ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 9 aprile 2009
ultima lettura sabato 11 aprile 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Panurgo e il caos...CaosBlog

di edit. Letto 1084 volte. Dallo scaffale Generico

Se c’è stato, nella storia dell’Occidente un secolo più caotico di quello appena passato, beh, è stato il ‘500. La dimensione del mondo è raddoppiato da un momento all’altro e il Mediterraneo, da centro dell’universo, diventa periferia. La Chiesa si divid..

Se c’è stato, nella storia dell’Occidente un secolo più caotico di quello appena passato, beh, è stato il ‘500. La dimensione del mondo è raddoppiato da un momento all’altro e il Mediterraneo, da centro dell’universo, diventa periferia. La Chiesa si divide in due, poi in tre, poi in mille frammenti. Cioè la Chiesa Cattolica rimane, ma la Riforma Protestante le toglie mezza Europa, e poi si spacca al suo interno, generando conflitti religiosi, che si trasformano presto in conflitti sociali, politici, in un gorgo terribile. Carlo V, sul cui impero non tramona il sole, cerca di mettere ordine, ma manda a Roma i suoi Lanzichenecchi, che pensano bene di fare il più famoso stupro di un città: il Sacco di Roma. Machiavelli manda via la morale dalla politica, Michelangelo archivia il sogno rinascimentale dell’equilibrio, Erasmo elogia la follia, il papa Borgia e i suoi figli mettono a soqquadro l’Italia, il caos trionfa. E sui campi di battaglia si afferma, definitivamente, l’arma da fuoco, archiviando per sempre la cavalleria. Vediamo che ne pensa Ariosto:

Qual sagra, qual falcon, qual colubrina
sento nomar, come al suo autor più agrada;
che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina,
e ovunque passa si fa dar la strada.
Rendi, miser soldato, alla fucina
per tutte l'armi c'hai, fin alla spada;
e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi:
che senza, io so, non toccherai stipendi.

Come trovasti, o scelerata e brutta
invenzion, mai loco in uman core?
Per te la militar gloria è distrutta,
per te il mestier de l'arme è senza onore;
per te è il valore e la virtù ridutta,
che spesso par del buono il rio migliore;
non più la gagliarda, non più l'ardire
per te può in campo al paragon venire.

Per te son giti et anderan sotterra
tanti signori e cavalieri tanti,
prima che sia finita questa guerra,
che 'l mondo, ma più Italia, ha messo in pianti;
che s'io v'ho detto, il detto mio non erra,
che ben il più crudele e il più di quanti
mai furo al mondo ingegni empii e maligni,
ch'immaginò si abominosi ordigni.

E crederò che Dio, perché vendetta
ne sia in eterno, nel profondo chiuda
dal cieco abisso quella maledetta
anima, appresso al maledetto Giuda.

Ludovico Ariosto, Orlando furioso, XI, 23-28


Ma c’è anche chi, nel grande caos riesce a divertirsi. Leggiamo nel più straordinario romanzo caotico della storia, Gargantua e Pantagruel, le vicende di Panurgo, il più caotico dei suoi personaggi. Una canaglia così solo Rabelais poteva crearla.


Panurgo era di statura media, né troppo grande né troppo piccolo. Aveva il naso un po' aquilino, fatto a manico di rasoio, ed era allora sull'età di trentacinque anni circa, così fino da indorare... come una daga di piombo, elegante di persona, ma era alquanto porcaccione e soggetto per natura a una malattia che in quel tempo si chiamava Manca danaro: dolor senza pari.
Tuttavia possedeva sessantatre maniere di procurarsene sempre, secondo il bisogno, delle quali la più onorevole e comune era per via di ladrocinio furtivamente compiuto. Malefico, imbroglione, bevitore, vagabondo, arraffatore se uno ve n'era a Parigi:
Quanto al resto una perla di figliuolo.
(…)
Più di tutti gli altri perseguitava i mastri d'arte e i teologi. Quando ne incontrava qualcuno per la strada non mancava mai di far loro qualche tiro birbone; talora mettendo loro uno stronzo nel cappuccio dottorale, talora appiccicando loro dietro piccole code di volpe od orecchie di lepri o qualche altro accidente.
Un giorno che tutti i teologi erano convocati alla Sorbona per esaminare articoli di fede, fece una torta composta di molto aglio, di galbanum, d'assa fetida, di castoreum e di stronzi caldi e la stemprò entro la marcia dei bubboni cancerosi, poi, di mattina presto ne impiastricciò e unse teologalmente tutti i cancelli della Sorbona in modo che neanche il diavolo avrebbe potuto durarci.

Tutti i convenuti vomitavano le budella davanti al pubblico e ne morirono dieci o dodici di peste, quattordici ne ebbero la lebbra, diciotto si buscarono la rogna e più di ventisette lo scolo; ma egli non vi badava.

Portava di solito, un frustino sotto la veste, col quale frustava senza remissione i garzoni che portavano il vino ai loro maestri, per farli sgambettare.

Nel suo saio teneva più di ventisei borsette e sacchette sempre piene l'una di un po' di acqua di piombo e d'un coltellino affilato come ago di pelattiere col quale tagliava le borse, l'altra d'aceto da gettar negli occhi a chi trovava, un'altra di lippole attaccate a piume d'oca o di cappone, che lanciava sui vestiti e sui berretti della brava gente, e spesso appiccicava loro delle belle corna che portavano in giro per tutta la città. Talora vita natural durante. E anche alle donne talvolta ne appiccicava sui mantelli per di dietro, fatte a forma di membro virile; in un'altra teneva una quantità di cartoccetti pieni di pulci e di pidocchi che prendeva a prestito dagli accattoni di Sant'Innocenzo e li soffiava con cannuccie o penne da scrivere sui collari delle damigelle più sdolcinate che incontrasse; e specialmente in chiesa, dove mai non andava nel coro in fondo, ma sempre rimaneva nella navata, tra le donne, tanto a messa come a vespro ed alla predica.

In un'altra teneva provvista d'ami e uncini coi quali allacciava spesso uomini e donne quando per l'affollamento erano serrati e massimamente quelle che portavano vesti d'ermisino e quando volevano scostarsi strappavano tutte le vesti.

In un'altra un acciarino munito d'esca, di zolfanelli, pietra focaia e d'ogni altro apparecchio a ciò richiesto.

In un'altra due o tre specchietti ardenti coi quali talvolta faceva ammattire gli uomini e le donne e faceva loro perdere il contegno conveniente alla chiesa: poiché, diceva egli, non v'è che un antistrofe tra: femmina folle a la messa e femmina molle a la fessa.

(…)

Item egli aveva un'altra borsa piena d'allume che gettava giù per la schiena alle donne più agghindate; e si vedevan talune spogliarsi davanti a tutta la gente, altre ballare come galletti o bilie su tamburi, altre correr per le strade e lui correr loro dietro e a quelle che si spogliavano metteva addosso il suo mantello come uomo cortese e grazioso.

Item in un'altra borsa teneva una piccola fialetta piena di vecchio olio e quando incontrava uomo o donna che avesse un bel vestito glielo ungeva e sciupava nei più bei posti, sotto pretesto di palpar la stoffa, e diceva: "Questa sì che è buona stoffa, questo è buon raso, bon taffetà, Signora; Dio vi dia ciò che desidera il vostro nobile cuore: voi indossate vestito nuovo, e nuovo amico, e Dio ve li conservi!" Così dicendo metteva loro la mano sul collare e la mala macchia vi restava perpetuamente
(…). E quando si trovava in compagnia di buone dame tirava il discorso sulla biancheria e metteva loro la mano sul seno dicendo: "Questo lavoro è di Fiandria o di Haynault?" Poi estraeva il suo fazzoletto dicendo: "Tenete, tenete, vedete qui che lavoro, opera di Fottignano o di Fottarabia". E lo agitava ben forte sotto il loro naso facendole sternutare per quattr'ore senza sosta. Intanto peteggiava come un ronzino e le donne scoppiavano a ridere dicendo: "Come mai? Voi scorreggiate, Panurgo ?" - Niente affatto, Madama, non faccio che intonarmi a contrappunto colla musica del vostro naso.
In un'altra una pinza, una tenaglia, un grimaldello e altri ferri coi quali non v'era porta né cassa ch'egli non scassinasse.
Un'altra era piena di piccoli bussolotti coi quali eseguiva giochi mirabili; poiché aveva dita degne di Minerva e di Aracne, e una volta aveva fatto il ciarlatano. E quando andava a cambiare, un testone o altra moneta, colui che cambiava, fosse anche stato più furbo di Mastro Mosca, non c'era verso che Panurgo non gli facesse sparire sotto il naso visibilmente, apertamente, manifestamente, cinque o sei gran bianchi ogni volta, senza lesione o ferita alcuna, ed era molto se il cambiatore ne sentisse vento.
Conoscete qualcuno più caotico?

Prometeo

Che il caos sia con voi!!!



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: