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lavoro pubblicato martedì 28 luglio 2009
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I mortificati

di ClaudioNapoli. Letto 978 volte. Dallo scaffale Pulp

I MORTIFICATI “Strano... Ogni cosa viva si oppone alla vita in modo disperato. Ogni ...

I MORTIFICATI

“Strano... Ogni cosa viva si oppone alla vita in modo disperato. Ogni cosa morta si offre alla vita dolcemente...”, pensò la donna, mentre stava partorendo un bambino nato morto. All’inizio il bambino aveva lottato per uscire alla vita, ma poi si era fermato come per riposare. Si era fermato, e non si era più mosso. La donna notò quasi incredula di provare piacere all’abilità con cui il medico le estraeva col forcipe il piccolo, assurdamente avvinghiato alle sue carni esauste. Il dolore ottuso che le paralizzava l'essere cominciò a scomparire… La mattina le infermiere cercarono di consolarla raccontandole come, dopo l’operazione, avesse dormito come morta tutta la notte.

Le incombenze della sepoltura andarono al marito. All’agenzia funebre gli dissero che non era semplice seppellire bambini nati morti. Bisognava ottenere dal medico responsabile un certificato di avvenuto decesso, che avrebbe garantito la pronta attuazione delle procedure. –Siamo veramente mortificati, ma lei stesso capisce..., gli disse un giovane impiegato, già calvo, facendo un volto triste e costernato. “Beh, se le regole sono queste…”, pensò il padre del bambino in una docilità stordita dal dolore. Si mise in macchina e andò all’ospedale dal dottore che aveva seguito il parto. La sala accettazione era vuota. Finalmente comparve un’infermiera, che gli passò davanti veloce, affrettandosi al secondo piano. Gli spiegò che il personale dell’ospedale era in sciopero per i tagli del Governo.

–Io comprendo, signorina, ma ho un guaio serio. Mia moglie tre giorni fa ha partorito un bambino morto. L’infermiera si tese, diffidente: -E io che c’entro? Sono entrata in servizio ieri… -Lei non c'entra niente, le disse l'uomo, cercando di mantenere la calma, -il fatto è che ieri mi hanno dato il bambino. Non possono più tenerlo all’obitorio. Però all’agenzia mi hanno detto che senza il certificato del dottore non possono seppellirlo. Per ora il bambino lo tengo nella vasca da bagno, perché lì fa più freddo… Mia moglie prima non voleva entrare in bagno, oggi però ha avuto un attacco isterico e se ne è andata dalla madre.

L’infermiera raggrinzò il naso dallo schifo: -Il dottore responsabile doveva rilasciarle un certificato subito dopo l’accertato decesso del paziente. Noi che le possiamo fare? Il nome del dottore?

L'uomo le disse il nome.

-Ha una clinica privata. Qui opera una volta a settimana.

-Come una volta a settimana?! Altri tre giorni in quest'inferno?

-Guardi, sono mortificata, non dipende da me ... Si segni il nome della clinica e il numero telefonico. Gli dettò veloce i dati e corse via per le scale.

L'uomo raggiunse verso sera la clinica a C... . Nel parcheggio c'erano mercedes blu e SUV antiproiettile. Entrato nell'androne di marmo, vide un celebre deputato, accompagnato dalla scorta. Il deputato conversava con un omino grasso: il dottore che aveva fatto partorire sua moglie. -Signor dottore, mi aiuti! Il cadavere mi sta in bagno!

Tutti guardarono il padre del bambino con immenso stupore. La scorta portò le mani alle tasche interne delle giacche. Il dottore lo fulminò con lo sguardo, e con voce rauca per lo spavento e l'indignazione scandì: -Si rende conto chi sta importunando? Chi è lei? Di che cadavere delira? Risponda od ordinerò di chiamare la polizia!

Fu allora che la disperazione di quella giornata fece impazzire l'uomo, che urlò: -E tu a che cazzo pensavi, quando hai fatto mori' mi fijo, infame!
-Ah, la ricordo. Non potrebbe controllarsi? disse il dottore, e costernato bisbigliò al deputato: -Onorevole Magnamerla, mi perdoni per questo matto. Sapesse come sono mortificato...

Il pugno raggiunse il dottore tra la mascella e il collo. Il dottore crollò privo di sensi, senza aver fatto in tempo ad inchinarsi al Magnamerla: il padre del bambino morto lo aveva colpito mentre stava piegando le tozze gambe. L'uomo sentì una gioia così grande, che cominciò a ridere isterico. La sua risata fu l'ultima cosa che ricordò: dopo gli si gettò addosso la scorta.

I raggi lividi delle sirene giocavano con le ombre del suo volto, ispido di sangue rappreso. Spesso toccava le labbra spaccate per controllare se sanguinassero ancora. Non capiva perchè le costringesse a pronunciare parole che nessuno dei presenti avrebbe comunque ascoltato, ma l'indifferente ostilità dei poliziotti e della scorta non gli dava pace: -Sono mortificato, perdonatemi... Il bambino mi è rimasto in bagno. Mia moglie se ne è andata..., disse, ma le labbra si muovevano appena dal dolore: il poliziotto che si era fatto avanti non aveva sentito niente. Lo fecero alzare e lo portarono in commissariato.






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