Graziella lo guardò, la mano le bruciava - Silvio, vieni a tavola!- 21 dicembre 2001 liceo Classico Vittorio Emanuele, ultimo anno. Quasi un anno prima. - non sento niente, non ti preoccupare- il sangue, però, colava dal braccio teso. Si era formata una specie di folla, quel giorno. Gli sguardi passavano da lui al suo nemico di quel giorno. Eccoli , uno di fronte l’altro, finalmente. Silvio sanguinava, odiava la vita, il suo braccio, quello che gli stava di fronte , di cui non conosceva nemmeno il nome. Amava Marilena, ma Marilena non lo amava. Stavano insieme..ma lo sapeva che lei non lo amava.. allora che andasse tutto a farsi fottere . Perché non mi ami, mia amata? Smettila di recitare, Silvio! Basta fare il poeta maledetto sconvolto dalle grandi passioni! Sii semplice. Ma io sono così, io non fingo, è la mia vita Sei solo un adolescente insicuro.. cambierai.. diventerai un adulto triste e noioso.. è solo una fase. Come sei cinica, Marilena. Io avrò sempre la voglia di abbracciarti, di baciarti sul naso, di portarti ovunque tu voglia. - allora, Silvio, fatti avanti. Hai paura?- il sangue palpitava. Nel cortile della scuola succedevano spesso cose del genere, senza che il preside sapesse nulla. Erano anni che partecipava a quelle specie di sfide in cortile e questo sarebbe stato l’ultimo anno. Era il più agile, il più atletico. Per questo Marilena l’aveva voluto. Ma poi a lei non piaceva sapere della violenza, l’aveva costretto a smettere. E ora di nuovo, sotto sguardi gelidi, sanguinava. Sarebbe stata l’ultima volta, lo sapeva. La scuola stava per finire, l’esame era alle porte. Ma non aveva valore, non aveva valore nulla, nemmeno il suo sangue,perché.. perché sì, perché avrebbe aspettato fino alla fine del tempo, Marilena. - pronto? - Ciao - Chi è? - Non mi riconosci nemmeno!? - Ciao, Silvio Pausa, respiro. - volevo chiederti scusa, non avrei dovuto. Lo so che non vuoi.. - non importa, in un certo senso ho sbagliato anch’io, ti ho trattato male. Tu reagisci sempre in modi plateali.. spero che non ti sia fatto troppo male Silvio sorrise - ti prego, vediamoci - non posso, ho da fare - ti prego! - ok, tra mezz’ora alla fermata di via RiccardoIII- era una bella giornata. Silvio si guardò il braccio fasciato. L’aveva fatta grossa ma lei l’aveva perdonato. Si sentì protetto e chissà perché, amato. In fondo lei lo amava, ne era sicuro. - eccoti- disse Marilena e poi gli corse incontro. Lo abbracciò fortissimo e lui non volle respirare, sentì che sarebbe morto in quell’abbraccio, volle morire in quell’abbraccio. - Mi sei mancato- disse poi, mentre lui taceva. E luccicava di gioia nuova, di sicurezza,di amore. No, Marilena non gli avrebbe mai detto un vero “ti amo” ma entrambe sapevano che non c’era bisogno di dirlo. A tavola regnava il silenzio, Riccardo e Graziella guardavano i loro piatti. - allora, com’è andata ieri sera?- non rispose. Il silenzio riprese a scorrere tra loro, pesante, divertito. - è venuta anche Nicoletta?