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lavoro pubblicato lunedì 31 agosto 2009
ultima lettura lunedì 28 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sotto il segno dell'ofiuco. -PARTE 1-

di DarrenStevens. Letto 1001 volte. Dallo scaffale Horror

A chiunque si chieda quanti sono i segni dello zodiaco, si avrà per risposta: "12". La tradizione e i media da sempre raggruppano l...

A chiunque si chieda quanti sono i segni dello zodiaco, si avrà per risposta: "12". La tradizione e i media da sempre raggruppano le persone sotto questi dodici segni. Pensate che siano corretti?

SBAGLIATO.

La tradizione vuole infatti che esista un tredicesimo segno. Molto raro certo, ma esistente. Il nome di questo segno sconosciuto è Ofiuco. La rappresentazione grafica di questo segno è un uomo che sostiene un serpente sulle sue braccia; l'uomo per di più, è girato di schiena. E' un segno più unico che raro. Per appartenere alla congrega dell'ofiuco, è necessario nascere in circostanze singolari: quando un nuovo membro nasce, per consacrarlo all'ofiuco, un vetro si rompe, un frutto implode, un gallo canta e una tempesta si abbatte sul deserto. Coincidenze singolari eh? E' successo solo due volte di un bambino nato sotto questo segno. Il primo nato, nel 1780, è ormai deceduto nel 1822, per cause sconosciute. Si chiamava Orace Katneck, e abitava a Manchester,nel Regno Unito. Non era ben visto dalla popolazione, e venne giustiziato in quanto assassino. In effetti, aveva seviziato ben 210 persone in soli 10 anni.

Il secondo caso, risale al 1990. Galil Benneth, nasce il 13 marzo 1990 ad Hoffenheim, in Germania, in una famiglia devota e diligente. Galil, sin da quando era in fasce, si era fatto notare per essere differente dagli altri bambini. Ad 1 anno, sapeva già l'alfabeto a memoria, a 2 già andava in bicicletta, a 3 già sapeva parlare fluentemente l'inglese, oltre al tedesco naturalmente. A scuola aveva ottimi voti in tutte le materie. Un ragazzino perfetto, senza macchia. Galil però, ha un hobby alquanto singolare. Il pomeriggio, dopo scuola, invece di tornare a casa, approfittando dell'assenza dei suoi genitori per lavoro, passava per il bosco. Un bosco tetro, buio, spaventoso. Galil sembrava a suo agi, dentro a quell'impervio labirinto. Qualcuno aveva provato a seguirlo ma , chi prima e chi dopo, perdeva le sue tracce. La sera, tornava a casa, come se nulla fosse. Nel 2006, all'età di 16 anni, una ragazza di nome Diane, riuscì a pedinarlo senza farsi scoprire. Diane osservò Galil arrivare in uno spiazzo ed entrare in un piccolo rifugio di legno. Incuriosita, Diane si acquattò in un cespuglio vicino all'unica finestrella presente nell'umile edificio. La stanza era illuminata da una luce fioca, una candela probabilmente. Diane socchiuse gli occhi, nell'intento di poter seguire la scena più accuratamente. Riconobbe, infine, un volto familiare. Era Lena, una ragazza che abitava due case dopo la sua; avevano frequentato insieme le scuole materne, e da lì in poi si salutavano e nulla più. La ragazza era legata ad un muro, con la sola biancheria intima indosso, e un bavaglio in bocca. Lena piangeva disperatamente. Diane di avvicinò leggermente per avere una visione migliore. All'improvviso, un guanto nero, tirò leggermente la tenda. Diane rimase a bocca aperta, delusa. Rimase li seduta per qualche minuto, ascoltando il lento fruscio dei rami degli alberi, spinti dal vento invernale. Ad accompagnare il quadretto c'erano i gemiti della povera Lena, legata al muro per chi sa quale futile motivo. All'improvviso i gemiti si fecero più forti, e il rumore di una lama che viene arrotata riempì il bosco circostante. Di colpo, i gemiti di Lena si trasformarono in urla, pur sempre strozzate dal bavaglio. Questo strazio durò circa tre minuti, accompagnato da una lunga e sonora risata finale. Era stato Galil? Non era possibile, un così bravo ragazzo. Ora Diane tremava dal terrore. Poco dopo Galil uscì dal rifugio, non accorgendosi di Diane, ancora nascosta nel cespuglio. Quando fu certa che Galil fosse lontano, la ragazza uscì dal cespuglio e entrò nel rifugio, lasciato distrattamente aperto dal giovane. Entrata, Diane dovette trattenere un grido di terrore. Lena, come già sospettava, era morta. Quello che fece rabbrividire Diane, fu il modo in cui alla ragazza era stato impostala morte. Il corpo era disposto a mò di puzzle: testa, braccia, gambe erano staccati dal busto della povera ragazza. Diane non riuscì a trattenere le lacrime. Tirò fuori il suo cellulare per chiamare la polizia. "Batterie scarica" lampeggiava il display. Diane in preda al panico, cominciò a singhiozzare. Tutt'un tratto un colpo. La porta dietro Diane venne chiusa. Grandi mani impregnate di sangue la afferrarono per la vita e la trascinarono in angolo buio, soffocando l'ormai inutile pianto.



Commenti

pubblicato il 31/08/2009 21.13.36
fiordiloto, ha scritto: Sempre magico nel narrare i tuoi racconti! Wow! Ho grandi aspettative per il seguito! =)

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