ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 22 maggio 2009
ultima lettura martedì 26 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Arthur Green

di qvadra. Letto 895 volte. Dallo scaffale Fantascienza

..e le ombre delle nuvole veloci si spalmano sulle dune intervallate da sporadici fili d'erba, mentre il rumore delle cavallette rende inudibile ogni altro suono eccetto quello delle onde annoiate che si buttano sulla spiaggia dorata poco distante.

...e le ombre delle nuvole veloci si spalmano sulle dune intervallate da sporadici fili d'erba, mentre il rumore delle cavallette rende inudibile ogni altro suono eccetto quello delle onde annoiate che si buttano sulla spiaggia dorata poco distante. Mi giro per un istante e vedo mio papà, che si allontana sorridendo e mi saluta con un rapido gesto della mano. Registro immagine. Mette le mani nelle tasche dei pantaloni beige e si dirige a testa bassa verso casa. Mi volto. Distesa su una roccia liscia, un' anziana signora dal corpo rinsecchito ma vitale si abbronza, si copre gli occhi con una mano, mentre gli angoli del telo su cui è sdraiata svolazzano isterici nel vento della giornata quasi finita. Si puntella su un gomito e si solleva, prendendo con l'altro braccio una spessa rivista di parole crociate, sulle cui pagine scivolano ora le dita secche ed ingioiellate. Calcola le giuste lettere e fa i conti con il proprio passato, ormai talmente lontano da dare l'impressione di non appartenere più a nessuno. Ha un figlio, alto e con i capelli lisci, lontano, e le poche notizie che ha di lui le arrivano improvvisamente, coperte da richieste di denaro sempre maggiori e da falsi aggiornamenti scolastici. Le telefonate, tuttavia, terminano sempre con un "ti voglio bene mamma". Suo marito, un uomo robusto di una cittadina del sud dalle mani forti e gli occhi chiari, o non è mai esistito o l'ha abbandonata quando i primi segni di decadimento del suo corpo gli risultavano insopportabili sin dalla prime luci dell'alba, il che è quasi la stessa cosa. A pochi metri da lei, un uomo calvo di mezza età con una pancia troppo grande per non dare nell'occhio siede ai bordi di una roccia. Ha in mano una canna da pesca e tira su piccoli pesci colorati e senza senso che non mangierà, ma che vuole catturare e collezionare nel suo secchiello di plastica bianca sporca. Pesci piccoli senza senso, così come piccole e insignificanti sono state probabilmente le sue soddisfazioni, le sue ambizioni e i giorni oramai trascorsi. Piccoli obiettivi colorati e montagne di momenti perduti. Alle sue spalle, un bambino grasso con un costume troppo stretto sbatte i piedi in una piccola pozza d'acqua. Due giovani amanti si rincorrono sulla sabbia, mentre esplodono di tanto in tanto in risate talmente rumorose da scheggiare il silenzioso brusio del paesaggio. Si tuffano in mare. Lui si immerge improvvisamente per riemergere dopo pochi secondi alle spalle di lei. Ad un'esclamazione di spavento, palesemente finta ma agli occhi di lui sicuramente sincera, segue una breve risata ed un lungo abbraccio. Registro immagine. Ora che sono avvinghiati l'uno all'altra, fatico a capire dove cominciano e dove terminano i rispettivi corpi e gli ultimi raggi di sole si precipitano su di essi rendendo vaghi ed indefiniti i loro contorni, fondendoli con il luccichio della superficie del mare. Io devo aspettare ancora molti anni, prima di rendermi protagonista di episodi simili, prima di condividere qualcosa che ancora non conosco. E se questo da un lato mi turba, dall'altro mi rasserena. I miei 11 anni di età mi permettono di occuparmi di altre cose. A casa, su una mensola marrone scuro leggermente pendente verso destra, ho le miniature di plastica delle persone, della automobili, dei trenini e degli aereoplani, tutte perfettamente riprodotte. Li ho. Li ho visti prima. Ho anche una palla che non uso perchè forse non mi piace.Il gioco della palla richiede due partecipanti, affinchè sia divertente. Guardo la parte rimanente del sole che non si è ancora tuffata in mare. Calcolo. Ottengo le ore 7 e il risultato di essere in ritardo.
E' passata poco più di un 'ora da quando papà è andato via. Devo abbandonare quell' ammasso di colori e tornare da mamma e papà. Mi alzo di scatto, guardo in avanti e non guardo in basso. Comincio a correre ed è un sasso a farmi cadere e le mie mani, che fino a quel momento erano infilate in tasca a rigirarsi tra le dita piccoli ciottoli neri, non fanno in tempo a venire fuori. Sono per terra ed una piccola nuvola di polvere si è alzata. Sento il sapore della sabbia sulla bocca. Mi siedo ed è' una grossa sbucciatura sul mio ginocchio destro a catturare la mia attenzione. Non è un taglio e non perdo sangue. Sembra che la mia pelle si sia strappata tanto era tesa e sotto di essa uno strato di tessuto incolore pare essersi sfilacciato. Se fosse un'osso quello che vedo, questo sarebbe bianco. Le ossa sono bianche. Noto la grossa porzione di un oggetto lucido, metallico, perfettamente levigato, dalla forma convessa. I rimasugli del sole vi rimbalzano contro e mi costringono a socchiudere gli occhi. Non capisco. Registro ed archivio. Sposto con le dita il grosso lembo di pella lacerata e delle piccole fibre sottostanti. C'è una sigla alfanumerica. Leggo AV30. Vedo la parte superiore di altre cifre e lettere che dovrebbero completare la sigla, ma non riesco a spostare ulteriormente la pelle. Sistemo alla meglio la ferita. Non capisco sensazione. Registro ed archivio. Mi alzo e sento qualcosa di tanto inaspettato quanto inatteso che sale su dal mio stomaco, si aggrappa al mio cuore e viene su per la gola con l'intenzione di uscire dagli occhi. Trasferisco la potenza inespressa nelle gambe. Corro verso casa. Ho bisogno della mamma e del papà. Più della mamma. Corro e la figura della mamma corre insieme a me. Ora ho sinceramente bisogno di loro. Il tragitto è reso confuso dalla velocità. Cancello dettagli. La mia casa bianca con le finestre di legno verde screpolate dal sole compare di fronte a me. Sono arrivato. Supero il cancello e vedo la mamma. Ha in mano un vassoio con sopra del pesce appena cucinato. Le corro incontro mentre due api cariche di polline...Cancello dettagli.
- Mamma...
Non si volta e prosegue verso il tavolo apparecchiato.
- Lavati le mani e vieni a mangiare.
- Mamma sono caduto.
Appoggia con cura il vassoio al centro della tovaglia. Da un' ultima controllata e si volta. Nota la mia ferita e i tendini del collo sembrano irrigidirsi sotto pelle. Non capisco il suo sguardo. Arriva papà, con una bottiglia di vino in una mano e dei tovaglioli nell'altra. I loro sguardi si incrociano per alcuni istanti ma la loro espressione non è decifrabile.
- Mamma, sono caduto. Sono caduto e mi sono...
- Peter...
- Ero sulla spiaggia...
- Come diavolo si chiama...
Le parole sono appena udibili e smorzate da una mano sulla bocca.
- Si chiama Arthur, tesoro.
- Taci Arthur. Peter pensaci tu.Cazzo...ma come è possibile..
Termina la frase con una smorfia. Si appoggia al bordo del tavolo, incrocia le gambe, le mani sui fianchi. Papà si avvicina. Ha un sorriso rassicurante e la camicia bianca aperta nasconde un fisico che emana protezione e sicurezza. Si china alla mia altezza, gli angoli della bocca si curvano in un accenno di sorriso.
- Piccolo, cosa ti sei fatto ? - dice finendo di masticare qualcosa.
Mi guarda con distacco, abbassa gli occhi, mi abbraccia. Provo a spostarmi leggermente ma le sue braccia fanno quel tanto di resistenza da non potermi permettere di allontanare. Comincia ad accarezzarmi dolcemente la testa. Più volte, fino ad arrivare alla base del collo. Cerca con le dita qualcosa.
- Papà, sono cadu...
Fuori fuoco. Registro fuori fuoco. Archivio. Termino registrazione.

Avvio. Metto a fuoco.
Una figura esce dalla stanza. E' papà. E' venuto a svegliarmi.
Sincronizzo movimenti. Mi stropiccio gli occhi e mi stiro. Ho dormito vestito. La maglietta chiara il costume color malva è pieno di grinze. Sembra una distesa di dune rese fertili da qualche magico concime.
Le stelle di plastica adesiva sono sempre sul soffitto. Non sono belle e non hanno la forma delle stelle. La loro luce è finta. Non brillano e la loro fluerescenza sta scomparendo, soffocata dai fasci di luce provenienti dalle persiane. Calcolo brevemente ed ottengo 9 e 18. E' mattina e dalle finestre l'odore del sale e dei geranei entra accompagnato dal ronzio di qualche minuscolo insetto innoquo. Da lontano, come da un luogo indefinito, arrivano le voci dei primi bagnanti seguite dal caldo sibilare del vento di agosto. I rami secchi delle tamerici strusciano contro le imposte e la mia stanza, immersa in una pungente ma gradevole umidità, è ancora avvolta nella penombra.
- L'hai riattivato ?
- Si tesoro.
- Dove hai detto che si trova il centro di ripristino ?
- E' a pochi chilometri, appena dopo Desville. Venti minuti in macchina. Quando torniamo facciamo un salto dal Erik e sua moglie.
Qualche passo in direzione della voce. Mamma si è spostata verso papà.
- Da Erik ?
- Avevamo promesso loro che saremmo andati a trovarli per pranzo. Arriveremo li un pò prima.
- Me ne ero dimenticata. Peter fallo scendere dal letto, è ora di andare.
Lo stesso numero di passi, questa volta più lenti, in direzione opposta.
La sagoma di papà compare in controluce, improvvisamente. Si avvicina lentamente a me, mentre si sistema la cintura nei pantaloni di lino. Tiene una camicia sotto il mento e la sue parole non escono chiaramente.
- Arthur - la voce è tuttavia secca e decisa - Arthur scendi dal letto e sciacquati la faccia. Anzi lascia stare la faccia. Scendi dal letto e basta. - Finisce di allacciarsi i pantaloni e prende la camicia in mano - Aspettaci in macchina - queste parole escono chiare e nette.
- Papà, sono caduto.
- Si Arthur, però muoviti.
Papà esce dalla mia stanza. Le miniature di plastica delle persone, della automobili, dei trenini e degli aereoplani sono sopra la mensola. Annoiate dal loro perenne immobilismo, sembrano sul punto di muoversi autonomamente.
Mi alzo e mi siedo sul bordo del letto. Guardo la mia ferita. E' ancora aperta e un liquido giallognolo sembra essere fuoriuscito durante la notte. Probabilmente la mamma mi ha curato mentre dormivo e mi hanno fatto dormire per non sentire dolore. Penso che la ferita è grave. Cancello. Non vedo nè sento tracce di preoccupazione e questa calma non sarebbe giustificata.
- Papà...
Papà compare sulla porta, mentre si infila con cura la camicia bianca a strisce azzurre che prima teneva sotto il mento.
- Cosa c'è Arthur ?
- Andiamo in ospedale a curare la ferita papà ?
Un sorriso strano compare sulla sua faccia. Registro espressione.
- Certo Arthur, andiamo in ospedale. Aspettaci in macchina.
Mi guarda un'istante di troppo e se il tono era state amichevole, negli occhi aveva brillato una luce strana, finta come quella delle stelle di plastica.
Guardo una seconda volta la mensola. Quando torno dall'ospedale vado al mare. Cancello dettagli.
L'ombra delle acacie rachitiche e il breve sentiero sterrato che porta alla macchina. Alla mia destra, una cavalletta mi tiene compagnia. Lei non sembra essere ferita e i suoi salti raggiungono quasi la mia testa. Aspetto mamma e papà. Ho perso di vista la cavalletta. Cancello dettagli

Ripristino.
Ho la testa appoggiata al finestrino ed il paesaggio che scorre fuori da quella sottile barriera di vetro è una macchia confusa di caldi colori. Solo il mare, incastrato nell'aria fresca della mattina, affogato dal groviglio delle corsie sopraelevate, è fermo e deciso, risoluto e calmo. Più in basso, sul lungomare, minuscole figure scure parcheggiano le loro macchine cercando le fronde più grosse dei pochi alberi presenti, attraversano la strada carichi come navi da stiva, prendono posto sulla spiaggia per poi ergere al cielo gli ombrelloni dai colori rumorosi. Mamma e papà parlano a bassa voce. Mamma china leggermente la testa in direzione del posto di guida quando non afferra bene le parole che escono dalla bocca di papà. Si gira. Si volta verso di me. Sbatte le palpebre una volta, due volte, alla terza volta vedo i suoi occhi abbassati, intenti ad osservare la mia ferita, intorno alla quale comincia a formarsi un'alone marroncino, la dove si è coagulato il liquido. La mamma allunga una mano per sfiorare la superficie metallica del mio ginocchio. Prende tra il pollice e l'indice la pelle e le fibre sfilacciate.
- Ti fa male, Arthur ?
- No mamma.
Papà mi guarda dallo specchietto retrovisore. Mamma si strofina le dita come per pulirsi dal liquido con cui è appena venuta a contatto.
Passiamo sotto una sopraelevata ed i massicci pilastri ovoidali che la sorreggono interrompono a ritmo regolare l'ingresso dei raggi del sole nella macchina, creando un divertente effetto stroboscopico. Anche il suono generato dall'alternarsi dell aria, rende questi secondi quasi palpabili e concreti, tanto è incisivo e manifesto il ritmo che li scandisce.
Sento papà che dice qualcosa. La mamma torna nella sua precedente posizione, rivolgendomi un'ultimo veloce sguardo.
- Mamma ?
Mi fa un cenno con la mano di tacere. Afferro poche delle parole quasi sussurrate che escono dalle loro bocche. Capisco assicurazione, ritiro, mila, che ipotizzo sia riferita ad una cifra, un'altra parola terminante in "azione".
Elaboro. Con buona probabilità discutono in termini economici della spese mediche. Con probabilità ancora maggiore discutono in termini economici delle alte spese mediche. Mamma e papà si prendono cura di me.
Termina la sopraelevata e la veloce alternzanza morbida-penombra violenta-brillantezza termina con essa. In basso, il groviglio delle sopraelevate si è sciolto in unica, maestosa multicorsia, una lingua d'asfalto che corre parallela al tranquillo lungo mare monopolizzato da minuscoli lenti pedoni. Piccoli gruppi di persone indicano probabilmente la presenza di chioschi o di bar, dove vengono venduti buonissimi gelati a modici prezzi. Prima di andare al mare ne comprerò uno. Non ricordo l'ultima volta che l'ho mangiato. Deve essere stato molto tempo fa. Cerco. Nessun risultato. Probabilmente archiviato. Ora è il mare l unico vero protagonista, impreziosito dalla gigantesca istallazione di turbine eoliche posizionata ad una decina di chilometri dalla costa. Mentre eleganti barche a vela si lasciano trascinare dai venti lungo quella distesa dorata, rumorosi ma non udibili motoscafi sfrecciano sull' acqua calma, lasciando dietro di se rigide scie biancastre spumeggianti.
Continua il brusio di mamma e papà. Le parole, pronunciate quasi a metà, sono confuse. Un ticchettio regolare mi informa dell' accensione della freccia di direzione. La macchina rallenta per prendere una strada secondaria. Un ampia curva in salita mi obbliga ad agrapparmi alla portiera per non cadere sul sedile. Compare un anonimo centro cittadino. Cancello dettagli. Entriamo in un parcheggio, di fianco al quale si erge un grosso edificio di cemento liscio, le cui pareti sono intervallate a ritmo regolare da piccole aperture circolari. Scendo dalla macchina, chiudo la portiera. Mamma e papà continuano a parlare a bassa voce, lanciando rapide occhiate verso di me ed annuendo di tanto in tanto. Io sorrido ma nessuno di loro due sembra rispondere nè contraccambiare la mia espressione. Sono preoccupati per me. Vorrei essere al mare, sulla spiaggia, tra le cavallette. Con il gesto della mano, papà mi fa segno di seguirli. Un uomo in giacca e cravatta, appena uscito dall'edificio, passa poco distante di me, lanciandomi un occhiata incuriosita. Discute animatamente con una donna alta, dal viso tanto spigoloso da sembrare scolpito nel legno,la quale, dopo avermi anch'essa notato, interrompe brevemente la discussione per riprenderla subito dopo. Ha capelli liscissimi che sembrano tirati indietro da una forza invisibile. Il volto sorridente è parzialmente nascosto da un cappello a tesa larga. I loro occhi mi attraversano il volto come una pallottola. Archivio e Registro. Ci avviamo verso l 'ingresso e mi specchio rapidamente nella carrozzeria lucente della macchina di papà. Ho capelli a caschetto e poco tempo per guardarmi. Seguo mamma e papà. L'ingresso è caratterizzato da un'unica grande porta automatica di vetro, dietro la quale....Dettagli. Cancello dettagli.


Ripristino.
Gelidi neon riempiono la stanza di luce accecante. Un uomo robusto con la parte inferiore del viso nascosta da folti baffi bianchi, è ritto a un paio di metri di distanza da me e mi squadra con aria annoiata mista ad una curiosità quasi solidale. Appoggiato ad una scrivania di metallo, indossa un camice bianco ed ha le braccia incrociate sul petto. Un orologio di metallo gli cinge il polso destro. Papà e mamma sono alle mie spalle.
- E' lui ? - domanda l'uomo con un movimento appena percettibile della bocca.
- Si - rispondono all'unisono mamma e papà - Dobbiamo spegnerlo ?
- Non necessariamente. Lasciatelo pure acceso. Nome ?
- Arthur.
- Vi è stato assegnato ?
- Si, ci è stato assegnato. Ci piaceva e non volevamo cambiarlo.
L'uomo annuisce e ruota leggermente il busto verso di me.
- Ciao Arthur, io sono il dottor Melville
Registro e archivo - Salve, dottor Melville. Sono caduto.
- Si Arthur, abbiamo visto - dice queste parole senza guardarmi e prendendo posto sulla sua poltrona. Di fronte alla scrivania, due sedie nere dalle forme squadrate sono disposte in maniera esageratamente simmetrica.
- Prego signori, accomodatevi.
Mamma e papà si siedono e mi voltano le spalle. Io rimango dietro, in piedi, con le braccia lungo i fianchi. Non c'è una quarta sedia per me. Si guardano l'un l'altro attraverso il tavolo che li separa. Il dottor Melville prende dal taschino del camice un pacchetto di sigarette, ne accende lentamente una e guarda distrattamente la prima spirale di fumo che sale verso l'alto. Poggia rumorosamente un accendino di metallo sul tavolo. Con lo sguardo sembra voglia scusarsi, ma qualcosa lo trattiene. Abbassa gli occhi sul tavolo lucente, cerca il posacenere, lo trae verso sè ed apre la bocca.
- E' un M7 - dice guardando prima mamma poi papà.
- Lo sappiamo, dottore. E' proprio il motivo per cui siamo qui.
- Certo.. immaginavo. Mi sembrava solo corretto mettervi al corrente nel caso non lo sapesse. Non sono pochi i clienti che ce li riportano indietro senza sapere neppure il tipo di modello che hanno acquistato. Spesso vengono - si interrompe ed aspira una seconda boccata - spesso vengono per fare eseguire una riprogrammazione - il fumo esce dalla bocca - altre volte chiedono una totale cancellazione, altre volte....
- Non sarebbe dovuto guastarsi così facilmente, non ce lo aspettavamo - dice papà.
- ....altre volte, si informano semplicemente sul ritiro, soprattutto quando si tratta di un modello come il vostro - dice il dottor Melville ignorando l'interruzione e continuando imperterrito. Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archiviato.
- Come ha fatto a guastarsi, dopo così poco tempo...è semplicemente caduto.
- Quando mi avete chiamato, questa mattina, ho dato una controllata al vostro fascicolo. E' un modello di seconda mano, signora Green. E' di un tipo antiquato e certi tessuti si possono logorare facilmente. La produzione degli M7 è cessata una decina di anni fa - Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archiviato. La mamma mi rivolge un'occhiata veloce, con le labbra semichiuse e un sopracciglio alzato.
- Nella poliza c'èra scritto tutto questo, signori Green - prosegue il dottor Melville. Si sorregge la testa con la mano sinistra, mentre con la destra tiene la sigaretta. - Penso vi abbiano anche spiegato, aprima di procedere alla stipula del contratto, quali fossero i limiti di questi modelli. Quando sono stati costruiti, i progettisti erano - si interrompe e fa un gesto vago con la mano - come dire...limitati da tutta una serie di fattori. Non dico che brancolavano nel buio....Posso anche benissimo immaginare che sia stata una spesa per voi..
- Non sono i soldi il problema, dottor Melville. Un riasarcimento ci spetta per contratto.
- Senza dubbio, signor Green - risponde secco il dottor Melville - E' previsto un rimborso. Nella poliza avreste dovuto aver letto che...
- che l'assicurazione non copre certi danni quando si tratta di questo tipo di modello.
- Quando si tratta quasi di prototipi - dice improvvisamente il dottor Melville raddrizzandosi sulla sedia. Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archiviato.
- Cosa vuole dire con questo ? - chiede la mamma inclinando appena la testa.
- Vedete, gli M7 sono - si interrompe spegnendo la sigaretta nel basso posacenere rettangolare e lasciando la bocca semi spalancata - sono una sorta di errore, se mi permettete l'espressione. Con questo non voglio criticare il vostro acquisto. Ma....i programmatori si sono concentrati più sull'emisfero destro, rispetto a quello sinistro. Ora abbiamo fatto passi da gigante. Gli M7 hanno carenze comportamentali perchè hanno capacità analitiche molto sviluppate. Per questo motivo...
- Per questo motivo - interrompe papà con un accenno di risata - non danno l'impressione di essere proprio svegli. Mamma ride a sua volta. Calcolo. Ottengo allegria. Registro.
Il dottor melville fissa un punto indefinito sul tavolo metallico. Congiunge le mani ed apre la bocca per parlare - Erano destinati a svolgere esclusivamente lavori d' ufficio, capite ? Niente di più. Tenendo in considerazione il fatto che avrebbero dovuto relazionarsi con i clienti, è stato loro fornito un aspetto fisico gradevole, un carattere amichevole, mite, pacato. La loro principale dote, la loro innovazione, consisteva nell' elevata capacità di registrazione, in particolare nella capacità di registrare alcuni tratti caratteristici dei clienti. Tengono tutto in memoria. E' questo a contraddistinguerli dagli altri modelli, anche dai più recenti.
- Vuol dire che in questo momento Arthur sta registrando ? chiede mamma.
- Esattamente, signora Green. Registra ed analizza - Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archiviato. Mamma e papà si girano quasi contemporaneamente verso di me - Ovviamente non è conscio. Potete parlare liberamente. Altrimenti l'avrei fatto spegnere. Non reagisce a certi stimoli - una breve pausa - Signori, è stato costruito per svolgere dei semplici lavori di routine, per stare dietro ad una semplice scrivania di merda, in banali uffici rumorosi a rispondere a delle stupidissime domande - conclude la frase imprimendo una certa accelerazione alle parole.
Mamma emette un sospiro infastidito - E quella storia della cosiddetta "presa di coscienza" ? Io e mio marito ci siamo informati. Non si verifica proprio in casi come questo, in cui il.. - mamma balbetta - ...il...si insomma Arthur realizza di non essere umano? - Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archiviato.
- Non è verificato. I test non sono completi e io non posso darle una risposta soddisfacente. Ci sono pochissimi casi documentati che trattano di M7 che si si sono feriti, che hanno realizzato di non essere umani ed hanno in seguito manifestato segni di instabilità comportamentale. In uno o due casi si sono anche resi protagonisti - rallenta - di spiacevoli incidenti, ma non è dimostrato che siano state proprio le ferite a casuare le loro disfunzioni. Penso vi ricordiate, se ne è parlato molto l'anno passato, della famiglia Fisher.
- Certo, i giornali e i notiziari non hanno parlato d'altro per mesi. Un M7 ha eliminato il...papà...il padrone, il proprietario insomma dopo che questo involontariamente lo aveva ferito, procurandogli un taglio sul braccio.
- Sul termine involontariamente ci sono voci contrarie, signora Green. I vicini sostenevano che l'uomo fosse particolarmente incline alla violenza e se le liti con la moglie non erano quotidiane, di certo non erano rare. Con questo non voglio assolutamente giustificare il comportamento dell' M7, tanto meno minimizzare la situazione, ma...ecco...si tratta di un esempio ben lontano dal vostro. Al telefono avete detto che Arthur si è ferito da solo e che...
- E quanto è accaduto a Blue Square, lo scorso Natale ? - dice mamma velocemente. Cerco. Non trovo risultato. Archiviato
- Ecco...si è trattato di un terribile incidente, signora Green. La nostra azienda ha perso molto denaro a seguito dell'accaduto. Anche in termini di reputazione...è poco che ci siamo risollevati.
- Quell' M7 si è ferito da solo, da quanto ne sappiamo. E' caduto, esattamente come è caduto Arthur, ed ha aggredito due passanti, come un cane rabbioso, che non si erano fermati a soccorrerlo.
