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lavoro pubblicato giovedì 23 aprile 2009
ultima lettura martedì 31 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La tua luce vira al tenue

di nevedispagna. Letto 669 volte. Dallo scaffale Generico

Forse da ore sto aspettando il treno non saprei, le ore della macchina sono atomiche e precise, le ore della mente non passano mai.....................

Forse da ore sto aspettando il treno non saprei, le ore della macchina sono atomiche e precise, le ore della mente non passano mai.
Così la sosta al Bar, così inizio a bere.
Discretamente, cercando di calcolare un intervallo accettabile, aspirando da chissà dove la leggerezza di qualche battuta al banco, visitando il bagno frequentemente.

Un osservatore esterno potrebbe pensare, sì, potrebbe immaginarmi stendere sul lavandino una striscia di coca, il mio sudore e la mia brama, il pensiero mi fa sorridere, mentre le punte delle mie dita accolgono la consistenza vagamente oleosa della crema antirughe, strato dopo strato, occhi ed espressione perfette.

Caramelle alla menta, non si sa mai, qualcuno potrebbe insospettirsi o aggredirmi, perchè un poco barcollo e forse dovrò fermarmi per molto tempo e non si sa mai.

Sento un groppo nella gola e nel ventre, perchè ovviamente vorrei parlarti, il rumore, le sbuffate delle locomotive non fanno altro che immergermi nei pensieri sempre più cullati, intimi, dolci e quindi irrimediabilmente tristi, sembro un fagotto gettato sulla grigia banchina di pietra.

I quadri elettronici "arrivals/departures" cambiano volto molto lentamente, forse ho sbagliato ora, giorno, forse il treno è semplicemente già arrivato, premo sulle ginocchia e punto ancora verso il bar, perchè so che devo aspettarti.

Non ho mai osservato tanto i volti di questi sconosciuti che come me, nella luce che muore si avviano nel sottopassaggio per dirigersi chissà dove, ed è come, a volte, in un istante che penetra e subito brucia, rivedere i tuoi occhi, le piccole linee delle labbra, lo sguardo rivolto all'infinito od un semplice sorriso.

Accidenti in quanti siete? Su quanti turni lavorate?
Io sono qui da stamattina, non mi riconosce?
Per niente.
Il ragazzo sorride, il bagno è libero.
Mi dai la chiave?
Eh, non ne sono sicuro.
E allora sbloccati, non ho tempo.

Lo specchio rimanda un volto lievemente umido ed unto, pochi minuti perchè la pelle compia un pieno assorbimento, le rughe si stirano, diventano più tenui.
Sotto ed attorno agli occhi, verso le guance, quelle due righe dritte si assottigliano.

Sembri lì, dall'altra parte dello specchio.
Vuoi parlare, vuoi qualcosa? Posso aiutarti?
Posso rimanere semplicemente a guardarti?

Accarezzo qualche copertina di cd nella libreria che offre su molti articoli svariati sconti.
Ed ovviamente la cosa non mi interessa, un uomo mi osserva poi dice di capirmi profondamente, mi volto e torno al binario.

Che io abbia sbagliato binario? Possibile?
Perchè no, ricontrollo i tabelloni, ed inizio a pensare ad un errore umano.
Vorrei arrabbiarmi, però penso che "l'errore umano" sia l'errore più genuino e frequente che mi possa aspettare. Potrei pure accettarlo.

Scendo nel sottopassaggio per controllare di nuovo Arrivi e Partenze, e mentre i miei occhi tentano di mettere a fuoco le informazioni incagliate nel giallo e nel blu delle colonne, si avvicina l'uomo di prima, vestito però diversamente.
Mi sussurra un qualcosa di veloce, poi svolta.

Perdo l'attimo mentre mi giro, ma accellero il passo, corro, l'uomo sembra scomparso.

Davanti a me c'è la galleria sotterranea che porta con lieve pendenza i treni in superficie.

Non lo vedo, ma vado avanti. Pian piano tutto diventa buio, completamente.
Se dovessi fermare qualcuno mi verrebbe da chiedere: ho perso un sussurro, lo ha visto per caso passare?

In effetti non sembra esserci nessuno, meglio così.

Così procedo alla cieca, tenendo non senza qualche difficoltà le gambe dritte, ogni tanto deglutisco quasi a liberare la sensazione allo stomaco. Tutto è rallentato, i passi si espandono.

E come ogni cosa relativa all'essere umano anche questo tunnel finisce.

Nessuna traccia, solo una pallidissima luce nè giorno nè notte, rotaie, io nel mezzo, erbacce.

Guardo avanti, da lontano sembra arrivare uno sbuffo, uno stridio sempre più vicino. Sembra una vecchia locomotiva. Una Stephenson del '25.

Questo è il treno, il pensiero mi illumina e contemporaneamente mi paralizza:
dove sei?
Ed io ti sto aspettando o sto partendo ?



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