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lavoro pubblicato mercoledì 20 maggio 2009
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dieci

di nevedispagna. Letto 879 volte. Dallo scaffale Generico

Risolverò subito un problema postomi da una amica molto tempo fa: il Tempo. - Cos’è il Tempo? – Ed intendeva proprio quello con la Ti maiuscola.......

Risolverò subito un problema postomi da una amica molto tempo fa: il Tempo.

- Cos’è il Tempo? –

Ed intendeva proprio quello con la Ti maiuscola , ovvero il processo temporale, oppure se suona meglio, la Temporalità. Affronto come al solito la questione con un approccio parascientifico, la scienza mi guarda, e aspetta d’essere chiamata in causa, ma poserò il mio sguardo sulla sua veste definita e nera, solo nel caso non possa farne proprio a meno. Provo a porre la domanda all’Universo ( proprio quello, U maiuscola) – cos’è il tempo ? - . In prima battuta mi investe un’enorme risata, poi il mio infinito interlocutore mi delizia con un'altra bella domanda

- Per chi? –

Devo sembrare proprio corrucciato, abbandono il campo, ritorno a casa con i miei dubbi. Che razza di risposta, molto più profonda della mia ( nostra) semplice domanda. Leggo il giornale distrattamente, una ragazza è stata rimpatriata da Cristiania in uno stato confusionale ecc…, sotto la mia finestra passa Roberta , la bella Roberta dai capelli mossi, scuri e lunghi, dal seno netto e nascosto, dalle labbra che conoscono ogni segreti delle labbra che hanno baciato , passa Roberta col suo bel cagnolino piccolo e nero. Li guardo e sento che arriva diretta ed infrangibile la prima intuizione. Osservo Roberta, e sto osservando Botticelli, il piccolo cane sembra proprio vittima dei sui bisogni. Vorrei quasi chiedergli o chiederle – Come va, hai fretta? - , ma forse un classico “Bau” con il classico tono scocciato mi farebbe soltanto capire l’insensibile inopportunità della mia battuta. La osservo meglio, da come scodinzola e da come si “Cerimonia” alla vista d’un bel ragazzo, deve essere senz’altro una “cana” ( perché “cagna”? Che suono irrispettoso, brutto…), e… Stefania, se mi passi il termine e lo prendi per quello che è, cioè per come sai che lo uso, deve senz’altro essere anche un poco “puttana”. Io non sono un Paride, ma nemmeno l’ultimo dei water d’un bar panamense, così mi esce. – Cosa è il tempo per te? –

Ottengo due risposte: la prima è di Roberta, ed è – Ciao! Hai 5 minuti ?- Domanda che mi mette abbastanza in crisi, la seconda, quella invece più attesa è - Bau ­­- . Ho letto che esistono animali talmente stupidi da voler tentare di comunicare con l’uomo, scimpanzè intelligentissimi, cani, ma il più misterioso è un pappagalleto che conosce e ripete circa 950 vocaboli inglesi, e mistero dei misteri, sembra comprenderne il significato, presupposto base per compiere ciò che compie benissimo: li utilizza con una discreta proprietà. Questo animale, letteralmente “Pensa”, e lo fa utilizzando i nostri codici di linguaggio. Per cui mentre cerco di interpretare il messaggio della cagnolina di Roberta, squilla il campanello, lei entra, entrano le sue gambe, la sua gonna a fiori viola sul nero, ed entrano pure le sue labbra, sento la sua lingua, poi mi sento soffocare. Arretro contro il muro, la sua presa è dura ed efficiente, mi lascia,, mi sorride, poi mi dice - Grazie! - , io rispondo - Di cosa? -, lei sorride irradiando la mente della mia stanza.

- Dovevo schiacciare un chiodo … -

- L’hai schiacciato ben bene - le sorrido di rimando.

- Mmmhhh… non abbastanza … Forse è l’ambiente, forse… forse di là, ecco , là in fondo sento che lo schiaccerei meglio… -

- Roberta…io non ti conosco… -

- Appunto…-

Lei schiaccia il suo chiodo, e a dirla tutta Stefania, schiaccia un’ intera cassetta degli attrezzi, noto pure che ci tiene a farlo sapere non solo al nostro quartiere, e , perdona questa mia piccola vanità, nel lavoro si concentra, si applica con estrema diligenza. - Primavera… Primavera – sussurro, ma lei non mi capisce oppure non mi sente. La accompagno di sotto, tenendola per la vita , una vita stretta , stretta in ogni senso in quella maglia di velluto nera, i qualche modo lei mi tiene la mano: mi invita a seguirla mentre le smuovo leggermente i capelli e li dirigo verso sinistra, mentre gelosa e dimenticata la cagnolina da chissà dove mi balza addosso. Mentre cado, cara Stefania, mi torna in mentel’Intuizione.

- Con “Per chi?” dovrei intendere per “L’uomo”? Forse un animale sente il Tempo in maniera differente? Gli da un altro significato? – vorrei proprio chiederlo alla cagnetta.

La costellazione del Leone Minore, delegata( l’Universo è momentaneamente impegnato…) non risponde, si limita a brillare.

- Ok. Cosa significa ? Non è così chiaro, qui non è chiaro nulla. Io non posso essere , ad esempio, un cane, come faccio a capire cosa prova un cane….Lo osservo? Gli parlo? –

La Leone Minore brilla di nuovo e mi sento nuovamente preso in giro.

- Ho capito – mi limito a dire, mentre in realtà non ho capito proprio niente Stefania, torno a casa e stavolta i dubbi non mi fanno venire fame, non mettono in moto quel meccanismo meraviglioso che è la Curiosità, provo solo sconforto, ed a proposito di tempo non so proprio come fare a rivedere Roberta. Nel medesimo istante piccoli rintocchi alla porta, forse è la Scienza, io faccio finta di niente. Leggo il giornale tutti i giorni alla stessa ora, seduto nello steso posto con un orologio dinnanzi ad aspettare che si ripeta lo stesso istante, aspetto una voce bella, viva, un semplice abbaiare? E poi che faccio, mi precipito alla finestra? Scendo? No, non scendo, Stefy, non ho proprio alcuna intenzione di farlo. Le nostre ultime parole:

- tu mi hai usato… -

- Si’, ma non contemporaneamente –

Decidi tu Stefy a chi appartengano. Ci sorridiamo e camminiamo verso parti opposte, i miei occhi dovrebbero trovarsi avanti e dietro contemporaneamente, fingo un simpatico disinteresse che tradisce tutto il mio turbamento.

La camera è buia, poca luce, pochi sorrisi, poca musica, le tre persone al tavolo si fanno chiamare Ics, Zed, Puma, anzi, “El Puma”. Io sono il Guapo, anzi, “El Guapo”. El Puma sbuffa, siamo in quattro, per fortuna il poker è giocato in diverse varianti. Negli Stati Uniti si gioca con il mazzo da cinquantadue carte, in Europa invece il numero di carte dipende dal numero di giocatori: si usa un mazzo con trentadue carte (A, K, Q, J, 10, 9, 8, 7) per quattro giocatori. Per cinque giocatori vengono aggiunti i 6 (trentasei carte), per sei giocatori si aggiungono anche i 5 (quaranta carte). Si possono distinguere inoltre due tipi fondamentali di poker: i Draw poker, a carte coperte, e gli Stud poker con una o più carte scoperte. Quindi trentadue carte, le luci si fanno ancora più basse, non vedo bene i volti, solo il tappeto verde e la leggera condensa di fumo ed aria rossa, comunque siamo pochi noi, sono poche le carte e le combinazioni. Propongo di aggiungere un’ulteriore variante: il gioco a somma zero, sto seguendo un'altra Intuizione.