Il dottor Melville si stropiccia gli occhi con le dita - Certo, certo. Ma tenete in considerazione che era un modello che non è mai stato sottoposto a revisione e per giunta era vecchio. Aveva...ora non ricordo bene...aveva trent'anni, forse più, e l'età influisce sul comportamento degli M7....
- Siamo a conoscenza anche di casi in cui gli individui hanno dato segni di squilibrio senza che fosse accaduto loro nulla di significativo - dice papà, sistemandosi più comodamente sulla sedia.
- Certo - dice il dottor Melville con un breve movimento di spalle - Ma tenga in considerazione che su 600 esemplari che sono stati costruiti, un comportamento, come dire, anomalo ma non giustificato, è stato riscontrato in 2 sole circostanze in cui entrambi gli M7 si trovavano in età avanzata. C'è stato il caso all'ufficio delle imposte di Hoover..la conoscete è una cittadina a poco meno di un centinaio di chilometri da qui...- Mamma e papà annuiscono con vigore - dove un M7 ha tenuto in ostaggio un'impiegata per due giorni interi. Sembra che i due avessero in qualche modo stretto un certo di tipo di rapporto e che lei si fosse affezionata in maniera quasi morbosa all M7. Pare che la donna, una signora Pritcher o Ritcher ora non ricordo, si confidasse spesso con lui. Non si conoscono bene le dinamiche precise di quell'incidente. La tenne semplicemente con se per due giorni, dopodichè la lascio andare, si sedette alla scrivania e riprese il lavoro nello stesso punto esatto dove lo aveva lasciato. - Calcolo possibilità. Ottengo risultato. Cancello - Probabilmente la causa è stata un sovraccarico di informazioni che l M7 non è riuscito a gestire, tenendo in considerazione il fatto, come vi dicevo prima, che l'emisfero sinistro ha una struttura elementare e non è capace di elaborare i dati in maniera adeguata. Ad Osville invece, circa tre anni fa, un'altro M7, impiegato presso un' importante clinica veterinaria, ha sottratto di nascosto un cane al padrone, si è allontanato in metropolitana, è arrivato al confine della città e lo ha lasciato andare. Poi è tornato alla clinica e si rifiutava di fornire qualsiasi tipo di spiegazione. E' stato aggredito dal proprietario del cane, ma non ha in nessun modo opposto resistenza. Alcuni progettisti sostengono che nel programmare questi modelli sia stato calcolato male il fattore emotivo e che questo li renda..come dire..artificialmente sensibili e conseguentemente instabili. Ma è un problema, come vi ho detto, che sorge con l'età, con l' accumulo di dati acquisiti. Arthur è un soggetto giovane, ha..quanti anni hai Arthur ?
- Ho 11 anni, dottor Melville - dico quasi mormorando.
- In quest' età, signori Green, escludo con ogni probabilità l'insorgere di problemi di qualsiasi tipo. A mio avviso, potete benissimo tenerlo con voi, almeno ancora per qualche anno.
- In realtà, signor Melville siamo venuti qui con un'altra intenzione - L'uomo seduto alla scrivania attende con aria assente - Eravamo a conoscenza delle differenze tra soggetti giovanie ed adulti, non avremmo mai speso una cifra tanto alta in caso contrario. Ieri sera, dopo che abbiamo disattivato Arthur, io e mio marito abbiamo discusso a lungo. Vorremmo farlo ritirare - Calcolo. Ottengo risultato. Non capisco. Registro ed archivio. Non conosco sensazione. Archivio.
- Potreste prendere in considerazione un eventuale riprogrammazione, anche se..
- Anche se ci verrebbe a costare una somma forse superiore rispetto a quello che abbiamo già versato - dice papà scandendo le parole.
- Esattamente, signor Green.
Una pausa di silenzio. Mia mamma si controlla velocemente le unghie e porta un dito alla bocca.
- Ci fidiamo delle sue parole, dottor Melville - prosegue mamma - semplicemente vorremmo...- cerca le parole ed accavalla le gambe.
- Vorreste qualcuno di meno impegnativo - conclude il dotttor Melville.
- Esattamente, vorremmo qualcosa di meno impegnativo. Avremmo dovuto pensarci meglio, si siamo un pò lasciati trasportare dalla foga. Sa, è il nostro primo modello...
- Capisco - conclude il dottr Melville guardandosi i palmi delle mani.
- Gli esemplari femmina avevano gli stessi problemi ? - domanda la mamma. Calcolo. Ottengo risultato. Prelevo campione. Due giovani amanti si rincorrono sulla sabbia, mentre esplodono di tanto in tanto in. Termino. Archivio.
- Non sono stati prodotti esemplari femminili del modello M7. Solo maschi.
- C'è qualche motivo particolare? - domanda papà.
- No, nessuno - dice sorridendo il dottor Melville - semplicemente fondi limitati. Si sposta di lato e cerca qualcosa in un cassetto sul lato inferiore destro della scrivania. Ne tira fuori un fascicolo, su cui un etichetta bianca riporta la sigla AV308M7. Calcolo. Ottengo risultato. La cifra impressa sulla calotta metallica del mio ginocchio. Archivio e registro. Controllo il mio ginocchio. Rivoli spessi di liquido giallognolo sono arrivati fino alla caviglia, impregnando la mia calza.
- Bene..signori Green...quindi, da quanto ho capito, volete procedere all'acquisto di un nuovo modello ? - Calcolo. Ottengo risultato. Non capisco. Registro ed archivio. Recupero sensazione. Qualcosa di inaspettato ed inatteso sale su dal mio stomaco e si aggrappa al mio cuore e viene su per la gola con l'intenzione di uscire dagli occhi. Archivio.
- Esattamente - dicono quasi contemporaneamente mamma e papà - Meno impegnativo, come detto prima.
- Mamma - papà e mamma e il Dottor Melville si girano verso di me. Mamma non risponde - Mamma quando posso tornare al mare?
- Potete spegnerlo se volete - dice il dottor Melville.
- Caro pensaci tu - dice mamma
- Papà...
- Arthur vieni qui - sorrido e abbraccio il mio papà mentre si china per prendermi tra le sue braccia. Mi accarezza la testa e parla con il dottor Melville.
- Abbiamo un amico in città che ci parlava molto bene dei modelli M9, lei cosa ne pen...
Fuori fuoco. Registro fuori fuoco. Archivio. Termino registrazione.


Avvio. Metto a fuoco.
Due uomini in camice bianco si muovono velocemento alla mia sinistra.
Sincronizzo movimenti. Operatività negata. Posso muovere solo la testa.
Una lampada circolare è posizionata sopra di me. Emette una luce fortissima che mi costringe a tenere gli occhi quasi completamente chiusi. Ho le braccia e le gambe immobilizzate da due spesse maglie di acciaio.
- ..ed è finita 3 a 0...una partita incredibile, Harry...davvero. Saresti dovuto venire...
- E sentirmi i rimproveri di mia moglie per due settimane? No. Grazie. E poi...
- Quella partita valeva altro che due settimane...L'hai riattivato ?
- Si. Non ho ancora capito perchè devono essere operativi durante la cancellazione - Calcolo. Ottengo risultato. Registro ed archivio. Recupero sensazione.
- Procedura di routine. Si corre il rischio che alcune zone di entrambi gli emisferi non vengano passate al setaccio e solo i modelli completamente ripuliti possono essere ritirati - Calcolo. Ottengo risultato. Elaboro sensazione.
- Procedo ?
- Mamma...
- Ciao Arthur - dice la voce di uno degli uomini.
Fuori fuoco. Registro fuori fuoco. Perdo percezione tattile. Calcolo. Archivio. Avvio ripristino. Riavvolgo. AV308M7. Avvio conclusione sessione. ...e le ombre delle nuvole veloci si spalmano sulle dune intervallate da sporadici fili d'erba, mentre il rumore delle cavallette rende inudibile ogni altro suono eccetto quello delle onde annoiate che si buttano sulla spiaggia dorata poco distante. Mi giro per un istante e vedo mio papà, che si allontana sorridendo e mi saluta con un rapido gesto della mano. Registro immag. Termino registrazione. Fine sessione.

ESTRATTO DELLA REGISTRAZIONE N° AV308M7 - SOGGETTO Arthur Green



Commenti

pubblicato il 22/06/2009 12.18.53
LordDrakmord, ha scritto: Questo è un racconto! Commovente, inquietante, profetico...bella la contrapposizione di uno stile descrittivo peculiare e una fredda assimilazione di dati.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: