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lavoro pubblicato martedì 7 aprile 2009
ultima lettura venerdì 10 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cigno Nero: capitolo quarto

di fiordiloto. Letto 912 volte. Dallo scaffale Fantasia

Non importa quanto tempo passi. Ci sono azioni che non possiamo perdonare. Ci sono persone che non riusciamo a dimenticare. Ci sono ferite nel cuore...che non possono essere cancellate.........

Capitolo 4:

Il tempo passò...

Una notte azzurrina e stellata era scesa sulla città. Letizia guardava il panorama dal tetto di un palazzo e non poteva fare a meno di chiedersi quanto il mondo fosse cambiato drasticamente, in quei cinquant'anni. Dove prima c'erano distese immense in cui la vista correva fino all'orizzonte, ora erano sorti palazzi, case, perfino intere città. Era bello! Il cielo era così vicino che sembrava di poter toccare la Luna semplicemente allungando una mano. Se solo non fosse stata così terribilmente lontana...

"Un giorno, mia piccola Lety, ti prometto che ti porterò fin sulla Luna"

Quella voce così familiare la fece voltare d'istinto. Straus avanzava lentamente verso la ringhiera del tetto, alla quale lei era appoggiata.

Dici davvero, padre? , gli domandò lei, con un flusso di pensieri. Pensi che un giorno potresti caricarmi sulle spalle e viaggiare con me fin sulla Luna?

"Perché no?", disse lui. "Ti ho raccontato che i vampiri anticamente vivevano sulla Luna. Era lì che avevo il mio regno, prima di abbandonarlo al suo destino per inseguire la mia sposa. Perciò non sarebbe un problema per me portarti lassù"

Che bello! Allora, quando avrai salvato Adeleith, potremo andare tutti e tre a vivere sulla Luna, come un tempo!

Straus la guardò, e nei suoi occhi passò qualcosa che Letizia non riuscì ad interpretare. Poi sorrise, un sorriso mesto, e le accarezzò piano la nuca.

"Mia piccola Lety, non è una cattiva idea, sai? Temo che qui sulla terra, nel mondo degli uomini, presto per quelli come noi non ci sarà più posto"

Lety lo guardava, un po' turbata da quelle parole. Poi, come faceva sempre quando voleva essere rassicurata, lo prese per mano.

Erano passati cinquant'anni da quando aveva cominciato a viaggiare con lui, e sebbene fosse una Dhumpire e non crescesse come gli umani, anche per lei il tempo era trascorso. Il suo corpo era cambiato. La classica pinguedine dei bambini aveva lasciato il posto a fianchi più morbidi, a gambe più lunghe, a quel rigonfiamento appena accennato sul petto. La donna che era in lei stava premendo per uscire. A volte si piaceva. Studiava con curiosità quella femminilità appena accennata sul bordo dell'acqua, nella tinozza dove faceva il bagno. Ma non aveva tempo d'indugiare troppo in quei pensieri. In quei cinquant'anni, lei e Straus avevano distrutto decine di sigilli, tutti falsi. E Letizia si accorgeva che il suo padre adottivo si faceva più impaziente ad ogni nuova notte. Forse, pensava, era dovuto al fatto che dopo tutto quel tempo il nuovo Cigno Nero non si era ancora mostrato. Il vampiro le aveva rivelato che questa volta temeva di non poter battere il suo nemico predestinato, perciò voleva assolutamente distruggere il vero sigillo prima che il successore si fosse rivelato.

"Avverto il nuovo sigillo", le disse Straus sottovoce. "Si trova sul tetto di quel grattacielo laggiù!"

Che Selena ci faccia la grazia, rispose telepaticamente Letizia. Speriamo che questa volta sia quello vero!

La voce non l'aveva riacquistata, ma quando abbassava le sue barriere mentali riusciva a scambiare con il suo salvatore un flusso continuo di pensieri. Come se loro due fossero sempre uniti da un filo invisibile.

"Lety, sicuramente i nostri avversari ci avranno teso un agguato. Voleremo fin nelle vicinanze e tu ti troverai un bel nascondiglio. Anche se ti sono spuntate le zanne e i tuoi poteri da Dhumpire si sono risvegliati, sei ancora troppo instabile. Non voglio che tu corra rischi inutili. Siamo intesi?"

Ricevuto!

Ciò detto, Straus balzò sopra la ringhiera e spalancò le braccia.

"Lezione di volo, Lety! Stammi dietro!"

Farò di più! Sarò la tua ombra!

Straus si lasciò andare. Dapprima precipitò a velocità impressionante, il mantello che si gonfiava come un pallone a contatto con l'aria. Poi, virando, riprese quota e sfrecciò nel cielo indaco, come un'ombra alata davanti alla Luna.

Letizia era inesperta, perciò più insicura. Tuttavia non era tipo da tirarsi indietro. Si allontanò un po' dalla ringhiera e scacciò via tutti i pensieri. Concentrazione, ecco cosa ci voleva per volare! Nient'altro che svuotare la mente e lasciarsi prendere dall'ebbrezza del non avere limiti. Così, fece un profondo respiro e prese la rincorsa.

Uno...Due...TREEEEE!!!!!

Volava...Seguiva Straus nelle sue acrobazie e volteggiava nell'aria notturna come un fringuello. Volare era il potere che preferiva. Anche se traballava, e si stancava in fretta. Molte volte aveva rischiato di cadere, durante i primi esercizi, ma Straus l'aveva sempre soccorsa in tempo e si era dimostrato paziente. Così, anche se ancora un po' incerta, la ragazzina si godette quel volo libero finchè le braccia non cominciarono a dolerle. Quindi raggiunse il vampiro e si aggrappò alle sue spalle larghe.

"Lety...", le disse lui, in tono di paziente rimprovero. "Se continui ad appoggiarti a me non imparerai mai!"

Andiamo! Non hai appena detto che puoi portarmi fino alla Luna? Prendilo come un esercizio per allora!

Straus fece finta di sbuffare e le prese saldamente una mano.

"Ok, tieniti forte!"

Scesero in picchiata, giocando con il vento. Invisibili al mondo e agli occhi degli umani grazie al mantello incantato di Straus. Letizia fremeva di gioia. Quando si stabilizzarono ne approfittò per guardarsi intorno. Scrutando prima il cielo sopra le loro teste e poi le case, lontane...in basso, e le strade invase dalle luci della città. E' pieno di stelle dovunque! , esclamò. Sia sopra che sotto di noi!

***

Il presunto sigillo era un vecchio segnavento a forma di girandola. Come tanti altri oggetti apparentemente inutili, era stato disposto sul tetto dell'edificio in attesa di una migliore sistemazione. In quel momento, però, era stato collocato al centro di un cerchio di potere che circondava tutto l'edificio. All'interno della barriera, a sorvegliarlo, c'erano quattro persone. Una era un'ombra scura, in armonia con la notte. Teneva le braccia conserte e il volto nascosto sotto un cappuccio. Si chiamava Nube, e a parte il fatto che fosse un'assassina provetta questo era l'unico dato che si conosceva di lei. Doveva essere molto giovane, ma anche sulla sua età era steso un velo di mistero. Il secondo era un uomo giapponese grosso come una casa. I capelli neri erano legati in un morbido codino dietro la nuca e gli occhi quasi sparivano nelle guance paffute. Si chiamava Fudo della Roccia. Spesso veniva assunto come guardia del corpo, e se per caso un malintenzionato o qualche giornalista troppo zelante davano fastidio al suo protetto bastava che questi domandasse, con aria indifferente: "Guardia del corpo! Dov'è la mia guardia del corpo?". E per il malcapitato significavano guai. La terza era una donna dall'aspetto fiero. Pelle chiara e occhi come iceberg. I capelli erano così biondi da sembrare bianchi e non solo il volto, ma l'intero corpo fasciato da una veste preziosa le davano un aspetto altero, principesco. Si chiamava Bridget, ed era la Dhumpire a capo del gruppo. Gli altri due ricevevano bei soldi per i loro servigi, ma lei no. Dare la caccia a Straus era una missione. La sua acredine nei confronti del vampiro era lampante, tanto da far pensare che fra le sue ragioni vi rientrasse un motivo molto personale. L'ultimo membro del gruppo stava appoggiato alla porta di accesso alla scala interna. Teneva le gambe incrociate alle caviglie e la mano verdina era posata sull'elsa di Bacio di Luna, in segno d'impaziente attesa. Renka non era cambiato granchè in quei cinquant'anni. Era sì umano, ma il suo legame con gli abitanti della foresta gli conferiva la longevità degli alberi secolari. Le sue ragioni erano estremamente personali.

‘Yumi...perché non sono riuscito a proteggerti?'

L'impazienza gli faceva tremare le mani. Per calmarsi aspirò un tiro di sigaretta e si rivolse a Bridget.

"Dì, ma sei sicura che il nostro pesciolino abbocchi all'amo?"

Bridget gli rivolse un'occhiata glaciale. "Straus non è uno stupido, Renka. Avrà sicuramente fiutato la nostra trappola. Però non può permettersi il lusso di indugiare. Teme che il prossimo Cigno Nero possa rivelarsi da un momento all'altro e, siccome sarà di sicuro molto più forte del precedente, ha paura di non riuscire a contrastarlo. Ecco perché tenterà comunque di distruggere questo sigillo. Vuole liberare Adeleith prima che il suo avversario più temibile si riveli"

"Sembra che tu lo conosca bene", constatò Renka.

"Già", fu la risposta laconica.

Renka avrebbe voluto saperne di più, ma Bridget era sempre schiva quando si parlava di Straus. Evitava di esporsi e lui non insisteva. ‘Ogniuno tiene per sé i suoi segreti', si disse il ragazzo con un'alzata di spalle.

"Nonostante siano passati cinquant'anni", aggiunse. "Del Cinquantesimo non è apparsa neanche l'ombra. E' strano"

"Vero", confermò la donna. "In ogni caso, dobbiamo tentare di distruggere il Re senza Regno con ogni mezzo a nostra disposizione. Non possiamo assolutamente permettergli di ricongiungersi alla sua sposa"

"Sono d'accordo", intervenne Fudo, la cui voce era profonda e cavernosa. "Quei due insieme potrebbero anche distruggere la terra, così come Straus ha fatto con il suo regno sulla luna molto tempo fa"

"Mi raccomando, Renka...", puntualizzò Bridget. "So che è inutile ripetertelo, ma cerca di mantenere la calma. Non dobbiamo agire avventatamente e soprattutto non dobbiamo rischiare di mettere in pericolo gli umani che abitano nei dintorni"

"Come se m'importasse!", replicò lui. "La sola cosa che conta è vendicare Yumi. Non esiste nulla all'infuori di questo"

Bridget lo guardò con disapprovazione. ‘Renka è accecato dal desiderio di vendetta', pensò. ‘E' così occupato a contemplare il ricordo di un fiore appassito che non considera nemmeno l'idea di alzare lo sguardo verso uno nuovo e più fulgido. Se solo anche Straus capisse che sta commettendo lo stesso errore...'. Sospirò. In fondo non poteva biasimarli. Incrociò le braccia al petto e si avvicinò al bordo del tetto. Anche lei era schiava del passato. Non riusciva a smettere di pensare a Straus. E per questo si rimproverava di continuo. Tuttavia, in fondo al cuore, sapeva. Non avrebbe mai potuto perdonare il vampiro che l'aveva abbandonata.

***

Oras rilesse il passo del libro e scosse gravemente il capo.

"Così", mormorò. "Il nuovo ospite si è rivelato"

Si alzò con difficoltà dalla sedia e si voltò. Il Gran Maestro le stava di fronte, preoccupato.

"Allora?"

Oras, la vecchia sacerdotessa, tirò un lungo sospiro. Sembrava allo stremo delle forze. Il volto era segnato da innumerevoli rughe. Si reggeva a malapena in piedi. La schiena curva, le gambe tremanti. Si lasciò cadere su una poltrona e disse debolmente:

"Non c'è nulla che io possa fare, amico mio. Tua nipote seguirà il suo destino"

Il Gran Maestro, la cui angoscia era palpabile, alzò il tono:

"Vecchia Oras, tu sei molto saggia. Hai passato anni a seguire i movimenti dei Cigno Nero e conosci ogni suo segreto. Hai aiutato mio padre. Hai aiutato me. Non abbandonarmi adesso! Lei deve vivere. Goa deve trionfare, qualunque cosa accada. Non voglio che subisca lo stesso destino dei suoi predecessori. E' così giovane...Come posso fare per proteggerla?"

Nella sua voce c'era una supplica autentica. Oras lo guardò e si prese la testa fra le mani. Era impotente. Dopo una lunga riflessione, disse:

"Le voglio bene quanto te. L'ho vista crescere, Mirkul, e mi sono affezionato a lei anche se, da qualche parte nel profondo, avevo il presentimento che fosse la predestinata. Credimi, se avessi potuto aiutarla, sarei stata la prima a farlo. Mi chiedi come puoi fare a proteggerla? Non puoi proteggerla! Cerca di fartene una ragione. La sola cosa che puoi fare e accettare il suo destino. Piuttosto dimmi...Goa come l'ha presa?"
Nonostante l'ansia evidente, il Gran Maestro riuscì ad abbozzare un sorriso. "Lo sai com'è fatta. La conosci molto bene. Goa sembra piccola, ma è forte. Molto forte. Ha già accettato il suo destino. Sono io quello che si preoccupa, forse inutilmente"

"Già", disse la vecchia, contenta di vedere che l'amico si era un po' rasserenato. "Che ne dici di andarla a chiamare, cosicché possa incontrarla di persona nelle sue nuove vesti?"

"Non ce n'è bisogno", disse il Gran Maestro. "E' già qui"

E si voltò indietro, verso una tenda che dava su un'altra stanza. All'interno, la luce vivida delle candele rosse avvolgeva l'ambiente. Una figura esile era appostata dietro la cortina. Stava immobile, ma aveva ascoltato e assorbito ogni parola di quel colloquio.

"Vieni avanti, nipote mia", disse il Gran Maestro, ormai rassegnato.

Goa scostò la tendina ed entrò. Oras si alzò nuovamente. Non era la prima volta che la vedeva, ma rimase di stucco. La raffinatezza con cui Mirkul l'aveva acconciata la rendeva quasi irriconoscibile. Sembrava una dea. Oras afferrò il suo vecchio bastone da passeggio e le si avvicinò. Goa conosceva la cerimonia, e si abbassò lievemente, per consentire alla vecchia di baciarla sulla fronte.

"Ti saluto, bambina mia", disse, quasi con riverenza. "Cinquantesimo Cigno Nero. Il destino del mondo intero è nelle tue mani"

Goa non disse niente. Semplicemente, annuì.

To be continued...



Commenti

pubblicato il 07/04/2009 15.25.30
sothis85, ha scritto: Sono rimasto affascinato! Parli d amore di ricordo e di rimpianto.sublime!bacio Ruben
pubblicato il 07/04/2009 19.27.34
marisan, ha scritto: "Vi sono tre specie di di despoti; il primo tiraneggia il corpo, il secondo tiraneggia l'anima, il terzo tiraneggia corpo e anima..." oscar wilde. E' inutile dirti che i tuoi racconti mi affascinano, la tua fantasia è n vulcano.Brava bravissima. ciao
pubblicato il 09/06/2009 18.16.34
aNoMore, ha scritto: Questo nuovo racconto mi sta piacendo molto, ora pian piano mi leggo pure il resto :)

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