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lavoro pubblicato giovedì 9 luglio 2009
ultima lettura martedì 29 settembre 2020

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I SOGNI DALLA CAVERNA

di antoniogaeta. Letto 1428 volte. Dallo scaffale Pensieri

    Questo racconto trae spunto dal recente saggio Uscite dalla Caverna, scritto da Hans Blumenberg, che a sua volta si rifà al mito platonico della caverna, in cui erano stati imprigionati gli uomini dagli dei, per evitare loro d.......

<img style="width: 449px; height: 447px" src="http://www.buscadero.net/indici/socrate.jpg" border="0" alt="Socrate" width="305" height="340" />

Questo racconto trae spunto dal recente saggio Uscite dalla Caverna, scritto da Hans Blumenberg, che a sua volta si rifà al mito platonico della caverna, in cui erano stati imprigionati gli uomini dagli dei, per evitare loro di attingere alle fonti della conoscenza.

Come si apprende al mito, gli uomini erano incatenati, in modo tale da potere guardare soltanto le pareti della caverna, sulle quali la luce proiettava le ombre di ciò che essi credevano il mondo reale: quello a loro precluso dagli dei. In questa condizione di schiavitù, le fantasie su ciò che accadesse fuori la caverna si moltiplicavano ed ogni giorno qualcuno cambiava alcuni aspetti delle precedenti versioni, già accolte da tutti. La condizione di privazione della libertà, si sa, lascia ampio sfogo alla fantasia, senza la quale chiunque morirebbe. Così le ombre di tutto ciò che passava sopra un muro che chiudeva per metà la stessa e che venivano proiettate sullo sfondo delle pareti della caverna, di volta in volta assumevano nella mente umana significati e scopi sempre diversi e sempre più creativi. Questo contribuiva non poco ad ideare e realizzare strumenti in pietra sempre più adatti a poter garantire loro la sopravvivenza, catturando gli animali che si rifugiavano nella caverna stessa. Oppure per scavare nella roccia e far affiorare l'importantissima acqua, per bere, per cucinare e per lavare i propri corpi.

Un giorno Socrate, dopo aver provato per giorni e giorni, riuscì a rompere, su un sasso acuminato, le catene che lo tenevano prigioniero e subito esultò con un urlo di gioia e di grande entusiasmo. Stava per aiutare gli altri a rompere anch'essi le rispettive catene, quando fu da loro bloccato. Tutti concordarono di non farlo e gli consigliarono di andare in avanscoperta, per poi riferire loro ciò che avesse visto fuori della caverna.

Socrate, comprese la prudenza degli altri suoi simili e si avviò alla volta del muro che lo separava dalla vita reale. Appena giunse sula sommità del muro, si accorse che le immagini che essi avevano sempre visto fossero in verità quelle di statue di terracotta, fatte ad imitazione degli esseri umani. Statue il cui basamento scorreva su binari di legno, grazie ad un ingegnoso gioco di carrucole e di corde, mosse da animali da tiro. Quest'ultimi erano amministrati da uomini veri, ai quali Socrate chiese il motivo di questa messa in scena. Essi risposero di obbedire ai voleri dei loro capi e, soprattutto del più grande di tutti i capi: l'ideatore di quella messa in scena chiamata con il prosaico nome di teletrasmissione e per questo motivo molto amato dagli dei.

Socrate, poi notò che il cielo fosse sempre grigio e che le nuvole coprissero costantemente il Sole. L'aria fosse irrespirabile, piena di gas e di particelle non meglio identificabili. Continuò a girare per capire, finché si imbatté in qualcosa che somigliava ad una biblioteca. Egli non sapeva che questo fosse il suo nome e, quindi, chiese ad uno dei passanti cosa fosse lo strano edificio diverso dagli altri che aveva attirato la sua attenzione. "Non vedi che è una biblioteca ?" gli rispose il passante, brontolando e con un fare molto sgarbato.

