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lavoro pubblicato martedì 21 aprile 2009
ultima lettura martedì 12 marzo 2019

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Un viaggio all'Aquila

di redheadlove. Letto 1199 volte. Dallo scaffale Viaggi

Partiamo da Firenze alle 8 e 10. Pieno fatto, cuori gonfi e furgone pieno di cibo per animali. Siamo stanchi di mattina presto, indolenziti e stanchi, ma felici. Il giorno precedente eravamo a raccogliere cibo e materiale sanitario davanti alla Coop ...

Partiamo da Firenze alle 8 e 10. Pieno fatto, cuori gonfi e furgone pieno di cibo per animali. Siamo stanchi di mattina presto, indolenziti e stanchi, ma felici. Il giorno precedente eravamo a raccogliere cibo e materiale sanitario davanti alla Coop di via Salvi Cristiani, il cielo non ci ha assistito molto, devo dire… ma la generosità delle persone è stata veramente tante. C’è voluto tutto il pomeriggio per stipare nel furgone il carico che via via accresceva come in una miracolosa moltiplicazione. Sacchetti di croccantini e scatolette, riso soffiato e cereali, pane secco, coperte, siringhe, cotone e disinfettanti piovevano, è proprio il caso di dirlo, sul banchetto L.A.V. e noi a fare la spola.

Abbiamo messo tutto questo ad accompagnare una generosissima donazione di una ragazza viareggina che si chiama Sabrina. L’aria fresca della domenica mattina accarezzava lo Sprinter che ruggendo la fendeva. 380 chilometri, percorsi in silenzio, senza musica, non ci andava, felici del raccolto e preoccupati perché non sapevamo cosa aspettarci.

Arezzo… Orte… Roma Nord… L’aquila Teramo… passavano i caselli come stazioni lungo la ferrovia. L’autostrada che da Roma porta all’Aquila è stretta e fitta di gallerie e ponti, segno tangibile dell’uomo che vince sulla natura. Il cuore comincia a battere forte quando, ad un paio di chilometri dall’Aquila, cominciamo a vedere lungo i bordi dell’autostrada prima qualche sparuta tenda blu, poi interi accampamenti. Finalmente arriviamo al casello dove facciamo una ventina di minuti di coda, il casellante controlla il documento a chi esce perché se è del posto non paga il pedaggio. Sono le 12. Appena usciamo dal casello seguiamo la voce fessa del navigatore che ci porterà, dopo non poche difficoltà, alla meta, il canile municipale di Collemaggio. Non so come descriverlo, la tragedia, l’enormità dell’evento, la senti nell’aria, il cielo plumbeo certo non migliora la situazione.

Ovunque ti giri polizia, pompieri, protezioni civile e associazioni di volontariato, corpo forestale ed esercito. Ovunque. Una città presidiata per espugnare un nemico che ormai non c’è più. Un brulicare di divise, di colori fluorescenti ovunque. Ci lasciano passare indisturbati. Il navigatore ci porta verso il centro, lì veniamo fermati e dirottati fuori dalle mura. C’era tanta folla, come a Natale. Solo i negozi erano chiusi, gli edifici transennati, cumuli di macerie sui marciapiedi, tende strappate, vetri in frantumi. Case sventrate in parte, che mostravano uno spaccato del loro interno, quasi una realizzazione di un bizzarro architetto post moderno.

Segno tangibile della vittoria della natura sull’uomo.

Altre apparentemente intatte, come se la scossa neppure le avesse sfiorate. In altre ancora crepe orizzontali ferivano le pareti. Poche auto civili in giro, quasi nessuno a passeggio. Arriviamo a 600 metri dal canile, nuovo posto di blocco.

“Buongiorno, siamo della LAV, abbiamo la raccolta di cibo da lasciare al canile…”

Una faccia pacioccosa e rubizza di un agente della forestale ci indica la direzione da prendere.

“In cima alla salita, a sinistra…”

Si spostano e ci lasciano passare. Il cuore batte sempre più forte. La strada si inerpica dentro ad una sorta di cittadella fantasma, non vediamo nessuno. Ci guardiamo negli occhi, ripartiamo. Vediamo 2 auto ferme con un paio di persone che stanno salendoci sopra. Affondo l’acceleratore ed i 160 cavalli scalpitano liberi sul ghiaino. In un attimo sono da loro.

“Scusate, il canile?”

“Avanti, ancora avanti”

Sorridono.

La strada peggiora, si fa tortuosa e stretta. Adesso è un budello con auto e camper parcheggiati qua e là. Mi districo e arriviamo, finalmente, al canile.

Entriamo in un piazzale gremito di auto in sosta, una quindicina di persone si affrettano qua e là. Parcheggio e, con la bolla in mano, cerco qualcuno che mi possa aiutare. Entriamo in una piccola struttura adibita ad ufficio, un acre odore di paura di animale mi entra nel naso. Qualcuno abbaiava in qualche stanza chiusa. Sorrido vedendo una vaschetta dove nuotavano inconsapevoli dei pesci rossi, c’era un cartello che recitava : “Già adottati, vengono a prenderli il 20/4”. Finalmente troviamo un veterinario piccolo, magrolino ed emaciato, con la faccia stanca, anche lui terremotato, anche lui dorme in auto. Mi colpiscono di quell’uomo minuscolo i suoi occhi, che brillano, bruciano di energia, stonano quasi in quella faccia.
”Che avete?” ci chiede. Gli diciamo che abbiamo la bolla, gliela porgiamo, ce la timbra e ci dice dove scaricare. Faccio manovra e mi acculo. Cominciamo a scaricare. Arrivano persone, volontari, vigili del fuoco che si offrono volontari per aiutarci a scaricare, accettiamo di buon grado. Ha incominciato anche a piovere. Ammucchiamo tutto dentro ad un’ex stalla. Scendo e comincio a portare dentro le coperte, fino a quando non mi fermano perché bastavano. Mi accorgo che all’interno della stalla tutto è organizzato perfettamente, nonostante la frenesia. Sacchi per cani da una parte, per cuccioli da un’altra, così come per quelli per i gatti, per gli altri animali (uccellini, furetti, conigli), cucce a destra, trasportini nel mezzo, collari in fondo. Ci raggiungono altri volontari LAV. Non facciamo in tempo a risalire sul furgone che ci chiedono:

“Dove andate?”

“Torniamo a Firenze, serve qualcosa?”

“Sì… avete il furgone… avremmo bisogno ti trasportare 11 cucce e 11 ciotole alla tendopoli di Paganica, ma siamo in auto…”

“Ok, va bene, dateci l’indirizzo”

“Paganica, non serve l’indirizzo… lo trovate sicuramente… ah, già che ci siete, portate loro anche qualche sacco di croccantini per cane e gatto…”

Carichiamo le cucce e partiamo felici di essere utili. Chiediamo indicazioni un paio di volte. È strano, chi ci risponde, prima di farlo, tira in basso gli angoli della bocca… Paganica non è molto distante dall’Aquila, sono circa 8 km. Le tende blu con scritto “Ministero dell’interno” cominciano a scorrere alla nostra destra. Siamo arrivati. Svoltiamo e ci troviamo di fronte all’entrata del campo. Subito ci corrono incontro dei ragazzi la cui bocca si estendeva in un sorriso tanto bello quanto sincero.

“Siete qui per le scarpe, vero? Finalmente!”

Siamo rimasti un attimo interdetti…

“No, mi spiace… abbiamo cibo e cucce per cani….”

Il sorriso cala appena. “Ah, va bene… parcheggiatevi lì” dice indicandoci un posto libero fra 2 ambulanze. Scarichiamo. Ci dicono che non hanno bisogno di tutte queste cucce, ma solo di 6 e di altre più grandi, che non abbiamo. Anche il cibo va bene solo in parte, hanno dei cuccioli, ne serve anche per loro. Guardo mia moglie negli occhi, ci siamo già capiti. Dopo una mezzora eravamo di nuovo al campo con le cucce grandi ed il mangime per i piccoli. Ultima tappa del nostro viaggio: Coppito, la sede del centro anticrisi all’interno della scuola della Guardia di Finanza. Il piantone ci fa passare, proseguiamo sotto ad un colonnato e spuntiamo in un piazzale immenso, visto in televisione non rende l’idea. È proprio enorme. Davanti a noi la palazzina del centro anticrisi. Prima ancora uno stuolo di sedie di plastica nera rendevano omaggio ad un palco con microfono. Alla nostra sinistra i camper e furgoni attrezzati della stampa e televisioni di ogni dove, una sfilata, pronti a piombarti alle spalle al minimo fremito avvertibile. Saliamo gli scalini sopra ai quali campeggia il motto della Guardia di Finanza. Un brusio sommesso ci accoglie. Decine di tavoli, centinaia di persone che li affollano, il tutto diviso per settori. Ad onor del vero, un’organizzazione magistrale. Chiediamo dove sia il centro veterinario, ce lo indicano, è al piano superiore. Ci andiamo e troviamo Paolo, il responsabile LAV per l’Abruzzo ed il Molise. È una persona magra, capelli corti, l’undici di mescoli ben in evidenza sulla sua nuca. Ci presentiamo, ci aggiorna, gli lasciamo i documenti del trasporto. Ci racconta di essere stato coi vigili del fuoco a salvare gli animali rimasti intrappolati nelle case dei padroni, ci racconta del loro coraggio, del loro cuore immenso. Lo salutiamo e usciamo lasciandolo alla sua attività frenetica. Ritorniamo alla volta di Firenze in silenzio, come quando siamo arrivati. Una pioggia odiosa e insistente ci accompagna per tutto il tragitto. Siamo spossati, nel vero senso del termine, ma colmi di una felicità che è difficilmente raccontabile. Spero di essere riuscito, almeno in parte, ad rendervene partecipi.



Commenti

pubblicato il 21/04/2009 20.47.14
Mario Vecchione , ha scritto: un atto di grande civiltà, un modo di vivere il volontariato concreto e fattibile, senza parole, senza se e ma...mi hai fatto rivivere gli scenari del terremoto dell'Irpinia dell'80, quando mi recai, giovanissimo, a dare una mano ai terremotati col mio gruppo di L.C....Applausi Red
pubblicato il 21/04/2009 21.00.59
SalCast, ha scritto: Una bella prova per sentirsi migliori con se stessi. Stona un poco: Affondo l'acceleratore ed i 160 cavalli scalpitano liberi sul ghiaino. In un attimo sono da loro, il bel navigatore della sicura bella auto. Io penso (e non mi va di dire cosa faccio) tutti i sacrosanti giorni ai tutti i bimbi che quotidianamente muoiono nel Mondo per fame e per sete. Lì, il terremoto è sempre, tutti i giorni...
pubblicato il 21/04/2009 21.37.38
redheadlove, ha scritto: Salcast, questa mia non vuol essere una lode che mi faccio, l'ho scritto solo per comunicare una gioia che ho provato, forse un sentimento di sano egoismo, forse. se abbiamo fatto questo è stato solo per aiutare chi, ultimi fra gli ultimi, aveva bisogno di noi, senza niente togliere alle persone, per carità. E' solo che dopo ti senti bene... il navigatore per me non è bello, è utile, mi serve nel mio lavoro, la bella e sicura auto è un furgone sprinter 416 di 360 mila chilometri, pagato col mio sangue, e ogni tanto, ma solo ogni tanto, un sano affondo sul pedale ci vuole... ciao, e grazie!
pubblicato il 21/04/2009 22.16.07
sothis85, ha scritto: Guardare al dolore degli altri...ti rende onore.. il donarsi con il poco o il molto che si possiede e segno di un cuore puro.Bravo....meriti... Ciao..Ruben
pubblicato il 22/04/2009 9.23.39
SalCast, ha scritto: Ciao redheadlove, voglio dire dovremmo smuovere le nostre coscienze anche quando non ce lo dice di fare il Tg. Mi fa molta rabbia pensare a bambini sani che muoiono quotidianamente per acqua e pane. Ciao scusa...
pubblicato il 22/04/2009 19.57.55
redheadlove, ha scritto: Non hai assolutamente niente da farti scusare Salcast, davvero. Anzi, ti ringrazio per il tuo pensiero a cui mi associo. Spero che, da questa tragedia si impari a rispettare la natura e le persone, e che ci si ricordi comunque di tutti gli altri sempre, perchè il cibo ed il lusso in cui noi nuotiamo spesso è il cibo e le piccole cose che, involontariamente, abbiamo tolto ad altri. Ciao e ancora grazie!
pubblicato il 22/04/2009 20.45.18
SalCast, ha scritto: Ti ringrazio molto, pochi uomini avrebbero capito...

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