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lavoro pubblicato venerdì 28 agosto 2009
ultima lettura martedì 14 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Kill Ruminov

di massi. Letto 1117 volte. Dallo scaffale Pulp

Non so se so scrivere, però a volte mi diverto a farlo, so che leggere al monitor è faticoso e spero che la mia storia non vi annoi. Buona lettura......


Kill Ruminov

Il mare al tramonto nella Cala di Iguana era davvero splendido.
Sahrani era ormai un’isola libera. L’ONU provvedeva a far regnare la pace e io finalmente mi stavo gustando un gelato in riva al mare, un lieve venticello mi massaggiava il corpo troppo bruciato dal sole.
Dopo anni di servizio militare la mia licenza era meritatissima. Strano davvero ritornare in una terra dove solo poco tempo fa avevo combattuto duramente.
Indossavo un camicione hawaiano a fiori rossi e pantaloncini corti ricavati da una BDU in woodland stracciata, barba lunga incolta, cappello da baseball occhiali da tennista e infradito. Il perfetto hippie da spiaggia con borsetta kaki fino alle ginocchia e asciugamano sempre a portata di mano.
Mentre leccavo il gelato, una voce amichevole disse: << Ciao Santiago come te la passi?>>.
Impossibile che qualcuno mi conoscesse sull’isola, mi voltai, era Chris.
O cazzo. Che diavolo ci faceva li?
Ero in vacanza, non mi potevano rompere i coglioni anche li <<chris?!! Sei in vacanza pure te da queste parti? Incredibile come è piccolo il mondo … >> dissi con tono sarcastico e meravigliato.
Chris era un legale rappresentante della Royal, addetto all’intelligence per la sezione Tango, in pratica la maggior parte delle nostre missioni provengono dal suo ufficio. Rogne sicure.
<< Ti trovo in forma Mamma Orsa, questa licenza ti sta facendo davvero bene. No non sono in vacanza e ti devo parlare di un lavoretto extra... Noto con piacere che la tua ferita al polpaccio si è rimarginata dall’ultima missione. Bene mi servi integro e operativo! fatti trovare alle 20:00 al ristorante bluemoon, ti offro la cena. Sii puntuale Santiago.>> Si allontanò lentamente verso una BMW M3 blu metallizzata coupè con dentro Francy, la sua splendida collega e compagna con cappellone bianco e occhiali a specchio da gran signora. Mi salutarono con un sorriso da vecchi amici.
Ciao amici …
Improvvisamente il gelato era senza gusto. Lo buttai, mi era passata la fame ed era subentrato un giramento di palle.
Sicuramente erano cazzi amari, però non mi feci prendere dalle paranoie e andai in albergo per una sistemata. Aperitivo strong. Mi incamminai al bluemoon.
Erano le 20.00, avevo deciso di mangiare molto pesce, tanto pagava il capo.
Chris portava la barba lunga, occhialino da vista squadrato e capigliatura da velista anni 70. Aveva un modo di fare carismatico e cordiale, ti avrebbe potuto infilare una decina di grandi supposte solo per il tuo bene con gran maestria. In passato era stato un ottimo avvocato delle forze armate, ma ora aveva un posto di rilievo nella nostra PMC (private military contractor) e organizzava con una precisione da chirurgo i lavoretti difficili della sezione Tango. Sempre accanto a lui c’era Francy, la quale gestiva il gioco insieme a Chris e forse anche meglio di Chris, molto discreta con confidenza a dosi piccole ma estremamente gentile. Non era semplicemente bella, era una signora.
La serata scorreva piacevolmente, il pesce era davvero ottimo e il vino pure mi sembrava di stare fra amici, ma proprio mentre provavo quella bella sensazione, a circa tre tavoli dal nostro, entrò un uomo seguito da due gorilla, << è il nostro obbiettivo Santiago>> disse Chris :<< Si chiama Alexei Ruminov, alto esponente della ribellione a Chernarus e mafioso di spicco, gestisce il traffico di droga, prostituzione e vende le armi ai ribelli>>.
Mi raccontava il tutto con grande tranquillità, come se parlasse della sua aragosta che stava aprendo
<< Che ci fa qui nell’isola Sahrani? Gli americani non hanno ristabilito l’ordine? le forze internazionali mantengono la pace!! come fa un tipo del genere a muoversi da queste parti?>> chiesi mentre mi cimentavo ad aprire la mia aragosta.
<< Alexei è venuto qui con un volo privato, ovviamente non autorizzato è atterrato nel nord, nei pressi di Capo Santa Lucia, ci sono ancora dei focolai da quelle parti >> continuò dopo un sorso di vino, << si è portato con se un bel carico di droga, la scambierà per una patita di armi semi automatiche ed esplosivo che rivenderà alla resistenza di Chernarus … >>
<< Per un’operazione molto poco legale, almeno questo è quanto ci ha detto una nostra talpa>> aggiunse Fancy.
Mi girai lentamente e guardai Ruminiv ed i suoi due bestioni che mangiavano come maiali. Gentaccia … davvero brutte facce.
Finimmo di mangiare, Chris andò a pagare e Francy mi disse di seguirla. Arrivammo alla macchina e dal baule tirò fuori uno zainetto che mi consegnò. Mi dette un bacio sulla guancia <<fa attenzione Santiago, quelli non scherzano, qui dentro c’è tutto il materiale che ti sarà utile>>.
<<francy sono in vacanza! Non mi potete fare questo …>> aggiunsi.
La signora mi guardò intensamente, poi aprì la sua bella bocca << Sei l’unico uomo che abbiamo da queste parti, a Chernarus è tutto un gran casino e sta degenerando. Ormai è guerra aperta! I tuoi compagni come Sauron, Percy, Redking, Cec Killer, Flagg e tutti gli altri sono sempre in missione, stremati e saranno sicuramente coinvolti da questo attentato che sta programmando Ruminov. Devi aiutarli! È una fortuna che tu sia qui.>>
Che potevo fare? Presi lo zaino e mi incamminai silenzioso verso l’albergo e con la mano alzata salutai i miei due amichetti.
Fanculo.
I miei compagni erano in pericolo era l’unica cosa che mi importava in quel momento, ormai la mia vacanza stava finendo …
Nella mia stanza dell’hotel gettai incazzato lo zaino sul letto, e presi subito un drink dal minibar, poi guardai il contenuto dello zainetto: pistola glock silenziata, 2 caricatori, una busta gialla, documenti falsi, guanti, attrezzi da scasso, più altre cose utili e 1500 dollari in contanti con una stanza d’albergo prenotata a mio nome falso... La busta gialla conteneva le informazioni e alcune foto. La missione prevedeva in pratica:
Andare nell’hotel di Alexei, farlo fuori, all’interno della sua camera ci sarebbe stata una cassaforte con dei documenti, recuperarli e scappare senza lasciare traccia. Mi avevano scambiato per un killero e ladro… Sudavo. Il lavoro non mi piaceva affatto.
Smisi di pensare. Mi addormentai.
L’abergo di Ruminov era nella via principale di Ortego, il King Ortego Hotel, piccolo ma ben curato. L’avevo raggiunto in taxi, entrai nella hall dell’albergo e mi presentai col mio nome in falso: Santos Fuentes.
Con l’uniforme impeccabile, una fica paurosa di receptionist mi dette la chiave della stanza 25 sorridendo.
Davvero bella al mia camera, più bella dell’Iguana Hotel dove alloggiavo precedentemente.
Guardai l’orologio: erano le 08:25, iniziai a disfare il mio bagaglio e tirai fuori l’attrezzatura, la stanza del mio obbiettivo era 24, i Royal quando si muovono lo fanno alla grande. Mi avevano facilitato un po’ il lavoro. Volevo finire presto e levarmi dalle palle!
Per prima cosa andai a fare un giro di ricognizione dell’albergo con tanto di colazione. Mi ambientai. I russi non erano presenti.
Ritornai in camera, ero abbastanza nervoso, presi la Glok e la infilai nei calzoni, afferrai lo stetoscopio e cominciai a origliare alle parerti. Niente… o dormivano o erano usciti.
Decisi di non perdere tempo, sistemai tutto il necessario nello zainetto e con la mia chiave della stanza provai ad aprire quella dei miei vicini da classico “turista distratto”.
Dopo quattro tentativi nessuno aprì, quindi passai ad i miei piccoli attrezzi da scasso che avevo messo in tasca, li infilai nella serratura e clak si aprì dopo poco che smanettavo.
Piano piano la porta si spalancò, guardai dentro: corridoio con carta da parati a strisce rosse e bianche che raggiungeva un salotto, stanza simile alla mia ma molto più grande e lussuosa.
Entrai agilmente e chiusi la porta dietro di me. Estrassi la pistola silenziata e mi incamminai come un gatto fino al salotto, due camere, due bagni, saletta e balcone, controllai tutto. Tirai un sospiro di sollievo, erano usciti.
