lavoro pubblicato mercoledì 25 marzo 2009
ultima lettura giovedì 2 settembre 2010

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Viva lo swahili, lingua senza lussuria!

di trap56. Letto 371 volte. Dallo scaffale Umoristici
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Souleyman, scomodamente accucciato dietro un cespuglio, osserva gli impala che pascolano nella savana:  agili, snelli,  slanciati, armoniosi, flessuosi. Di colpo,  schizzano come cavallette, procurandogli pizzichi di piacere.  La ca...

Souleyman, scomodamente accucciato dietro un cespuglio, osserva gli impala che pascolano nella savana: agili, snelli, slanciati, armoniosi, flessuosi. Di colpo, schizzano come cavallette, procurandogli pizzichi di piacere. La calura della savana e quei guizzi sincronizzati gli mettono addosso un languore che nemmeno trova posto nel vocabolario swahili. Ogni tanto un impala punta un'impala (la sua mente primitiva non afferra la portata di quell'apostrofo, che reca in se il mistero della riproduzione sessuata), la insegue con zigzag e balzi che a lui Souleyman spostano il sangue come maree impazzite. Un ultimo guizzo e la impala finisce impalata.
I suoi occhi di adolescente tanzaniano, vergini di TV e computer, non implorano un binocolo per capire quel che sta succedendo. Souleyman è figlio di una guardia del Parco Nazionale del Serengeti, in Tanzania: poco più che tredicenne, alto fuori misura e secco al pari di un albero senza linfa. Un Fassino pesantemente abbronzato, via - e che sa, sente alla perfezione quello che sta avvenendo fra le due antilopi.
Il sangue - il suo sangue - subisce un improvviso prolasso, abbandona le zone medio-alte del corpo - e si congestiona là dove cuore e mente sono banditi. La sua lunga mano d'ebano scivola a cercare il nero sparviero già libratosi in volo.
Si blocca: il Padre Vittorio non vuole, dice che è un peccato contro la purezza, si fa piangere l'Angelo Custode e si può diventare ciechi. Un cacciatore della savana - fosse pure figlio di una guardia del Parco - non può permettersi il lusso di essere cieco. Souleyman ogni volta che incontra zio Ndyaye, orbo per cataratte mai operate (fatto noto al Padre, ma non al nostro lussurioso), lo guarda fra l'indignato e l'estasiato: pensa con sofferta invidia a quante volte ha abbattuto il volatile. Poi si figura che siano state le lacrime del suo Angelo Custode a dar vita al fiume Mara.
Il Padre Vittorio proclama che la lussuria è uno dei sette peccati capitali, quelli che offendono Dio e fanno piangere la Madonnina. Souleyman s'è fatto l'idea che nell'Alto dei Cieli cattolico sono tutti un po' frignoni, se piangono così spesso e così per poco. La sua piccola mente limitata non riesce poi a capire come la Madonnina possa vedere tutti quelli che in tutto il mondo si toccano il firaka. Il giovane tanzaniano (brutta bestia l'ignoranza) non ha letto Orwell e non vede nemmeno Canale 5: il Grande Fratello non saprebbe dirvi cos'è.
Il Padre Vittorio ha detto che le popolazioni africane sono peccatrici, ma senza cattiveria, tanto che nel vocabolario swahili non c'è nemmeno la parola ‘lussuria'. Il Padre gli ha detto, al catechismo, che è la stessa cosa dell'impudicizia, l' ‘usherati'.
Il Padre Vittorio predica, indicando il Cielo con un dito - senza mai toccarlo - che non devono masturbarsi . E questo c'è, nel vocabolario swahili: jichua. Per fortuna, perché ‘masturbazione', nella lingua del Padre, è una parola così lunga che dura meno farlo che dirlo.
Un giorno che Souleyman si stava svuotando sopra una foto di Elisabetta Canalis, il Padre Vittorio gli aveva urlato, puntandogli contro il dito - senza mai toccarlo - che era solo un piccolo mwasherati. Non era stato facile, quella volta, spiegare a quei selvaggi il concetto espresso dal Sesto Comandamento: non fornicare.
Però il Padre Vittorio, che era severo ma buono, un giorno aveva confidato al capo del villaggio che se anche gli adolescenti della savana si tiravano una msumeno ogni tanto, non era il peggiore dei mali: facevano ugualmente tanti di quei figli, che un po' di seme regalato alla lussuria, pardon, alla impudicizia ....
Comunque aveva pestato duro sulla concupiscenza della carne (shauku): ai ragazzi, però, sembrava tanto normale aver voglia di un tenero filetto di antilope o di una grigliata mista di zebra giraffa rinoceronte. Ma il Padre aveva detto che la concupiscenza portava dritto dritto a desiderare la donna d'altri: "Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Matteo, 5,28).
(I poveri negretti non avevano capito bene chi erano questi Luca, Giovanni, Matteo e Marco, però si divertivano di più con Aldo, Giovanni e Giacomo. Padre, perdona loro).
Per i giovani della savana queste restavano parole oscure: le loro donne giravano quasi sempre nude e quando loro le guardavano la natura faceva il suo corso, non è che si mettevano lì a desiderare. E lo stregone del villaggio (gran puttaniere) diceva che la Natura non sa cosa sono la lussuria, la concupiscenza e la fornicazione; tutte parole inventate dai bianchi. Che però scopavano con le donne nere anche se non erano mogli loro. ‘Scopare' il Padre Vittorio non glielo sapeva tradurre in swahili, ma diventava rosso come un bel tramonto nella savana; senza averne le sfumature.
Souleyman adesso è lì, dietro il cespuglio, con la mano tremula, bevendosi la fotografia degli impala immobili nell'attimo dell'estasi: loro non hanno un Padre Vittorio che gli ha spiegato la lussuria. Dopo un profondo, penoso attimo di compatimento per quelle bestie senza Dio, cade a terra sfinito, mentre anche le due antilopi crollano sotto il peso del peccato appena consumato.
In quel preciso istante, dal cielo prendono a cadere pesanti gocce di calda pioggia.
La privacy è un pio desiderio anche in Africa.

Commenti

pubblicato il 02/04/2009 20.33.14
elamur, ha scritto: mi è piaciuto,èscritto molto bene.
pubblicato il 03/04/2009 10.43.16
trap56, ha scritto: gtazie per aver letto e per esserti preso la briga di commentare- Mi fa piacere che ti sia piaciuto .... alla prossima!

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