Socrate non diede molto peso alla mancanza di cortesia dell'uomo, perché egli 'sapeva di non sapere' ma gli altri, gli uomini fuori la caverna, certamente sapevano tutto ! Così si diresse verso l'edificio. Entrò e qualcuno gli chiese di scrivere il proprio nome. Egli rispose: "Mi chiamano Socrate. Tuttavia, non so se questo sia il mi vero nome !" L'altro, di rimando gli disse: "Si, ma come ti firmi ?". Socrate allora, non sapendo cosa rispondere, disse a sua volta: "So di non sapere". All'uomo la sua risposta sembrò coerente e lo fece entrare. Appena fu dentro si guadò intorno ed immense pareti piene di libri lo circondavano su ogni lato di qualsiasi ambiente dell'intero edificio. Socrate, nel tentativo di capire, ispezionò tutti gli ambienti, finché ebbe un'intuizione geniale. Chiese alla signora che prendeva i libri e li consegnava a coloro che leggevano se in quel posto fosse possibile sfogliare un libro per imparare a leggere. "Certamente ! - rispose la gentile signora - siamo pieni di questo tipo di manuali ! Da quando l'ignoranza totale domina il mondo, noi siamo tra i pochissimi luoghi che conservano i reperti del passato: quindi anche i libri di grammatica e di sintassi. Ci chiamiamo ancora 'biblioteca'. Tuttavia, anche questo sito, assumerà la denominazione di 'museo' !"

Socrate iniziò ad apprendere il linguaggio parlato, nella forma di regole grammaticali e sintattiche. Intanto nella caverna gli uomini continuavano a fantasticare e la loro speranza di migliorare la propria esistenza aumentava di giorno in giorno. Socrate, infatti, ogni settimana si affacciava dal muro e lanciava loro degli oggetti, gridando ai suoi compagni il nome degli stessi oggetti, che riusciva a raccogliere ovunque fosse possibile.

Un giorno Socrate, che aveva imparato tute le regole grammaticali e sintattiche, vide nelle biblioteca un libro sulla cui copertina era scritto: "Apologia di Socrate", tratta dai Dialoghi di Platone". Incuriosito lo chiese per leggerlo e si immerse nella sua lettura. Si trattava di una storia incredibile e, tuttavia, vera. Essa narrava della vita di un grande sapiente, che aveva il suo stesso nome. Questo sapiente, dopo aver esposto ai suoi concittadini tutte le sue teorie sulla 'maieutica', che era l'arte di riuscire a far venire alla luce del Sole tutta l'ignoranza degli esseri umani, apprese che il tiranno di Atene (questo il nome della città del sapiente) decise di farlo imprigionare incolpandolo di aver corrotto i giovani ateniesi: cosa che egli non aveva assolutamente fatto. In questo modo, il tiranno poté dare ordini ai suoi carcerieri di sottoporlo alla somministrazione giornaliera di una bevanda a base di un' erba velenosa, per farlo morire lentamente, senza che i suoi concittadini potessero accusarlo di omicidio.

Resosi conto che ciò che aveva letto corrispondesse alla realtà che egli stava apprendendo ogni giorno che trascorreva fuori la caverna, Socrate ebbe un'illuminazione, pur in assenza di luce solare. Corse vero la caverna, scavalcò il muro e giunse dai suoi compagni. "Udite ! - disse ad alta voce - Udite tutti. Abbiamo creduto per anni ed anni che quelle immagini riflesse sulle pareti della nostra caverna fossero di uomini e di donne veri. Tuttavia, esse sono soltanto statue, manovrate da uomini veri, che obbediscono ad ordini di altri uomini, i quali hanno tutto il potere. Quindi, miei cari amici, vi prego, restiamo qui e continuiamo a sognare. Il sogno è migliore della realtà !". A quelle parole scese un silenzio tombale in tutta la caverna, presagio di cose molto funeste. Tutti gli uomini, infatti si diressero, trascinando le loro catene, verso Socrate e gli dissero: "Fratello Socrate, se quello che dici è la realtà, noi non possiamo crederti. Tu ci inviti a restare qui dentro per tutta la vita e così anche i nostri figli e le generazioni future. Ebbene, se quello che tu dici fosse vero, anche i nostri sogni svanirebbero. I bei sogni, infatti, sono sempre il riflesso dell'anima che ambisce ad una vita migliore. Ora tu, con le tue parole, dopo aver conosciuto il mondo reale, stai distruggendo anche i nostri sogni. Stai uccidendo le nostre anime e, quindi, noi tutti. E' per questo che meriti la morte anche tu.



Commenti

pubblicato il 09/07/2009 1.29.32
antoniogaeta, ha scritto: Buona meditazione

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