- Dividiamo il piatto equamente, se dividiamo il frutto di ogni vittoria, alla fine nessuno vince e ci guadagnamo tutti. –

Una lieve risata proviene dal posto dove si dovrebbe trovare Ics.

- Lei è pazzo, mi piace , giochiamo .Mena la carta, Guapo –

Naturalmente vinco, sto vincendo, le dita degli altri si fanno sempre più tremolanti, nessuno ci sta rimettendo nulla, ma qualcosa decisamente non va.

- Avete caldo? – chiede Ics, così almeno credo. Una ragazza ben vestita porta dei sigari e delle bevande al tavolo, mi servo. Puma sbuffa ancora ( il tempo non passa, non passa) , mentre Zed… Zed non parla, non sta proprio parlando, la cosa mi stupisce non poco. I suoi occhi coperti dall’oscurità, ma tutta l’aria che lo circonda gli da un aspetto complessivo molto serio.

- Signor Zed? - , lo cerco, trascinandolo al di fuori del silenzio.

Tentativo inutile, perché mentre sono a metà frase, Zed parla.

- Ho contato, ne sono sicuro. Ci può essere solo una “ mano perfetta”. E Qui ce ne una di troppo. –

In teoria il poker è strutturato in modo tale che il giocatore non possa mai essere sicuro di avere in mano il punto più alto tra i partecipanti; questo perché, come per le scale reali, la massima batte la media, la media batte la minima e la minima batte la massima e a parità di combinazione vi è sempre la possibilità di determinare quella di valore superiore. Esiste però una combinazione che assicura al giocatore che ne è in possesso una relativa certezza di essere vincitore del piatto. Ciò può avvenire se il giocatore chiude la mano con un poker di dieci avendo scartato o visto almeno una carta per ogni valore superiore (J, Q, K, A). Tuttavia, la certezza può venir meno nel caso in cui le carte fossero rimescolate durante l'accomodo.

La relativa certezza della vittoria deriva quindi da due motivi:

1. i J, Q, K ed Asso scartati o comunque visti, purché non ricevuti da altro giocatore, impediscono qualsiasi poker superiore a quello posseduto (poker di dieci);

2. i quattro dieci del giocatore bloccano qualsiasi possibilità di scala reale da parte degli altri concorrenti. Giocando con mazzi comprendenti carte di valore inferiore al sette (tavoli composti da più di quattro giocatori), tuttavia, questa regola cessa di essere valida, essendo possibile chiudere scale prive del dieci.

- Che cazzo vai dicendo?”, bofonchia El Puma.

Zed mostra le carte, coppia di 9, poi un Jack, poi un otto, poi un dieci di picche. Esatto, non dovrebbe esserci alcuna “mano perfetta” , ed invece una c’è, ed è la mia. Dalla giacca fuoriesce la carta che ho sostituito, la faccio uscire con calma, sorridendo. Il silenzio cala, trangugio la bevanda, mentre il calice è in alto, parte la risata collettiva. Ics tossisce, ride e tossisce.

- Perché? Perchè lo ha fatto? Stiamo tutti vincendo… Cosa ha voluto dimostrare? –

- La Noia - , dico tranquillamente. Mi alzo, voglio cambiare aria, saluto calorosamente , proprio quando sto per afferrare la maniglia dell’ uscita, una voce mi richiama, anzi mi urla.

- Non mi chiede come “ho fatto ?” –

Rimango in silenzio per un attimo, non rispondo assolutamente nulla Stefania, adesso ho altro a cui pensare, altro da fare.

- La noia. A causa dalla Noia ho iniziato ad osservarla con attenzione sempre maggiore. E così ho visto, mentre lei credeva che l’oscurità l’avrebbe protetta.- Mi grida, poi conclude.

- La Noia non si vince. Mai –

Adesso l’Intuizione non è più sola Intuizione, inizia il barlume d’un ragionamento.