Mi dedicai alla cassaforte, che individuai dietro un bel quadro nella camera del boss. Con lo stetoscopio sentivo i clik clik della rotella che girava e i clak dei numeri giusti. Una combinazione abbastanza stupida da hotel.
Nel periodo di addestramento intensivo nella Delta Force ci facevano scassinare centinaia di serrature, io ero bravo fin da giovane e fu facile aprirla.
Dentro la cassetta di sicurezza c’erano parecchi soldi, dei documenti e un po’ di coca, presi tutto e lasciai la cassaforte aperta per far intendere che fosse stato un ladro qualunque, ma qualcuno aprì la porta principale.
Ci siamo…
Afferrai la pistola e mi asciugai il sudore nascondendomi vicino all’armadio della stanza da letto.
Dai passi sembrava una sola persona con una valigia o qualcosa di simile, fischiettava una canzone dei beatles. Entrò diretto in camera.
Senza nemmeno vedere, gli misi la pistola alla fronte. Cazzo era l’uomo delle pulizie che aveva in mano i lenzuoli puliti, io ero dietro di lui, non mi vide però lui capì al volo che era nella merda fino al collo.
Gli rifilai un fendente nei reni e col calcio della pistola lo colpii alla testa facendolo svenire. Fra i miei oggettini da lavoro, portavo anche del nastro adesivo molto resistente e fascette di plastica ottime per immobilizzare. Lo fasciai bene bene come una mummia coprendogli bocca e occhi, era un ragazzo indonesiano non superava i 25 anni ce l’avrebbe fatta.
Mi stava salendo il nervoso e sudavo freddo.
Non sapevo se portarlo nella mia stanza o rinchiuderlo nell’armadio… <<proprio ora dovevi venire a rompere i coglioni!>> era ancora svenuto.
Mille domande mi assalivano la mente: e se mi vedono con sto salame?
E se i miei amichetti rientrano tardi e questo stronzo non ritorna in reception?
Porca puttana!! Pensavo velocemente. Andavo a mille!
Lo lasciai nella camera da letto dentro l’armadio e vaffanculo, i documenti li avevo presi, decisi di uscire e di occuparmi dei russi più tardi.
Con circospezione uscii dalla stanza dell’obbiettivo senza far rumore, misi il cartellino Do not disturb alla mia porta, per fare poi un altro giro di perlustrazione all’interno dell’hotel.
Ancora niente.
Solo inutili villeggianti ma nessun sospetto, uscendo andai ad un bar di fronte all’hotel a prendermi un caffè, mentre tenevo gli occhi puntati sull’entrata, prima o poi sarebbe tornato Alexei.
Chiesi al barista dove potevo noleggiare una macchina, mi diede l’indirizzo di un garage a poche centinaia di metri.
10:42 ero riuscito in tempo record a noleggiare una Ford Fiesta rossa e per velocizzare il tutto rifilai 350 dollari al negoziante e mi ero messo a piantonare l’entrata del King Ortego Hotel all’interno dell’auto con un gironale.
Non sapevo se in quel lasso di tempo erano tornati i miei amichetti sovietici, ma comunque sarei stato pronto a fare qualche cosa. sudavo come una bestia.
Le mie paranoie mi formulavano strane domande senza risposte e mi facevo dei film mentali che finivano male.
Accesi l’autoradio per distrarmi: sahraniradio, trasmetteva un radiogiornale che parlava di alcuni scontri a fuoco a nord dell’isola dove alcuni caschi blu avevano perso la vita, seguito poi da vari spot pubblicitari assurdi, cambiai canale, per cercare della musica finendo su una stazione che faceva uno speciale su michael Jackson e mentre iniziava Triller, un suv Tuareg nero si fermò davanti all’hotel da cui scese Ruminov, seguito da uno dei suoi gorilla. Fumavano sigari e si incamminarono lentamente verso l’entrata ridendo e parlando. Il gippone nero trovò parcheggio poco più avanti e scese l’atro gorilla.
Come avrebbero reagito al casino nella loro stanza? Cassaforte svaligiata e un inserviente legato come un salame... che casino stava per succedere.
Non credo che avrebbero avvertito di certo la polizia, ma si sarebbero incazzati come tori.
Ero stufo, nevoso e volevo togliermi da questo impiccio prima possibile ma non dovevo avere fretta.
Stavo pensando a come beccarli: o aspettavo alla macchina per inseguirli dopo e al momento giusto farli fuori o scendere, andare in albergo e seccarli subito.
I tre porcellini sorridenti finalmente entrarono nel King Ortego Hotel.
Decisi di seguirli subito e da vicino, con la pistola nei calzoni. Lasciai lo zaino in macchina e mi misi il cappello da baseball in testa. Con passo deciso entrai pure io tenendomi a distanza di sicurezza dai miei obbiettivi.
Alexei il biondiccio con occhiali da sole rideva, chissà che cazzo avevano combinato. Sicuramente un buon affare con i loro traffici di merda. Si fermarono al bar del ristorante e fecero un giro di vodka, io nel frattempo li seguivo con discrezione. Erano le 11:00 quando si incamminarono verso la loro stanza.
Li precedetti a passo veloce e mi infilai nella mia camera, sentendo poco dopo il Dling dell’ascensore che si apriva e la loro parlata in russo. Tenevo le orecchie attaccate al muro lo stetoscopio lo avevo lasciato in macchina. Merda.
Aprirono la loro porta, i muri fortunatamente erano abbastanza sottili e riuscivo a sentire bene i loro spostamenti e la camera del boss era confinate con la mia.
11:05 l’inferno.
Il Boss si infuriò come una bestia! Sentivo che tirava calci e pugni su qualche cosa, forse sul letto. I due gorilla che si incazzarono anche loro. A quanto pare dovevano aver trovato la mummia che gli avevo regalato io e la cassaforte svuotata.
Ci fu un attimo di silenzio, probabilmente stavano slegando quel disgraziato e lo iniziarono ad interrogare rabbiosamente in un inglese un po’ stentato, credo che lo iniziarono a picchiare sul serio.
Non era un buon giorno per fare le pulizie avrà pensato quel ragazzo indonesiano.
Era ora di intervenire, tanto loro tre ormai non avevano più tempo da perdere in quella maledetta stanza, quindi io uscì dalla mia, la richiusi e mi posizionai davanti alla loro porta attendendo che uscissero anche loro. Come avevo previsto i tre spalancarono subito la loro porta, erano rossi in volto, io davanti a loro i quali mi squadrarono fulmineamente con odio feroce.
Fortunatamente nel corridoio non c’era nessuno. Erano ancora in fila nel corridoietto, con Alexei Ruminov davanti agli altri. Gli rifilai un calcio nello stomaco ributtandolo dentro la camera e facendolo cadere addosso agli altri due. Tirai furi la Glok e BanG Bang, due colpi alla testa.
Obbiettivo primario eliminato. Bang Bang due colpi al secondo stronzo di bodyguard dietro di lui che morì sul colpo. Il terzo Gorilla invece aveva fatto in tempo ad estrarre la sua pistola e freddamente mi sparò a casaccio senza beccarmi! Non ci voleva, con quella maledetta Tokarev aveva fatto un casino bestiale. Prontamente sparai a caso e lo presi alla spalla sinistra facendolo cascare. A terra il sangue iniziava a bagnare la moquette.
Scappai come un fulmine nell’ascensore e schiacciai subito il piano terra.
L’hotel era in subbuglio.
Gli spari di quel coglione avevano attirato l’attenzione di tutti, mentre i miei colpi erano silenziati. Arrivai al piano terra, molte persone si guardavano terrorizzate fra di loro e anche io feci la mia parte con la faccia stupita chiedendo cosa era successo al primo idiota di passaggio.
Molti iniziarono salire su per le scale, la reception stava chiamando la polizia, nel casino generale uscii dal quel cazzo di hotel.
Entrai in macchina e mi allontanai piano da buon turista verso qualche stradina laterale .
Avevo un mal di testa tremendo.
In lontananza udivo le sirene della polizia. Erano le 11:20, avevo imboccato la statale 60 che mi portava fuori Ortego verso Dolores, la strada era libera qualche camion qua e la, presi il cellulare chiamai Chris: << Ciao Mama Bear che mi racconti?>>.
<<credo di aver risolto i tuoi problemi che avevi all’albergo, amico mio e ti ho preso i giornaletti che mi avevi chiesto, ora ho solo bisogno di un passaggio all’aeroporto di Paraiso perchè vorrei tornare a casa, mi puoi aiutare?>>.
<<certo Mama, dove ci troviamo?>> guardai l’orologio erano le 11:50 e poi dissi a Chris <<ci troviamo sul lungomare di Iguana fra un’oretta, vedi di organizzare il mio rientro a casa amico mio sono un po’ stanco.>>
Riagganciai il telefono, inchiodai la macchina al golfo di Parato, tirai di naso la coca di Ruminov e mi feci l’ultimo bagno a Sahrani, promettendomi di non tornare mai più.
La vacanza era finita.
Tornai al fronte.
Mama Bear


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