- Silvio rabbrividì - s..sì- balbettò. - Com’è cresciuta, mamma mia.. mi sembra ieri che veniva al mare con noi.. te la ricordi Riccardo? - Sì, col costumino rosa con le fragole- Sorrisero entrambe. Silvio rimase in silenzio, a labbra serrate - meno male che hai ripreso a frequentarla, mi fa tanto piacere.. è proprio un brava ragazza - già.. chissà come sta suo padre, l’ingegnere.. Silvio prese il piatto, salì le scale e chiuse la porta. A terra finì di mangiare la pasta. Genitori stupidi, genitori inutili. Gli si bloccò il respiro per un istante. Nicoletta: proprio una brava ragazza. Una ragazza brava, molto brava. Di poche parole, Nicoletta. Un’amica d’infanzia, un primo bacio, una prima volta. Aveva una sofferenza infinita dentro, sofferenza di cui Silvio aveva approfittato per colmare la propria. Peccato che si fosse aggiunta alla sua, invece di colmarla. Profondo buco nero nel cuore, realtà dura ma sopportabile. Realtà sopportabile per gli altri ma non per lui. Cazzo, cazzo, cazzo. Ecco ora voleva qualcuno da picchiare, il sangue sulle braccia, ora voleva devastarsi di nuovo, esagerare, scadere nella pazzia, come sempre, come nel suo carattere. E non poteva, perché oramai tutto era perduto “Non farla tanto grave. Sei giovane, sei vivo, sei forte E’ poco più che una ragazzina Tu sei maturo Smettila di comportarti come un bambino a cui hanno rotto il giocattolino “distruggo tutto”, “la mia vita non ha più senso” ma ti ascolti? Sembri un personaggio di una soap opera sei debole, questa è la verità, ti fai calpestare da tutti e poi fai il tuo spettacolino d’arte drammatica fai sempre questo cambia atteggiamento, ormai sei adulto” alla fine del suo bel discorsetto Roberto tacque per un bel po’. Aspettava che Silvio emettesse suono, che dicesse qualcosa. Ma cliccava il mouse freneticamente, viaggiava da sito a sito, con lo sguardo distante. Roberto sbuffò e si gettò sul letto. Era tutto inutile, non sarebbe mai cambiato Ora? E ora? Si ritrovava al freddo di una sicurezza strappata con la violenza. Era solo. Abbandonato. Lasciato a sé stesso. Senza sangue, senza dolori fisici, senza tempo. Come stava? Chi poteva saperlo! Diceva di stare bene. Ancora vivo,. Aveva passato un bel sabato, Roberto era sul suo letto, sarebbe uscito ogni sera,tanto i corsi all’università sarebbero iniziati a novembre… - che c’è? Perché sorridi?- - Roby vieni a vedere sta foto- Silvio aveva aperto una cartella di un po’ di tempo prima, foto di quell’estate al mare, di quattro anni prima dopo la partita - che schifo! Siamo tutti zozzi!- - ti ricordi come si incazzò Michele? Madonna dovevamo portarci la telecamera - ma io mica la tenevo già, me l’hanno regalata ad ottobre…- guardarono le foto per un po’, in silenzio, con nostalgia - ci pensi mai al passato, al liceo, a noi?- - continuamente- il buon vecchio Roberto.. Sbatté la porta. Stavano uscendo di casa, con l’ombrello e le scarpe antipioggia, quelle vecchissime, dette antipioggia perché “chissenefregasesibagnano” - Senti, secondo te Michele preferisce hamburger o wurstel?- - si mangia tutto, quello..- obiettivo: l’accogliente casa di Michele, l’accogliente frigo di Michele, l’accogliente divano di Michele. Roberto guidava concentrato. Com’era strano vederlo guidare: di solito era Silvio a portarlo di qua e di là, a Roberto non piaceva guidare. - com’è andato l’esame di ammissione? Roberto rimase in silenzio. Probabilmente non era andato bene - non lo so.. per scaramanzia non voglio dire nulla- tanto si sapeva che l’avrebbero preso, nessuno rifiutava Roberto:nessuno aveva mai rifiutato il “grande papà”.. il “nonno”.. un vero genio.. e lui, il suo accudito, non poteva far altro che aggrapparsi e farsi trascinare via, nei soliti posti, con la solita gente che tanto bene lo conosceva. 31 agosto 2001 Alzò lo sguardo e vide che una ragazza stava per cadere dallo scoglio. Sorrise. Lei non cadde, si aggrappò alla sua amica, poi fece una corsa e si buttò in acqua. - che dici, Roby, ci andiamo?- chiese all’amico che se ne stava al sole come una lucertola. - Non lo so..dopo..dopo- Ma Silvio non voleva aspettare, lo prese per un braccio e lo trascinò dalle due ragazze che nuotavano verso il largo. Si chiamavano Marilena e Lucia. Una castana, occhi scuri, l’altra bionda, occhi chiari. Due ragazze carine, simpatiche, radiose: buone per divertirsi e distrarsi quella settimana che non c’era nulla da fare. Marilena aveva un anello al pollice, lo girava sempre tra le mani, aveva i capelli molto ricci, di quelli che tiri e ritornano a loro posto, occhi scurissimi e lucidi, sorriso aperto. A Silvio piaceva molto, non sapeva perché. Lo attraeva quel suo nascondersi, quelle ombre che ogni tanto oscuravano il suo sguardo.. capì che non era così semplice starle accanto. - Roberto ..quella Marilena ha qualcosa..- ma Roberto non lo ascoltava, prendeva il sole. E uscivano la sera, affittavano gommoncini, giravano in bici, pic-nic, pomeriggi a giocare a carte. Nulla di quello che i due amici avevano pianificato si stava realizzando, si erano persi. - raccogli quel ramo!- Marilena si piegò e lo prese. Era buio, ma la luce del falò illuminava qualcosa. - ti prego, dimmi che non mi dimenticherai- gli disse all’improvviso, sfiorandogli le mani, mentre gli passava i pezzi di legno. Lui rimase folgorato da quel contatto. Il giorno dopo sarebbe partita, sarebbe ritornata a casa sua e non avrebbe più visto i suoi occhi, non avrebbe più sentito la sua voce. - non te ne andare- disse quasi senza suono il povero Silvio, ormai più di là che di qua. 12 ottobre 2001 E così, caro, stai con una da quest’estate? Eh…queste storie durano sì e no qualche mese.. e poi sei giovane, devi fare l’ultimo anno di liceo, hai ancora una vita davanti.. ne deve passare d’acqua sotto i ponti! E tu te la vuoi sposare eh? Come sei carino.. sembri me alla tua età. - papà.. è diverso- - ora devo andare, Silvio, ci sentiamo domani, eh? - Salutami Katya - Ti manda un bacio- Silvio attaccò sorridendo. Ottobre, solo ottobre. Avrebbe voluto che il tempo volasse via in un attimo così da dimostrare a tutti quanto si sbagliassero! mai e sempre sono due parole che, in apparenza così diverse, si assomigliano un casino: entrambe implicano l’eternità. Io non ti lascerò mai. Io amerò sempre. Toccava a Silvio lanciare il dado. Lo lanciò e come sempre uscì un numero alto. Roberto e Michele bestemmiarono, lui sorrise. Il telefono squillò, facendoli sobbalzare. Era il marito della sorella di Michele, un certo farmacista un po’ svampito, gli chiese di raggiungerlo urgentemente. Sua moglie stava partorendo. Attaccò. - che succede?- dalla sua faccia si capiva che c’era qualcosa di bello in arrivo, per la precisione c’era qualcuno in arrivo.. e anche in anticipo. - sto per diventare zio..- Cosa sentiva Michele, nella sala d’aspetto di quell’ospedale puzzolente di ammoniaca? E cosa aveva sentito quando si erano scapicollati ed erano arrivati lì in dieci minuti? E come, quando aveva saputo che la vita aveva vinto di nuovo? Noi non lo sappiamo, ma Silvio sapeva come si sentiva lui. Bene. Meglio. Stupido. - Tesoro, come sta Carolina?!- urlò quasi la signora Farzoni, correndo incontro a Michele. Come sempre era perfettamente truccata e vestita, come sempre era in ritardo. Si abbracciarono, era la prima volta da quando Silvio conosceva il suo amico, ed erano dieci anni. - ehi, che guardi?