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lavoro pubblicato domenica 28 giugno 2009
ultima lettura martedì 25 giugno 2019

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La pianta umana, Otto e l’uccello

di antoniogaeta. Letto 1430 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questi, pur non convinto che le sue pene fossero finalmente finite, accolse l'invito e si recò presso l'abitazione della signora Lago, munito di un grande vaso da pianta d'interni e di un sacco pieno di terra...

<img style="width: 439px; height: 372px" src="http://www.taccuinodiviaggio.it/home/images/stories/img-incontri-autore/altalanga-alex002.jpg" border="0" alt="La pianta umana" width="200" height="284" />

La signora Lago dopo qualche settimana riuscì a far pervenire un messaggio al signor Pino con il quale lo supplicava di tornare, perché non avrebbe potuto vivere senza di lui.

Questi, pur non convinto che le sue pene fossero finalmente finite, accolse l'invito e si recò presso l'abitazione della signora Lago, munito di un grande vaso da pianta d'interni e di un sacco pieno di terra.

La signora Lago lo accolse a braccia aperte come non era mai successo prima di allora e lo riempì di baci, di abbracci e di carezze, non badando neppure al vaso ed al sacco di terra, che il signor Pino posò in un angolo del pavimento, prima di recarsi in bagno per lavarsi e di essere ospitato nel letto della signora Lago.

Dopo che ebbero fatto l'amore, con grande intensità e con tutta la passione che essa non aveva mai espresso prima di allora, il signor Pino si limitò ad indossare le sue mutande, quindi si portò nei pressi del vaso e del sacco di terra.

Con grande stupore della signora Lago, il signor Pino piantò i propri piedi nel vaso, ricoprendoli della terra già contenuta nel sacco, che svuotò con grande cura ed attenzione, per non sporcare il pavimento. Quindi assunse la posizione di una pianta d'appartamento e, dopo aver asserito che di lì non l'avrebbe più mosso nessuno, attese che arrivasse il signor Ocram.

Egli sapeva che questi non si sarebbe limitato a riportare alla sua mamma la piccola Airali e che avrebbe, come sempre, preteso di restare in quella casa e di dormire nel letto adiacente quello della signora Lago.

Il signor Ocram rincasò ed ai suoi occhi apparve una scena cui non avrebbe mai voluto assistere in vita sua. Con grande divertimento della piccola Airali il signor Pino restò immobile e del tutto estraniato rispetto all'ambiente circostante: con gli occhi ben fissi in direzione di un quadro della stanza.

"Cosa significa tutto questo ?" esclamò il signor Ocram rivolto alla signora Lago.

Questa avrebbe potuto rispondere:

a) Vedi, io per una vita ho mentito spudoratamente sul mio rapporto con quest'uomo ed ora, poiché non posso più fare a meno di lui, egli si è piantato a casa mia e nessuno potrà più mandarlo via;

b) Mah ! Dopo aver fatto l'amore sembra che abbia deciso di diventare una pianta del mio soggiorno. Ti da fastidio per caso ?

c) Purtroppo ero a corto di piante d'appartamento ed ho telefonato al vivaista, il quale mi ha portato questa specie di pianta umana. Ora resterà qui perché mi sono già affezionata a lei e tu. . . fa un po' come ti pare !

Tuttavia, la signora Lago si limitò a rispondere: "E' arrivato con un vaso ed un sacco pieno di terra. Ha piantato i piedi nel vaso, ricoprendoli con il terreno, ha detto che nessuno lo sposterà più di lì !". Quindi, allorché il signor Ocram asserì che il signor Pino fosse impazzito e che occorreva chiamare il pronto soccorso ospedaliero, la signora Lago alzò occhi e braccia al cielo, in segno di disgrazia e di dissociazione e si ritirò nella sua stanza.

