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lavoro pubblicato lunedì 24 agosto 2009
ultima lettura martedì 12 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La colonia

di Violetta. Letto 1231 volte. Dallo scaffale Generico

Quand'ero bambina, figlia di separati, mia madre non poteva permettersi vacanze insieme a noi due fratelli. Siccome era scappata di casa a 17 anni s...

Quand'ero bambina, figlia di separati, mia madre non poteva permettersi vacanze insieme a noi due fratelli. Siccome era scappata di casa a 17 anni senza un diploma né una certezza e si era buttata nella nuova filosofia hippy, con le dovute tare riguardo al luogo e all'eco che poteva giungere dall'America e dall'Europa, partecipando perfino ad una comune fallimentare, noi bambini (io e mio fratello più grande di cinque anni) dovevamo contare su tutti gli aiuti dall'esterno e spesso cavarcela da soli. Grest, centri di aggregazione giovanile e zii acquisiti, erano pane quotidiano, oltrechè gite fuori porta da soli per raggiungere i suddetti. Di queste agevolazioni alla nostra forzata e, per mia madre, dolorosa solitudine diadica (poi per me da sola) faceva parte anche la colonia estiva. All'epoca il comune di Brescia proponeva le vacanze comunitarie per bambini in Liguria, a Pietra Ligure, in una splendida colonia vecchia con stanzoni enormi, gestiti in completa promiscuità (del resto eravamo solo bambini) e con divertimenti massimo per tutti. Io e mio fratello non ci siamo mai sentiti abbandonati laggiù, anzi eravamo ben felici di partecipare all'allegra anarchia che regnava insieme agli altri bambini. Le signorine, così chiamavamo le educatrici, povere ragazze assoldate per arrotondare con due soldi, fungevano solo da paracolpi alle nostre ragazzate nelle quali ovviamente i capibranco erano quelli più grandi. Solo il primo anno, a cinque anni in cui fui spedita in una colonia di suore stetti male. Erano severe, ti obbligavano a dormire il pomeriggio perché piccolo e io tutte le notti piangevo per tornare a casa. Nella colonia comunale si poteva stare ogni anno dai sei ai quattordici anni e io li feci tutti. L'ultimo anno di Pietra Ligure avevo undici anni, ero con mia cugina coetanea, ebbi la mia prima infatuazione. Un ragazzo di quattordici anni mi faceva il filo in modo molto rude e lo ignorai signorilmente tutti i quindici giorni; tra l'altro era l'estate di Come mai degli 883 e avevo la nausea a sentire questa canzone cantata da tutti in coro, ma non mi sentivo in colpa per quel ragazzo, un tale Daniele credo. A tredici anni si cambiò la località, andammo a finire nella riviera adriatica, nelle vie piene di colonie, in un orribile edificio moderno. Lì ebbi un'altra flirt e i primi approcci al gioco della bottiglia, ma i ragazzi erano presuntuosi, attenti solo alle ragazze con le cose al punto giusto, nemmeno attenti alla bellezza vera dietro a ciascuna femmina. Non che fossi brutta, però erano molto superficiali: senza apparenza o sfacciataggine non eri nessuno. Poi l'ultimo anno ci fu l'incontro con il mio personale dio greco in miniatura. Carmine era un ragazzino undicenne bellissimo: occhi verdi, pelle abbronzata, capelli castano chiaro e sorriso abbagliante. Era insieme ai genitori che facevano i cuochi per la colonia, venivano da Macerata in Basilicata e si fermavano tutta l'estate. Allora Carmine si aggregava a noi della colonia per non morire di noia. Lui mi volle avvicinare durante una triste festa della colonia, con Articolo 31- tranky funky e Lambada. Io ero scazzata, e sola come al solito, però mi piacque molto la sua cavalleria. Allora restammo insieme per quegli interminabili e brevissimi quindici giorni. (Avevo fatto amicizia anche con un ragazzino che sentì poi con me La donna, il sogno e il grande incubo degli 883 nel pullman di ritorno a Brescia) Carmine fu quello con cui cercai di sperimentare il mio appeal erotico da quattordicenne: ingenuo e spropositato, ed essendomi sviluppata in fretta, anche goffo. Tuttavia fu il primo a cui diedi il mio bacio alla francese (leggi: con lingua) e che mi fece volare. Eravamo in una parco buio, imboscati, io e lui, la mia amica e vicina di casa e il suo ragazzo. Nel buio assoluto di una panchina mi baciò con passione e rapidità, restai perplessa, ma dopo due minuti mi sentivo letteralmente camminare dieci centimetri da terra, rallentata e molto molto bene. Credo fossero le endorfine...ma che bel sentimento...

Da allora lui è una delle persone che vorrei rivedere, la colonia uno dei luoghi più belli, la mia comune hippy personale, e questa canzone, di cui allora ero drogata, la mia colonna sonora di quelle estati.

Ci vorrebbe il mare - Marco Masini

Ci vorrebbe il mare che accarezza i piedi
mentre si cammina verso un punto che non vedi
ci vorrebbe il mare su questo cemento
ci vorrebbe il sole col suo oro e col suo argento
e per questo amore figlio di un'estate
ci vorrebbe il sale per guarire le ferite
dei sorrisi bianchi fra le labbra rosa
a contare stelle mentre il cielo si riposa.
Ci vorrebbe il mare per andarci a fondo
ora che mi lasci come un pacco per il mondo
ci vorrebbe il mare con le sue tempeste
che battesse ancora forte sulle tue finestre.
Ci vorrebbe il mare sulla nostra vita
che lasciasse fuori, come un fiore, le tue dita
cosicch il tuo amore potrei cogliere e salvare
ma per farlo ancora, giuro, ci vorrebbe il mare.

Ci vorrebbe un mare dove naufragare
come quelle strane storie di delfini che
vanno a riva per morir vicini e non si sa perch
come vorrei fare ancora, amore mio con te.
Ci vorrebbe il mare per andarci a fondo
ora che mi lasci come un pacco per il mondo
ci vorrebbe il mare con le sue tempeste
che battesse ancora e forte sulle tue finestre.
Ci vorrebbe il mare dove non c' amore
il mare in questo mondo da rifare
ci vorrebbe il mare, ci vorrebbe il mare,
ci vorrebbe il mare, ci vorrebbe il mare.



Commenti

pubblicato il 24/08/2009 13.45.13
sothis85, ha scritto: mOMENTI VISSUTI COME RETAGGIO D'AMORE. VERAMENTE UN BEL TESTO.TVB.RUBEN
pubblicato il 24/08/2009 14.06.53
anais, ha scritto: bello..complimenti
pubblicato il 24/08/2009 14.14.48
fiordiloto, ha scritto: bella davvero! Bravvissima cara violetta! =)

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