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lavoro pubblicato domenica 5 aprile 2009
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Cigno Nero: capitolo secondo

di fiordiloto. Letto 879 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una ricerca millenaria, un nemico predestinato. Chi è la misteriosa ragazza con ali di cigno tatuate sulle braccia, che attende Straus sulla riva di un lago? =)..

Capitolo 2:

Avversari

Straus camminava lungo il sentiero scosceso, affiancato da abeti e alberi di conifere. Procedeva lentamente. Non aveva una direzione, non ancora. L'ultimo sigillo spezzato, l'ennesimo, si era rivelato un falso. La sua sposa non era imprigionata dentro quel trono, in mezzo al covo di Cacciatori. Letizia lo seguiva a distanza. Un solo pensiero prepotente le invadeva la mente.

Non lasciarmi sola.

D'un tratto, Straus si fermò, di scatto. Aveva percepito un rumore. Un gorgoglio lontano. Un ruscello in lontananza. Seguendo il richiamo, lasciò il sentiero e raggiunse il fiumiciattolo. Niente più che un rigagnolo. Le acque erano azzurre e trasparenti. Il vampiro si chinò sulla riva per bere un sorso d'acqua. Poi si alzò, voltandosi. Letizia si nascose dietro un albero.

"So che sei li", disse lui. "Ti ho detto di andare a nord, dai tuoi simili, dove avrai cibo e una casa"

La testa di Letizia fece capolino da dietro il tronco. Era insicura, ma non voleva andarsene. Esitando, uscì dal suo nascondiglio. Gli andò vicino e gli afferrò un lembo del mantello.

"Non ti posso portare con me. E' troppo pericoloso!"

Quel rifiuto non venne ascoltato. Letizia alzò il capo, audace, e i suoi occhi incontrarono quelli del vampiro, magnetici e profondi come laghi che riflettono le stelle.

Non lasciarmi sola!

Straus sospirò. Quella bambina così piccola e coraggiosa gli ricordava qualcun altro. Qualcuno che tanto tempo prima aveva abbandonato. Maledizione...si era ripromesso di non commettere ancora lo stesso errore.

Non le disse nulla. Si guardò un po' intorno, studiando il paesaggio. Alberi. Alberi a perdita d'occhio. E una grotta, proprio oltre il piccolo torrente. Si voltò e si diresse in quella direzione. Letizia vide il mantello gonfiarsi sulla sua schiena. Aprì la mano e riprese a seguirlo.

Straus si sedette ai piedi della caverna, nell'angolo più in ombra. Lì la luce del giorno non gli avrebbe dato fastidio. Si slacciò il mantello e se lo stese sopra come una coperta. Letizia si fermò poco lontano, in una zona più scoperta, e si appoggiò con la schiena contro un masso. Raccolse le gambe al petto e vi abbandonò sopra il capo.

Il vampiro respirava lentamente, come se dormisse. E lei ascoltava il suo respiro. Poi alzò il capo, e quasi trasalì. Gli occhi di lui erano spalancati e vigili. Guardava lei...

"Avrai freddo, lì rannicchiata e con indosso solo quegli stracci", mormorò, gentile. "Il mio mantello è spesso", aggiunse. "E abbastanza grande per coprirci tutti e due"

Letizia spalancò la bocca, incredula e felice. Non la stava scacciando! Si alzò e fece un passò verso di lui, ma esitò. Non lo conosceva, in fondo. Aveva ucciso i Cacciatori senza alcuna pietà. Però...l'aveva salvata. I suoi modi erano garbati e in qualche modo lei credeva...no, anzi, sapeva di non poterlo più abbandonare. Era la prima volta che usciva dal villaggio. Si trovava in un mondo sconosciuto. Un mondo di cui non sapeva nulla, ed era senza difese.

Era un pensiero sconvolgente.

Si alzò, stringendosi il busto con le braccia per ripararsi dal freddo, e raggiunse Straus nell'angolo, rannicchiandosi contro il suo fianco tiepido e forte. Lui la coprì con il mantello vellutato, sospirò di nuovo e chiuse gli occhi. Si addormentarono insieme nel cuore della foresta.

***

Il sole si era da poco liberato dalla schiavitù delle tenebre, e i suoi raggi lambivano le cime degli alberi, riempiendo il sottobosco di luci soffuse. All'ombra di un pino, sulla riva di un lago, due ragazzi riposavano tranquillamente.

Lui teneva gli occhi chiusi e le braccia incrociate dietro il capo. Era umano, ma qualche suo antenato doveva aver amato un abitante della foresta, cosicché la sua pelle era pallida, appena un po' tendente al verde. I capelli, corti e sbarazzini, erano di un verde più intenso, smeraldino. Gli occhi, nascosti sotto le palpebre chiuse, avevano il colore delle foglie in primavera. Sbadigliò, carezzando con la mano l'elsa della sua spada, fissata alla cintura.

"Allora, credi che verrà?"

"Di sicuro", rispose lei. "Non appena fa buio"

Era bella. Di una bellezza ancora acerba. Una lunga blusa purpurea in stile giapponese scendeva fino al ginocchio, posandosi morbidamente sui fianchi e sui pantaloni neri. Il corpo era longilineo, slanciato, fin troppo magro. Il volto era fiero e volitivo. Gli occhi, dalla forma sinuosa, erano leggermente rialzati ai lati come quelli dei gatti. I folti capelli corvini si posavano con grazia sulle spalle.

"Dì, Renka!", domandò, rivolta al ragazzo. E quello socchiuse piano un occhio. "Perché sei voluto venire con me?"

"Che diamine di domande mi fai?", replicò lui. "Mi pare scontato, no? Tu sei Yumi Miako, il quarantanovesimo Cigno Nero. Sei qui perché sei l'unica persona in grado di sconfiggere il Re Senza Regno, il vampiro Rosered Straus, impedendogli così di liberare Adeleith, la sua sposa, conosciuta come la Dama della Distruzione. Altri quarantotto prima di te hanno tentato, e sono tutti morti nell'impresa. Straus è troppo potente perché tu possa affrontarlo da sola!"

"Ma gli altri quarantotto prima di me non erano suoi degni avversari", puntualizzò Yumi. "Il Cigno Nero non è che un incantesimo parassita creato dai maghi degli uomini con lo scopo di sconfiggere Straus. Inizialmente, il nostro potere non poteva competere con il suo, perciò i miei predecessori sono stati tutti sconfitti. Ma ogni volta che l'incantesimo ha scelto un nuovo ospite il suo potere si è rinnovato ed è aumentato. In più, il nuovo prescelto eredita in sé tutti i ricordi dei predecessori. In questo modo, ogni informazione utile sul conto del nostro caro vampiro rimane intatta. Dopo tante morti e tante reincarnazioni, penso di aver finalmente raggiunto il livello di Straus. Se non sarò io a farcela, sicuramente il cinquantesimo Cigno Nero lo finirà una volta per tutte"

Renka la guardava di sottecchi, con le guance imporporate. Non era un segreto: Yumi gli piaceva, e molto. Erano stati amici d'infanzia, e per anni avevano giocato con gli stessi compagni, nella medesima banda. Il ragazzo rievocò con piacere quei momenti in cui affetto e rivalità l'avevano legato all'amica. C'era una specie di tacito accordo fra loro. In paese, Renka era il capo, il primo fra i ragazzini. Ma Yumi veniva subito dopo. Ora però, nonostante lei usasse sempre un tono del tutto noncurante parlando del compito che le era stato affidato, il ragazzo non riusciva a celare l'apprensione per quella che, sperava, un giorno avrebbe potuto diventare la sua compagna.

"Come fai ad essere così calma?", domandò. " Ricordi cosa ci disse Oras? Una volta sconfitto il vampiro l'incantesimo si dissolverà da solo. Ma se entro cinque anni il prescelto non riesce ad uccidere Straus, il Cigno Nero abbandona automaticamente il suo corpo per cercare un altro ospite, uccidendo quello attuale per ereditare la sua memoria"

"Rilassati!", gli disse allora Yumi, passandogli un braccio intorno alle spalle. "Siamo solo all'inizio. Abbiamo tutto il tempo! E poi, non ho mica intenzione di morire, sai? Ci sono un sacco di cose che voglio fare, una volta portato a termine questo strazio di missione"

"Ad esempio?", s'informò l'amico.

"Che ne so! Ad esempio...diventare una grande sacerdotessa, come Oras. O magari fare fagotto e viaggiare per il mondo in cerca di fortuna, come mio padre. Non ho ancora deciso. Forse dopo, quando tutto sarà finito, pensandoci in solitudine..."

Renka non era un tipo riflessivo, e le sue emozioni lo spinsero a parlare d'istinto.
"Perché in solitudine, Yumi?", domandò. "Non puoi contemplare anche me nei tuoi progetti? Quando tutto questo sarà finito, sarei felice se tu...Beh, se tu...volessi venire a vivere con me"

Yumi lo guardò, solo un momento, prima di voltarsi nuovamente e tirare un lungo sospiro.

"Non ti sto escludendo, Renka", disse, onestamente. " Anche io ti voglio bene. Solo...non riesco a concentrarmi sul dopo, in questo momento. Non ho ancora scelto quale sarà il mio futuro. Ma ti prometto, e bada che è una promessa, che non appena avrò distrutto Straus valuterò la tua proposta. D'accordo?"

Lo baciò sulla guancia e Renka sorrise, confortato. Non era un sì, ma che diamine! A volte bisognava accontentarsi!

"Abbracciami, stupido!", gli disse l'amica, appoggiandosi al suo petto solido. "Lo sai che non andrei da nessuna parte senza di te!"

***

Letizia si chinò sul bordo del ruscello. Aveva dormito tutta la mattina, ma nel pomeriggio i raggi del sole erano penetrati nella grotta, svegliandola dolcemente con il loro calore. Si tolse di dosso la vestina logora e si bagnò con l'acqua gelida. Era una cosa che le piaceva, quel contatto di ghiaccio. E lei si sentiva forte ad ogni nuova immersione, quando l'acqua abbracciava totalmente la sua pelle nuda. E' stupendo! si disse. E intanto riemerse nuovamente. Scosse la testa e rabbrividì di piacere.

Non pensava a nulla. Non c'era ragione di pensare. Straus dormiva ancora nella grotta. Lo avrebbe seguito perché l'aveva salvata.

Si rivestì e rimase sdraiata al sole tutto il pomeriggio. Lasciando che quel calore le inondasse il viso e le arrivasse nelle ossa. Era sempre stata magra e debole, troppo per i lavori forzati imposti dai Cacciatori. Ma adesso si sentiva rinvigorita, piena di energie e pronta a cominciare tutto daccapo.

Poco dopo il tramonto, il vampiro riemerse dalla grotta. Mantello indosso e un'espressione riposata sul bel volto adamantino.

Letizia non lo sentì arrivare. Semplicemente, avvertì la sua presenza imponente sovrastarla e spalancò gli occhi.

"Buon giorno!", le disse. "Dormito bene, Lety?"

Lei sorrise, e fece cenno di sì.

Straus si sedette accanto a lei e le porse una mela, venuta fuori da chissà dove.

"Prendi", la esortò. "Fra poco dovremo rimetterci in viaggio. Non ho percepito nessun nuovo sigillo, ma alcuni dei miei nemici sono qui nei paraggi". A quelle parole la sua espressione s'incupì. "Il nuovo Cigno Nero è comparso. La sua presenza è così forte che se ne sente...il sapore nell'aria"

Letizia lo sentiva, ma non l'ascoltava. Tutta la sua attenzione era concentrata sulla mela che stava divorando.

"Dovremo metterci presto in cammino, ma dubito che i nostri inseguitori ci lasceranno passare. Una volta che l'incontreremo tu dovrai nasconderti senza disobbedire"

Letizia annuì. Giocherellò un po' con il torsolo della mela e poi lo gettò, portando le gambe al petto e voltandosi a guardare il suo salvatore con aria preoccupata.

"Non temere", le disse lui, passandole una mano fra i capelli, che una volta puliti avevano i riflessi caldi delle spighe di grano. "Non sono riusciti a sconfiggermi in tutti questi anni. Non gli riuscirà nemmeno questa volta!"

***

Yumi sollevò il capo dalla spalla di Renka e si stiracchiò per bene. L'amico stava ancora dormendo. Lo svegliò con una pacca cameratesca sulla spalla e lui le rivolse uno sguardo irritato.

"Dì, ti sei forse ammattita?! Ma che ti piglia, così all'improvviso?"

"E quasi ora", disse lei, semplicemente.

Renka si fece subito serio. "Dici che...sta arrivando?"

"Oh, si. Avverto la sua aura. E' sempre più vicina"

Si alzò con un balzo e si sgranchì. Sulle sue braccia, dal gomito al polso, erano disegnate due ali di cigno stilizzate. Sembravano dipinte, come con l'henné, ma erano incisioni profonde quanto il potere dell'incantesimo. Mentre tirava qualche pugno a vuoto, tutto il suo corpo eseguiva movimenti sinuosi e aggraziati. Renka la guardava estasiato. Così circonfusa dalla luce del tramonto, sembrava che danzasse. Ma in realtà le sue braccia vibravano colpi rapidi e precisi. Colpivano e arretravano, alzandosi e abbassandosi proprio come ali di cigno.

Poi calò il buio. Il cielo si trapuntò di stelle e Yumi smise di allenarsi. Si limitò a restare immobile, sulla riva del lago, contemplando i rilessi dei pini sullo specchio d'acqua.

"Hai paura?", domandò Renka, affiancandola.

Lei alzò lo sguardo. Nel buio non vedeva più degli altri. Ma da tempo gli altri suoi sensi si erano affinati. Udito, olfatto, oltre che una sorta d'intuizione, l'avvertivano che Straus sarebbe emerso di lì a poco dal folto del bosco. Trasse un profondo respiro e si sistemò una ciocca di capelli dietro le orecchie.

"Sì", disse. "Ho paura..."

E allora lui la prese per mano.

To be cntinued...



Commenti

pubblicato il 05/04/2009 15.51.53
sothis85, ha scritto: bello.avvncente..coinvolgente!BRAVSSIMA .ciao..Ruben

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