Arrivo alla mia porta ed il ragionamento quasi si spegne. Nel piccolo corridoio proprio davanti all’appartamento giungono folate d’aria dal fondo, in verità un poco scuro, mi avvicino, e trovo un cubo, uno strano cubo, sulla fronte principale è riprodotta “La macelleria” di Bartolomeo Passerotti, giro un poco attorno ed in verità , il quadro è riprodotto su tutte le facciate, osservo meglio, ma in realtà non sto osservando molto meglio, Stefy, e ti spiego perché. Per carità, trovo subito una piccola stranezza. Proprio a sinistra, sulla tavola imbandita, davanti ai due macellai che festeggiano con un cosciotto in mano, v’è la testa tagliata di quello che sembra un cinghiale dall’espressione un poco triste. Sulla facciata laterale invece la testa è di Agnello, giro dietro e qui la testa è di gatta, ma tutto ciò non spiega le folate d’aria che mi investono. Perché Stefy, guardo al di sopra , ed al di sopra v’è un unico colore scuro, cangiante, mobile, sembra un turbinio di scala cromatica di neri che letteralmente si disegna nel vuoto. E come si disegna, amica mia, archi larghissimi che s’innalzano nel cielo riempiendo di colore lo spazio, cerco di seguire il punto da dove tutto inizia , ed invece mi ritrovo nel punto di fuga che viene subito nascosto da un’altra “pennellata” , mi gira la testa e tutto quel vento non fa altro che spingere il mio sangue nel cervello. La macchia prende forma, solo per un istante, mi pare un corvo od una civetta, mi pare di intravedere adesso , in alto, delle dita, le afferro. Il corvo o la civetta scompare, sento un leggero – ahi, io !-

Sotto tutto quel colore, una giovane dalla bellezza non indifferente, la pelle del viso d’avorio, talmente perfetta da sfiorare la tonicità della porcellana, le labbra scure sembrano tatuate ( lo so, mi dilungo forse un po’ troppo, ma non riesco a scacciare dalla mente ciò che la mente vede.).

Sono basito, lei pare corrucciata, invece no, sorride, rimane ferma, poi dalla bocca, estrae un biglietto.

“Ora io faccio vedo piccolo giuoco”

- Sei bellissima -, le sussurro, lei si estrae un altro biglietto.

“ Io bellissima nell’occhio che io vedo “

- Capisco -, ed in realtà non ho capito nulla. Poi il giuoco, e mentre inizia il giuoco scopro che i suoi capelli sono come ricoperti da piccole particelle solide e nere, il lieve movimento le spazzola, poi tornano nella posizione iniziale, poi scendono ancora e così via. Il gioco è semplice, lei mi osserva stingendo gli occhi ed allargando le sue labbra ed i suoi zigomi, sposta la mano tenuta dritta verso sinistra, e dimentico “ la macelleria “ e tutte le sue strane facce, lei disegna nell’aria ogni minimo spostamento, tante piccole mani che non svaniscono. Mi porge un altro biglietto.

“Ora io veloce “ , e con la velocità disegna una lunga oscura striscia continua, il gioco cambia, inarca la schiena e le cosce, si piega, con l’altro braccio disegna un ampio arco, poi e muove entrambe, piano piano svanisce nei colori, svanisce mentre sta danzando, un lembo della lunga gonna mi sfiora il naso, anche la gonna svanisce e mi ritrovo ad osservare un grosso cuore che pare diviso nel suo mezzo. Dalla crepa pulsante cade un nuovo biglietto.

“ Io sono Verità io”, vorrei ma non riesco proprio a sorridere, la crepa si allarga, l’aria mi avvolge, cadono altri due foglietti dalla crepa mediana che s’allarga. Un poco mi pare di capire il suo linguaggio, e la traduzione suona più o meno così.

“La Droga non ti cambierà , la Religione non ti cambierà, la Medicina non ti cambierà, ma io ho bisogno di qualcosa che cambi la tua mente… To-oth”. Rimango turbato, e la danza non s’arresta, quel cuore diviene sempre più denso, la ferita più profonda, e penso alla ragazza chiusa nel suo interno.

“ Vedi come non so cambiarti? Provo a parlarti per chiarire le cose, ma tu non ascolti. Eppure tutto viene direttamente dal mio cuore verso il tuo cuore. La Bellezza non ti cambierà… Ma io ho bisogno di qualcosa, per cambiare la tua Idea …To-Oht”

“Idea”, forse rende meglio ciò che lei intende, “Idea”, non “Mente”. Mentre ci rifletto il foglio si bagna, del liquido rosso scuro, eppure terso, netto, quel cuore in qualche modo sta lacrimando, e… Stefania, vorrei essere più forte, ma proprio non ci riesco e mi unisco a quel pianto.

Il mio volto diventa sempre più nero, senza neppure alzare lo sguardo, pesco all’interno di quel cuore pulsante, e le blocco un polso.

- Fermati, ti prego, basta…-

L’enorme organo sparisce, rimane lei, la sua faccia più stupita che altro. La guardo, i sui occhi sembrano sereni e tristi, l’oscuritàconfonde il colore di quegl’ occhi, sembrano chiari, ma qualcosa li rende bui come la pece, non capisco, continuo a non capire. Calmo i miei ultimi singhiozzi.

- Ok, scrivi delle belle cose, ma cosa significa To-oht?” . Rapidamente si porta la mano verso le labbra, e stiracchia un nuovo foglietto. Nell’aria forma un piccolo arco composto dal movimento denso delle sue mani.

- Io To-oht, io, mio Nome Segreto –

- Perché dici sempre io?Non hai altro “IO” all’infuori di Te?Perchè non coniughi i verbi?Perchè non li usi mai al passato?

Le domande sono troppe, la risposta è molto semplice, toglie delicatamente dalla labbra l’ennesimo foglio.

“Perché Io-ragazzo non penso ad Impararmi?”

Mi sento uno stupido, perdo completamente di vista i quadri, la prendo per la vita e l’aiuto a scendere. Adesso mi pare più alta. Ci provo.

- Io scuso me, mio. Io chiedo a “Io-bella donna”…no, io chiedo di capire, imparare io-tu, non, io scuso me, mio, io-bella

donna” capito?

- Io non sono bella, ma nei tuoi occhi lo divento –

Forse non è veramente bella, ma di certo bella è la sua voce, mi pare di sentirne il gusto nella bocca.

- Vuoi impararmi? - continua sorridente.

Annuisco, debbo ancora assimilare il suo modo, i suoi concetti. Lei si alza con un rapido movimento la maglia, si toglie una calza, piccole cicatrici, cicatrici pulsanti ovunque. E’ una vista che mi spaventa, prendo il braccio, lo sfrego sulla guancia, lo bacio, divido il tocco delle mie labbra sulla sua carne in molteplici sezioni. Lei mi accarezza.

- No, no, non è con questo che puoi curarmi, io sono così…io scuoto le Vibrazioni dell’ Eterno presente .

Mi dimentico del corridoio e del cubo, una nuova Intuizione mi serra la gola.

- Così “io bella-tenera-donna Crudele” , così io mi ferisco… -

“Mi ferisco….mi ferisco danzando…”, penso, “ non è possibile, mi ferisco danzando perché sono così…”

- Non essere triste -, le brillano gli occhi, - Basta fare così…-

Con nuovo rapido movimento si copre le braccia e la scia densa disegna della nuova , bianchissima pelle .

- Non muovere Io – le dico, - non posso vedere Io ferirsi così…-

- E neanche io posso vedere. Solo Tu vedi: guardati attorno. Io non sono Io, ed attorno non c’è niente. -



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