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lavoro pubblicato venerdì 28 agosto 2009
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Airport Assault

di massi. Letto 855 volte. Dallo scaffale Pulp

Questo racconto come l'altro, fa parte di un ciclo di guerra contemporanea, ambientato in una ex regione russa immaginaria.

Mama Bear 5/8/2009, 10:28: Assalto all'areoporto

Siamo stati pagati bene per assoldare 10 membri e per sabotare l’aeroporto di Krasnostav.
Apparentemente l'ingaggio era buono e discutemmo nei minimi dettagli a bassa voce ad un tavolo di un vecchio cafè a Berlino, in una grigia giornata, tipica berlinese.
La valigetta che ci passò Gorislav, conteneva tutta la documentazione e una parte di soldi, l'altra metà del denaro data a lavoro completato. Ovvio, come sempre.
Alcuni giorni dopo, preparati i preliminari, arrivammo con un’ora di ritardo per colpa un violento temporale che si era abbattuto e aveva infangato di brutto le strade locali.
Nei campi intorno ad Olsha ci fecero trovare delle casse d’armi e munizioni.
La pioggia era finita e il vento tirava forte da nord, anche se ogni tanto continuava a piovere.
Avevo una strana sensazione. Quel vento m’infastidiva e in lontananza dei cani abbaiavano imbruttiti.
Non era giornata. Avevo un forte mal di testa e tirava una brutta aria.
In più nelle casse non avevano messo le cariche da demolizione, che coglioni.
Le informazioni che ci avevano passato Gorislav, parlavano di due obbiettivi primari che erano: un C130 e un Su25 da demolire, ma consigliava caldamente di controllare il villaggio d’Olsha, in quanto erano state segnalate presenze ostili. In più se avessimo colpito anche il radar a nord come obbiettivo secondario, il nostro compenso sarebbe aumentato.
Qualcosa non tornava, dovevamo fare troppe cose, gli AKM erano vecchi e non avevamo cariche. Il vento tirava forte. Mi rompeva le palle. Odio il vento forte!
Il capogruppo DuM3d0, sapeva il fatto suo, non si lamentava e ci dirigeva come meglio poteva. Le cariche le avremmo trovate strada facendo, disse risolutivo.
Ci aveva diviso in due squadre, una rossa e una verde.
Partimmo con circospezione verso il paesino d’Olsha a dare un’occhiata.
Quindici minuti dopo avevamo inquadrato una UAZ e alcuni soldati in che pattugliavano il paese. Dovevamo eliminarli tutti e velocemente o avrebbero avvertito i loro colleghi e per noi la situazione sarebbe sicuramente peggiorata. I rossi avanzarono da est e i verdi da sud, appena tutti erano in posizione, il capogruppo senza esitazioni confermò l’ingaggio.
Fare fuoco! FUOCO!
Molti spari, vetri rotti, pezzi di legno che saltavano per l’aria e sangue.
Gli amichetti non ebbero il tempo per pensare.
Ottimo.
Tutto in pochi secondi.
Uno dei nostri fu ferito lievemente e curato da Percy il medico.
In totale cinque morti e un ferito grave che fu giustiziato da Redking, con un colpo di pistola alla testa.
Sei morti, si riparte.
Avevamo fatto troppo casino, per sei soldati fatti fuori, sparando troppe cartucce inutilmente, maledizione.
Dovevamo però continuare il nostro sporco lavoro verso l’aeroporto.
Ci radunammo ed i più anziani, con il capogruppo, decisero per controllare anche la situazione all’obbiettivo secondario.
Alcuni erano molto nervosi, anche se l’attacco tutto sommato era andato bene.
Il radar distava pochi chilometri dietro una collina. Sicuramente non ci avevano sentito un po’ per il vento contrario, un po’ per la vallata dove era posizionato.
Il radar significava una paghetta straordinaria che faceva gola a tutti, ma allo stesso tempo ci esponeva a rischi maggiori. Però la decisione era presa andava fatto anche questo.
Strisciando a terra arrivammo al margine della collina, dove una stradina fangosa collegava, per poche centinaia di metri, il radar dall’aeroporto.
L’installazione, imponente, aveva due UAZ con circa 6 soldati di guardia e un ufficiale che smanettava su un display.
I rossi si posizionarono sulla cresta della collina, i verdi strisciarono fino alla strada, quando tutti i nemici furono inquadrati, iniziarono le danze.
Fuoco a volontà! E come sempre sprecavamo troppe munizioni.
Fu più facile del previsto inizialmente, ma per colpa della pioggia, la visibilità iniziava a scarseggiare e due ostili apparvero all’improvviso dal nulla seccando con un paio di raffiche due dei nostri!
Porca puttana! Non ci voleva.
Vendicammo i nostri compagni e giustiziammo quei due bastardi come maiali.
La pioggia ora era intensa e pure il vento.
Buttava male.
Avevamo perso due ottimi elementi e non eravamo riusciti a trovare le cariche per far saltare il radar.
L’obbiettivo si poteva considerare fallito, per ora.
Il nervosismo e la depressione si iniziavano a sentire.
Ci radunammo facendo il punto della situazione, scappare o rimanere? La Tango non abbandona, disse deciso DuM3Do.
Montammo sopra le UAZ e ci avvicinammo all’aeroporto lentamente, parcheggiandole dentro un bosco pronte per la fuga.
Il muro di cinta era vecchio e disconnesso, pieno di fessure, ottime per penetrare all’interno.
Con la mia ottica di precisione ed il mio fedele dragunov feci fuori una vedetta e tutto sembrò più fattibile.
Fermi tutti!!
ALT FERMI TUTTI.
Un rumore rapido di cingolati si fece sentire metallico nel fango.
Disperati tentammo di trovare copertura dove capitava o di infilarci dentro il muro, ma fu tutto quasi inutile.
Dannazione!
In qualche modo ci dovevano aver segnalato, forse uno di loro alla radio tower era riuscito a scappare e ha dato l’allarme.
I mezzi blindati iniziarono, con tutta la loro potenza, a fare fuoco su di noi, sul muro, in terra. Ovunque saltava tutto. I traccianti verdi sembravano meteore impazzite, Un rumore assordante, insistente e pauroso.
Uno di noi fu preso in pieno scoppiando come un’anguria.
I secondi sembravano giornate intere.
Altri strisciavano urlando. Una strage, e gli stronzi sparavano ancora e ancora!
Il team rosso e il verde non avevano più senso! La missione era totalmente fallita, l’unica cosa che contava in quel momento era salvare le chiappe e alla svelta.
Non so come facemmo a scappare, forse la pioggia forte. Forse i carri s’impantanarono, in ogni modo in quattro riuscimmo a raggiungere la UAZ e scappammo via in silenzio bagnati fradici a tutta velocità.
Bruciammo tutti i documenti e la valigetta.
Per alcuni giorni ci perdemmo di vista con la parte di denaro che avevamo intascato. Denaro amaro…
Gorislav fu trovato morto qualche settimana dopo in un vicolo cieco di Chernogrosk. Chissà in che cazzo d’intrighi si era cacciato. Una storia da dimenticare. Un’altra storia della compagnia Tango.
by mama bear



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