- gli chiese Roberto non si ricordava cosa stesse guardando - cose del genere ti segnano- Roberto scoppiò a ridere, Silvio era sempre il solito, vecchio zuzzurellone. Un’alba, un tramonto, un nuovo giorno muore, un giorno già vissuto sorge. Riviveva giornate passate mille e mille volte durante la notte, al risveglio lo accompagnava una sensazione di amaro nel basso ventre che saliva pian piano al cuore. A dire la verità ne erano passate di giornate da quando Marilena, con quegli occhi che sembravano biglie, gli aveva detto le uniche parole banali che ogni volta pronunciate fanno lo stesso devastante effetto: ho bisogno di tempo, è meglio che non ci vediamo. Era scoppiato a ridere, Silvio, prima di rendersi conto che non stava davvero ridendo. Dopo un anno, Marilena. Dopo che avevo detto a tutti che ci saremmo sposati. Ma chi sono tutti in confronto al mio cuore? Dopo che avevo detto a me che ci saremmo amati per sempre. Ora una nuova creatura popolava coi suoi respiri quello stesso mondo in cui respirava anche lei. Rossa rossa , piccola, con i piedini praticamente in bocca. Come eri tu qualche anno fa.. Sarei voluto esserci per cullarti, per dirti che un giorno mi avresti ritrovato e mi avresti amato. Per farti giurare tacitamente, come non facesti mai, che lo avresti fatto per sempre. Silvio stava raggiungendo Nicoletta, con la quale aveva appuntamento in un bar del centro. Lo aveva chiamato e l’aveva invitato, e lui le doveva parlare, doveva chiarire, risolvere. - no, non m’intorti con le tue parole complicate- disse, accendendosi una sigaretta.- parla chiaro- aveva un liscissimo caschetto di capelli neri. Diceva di essere Dark. Che aveva combinato!una vera fanatica.. devi avere qualche problema se ti metti quelle cose enormi al collo, se ti buchi da tutte le parti.. Lo fissava perplessa. Quello sguardo che fino a qualche anno prima gli faceva venire i brividi ora lo infastidiva, era senza senso, senza spessore, due occhi di bambola. - vorrei che non ti facessi strane idee tra noi due.. beh, lo sai..- Nicoletta scoppiò a ridere, cacciando nuvolette di fumo. Ma chi era? Ma chi credeva di essere? - smettila di darti arie da gran donna, hai solo diciannove anni- le disse, bevendo un sorso della sua aranciata. Fermò di nuovo gli occhi in quelli di lei. Nuovamente non trovò nulla di interessante. - scusami, mi fai ridere.. dovresti vedere la tua faccia da cane bastonato- Silvio sentì il calore di una mano sulla sua - non ti devi preoccupare, io non m’illudo che mi ami o cose del genere.. ma siamo giovani e dobbiamo divertirci.. smettila con quell’aria da quarantenne frustrato!- come sempre metteva in mezzo argomenti semplici e diretti, scoprendo così la sua mentalità materialista.. Nicoletta non era una stupida, ma voleva diventarlo.. - mi guardi come se mi compatissi, invece devi compatire te stesso- tolse la mano – mi annoi, sei cambiato dall’ultima volta, quella ragazza ti ha fatto invecchiare- si alzò sbuffando Sarebbe sparita dalla vita di Silvio, ma non senza lasciare una traccia indelebile. Aveva tradito la memoria di Marilena, aveva infranto il giuramento di fedeltà. Se mai fossero tornati insieme, con che faccia l’avrebbe guardata? - Nicoletta, aspetta!- disse la sua voce, senza che lui avesse il tempo di fermarla. -..a casa mia non c’è nessuno…- Erano due mesi che non toccava la sua pelle, le sue braccia, non sentiva il rumore del suo sorriso, non la vedeva riflessa nel grande specchio dell’armadio, mettersi il gel in quei capelli indomabili. Due mesi e due giorni per la precisione. Sembravano di più. Deglutì, posò la bottiglia, guardò il beniamino quasi secco. Chissà da quanto la mamma non lo annaffiava.. quella svampita… - che fai?- se ne stava poggiata allo stipite della porta, con una mano in testa e gli occhi socchiusi. - Torna a letto..- - Che fai, mi dai gli ordini, adesso?dai vieni anche tu..- gli prese un braccio e lo trascinò per le scale. Nicoletta, Nicoletta, tenti di corrompermi, tenti di usarmi, tenti di riportarmi un anno indietro nel tempo.. ma ormai io sono perso e lo sai perfino tu, che l’amore non l’hai mai concepito. Silvio saliva le scale a due a due, il cuore stranamente batteva, gli occhi vedevano, la voce era ancora là. Perché non resuscitare? Perché no?! Roberto gli avrebbe stretto la mano, Michele gli avrebbe dato una pacca sulla spalla. Basta amore, basta stronzate da quindicenne depresso, c’era anche Nicoletta davanti a lui. - Mi fa male la pancia- Marilena stava male,le girava la testa. Silvio aveva fermato la macchina, lei si teneva la testa tra le mani. - e se fossi incinta?- - ma che dici? Sei solo influenzata…- le aveva preso tra le braccia e l’aveva stretta forte. Ecco, così l’avrebbe guarita, le avrebbe tolto tutte le sue stupide paure, l’avrebbe salvata dall’autodistruzione, l’avrebbe portata indietro - lasciami stare, non ho bisogno di nessuno- diceva, ma intanto non si liberava dall’abbraccio. Aveva sempre tante cose da dire e da rimproverargli, ma tanto lo sapevano tutti e due che la più fragile era lei. - mia madre vuole portarmi dal ginecologo.. ho paura che scopra..- Silvio aveva sorriso. In fondo cosa importava? Era tutto giusto.. logico.. non avevano fatto nulla di sbagliato di cui vergognarsi! Che lo scoprisse, la mamma! - tu non capisci…è molto più complicato: mia madre ha paura- tutta questa paura! Ma di cosa? Di chi? Siamo solo ragazzi, viviamo, ci amiamo. Marilena raccontava che sua madre non aveva mai amato. In tutta la sua vita aveva amato solo sua figlia e non concepiva che questa forma di amore. Una donna disillusa, cinica, a volte cattiva. “Gli uomini ti prendono solo in giro, per essere forte bisogna farne a meno..” Ed era così che adesso la pensava Marilena, sola nella sua stanza con la testa sulla scrivania? No, lei non era come la madre. Ma aveva paura di tutto, ancora una volta. Senza Silvio, con Silvio, rimaneva sempre la stessa povera stupida.. almeno così non avrebbe fatto del male a nessuno più, fuorché a sé stessa. Nel sonno sorrideva, chissà cosa vedeva con gli occhi chiusi. Magari solo nero. - con me accanto non devi temere nulla- aveva detto Silvio ed era partito di nuovo. Si tenevano la mano, ascoltavano la canzone stupida dell’estate. Solo un mese dopo si sarebbero lasciati, ma quel giorno di Agosto non lo sapevano ancora e respiravano in due. Sto qui e piango. Cosa ho fatto? Sto provando a dimenticarti ma mi sento solo un anima persa, uno spirito vagante. Cosa sei? Sei solo la mia droga, sei la mia malattia, tutto ciò che potrà solo distruggermi. Mi hai costruito ed ora mi spezzi. Non posso stare di fronte a te, impossibile premere l’interruttore e spegnere la luce che sei tu, mi sento solo un vegetale che continua a respirare. Sei solo come una fantasia lontana, un sogno inutile come pochi. Dove mi porterai se non all’Inferno? Sono malato.. mi rendi malato di te.. Non posso stare a pensarti, pensare me con te è ormai impossibile, scompare la tua immagine, rimane la tua presenza, per sempre. - questa volta parlo sul serio, vattene!- Nicoletta lo guardava perplessa - è almeno la decima volta che mi cacci dalla tua vita, ma alla fine ritorno sempre, lo sai..- poteva continuare a parlare per ore ma non sarebbe servito a nulla, la situazione non faceva altro che degenerare dalla festa, da quando aveva inserito Nicoletta di nuovo nella sua vita, nel suo corpo. E non ci era riuscito. In più si faceva schifo per tanti motivi. Uno dei quali era sé stesso. -Dammi la possibilità di essere la tua donna, io non ti farò soffrire- Sembravano dire gli occhi di Nicoletta: sperava da anni, chiedeva da anni, lo supplicava da anni. Occhi solitari, i suoi. Quasi quanto quelli di Silvio. Nicoletta aveva vissuto male i suoi diciannove anni, senza obiettivi, senza ragioni, senza affetti. Si conoscevano quasi da una vita, erano cresciuti insieme. Solo che ad un certo punto Silvio se n’era andato e lei si era persa. Non che dipendesse da lui(come da nessun altro) ma per una serie di coincidenze, quando aveva smesso di frequentarlo,era diventata una specie di ragazza oggetto per tutti quelli che la conoscevano. E così anche per Silvio, quando ritornava da storie dolorose si rifugiava nelle sue braccia, nelle sue labbra, nei suoi occhi profondi e vuoti. Quante cose avevano condiviso nonostante non avessero nulla in comune. Lei lo adorava, non poteva staccarsi da lui una volta buttatacisi dentro. Le era così difficile tornare al suo ruolo di ombra. Ma ci tornava sempre, con la coda tra le gambe. Come voleva lui. E pensare che aveva perso le speranze quando era comparsa Marilena, si era convinta che non sarebbe mai tornato da lei.. Invece.. - vattene- non poteva andarsene, non adesso che era così vicina. Che poteva toccarlo e sentire la sua risposta e non un vuoto incolmabile. Sentiva il suo dolore, molto simile al proprio. - siamo uguali- disse. Silvio sorrise. No, non erano uguali. Non potevano stare ancora un minuto insieme. Suonò il campanello. Era Michele. Appena in tempo perché Nicoletta fuggisse in bagno, a nascondere le lacrime. Era così brava a coprirsi con la sua aria da dark.. - ciao, come ti va? Sapevo che oggi non avevi niente da fare così..- - Michele? - Dai, che c’è da mangiare?lo sai che il pupo è minuscolo? poi c’ha una cosa piccola.. - Michele! - Sì? - C’è Nicoletta- Michele spalancò gli occhi, balbettò qualcosa, si guardò attorno. - in realtà sono venuto per dirti una cosa importante.. ma non è il momento- fece qualche passo indietro – chiamami quando sei libero- Silvio lo guardò allontanarsi. Meno di sei mesi prima, all’esame, Silvio era andato con una T-shirt e sotto il costume rosso di Homer Simpson. Tipico del suo carattere. Gli insegnanti avevano sorriso, Roberto aveva scosso la testa, Silvio aveva salutato tutti agitando le braccia. Poi si era accomodato ed aveva parlato per dieci minuti di fila. 100. Ovviamente. Nessuno si sarebbe mai aspettato un voto diverso, anche se il secchione della classe aveva pregato giorni e notti affinché questo non accadesse: detestava Silvio. E come dargli torto? Un tipo come lui o lo si ama o lo si odia, che ci vuoi fare. In quinta era diventato l’idolo delle ragazzine di prima per la sua abilità negli sport.. peccato che avesse smesso con le risse fuori scuola: lì le sue fans sembravano moltiplicarsi. Peccato che si fosse fidanzato e sembrava che fosse davvero innamorato. - com’è carino- disse Giulia, guardandolo palleggiare alla partita di pallavolo - ah, lui è Silvio. Fino all’anno scorso non era un granché..- - sarà sicuramente stupido..- - no, non lo è: ha ottimi voti- - vabbè dai.. mica è perfetto.- - sì, è perfetto..- - Nicoletta, ma come fai a sapere tutte queste cose?! Non è nemmeno della tua scuola!- - È il ragazzo che amo- Giulia scosse la testa, Silvio si girò a guardarle, Nicoletta fu scossa da un brivido. - mah.. non è niente di speciale..- Nello stesso istante anche Marilena guardava quella partita, con occhi carichi di orgoglio e, perché no, amore. Era sola, seduta sugli spalti. Sapeva che al mondo esistesse una Nicoletta, sapeva che Silvio era corso da lei a ogni litigio con le sue precedenti ragazze, ma era sicura. Non era gelosa. Quella ragazza sarebbe scomparsa dalla loro vita. Presto. Silvio sentiva freddo: nonostante non fosse più tempo di magliettine a mezze maniche indossava una T-shirt. Spirava un vento nuovo.. e pensare che fino al giorno prima.. - Michele!- L’amico era sopraggiunto correndo: ultimamente non era molto in sè. - mi tengo in forma per il tennis.. voglio migliorare in fiato..- ma a Silvio non interessava sapere questo. Voleva che Michele gli dicesse quello che c’era da dire. - c’ho pensato tanto, sai.. ho chiesto consiglio anche a Roberto:la cosa giusta è dirtelo- fece una pausa, prese fiato. Silvio strinse i pugni – ho visto Marilena con un ragazzo- silenzio - non aveva una buona faccia.. non lo so.. mi sembrava un tipo da cui stare alla larga.. non so se mi capisci..- silenzio - temo che si cacci nei guai- Silvio sorrise. - non sono fatti miei- disse e invitò l’amico a cena. Non sapeva proprio che pensare. Pioveva ed era tutto bagnato: le strade, le macchine, il portone, il citofono. Anche lui era bagnato, ma questo non contava. Si affacciò un ragazzo che appena lo vide spalancò gli occhi e fece una strana smorfia di stupore. Non si dissero nulla per un po’, entrambe però avevano la faccia tosta di rimanere a guardarsi per sempre. - allora è colpa tua!- disse Silvio, con la voce rotta dalla rabbia. Stringeva i pugni. - Non è colpa mia- urlò il ragazzo, che sembrava un tipo poco raccomandabile. Ovviamente non lo era. - Scendi, ti devo ammazzare - Non ne vedo il motivo…tornatene a casa, Silvio- - Mi hai tradito- la pioggia scrosciava – sei uno stronzo - Torna a casa..- Il ragazzo scomparve dietro la finestra. Silvio cadde sulle ginocchia. Come aveva reagito male! Sapeva di non averla dimenticata, ma non aveva nemmeno dato il tempo a sé stesso di calmarsi, di ragionare, di controllarsi.. e ancora una volta aveva fatto la sua entrata, la sua scena da attore consumato. Poteva tornarsene a casa, distrutto, bagnato, con il cuore tra le gambe. - che ci fai tu qui?- una voce. I brividi dietro la schiena. Solo lei era capace di questo. - Marilena - - Silvio..- Le guardò gli occhi e si perse dentro. Mai più avrebbe trovato due occhi così. - vuoi salire a casa mia? Sei tutto bagnato- aveva un tono dolcissimo, camminava lentamente, era pallida è un po’ più magra. La seguì per le scale. - sei il solito bambino.. io non sto con Giacomo, non ci potrei mai stare, lo sai..- sorrideva mentre apriva la porta. Come sempre quando pioveva, si tolse le scarpe, agitò la testa e bagnò tutt’attorno, rise, poggiò lo zaino sul tavolo. Era di spalle. - cambiati, ho un tuo maglione nel cassetto- disse. Stava succedendo tutto troppo in fretta, tutto troppo facilmente: non era possibile. Quella volta, lo sapeva perfino Silvio, era definitiva: quella volta Marilena non l’avrebbe mai più voluto vedere, un mese intero l’aveva chiamata e lei non aveva risposto, l’aveva aspettata fuori scuola tutti e trenta i giorni ma lei lo aveva mandato via. Ora era lì. Non era vero, stava sognando, stava immaginando.. la sua fantasia gli faceva un altro dei suoi scherzi.. - ti prego, non ho voglia di parlare. Facciamo finta di niente- Marilena entrò nella sua stanza, aprì il cassetto e gli porse il maglione, datosi che lui non lo prendeva. - No, non voglio assecondarti ogni volta. Io non ti capisco più.. che devo fare? Devo andarmene?- Silvio si scoprì deciso, Silvio voleva delle risposte perché quella ragazza si stava comportando male con lui. Lo stava tenendo in sospeso. Era di nuovo confuso, sapeva da quel momento in poi sarebbe stato ancora più difficile dimenticarla. Lo aveva recuperato dalle sabbie mobili buttandolo poi tra le braccia di un destino ancora più oscuro. - non lo so.. non sono pronta..- bussarono alla porta. Ovviamente era Giacomo. La piattola, da sempre alle costole di Marilena, il suo migliore amico che la amava e di cui lei non si era mai accorta. Giacomo: l’avversario, colui a cui Marilena voleva un bene infinito, colui al quale Silvio non poteva assolutamente paragonarsi: erano due persone diverse! Fu meravigliato di trovare Silvio lì, Silvio sorrise. Almeno una piccola vittoria l’aveva ottenuta. Cadde il silenzio, nessuno sapeva che dire, che fare. Nessuno, all’infuori di Silvio voleva chiarire una volta e per tutte, e anche lui era spaventato, non voleva fare mosse avventate. Così, decise di andarsene. Stare lì non gli piaceva più. Non si sentiva a suo agio. E soprattutto:non sentiva più l’amore di Marilena, non lo vedeva. Ci vedeva solo affetto. Quell’affetto che lui non desiderava. Quell’affetto che lei provava anche per Giacomo-la-piattola. Quell’affetto che aveva sempre temuto. Si mise il maglione e uscì di casa. Non pioveva più, ma non importava. Dimenticare. Solo dimenticare. Tanto freddo e vuoto nel cuore, probabilmente per la prima volta, si era trovato davanti una sconosciuta, o forse la vera Marilena: un’indecisa spaventata soltanto da sé stessa. Aveva davvero bisogno di lei? Della sua risposta mai certa? Delle sue lacrime? E va bene, la storia era finita... Non avrebbe più visto i suoi occhi. Anzi no.. li avrebbe cercati…li avrebbe cercati finché non li avesse trovati Ancora una volta sorrise come un bambino. Cadde una foglia davanti ai piedi, la evitò a stento. Di fronte a lui tramontava un sole rosso e visibilmente affaticato. Sorrise perché gli faceva un po’ pena, poveretto. Ultimo capitolo. Chiusura. Silvio, per la prima volta ti scrivo io qualcosa. Di solito elabori veri e propri poemi, carichi di te, che poi mi fai leggere emozionato. Invece ora io non sono con te, io non sono con nessuno. Sai, ci sono tante cose che non ti ho mai detto: parlavi sempre tu. Sento per te un sentimento di amore mai provato. E tu? Ci pensi mai seriamente al futuro? Dove sei? E Silvio camminava recitando una poesia di Catullo, dando calci alle pietre e pensando che, in fondo, tutto va come deve andare. - Nicoletta!-


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