Il signor Ocram stava telefonando all'ospedale, allorquando il signor Pino, con due grandi balzi si portò nei pressi della portafinestra del balcone della stanza. Quindi l'aprì e con un ulteriore balzo si portò sul parapetto. Il signor Ocram, sempre più sconvolto ed esterrefatto, non fece in tempo neppure a gridare. La piccola Airali rimase ammutolita e non parlò per almeno cinque anni di seguito.

Il signor Pino aveva scavalcato il parapetto e si era letteralmente gettato di sotto.

Fortuna volle che il peso del vaso lo facesse cascare in piedi sul tetto di una automobile, che in quello stesso momento stava entrando nell'area di sosta sottostante il palazzo, dove abitava la signora Lago.

Il signor Pino aveva sfondato il tetto dell'auto e si era conficcato tra la lamiera, riportando gravi ferite con prognosi di un mese di guarigione.

In quel periodo il signor Pino riuscì a non pensare a tutto quello che aveva dovuto subire a causa della signora Lago. Tuttavia, l'idea di uscire dall'ospedale l'assillava, perché temeva che essa avrebbe potuto nuovamente far leva sul suo sempre più irrazionale amore per lei e per la piccola Airali, inducendolo a commettere pazzie peggiori di quella già vissuta.

Approfittò, pertanto, di un esperimento in corso presso il laboratorio psichiatrico per farsi recidere alcuni collegamenti sinaptici, nei lobi cerebrali preposti a regolare le funzioni del cuore. Questo perché, tra le funzioni del cuore, la più importante è quella di amare.

Grazie a questo riuscitissimo intervento chirurgico, il signor Pino riuscì finalmente a non amare più la signora Lago.

Durante i mesi di degenza ospedaliera successivi all'intervento cerebrale, egli conobbe tutti i ricoverati e tra questi gli capitò di approfondire i rapporti con un vecchio, che diceva essere un nipote di uno sciamano della Nuova Guinea. All'inizio il signor Pino non gli credé, ma poi dovette assistere con i suoi occhi ed ascoltare con le proprie orecchie a degli accadimenti molto strani che, tuttavia, parlavano bene delle capacità, quanto meno istrioniche, dell'apprendista stregone.

Il suo nome era Otto e sosteneva che derivasse dal tedesco e che nella mitologia germanica il numero otto avesse un significato magico, in quanto multiplo di quattro.

Il signor Pino al momento rise di cuore, asserendo di sapere che il numero magico per eccellenza fosse il tre e non il quattro, ma poi questi gli raccontò che fu la religione cristiana ad esaltare l'idea della trinità. Tuttavia, secondo un'antica leggenda ebraica, quando Dio creò Adamo, incominciò con il raccogliere polvere di colore rosso, giallo, nero e bianco dai quattro angoli del mondo, così che Adamo si estendeva "da un confine all'altro del mondo". La ragione di questa leggenda sta nel fatto che, come ha dimostrato il grande psicanalista Carl Gustav Jung, il nucleo della psiche (il sé) si esprime normalmente secondo configurazioni dalla struttura quaternaria. Quando il nobile principe Siddhartha, prima di divenire l'Illuminato (o Buddha), scrisse del "nobile sentiero delle otto diramazioni" del Dharma, egli non fece altro che esprime questa struttura quaternaria del nucleo della psiche. Le motivazioni, continuò Otto, risiedono nel fatto che, la coscienza primitiva dell'essere umano, fin dall'alba dell'umanità, ha interiorizzato i quattro punti cardinali dell'orientamento terrestre, stabiliti dal percorso del Sole. Il nostro astro, infatti, ne fissa due: quello in cui sorge e quello in cui tramonta. Gli altri due si deducono con l'intersecazione simmetrica. Per necessità di maggiore precisione, nell'indicazione del sentiero da percorrere, gli uomini stabilirono altri quattro punti intermedi tra quelli cardinali, portando la dimensione spaziale del nucleo centrale di orientamento della psiche al numero otto. Tutto ciò che l'uomo primitivo apprese nell'incontro con l'ambiente circostante gli venne da queste fondamentali otto direzioni del piano spaziale all'interno del quale opera la vista, ma anche l'udito. Tutto ciò che esisteva intorno a lui era localizzato sul piano dell'orizzonte: il sopra era sempre e comunque cielo ed il sotto era sempre e comunque terra o acqua.

Queste furono importanti apprendimenti per il signor Pino che, tuttavia, non potè smettere di meravigliarsi circa i prodigi di Otto.

Un giorno un malato si rifiutò di ingerire le solite medicine e si ribellò a medici ed infermieri, dicendo di essere lì per tentare di continuare a vivere e non per morire di intossicazioni da farmaci. Otto, che non poteva muoversi dal suo letto in quanto paralizzato negli arti inferiori, chiese ad un'infermiera di far sputare quell'uomo in un catino grigio scuro e quindi di portarglielo, senza bruschi movimenti che potessero procurare un'alterazione della configurazione dello sputo sul fondo del catino.

L'infermiera sbalordita si rifiutò, ma il signor Pino, che aveva un buon rapporto con tutti, la pregò con un gran bel sorriso di assecondare Otto, promettendole di corteggiarla per tutto il tempo residuo della sua degenza. L'infermiera, per non rischiare di arrossire, si girò in direzione del bagno e con un gesto di finta disapprovazione si diresse a prendere il catino grigio.

Dopo che il malato che rifiutava i farmaci, sebbene sorpreso della richiesta di Otto, fornì l'esibizione dello "sputazzo" e dopo che l'infermiera, con volto visibilmente 'schifato', ebbe portato il catino ad Otto, questi prese ad osservare attentamente il fondo. "Che cosa vedi ?" gli chiese il signor Pino, molto incuriosito ed interpretando la domanda che avvertiva provenire da tutta la sala in cui erano ospitati i degenti in questione. Otto non rispose subito, perché molto assorto nel cercare di capire. Dopo qualche minuto asserì: "E' un uccello ! Si è proprio un uccello ! Senza ombra di dubbio !". E mostrò lo "sputazzo" al signor Pino, come per chiedere conferma se anch'egli fosse riuscito ad individuare nella forma la sagoma di un uccello.

Il signor Pino guardò attentamente, ma gli riuscì difficile individuare in quello "sputazzo" la sagoma di un uccello. Tuttavia, Otto gli fece notare due diramazioni laterali che somigliavano proprio a delle ali spiegate, la parte superiore con un pizzo del tutto simile ad un becco, mentre la parte inferiore con una coda a forbice. "Effettivamente - asserì il signor Pino - potrebbe essere la sagoma di un uccello ma che significa ?" Tutti i degenti della camerata attendevano con ansia la risposta di Otto a quella domanda, perché se l'erano posta fin da quando egli avesse chiesto all'infermiera di far sputare nel catino il ricoverato che aveva rifiutato i farmaci.

Otto non si fece attendere: "Soltanto coloro il cui organismo non può più di essere intossicato dai veleni dell'alimentazione di oggi, costituiti dai farmaci di sintesi, manifestano un legame con le leggi naturali. Questo può far pensare ad una cura del tutto diversa per i propri malanni. Tale cura può avvalersi delle erbe officinali ovvero degli elementi naturali alla base dell'omeopatia, ma ancor di più essa si avvale dei collegamenti magici con le leggi dell'Universo e del nostro pianeta in particolare.

Se noi riuscissimo a percepire i collegamenti del nostro corpo con tutto il resto del Cosmo, sapremmo sempre cosa ci manca e di cosa soffriamo veramente. La malattia non è altro che allontanamento dell'organismo dalla capacità di percezione degli influssi elettromagnetici che ci vengono dall'interno e non dall'esterno degli esseri viventi e di tutte delle cose esistenti. Avere la capacità di percepire significa anche collegarsi armonicamente con gli aspetti meno conosciuti degli esseri viventi e delle cose circostanti, nel tentativo di dialogare con essi e poter ottenere benefici ed appagamento di desideri. Questa capacità si chiama "magia".

Un tempo gli sciamani erano coloro che più di ogni altro possedevano questa capacità di trascendenza, grazie alla quale riuscivano ad avere conoscenza di eventi lontani ovvero di fatti di cui si ignorava consciamente natura e provenienza. Essi si immergevano in uno stato di trance, che permetteva loro di stabilire questi nessi o collegamenti ed acquisire le conoscenze necessarie per poter modificare gli eventi a favore di situazioni collettive ovvero individuali. In una caverna, in territorio di Lascaux in Francia, c'è dipinto uno sciamano, in stato di trance, con una maschera d'uccello e lì, vicino a lui, un uccello appollaiato su di un bastone. Gli sciamani della Siberia hanno indossato costumi da uccello fino a pochi anni fa, volendo con questo significare che essi possiedono il dono di percorrere in lungo ed in largo il mondo delle percezioni e delle conoscenze sovrannaturali, alle quali noi possiamo accedere soltanto per pochi attimi, grazie alle visioni ed alle intuizioni.

Io ho intuito che quel signore, nel rifiutare in modo così deciso i farmaci che per altri costituiscono l'unica salvezza, stesse in realtà chiedendo cibo per la propria anima e fosse pronto per spiccare il volo d'uccello che gli permette di accedere ad alcune verità su se stesso e su ciò che lo circonda, trascendenti le forme apparenti. Per capire se la mia intuizione fosse esatta l'ho indotto sputare, poiché tutto ciò che viene da dentro è rivelatore del bisogno dell'anima. Avrei potuto consegnargli dei bastoncini e chiedergli di concentrarsi intensamente sui propri desideri più intimi, prima di lanciarli in aria per farli cadere sul pavimento. Anche in questo caso, dalla forma che i bastoncini avrebbero abbozzato, avrei avuto modo di capire la natura del desiderio interiore. Non diversamente i maestri indovini cinesi, dediti alle arti divinatorie zen, riuscivano a capire l'animo umano e a predire gli accadimenti di ciascuno".

"I Ching !" asserì qualcuno in sala.

Otto concluse la sua spiegazione, asserendo che la forma d'uccello dello sputo, del signore che aveva rifiutato i farmaci, stesse a dimostrare il suo grande bisogno di volare in alto e di allontanarsi dalla vita che conduceva e che lo aveva portato alla malattia.

"Se tutti potessimo risolvere i nostri problemi con la spiritualità - asserì qualcuno in sala - potremmo fare a meno di andare a lavorare, di mettere su famiglia e di 'sgobbare' per far crescere i figli, che sono anche irriconoscenti !"

Intervenne il signor Pino che si sentì di commentare in questo modo le affermazioni scettiche appena udite: "Lavorare per la stragrande maggioranza degli esseri umani è certamente una necessità. Tuttavia, mettere al mondo dei figli non è un dovere né civile né morale, come non lo è quello di sposarsi e di convivere obbligatoriamente con qualcuno. Quindi, se noi tutti evitassimo i luoghi comuni e gli errori dei nostri padri e delle nostre madri, potremmo con maggiore facilità prendere nelle nostre mani le nostre vite e decidere come meglio spenderle, senza farci influenzare da nessun prete, da nessuno politico, da nessun imprenditore e da nessun imbonitore televisivo". Tacquero tutti e tutti meditarono a lungo su quanto quel giorno in ospedale fosse accaduto e quanto lontano da lì i discorsi li avessero portati: nessuno escluso.



Commenti

pubblicato il 28/06/2009 22.42.43
antoniogaeta, ha scritto: Si tratta di un racconto di tre anni fa circa. Tuttavia, molto attuale.
pubblicato il 28/06/2009 22.53.45
fiordiloto, ha scritto: Niente male! E' sempre un piacere leggerti!

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