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lavoro pubblicato giovedì 7 maggio 2009
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cigno Nero: capito ottavo

di fiordiloto. Letto 728 volte. Dallo scaffale Fantasia

Chi è il misterioso Qualcuno che ha invocato il Cigno Nero? E quali sono le sue intenzioni? Il vero nemico mostra il suo volto. Un volto sgradevole e sinistro. Riusciranno Goa e i suoi nuoi compagni a ritrovare Adeleith in tempo?

Capitolo 8:

Soul

Una bella dimora gentilizia emerse dall'oscurità sul limitare della foresta. Luci soffuse s'insinuavano all'esterno dalle vetrate ad arco del piano terra. Da qualche parte, nei bui dintorni, gorgogliava un ruscello. Le foglie e i rami secchi scricchiolavano sotto i piedi del servitore. Quando arrivò dinnanzi alla porta d'ingresso, questa gli si spalancò benché nessuno sembrasse averla aperta.

L'atrio era vasto, poco illuminato, arredato con sfarzo. Gli occhi dei pallidi ritratti alle pareti seguivano il servo lungo il corridoio. Lui si fermò davanti ad una pesante porta di legno, esitò un attimo, poi abbassò la maniglia di bronzo.

Il salotto era avvolto nella semioscurità e nel centro troneggiava un tavolo lungo e riccamente decorato. L'unica luce veniva dal fuoco che ruggiva in un bel camino di marmo. Il servitore indugiò un attimo sulla soglia. Il suo sguardo, che si stava lentamente abituando alla penombra, fu inevitabilmente attratto verso l'alto, dal più bizzarro ed inquietante elemento della scena: una figura umana priva di sensi che, sospesa a testa in giù sopra il tavolo, girava lentamente. Sotto, in corrispondenza della testa, c'era una bacinella d'oro ricolma di liquido scuro, denso e vischioso, che il servitore riconobbe come sangue.

"Mio servo...", disse una voce suadente e chiara da un angolo. "L'hai portato?"

Chi aveva parlato era seduto nella zona più in ombra, perciò fu impossibile per il nuovo arrivato distinguere qualcosa di più della sua sagoma. Tuttavia, avvicinandosi, fece un profondo inchino e depose sul tavolo una boccetta contenente altro liquido rosso.

"Si, mia signora", disse. "Il sangue di un'altra madre e di suo figlio, come avevi chiesto"

"Benissimo", disse la figura, uscendo dall'ombra come un volto da un sogno.

Oras, la vecchissima sacerdotessa, aveva un viso brillante nell'oscurità. Glabro, quasi serpentesco. Così pallido che sembrava emanare un bagliore perlaceo.

"Mia signora", osò domandare il servo. "Desideri portare a compimento il rituale stanotte?"

"Sì", ripose lei, e sul suo volto da vecchia si dipinse un sorriso malefico. "Ho osservato il Cigno Nero evolversi in tutti questi anni. Ho assistito a ogni sua fase di crescita. E ora, finalmente il suo potere ha raggiunto quello del Re senza Regno"

"Era per questo scopo che l'hai evocato dall'Abisso, dico bene?"

"Esattamente"

Quel sussurro riempì la stanza di echi minacciosi. Il servo rabbrividì. Per un attimo alzò lo sguardo ad osservare il corpo roteante sul tavolo, ma subito tornò a concentrarsi sulla sua interlocutrice.

"Posso chiederti...quale sarà la nostra prossima mossa?"

"Il Cinquantesimo ospite è attualmente in compagnia di Straus. Tutto procede secondo i miei piani. Come feci anni or sono, mi servirò del sangue di novantanove madri e dei loro figli non ancora nati per ripetere l'oscuro rituale. Il Cigno Nero ha il potere di azzerare qualunque tipo di magia. L'essere che ora sta per venire al mondo sarà suo fratello e suo opposto, perché potrà amplificare il potere"

"Ma, mia signora...Il Cigno Nero ha dovuto albergare in ben quarantanove ospiti prima di raggiungere il suo attuale potere! L'incanto che evocherai ora non dovrà percorrere lo stesso cammino?"

"No", assicurò Oras, una luce cupa negli occhi. "Perché vedi, io feci un errore, evocando il Cigno Nero dalle Tenebre. Gli offrì novantanove madri con i loro figli. Un numero inesatto. Ma ora...ho a disposizione il centesimo"

Il servitore avrebbe voluto chiedere chi fosse la centesima vittima, ma non fece a tempo, perché una scarica di potere affilato gli tagliò di netto la testa, che finì dritta nella bacinella contenente il sangue.

"Sangue di novantanove madri e figli offerto senza consenso. Sangue di un servitore strappato all'improvviso. Il rituale ora è finalmente completo. Sorgi dall'Abisso, figlio delle Tenebre! Io, tua signora, t'invoco! Ti do un nome, e con un nome t'impongo la vita. Vieni a me...Soul!"

Le fiamme del camino avvamparono e si spensero. Una nuvola d'oscurità s'innalzò dalla bacinella quando Oras vi svuoto dentro la boccetta portata dal servo. Una tenebra così densa che a guardarla si aveva l'impressione di esser diventati ciechi. Come una sanguisuga, la magia si attaccò al corpo sospeso, che emise un profondo respiro e spalancò gli occhi, prima di cadere a gattoni sul tavolo.

"Mi hai evocato tu?", domandò, con voce profonda, animalesca.

"Sì", rispose Oras, guardando soddisfatta la sua creatura.

Non lo si sarebbe potuto confondere con le ombre della notte, perché il suo corpo nudo aveva il colore della più cupa oscurità, con riflessi opachi, come di un cielo stellato. Anche i capelli erano dello stesso colore, e nel fondo dei suoi occhi notturni ardeva una fredda fiamma verde.
"Benvenuto in questo mondo, figlio mio", sogghignò Oras. "Ho da assegnarti una missione: tua sorella, la portatrice del Cigno Nero, e ora in viaggio con il re dei vampiri, Straus. Stanno andando a cercare Adeleith, la sua sposa imprigionata. Il tuo compito e seguirli. Una volta che la Dama della Distruzione sarà liberata, dovrai impossessarti del loro potere, così che finalmente l'Abisso possa riemergere dalla prigione in cui Dei e Demoni l'hanno gettato. Così che il suo enorme potere mi renda le capacità che con la forza mi furono strappate ai tempi della sua creazione"

Soul avanzò a quattro zampe sul tavolo, sinuoso come un gatto. Avvicinò il viso a quello di Oras e sussurrò:
"Tu mi hai dato il mio nome, perciò ti devo obbedienza. Farò ciò che chiedi, ma ho una richiesta"

Lo sguardo di Oras gli disse che se l'era aspettato.

"So cosa vuoi"

"Il Cigno Nero", confermò lui. "Lei mi appartiene. E' la mia donna e il mio opposto. Concedimela, e io farò ciò che devo affinché l'Abisso risorga come la fenice dalle sue ceneri"

"E sia", accordò la vecchia sacerdotessa. "Abbiamo un patto, dunque. Dammi Straus e la sua regina, e io ti concederò colei che desideri"

Soul sorrise. Agguantò il mantello che la vecchia gli porse e saltò fuori dalla finestra. Non aveva bisogno di indicazioni per trovare il Cigno Nero. La percepiva naturalmente, come se un legame magico li tenesse costantemente in contatto. Il suo corpo prese la forma di una pantera nera mentre sfrecciava a quattro zampe verso la sua preda.

***

In quello stesso istante, molto lontano da lì, Straus e Letizia si stavano preparando a partire. Goa era al piano di sopra e stava per raggiungerli, ma all'ultimo momento una strana visione le aveva mozzato il respiro, facendola cadere in ginocchio. Suo nonno, il Gran Maestro, s'avvide dell'accaduto e la raggiunse preoccupato.

"Goa! Goa! Nipote mia! Che succede?"

L'aiuto ad alzarsi e lei gli rivolse uno sguardo terrorizzato.

"Nonno...", mormorò. "Sì è svegliato!"

"Intendi dire...L'hai visto?!"

"Sì", disse lei, pallida in viso. "Due occhi di fiamma verde che mi osservano dall'oscurità. La sua voce, che chiama il mio nome..."

Suo nonno la lasciò e lei si portò le mani al viso, come per cancellare quella visione.

"Ho paura...", ammise.

"Lo so, piccola mia. Ed è per questo che devi andare via, subito! Il più lontano possibile! Scappa. Va' a cercare Adeleith. Lei e Straus sono la nostra unica possibilità contro l'ombra che ti perseguita"

"Non perseguita solo me...Ma il mondo intero"

Al suono di quella voce così infantile, suo nonno non si trattenne più e l'abbracciò. Un abbraccio forte e impacciato. "Pregherò Selena perché la sua luce rischiari sempre il tuo cammino. Ora va', mia piccola Goa, e compi il tuo destino"

Goa annuì e si sciolse dall'abbraccio. Quindi cercò di ridarsi un contegno. In giardino, trovò Straus e Letizia già vestiti e pronti a partire.
"Scusate il ritardo", mormorò. "Sono desolata di avervi fatto attendere"

"Non farci caso", disse Straus.

Il vampiro la studiò attentamente. Il suo aspetto era fiero e regale, nonostante i pantaloni corti e la blusa che indossava, ma la sua sicurezza stava vacillando, e lui lo percepiva. L'inquietudine nei suoi occhi si era fatta più evidente.

"Qualcosa non va?", domandò, sottovoce.

"No", tagliò corto Goa. "Nulla che al momento possa darmi pensiero"

Mentiva. Ma Struaus decise di lasciar perdere.

"Bene! Se non è un problema, potresti viaggiare sulle mie spalle. Letizia ed io possiamo volare. In questo modo, andremo molto più spediti"

Letizia sbuffò e lanciò al padre un'occhiata torva. Era lei che di solito viaggiava comodamente aggrappata alle spalle di Straus. Ma il modo in cui gli occhi del vampiro agganciarono i suoi le fece passare subito ogni voglia di protestare.

"Va bene", acconsentì Goa.

Si aggrappò con le braccia alle spalle di Straus e si appoggiò alla sua schiena. Lui l'afferrò saldamente e si voltò a salutare un'ultima volta il Gran Maestro, prima di sparire correndo come un fulmine.

Maledizione! Pensò Letizia. Non vorrete mica lasciarmi indietro?

Spalancò le braccia come un aeroplano e prese la rincorsa. In poco tempo raggiunse Straus, che volteggiava rapido fra gli alberi di un boschetto, schivando rami e tronchi con precisione millimetrica. Dapprima Lety lo seguì correndo, poi raccolse le gambe al petto e calibrò la velocità, sfrecciando a pochi centimetri da terra.

In un paio d'ore superarono il boschetto, giungendo in un luogo lontano da qualunque città. Lo spettacolo che si offrì ai loro occhi era davvero incredibile: ovunque c'era sabbia del color della madreperla, che fluiva mossa dal vento, insinuandosi qua e là in stranissimi vortici e correnti, per poi raccogliersi a formare dune dalla forma mutevole. E sopra, nel cielo, oltre la Luna, era come se uno specchio riflettesse lo stesso scenario. Solo che, invece della sabbia, ogni cosa era ricoperta dal ghiaccio. Un ghiacciaio...che minuscoli cristalli di grandine sferzavano nella muta danza di una tormenta silente.

E' meraviglioso!, esclamò Letizia, che non riusciva a trattenere lo stupore.

"Sì", concordò Straus. "Siamo nel Deserto del Viaggiatore"

"Ma con che criterio cercheremo Adeleith?", domando allora Goa, sempre aggrappata alle sue spalle. "Percepisci forse la presenza di un nuovo sigillo?"

"Non ancora. Immagino che tu abbia distrutto quello che Bridget e i suoi avevano nascosto sul tetto del grattacielo, giusto?"

"Immagini bene"

"In questo caso, andremo verso Nord. Non ho ancora esplorato queste zone, e non appena percepirò un nuovo sigillo avremo una direzione precisa"

Dovremo far attenzione a Bridget e i suoi, li redarguì Letizia. Anche se a casa del nonno di Goa ci hanno lasciati in pace, sicuramente si saranno già messi sulle nostre tracce, e ora Sua Eccellenza il Gran Maestro non può più proteggerci con la sua influenza.

"Ha ragione", disse Goa a Straus. "Allora dovremo andare più veloci"

"Sono d'accordo"

Con quelle parole aumentarono la velocità, e subito furono inghiottiti dallo splendore di quello scenario da mille e una notte.

Coming Next: Insieme...per sempre?



Commenti

pubblicato il 07/05/2009 16.36.26
sothis85, ha scritto: Anelavo questo momento! Eccolo! Letto in un fiato..con amore.. come e' Giusto venga letto ogni tuo capitolo.Dolce Francy...sei immensa...i tuoi personaggi di rara intensita e le tue vicende narrate sono ormai parte di me.Bacio Ruben
pubblicato il 07/05/2009 16.40.45
anais, ha scritto: mi piace tanto questo racconto...ancora brava,baci
pubblicato il 07/05/2009 17.54.23
Lorenz, ha scritto: Mi piace molto la piega che sta prendendo la trama, brava come al solito! Ciao
pubblicato il 08/05/2009 11.59.21
Lorenz, ha scritto: Mille grazie per il commento! Sono sempre un pò titubante quando termino un racconto e un giudizio del genere da una scrittrice brava come te è per me molto importante. Ciao, alla prossima puntata!

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