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lavoro pubblicato giovedì 2 aprile 2009
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

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Melina vuole andare in città

di elamur. Letto 831 volte. Dallo scaffale Amicizia

  Catania!- Gridò la madre, sull'orlo di una crisi di nervi -Catania, ripeté in un crescendo di voce, - Madonna Santa!- facendosi il segno della croce e ripetendo a cantilena, - Patri, Figghiu e Spiritu Santu- continuando con la soli...

Catania!- Gridò la madre, sull'orlo di una crisi di nervi -Catania, ripeté in un crescendo di voce, - Madonna Santa!- facendosi il segno della croce e ripetendo a cantilena, - Patri, Figghiu e Spiritu Santu- continuando con la solita litania...- Mi voi fari moriri prima de mò jòrna: tu non stai bene, sei pazza! Questa è la volta che tuo padre c'ammazza!-.
Tutto questo teatrino scaturiva dal fatto che era arrivato il tempo dell'iscrizione di Melina alle superiori; solo che non era la stessa cui pensava la madre ...le magistrali vicine casa; la scuola cui pensava Melina si trovava a una cinquantina di km dal paese..
Come ti vengono in mente queste idee- continuò, la madre con gli occhi sgranati, come faceva di solito per imprimere timore, cercando di farla ragionare. - Chi ti ha messo in testa quest'idea- Non ci sono santi, gridò, vedendo che la figlia si era chiusa in un mutismo snervante. -Questa volta non l'avrai vinta!
-Melina, intanto se ne stava seduta immobile come un pappagallo sul trespolo con la testa bassa, seguendo con lo sguardo una formica che cercava di trascinare una briciola di pane. Com'era caparbia quella formichina, ecco ora si fermava, prendeva fiato, ripartiva... si sentì come quel piccolo essere... cercando dentro di se le parole giuste per far valere le sue ragioni ma con sua madre in preda a quella crisi di nervi, pensò che la cosa migliore fosse chiudersi nel suo proverbiale mutismo... Certo che in una scuola come quella... senza latino e poca matematica, forse il suo iter scolastico sarebbe migliorato.
Catania era lontana e grande, di questo se ne rendeva conto anche lei, ma il latino e la matematica lo erano ancor di più; non sapeva cosa l' attendesse fuori dai suoi punti di riferimento che erano la sua casa e il suo paese, ma nonostante tutto, alzando lo sguardo verso la madre, con intraprendenza e caparbietà, disse: -Nessuno al mondo...Mai ...Mi farà cambiare idea!-
Così dicendo scese dal trespolo e corse a chiudersi in camera sua evitando per un pelo lo scapaccione che la madre arrabbiata le avrebbe voluto assestare.
L'idea, come aveva intuito la madre, non era proprio sua, ma di qualcun altro......Tutto ebbe inizio durante l'ora di disegno, era quella che amava di più, poteva dar sfogo alla sua fantasia, giocando con pennelli e matite colorate. Poco prima degli esami di terza media, l'insegnante, un catanese segaligno e pallido, reso ancor più smunto dal suo eterno completo grigio, era così magro che quel completo grigio aveva l'apparenza di essere appeso a un appendiabiti. Era poi... eternamente raffreddato, un grosso fazzoletto stropicciato veniva fuori dalla tasca dei suoi pantaloni coprendogli quasi tutto il viso, vi si soffiava il naso rumorosamente, provocando nella classe risolini in sordina. Quel giorno aveva portato in classe della plastilina, con l'intenzione di far riprodurre agli alunni una scultura famosa a loro scelta.
Melina nonostante amasse quella materia, in quei giorni quasi estivi quando il profumo dei fiori d'arancio ti entra con prepotenza nelle narici inebriandoti, non aveva voglia di far nulla, se ne stava con i gomiti appoggiati al banco e la testa fra le nuvole, ma il catanese la tirò giù, buttandola nello sconforto, proponendole una scultura di Michelangelo, il Prigione. Cercò di sottrarsi a quella scelta, ma il completo grigio le fece capire con un sorrisetto canzonatore che in verità non era una proposta... ma un ordine. Girò e rigirò la plastilina fra le mani senza aver voglia d'iniziare, finché diventò morbida come burro, e alla fine fu contenta di quel compito, tant'è, che l'insegnante ne fu entusiasta. Aveva sempre apprezzato i suoi lavori, compensandola con ottimi voti, suggerendole di frequentare una scuola d'arte. Lo stesso suggerimento, a suo vantaggio, apparve sulla pagella di fine anno
A quel tempo Melina era ancora alla ricerca della sua identità, non si sa se l'abbia mai trovata, sentendosi già un artista, per le lodi dell'insegnante, intravvedere un futuro scolastico senza latino e poca matematica.
Era felice... E così anche questa volta sapeva cosa fare da grande, ...sarebbe diventata una grande artista!
Sua madre sperava in cuor suo che quella benedetta figliola le desse un po' di tregua, ora aveva scelto il mutismo, sempre meglio di quel piagnucolare snervante, pensò tornando ai suoi lavori.
Il mutismo di Melina durò per un bel po', andava cercando dentro quella sua testolina confusa, fra un pezzo di cioccolata, e un bignè, un modo per avere il consenso di fare ciò che aveva chiesto.
Fu mentre succhiava una barretta di cioccolato che le venne l'idea...con un baffo di cioccolata sulla bocca andò dalla madre e con aria solenne le annuncio che non sarebbe andata più a scuola. La poverina grazie alla coramina, cui ricorreva spesso, si salvò dalla sincope, tanto in fretta che rincorse la figlia prima che si rifugiasse in camera sua, suonandole di santa ragione, mentre le prendeva eroicamente, gridava...- Catania o niente... Alla fine l'ebbe vinta. Come dirglielo al padre... ma questa è un'altra storia.


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