ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 23 giugno 2009
ultima lettura martedì 12 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Innammirato

di mostriciattolo. Letto 711 volte. Dallo scaffale Pensieri

Nè bella né brutta, un tipo. Quando per inseguire ciecamente una passione se ne trascura troppo un'altra.........................

Arrivò in spiaggia con passo lento e circospetto, come inseguendo una passerella virtuale. Saggiò con sguardo alla terminator l’angolo più idoneo a srotolare la sua stuoia in paglia naturale, da poco rammendata su un lato perché la fettuccia verde – un po’ sgranata – aveva concesso a qualche fuscello impertinente di liberarsi. Lei non avrebbe mai rinunciato al pendant con cappellino, infradito e borsa; ago e filo s'eran dunque resi necessari. Che disagio altrimenti, mio Dio...

Sperando inutilmente di sentirsi osservata, individuò il suo angolino di relax.

Maria Giulia dispiegò la stuoia, quindi con grande cura sciolse il pareo fiorato, fasciato a mo’ di turbante in vita, ed ordinatamente lo ripiegò più volte su se stesso, con esagerata meticolosità, quasi stirasse a vapore una federa da riporre nel cassetto delle lenzuola.

I segni del tempo sul corpo esile e minuto non le impedivano d’indossare un due pezzi Triumph giallo a fiori forse un po’ troppo consistente, che riprendeva il motivo del pareo. Nulla di succinto, anzi e semmai più stoffa che curve, più contenitore che contenuto, soprattutto a livello del busto. Ma non sembrava curarsene troppo e si sentiva ancora abbastanza carina, sebbene la denominazione con cui più spesso amasse definirsi – o meglio, con cui le altre amiche la identificassero – fosse né bella né brutta, diciamo un tipo. Comunque, meglio un tipo che una bruttina stagionata, vah.

Già, un tipo- rimuginò comunque Maria Giulia, riponendo in borsa la paglietta con la tesa color verde foglia – un modo alternativo per marchiare una che ormai quasi nessuno più si fila, e che spesso trascorre davanti alla tele i sabati sera, a vedere c’è posta per te tra lacrime e pizze scongelate. Eppure prima di superare gli -anta ero bella, ammirata e contesa, non solo un tipo, come oggi. Ripensò al suo ex di qualche anno prima, Mauro, quello che la trovava (ma soprattutto, la faceva sentire) bellissima, quello che lei stessa aveva abbandonato al suo destino, in parte perché dominata da altre ambizioni… voleva fare l’artista, ed alla pittura aveva finito col sacrificare tempo, aspirazioni e un po’ sì… il fidanzamento. Ma la motivazione principale per tutti era stata incompatibilità.

Dentro si sentiva dunque un’artista, e per seguire il suo sogno di rendere inscindibili passione e professione aveva trascurato un po' troppo il resto, Mauro compreso, illudendosi che fama, soldi e soddisfazioni fossero un irrinunciabile trampolino di lancio verso chissà quale straordinaria vita. L’opportunità necessaria ad un futuro in cui – un giorno, ma molto più in avanti – ci sarebbe stato di sicuro spazio anche per l’amore, la convivenza, e magari chissà, persino per un figlio. Quasi che il tempo avesse potuto permettersi di aspettare.

Contrariamente alle sue speranze, – si rese conto, scuotendo la testa dentro sé ed osservando con orrore la laccatura corallo delle sue unghie cominciare a distaccarsi, di lato – lasciato Mauro ed intrapresa quella che le era sembrata la strada verso il successo, nel giro di qualche anno aveva realizzato come la pittura le avesse tolto tanto, in tempo ed impegno, ma restituito in cambio assai meno. Certo… sul suo sito e su Facebook i brava, meraviglioso, continua così, hai un futuro, sei fantastica, persino il sottile corteggiamento dei fans si sprecavano, ma a conti fatti le sue opere e quel paio di mostre (che s’era pure finanziata da sola) non le avevano cambiato la vita, né consentito di raggiungere il successo; e nemmeno – il che era peggio - permesso di sbarcare del tutto il lunario. La sua unica consolazione era aver anteposto quella passione a tutto il resto; molte altre donne ci avrebbero rinunciato. Ma era stata vera gloria? Ne era realmente valsa la pena?

Alla fine, quando in un’attività s’è convinti di avere della stoffa ma gli altri sembrano non accorgersene, accontentarsi di continuare solo – o meglio, soprattutto - per se stessi diventa inevitabile. Mauro l'aveva sempre incoraggiata, ma troppo spesso s'era sentito oggetto d’un interesse sacrificabile, e per giunta alla fine era stato lasciato. Maria Giulia s'era tenuta il suo lavoro part-time che almeno le consentiva di sopravvivere dignitosamente, ed i sogni erano rimasti sogni. In attesa di eventi forse, ma pur sempre sogni.

Con movimenti lenti e circolari, usando solo i polpastrelli, spalmò braccia, gambe e ventre di lozione solare Leocrema, eliminando con cura ogni sbavatura e – orrore – qualche insolente granello di sabbia.

Arrivò il momento di sollevare i grandi occhiali da sole: rotondi, con lenti marrone e montatura in celluloide tartaruga, forse eccessivamente vintage, li sistemò in modo da tenere la fronte libera dai capelli. Già i suoi capelli… di un colore indefinito ed indefinibile, un mélange screziato tra nero, nocciola e gialliccio, tuttavia traditi senza alcuna compassione da un accenno di ricrescita grigio-biancastro, decisamente impietoso. Quando Mauro li accarezzava si sentiva tanto bella ed importante, anche se non glielo aveva mai fatto capire chiaramente. Mauro le prendeva il viso tra le mani e le ripeteva sei bellissima, sarai bellissima sempre, per me. Chissà cosa le avrebbe detto oggi, oggi che il tempo - forse un po’ troppo prematuramente - cominciava a solcarle fronte e contorno occhi, senza che lo si potesse attribuire a semplici rughe d’espressione. I suoi grandi occhi scuri erano ancora profondi e bellissimi, ma il suo viso era scavato, stanco, segnato. Nonostante fosse appena oltre metà cammino tra i primi ed i secondi -anta.

Si stese al sole. Da questo momento, meticolosamente, per servirsi del tatto avrebbe usato solo la punta delle dita; e per afferrare qualsiasi oggetto, una presa schizzinosa e diffidente, quasi stringesse un pizzico scarso di sale fino. Forse per paura di sporcarsi, di sentirsi fuori luogo: di dare nell’occhio, di apparire insomma trop vulgaire.

Uno schifoso insetto alato si posò infatti di lì a poco nei dintorni dell’ombelico, rimanendo invischiato nella mappazza appiccicosa di Leocrema e sudore. Lo afferrò proprio con quel classico pizzico infinitesimo, tra pollice ed indice, poi scosse la mano con forza, quasi azzerasse un termometro clinico, per liberarsene.

Inatteso, ecco un trillo del suo vecchio Nokia 3310. Era Silvia, la sua amica-tormento. La invitava ad un interessantissimo convegno, per la sera, e poi ad un passeggiata-drink sulla terrazza del Bastione. Splendida prospettiva, loro due da sole. Bisognava cercasse un pretesto per declinare, senza apparire scortese.

Pungeva, il sole. La infastidiva. Il chiasso dei bambini sul bagnasciuga poi, le dava ancor più noia e sgomento. Un variopinto carretto con tre cestelli di granita alla frutta, trascinato a fatica da un vucumprà nero come il catrame, la folgorò regalandole ispirazione per una nuova opera: si sentì talmente soddisfatta di se stessa e della sua intuizione, da non veder quasi l’ora di rientrare.

Si rivoltò a pancia in giù come un sofficino in padella, aspergendo con qualche acrobazia anche la schiena e le cosce di fluido Leocrema, poi guardandosi attorno aprì con compostezza e un po’ di sussiego una raccolta di poesie di Neruda, in modo che passandole accanto se ne leggesse il titolo: il segnalibro era fermo su Due amanti felici. A leggere quei versi ebbe quasi un non richiesto flash-back: quante volte Mauro le aveva chiesto d'esser più tenera con lui, di farlo sentire più importante e coccolato, di dedicargli insomma qualche attenzione in più. All’epoca le erano sembrate richieste eccessive, quell’uomo vorrebbe una geisha – pensava - le cose veramente importanti, in un rapporto, sono altre. Ma le geishe s’occupano d’un uomo per danaro, non per amore: infine lo aveva capito, vivaddio. Lui chiedeva solo di non esser trascurato, di non sentirsi eterno secondo o secondario a qualcos'altro, di poter contare su di lei nei momenti bui; ma quante volte lei s’era defilata, o la sua presenza s’era limitata ad sms o telefonate, lei... aveva sempre altro da fare. Sebbene lo sentisse in ogni caso incompatibile alle sue scelte ed alle sue reali aspirazioni, né si fosse mai pentita d’averlo lasciato, di tanto in tanto qualche evanescente rimpianto affiorava. Chissà dov’era finito oggi, chissà se Mauro aveva ancora lo stesso numero, mai più richiamato.

Il carretto delle granite, olio su tela. Mi metterò subito all’opera. Rinunciò al bagno, spazzò via una manciata di granelli di sabbia dai polpacci, poi prima di rifasciarsi nel pareo bevve con garbo un sorso d’acqua Lete dalla sua bottiglietta, versandone due dita in un bicchiere rosso di plastica velina. Riabbassò gli occhiali, calzò maldestramente la paglietta sulle ventitré, poi riarrotolò con lentezza esasperante la stuoia.

Mauro… per un istante le parve di rivederlo, alto e sorridente, guardarla innammirato in costume, quasi fosse l’unica donna al mondo, tentando poi d'abbracciarla sul bagnasciuga. E lei che lo aveva quasi sempre allontanato, perché non stava bene, di fronte agli altri. Che sciocca sei stata, Maria Giulia.

Il carretto delle granite, olio su tela. Il titolo le piaceva. Nel breve tragitto verso il parcheggio, dove l’attendeva la sua vecchia Punto amaranto col parasole argentato; e forzando i passi sul percorso in perlinato di iroko, per scrollarsi gli ultimi sette granelli di sabbia dalle caviglie, passò davanti ad un gruppo di bambine unite in un chiassoso girotondo, che non poté non soffermarsi ad ascoltare:

O Maria Giulia, di dove sei venuta,

alza gli occhi al cielo,

fai un salto, fanne un altro

fai la riverenza, fai la penitenza,

orsù, orsù, dai un bacio a chi vuoi tu

Sorrise. Una folata improvvisa di rughe assassine le circondò spietata gli occhi, ma sotto lo scudo filtrante degli occhiali da sole nessuno se ne accorse.

Sorrise ancora. A casa tela e pennelli – almeno loro - l’aspettavano.

Ed in qualche agenda, ne era certa, doveva ancora avere il numero di Mauro.



Commenti

pubblicato il 23/06/2009 13.46.17
anais, ha scritto: è molto bella...
pubblicato il 01/07/2009 17.49.08
mostriciattolo, ha scritto: Io ti ringrazio, anais, perché mi sento talmente vuoto da avere grande difficoltà a commentare gli altri, e quando qualcuno commenta me mi sembra sempre un piccolo miracolo. Grazie davvero.
pubblicato il 01/07/2009 18.10.13
sothis85, ha scritto: Ciao io credo che un abile autori di racconti apprezzati quale tu sei non puo sentirsi vuoto.Commenta come sente il tuo animo con semplicita e con naturalezza scrivi e posta le tue opere. Ciao Ruben su con la vita e se te lo dice uno come me e tutto un dire..Un abbraccio
pubblicato il 02/07/2009 10.43.39
mostriciattolo, ha scritto: Grazie Ruben, io non ti dirò su con la vita perché equivarrebbe ad un gesto che io odio profondamente: la pacca sulla spalla. Ti faccio un altro regalo, dicendoti che il tempo riesce a ridimensionare le situazioni e le persone a cui abbiamo consentito di farci del male o che ci sembravano insostituibili. Stanne certo...
pubblicato il 02/07/2009 13.43.24
sothis85, ha scritto: Di nulla mos e doveroso puntualizzare che la donna che amo non mi ha arrecato mai alcun male.Grazie a te ciao

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: