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lavoro pubblicato martedì 24 marzo 2009
ultima lettura sabato 24 ottobre 2020

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I VESPRI SEPOLTI

di Dunklenacht. Letto 1276 volte. Dallo scaffale Gialli

Capitolo XXI. Il mese del melograno. La dimora del falsario sembrava una vecchia officina disordinata. Anzi, assomigliava più che altro ad un...

Capitolo XXI. Il mese del melograno.

La dimora del falsario sembrava una vecchia officina disordinata. Anzi, assomigliava più che altro ad una tipografia mal riuscita, con dei fili simili a quelli di uno stendibiancheria, ai quali erano appesi dei biglietti di banca. Ad ogni modo, l'uomo dai baffi arricciati non mostrò alla sua ospite le stanze nelle quali si svolgeva la maggior parte della sua losca attività.

- Sono venuta per portarle i saluti di Franz - disse la donna della gerla, stringendo la mano al suo interlocutore. - Non ho molto tempo, perciò non desidero trattenermi a lungo. In ogni caso, spero che gradirà le mie zucche... Sono di prima qualità! Sono il pensiero gentile di due amici, che non sanno come esprimerle la loro riconoscenza e...

- Lei è una signorina così amabile... - le rispose il falsario. - La prego, mi permetta di baciarle la mano!

- Oh, certamente! Lei è così premuroso, che... Come potrei rifiutare?

- Posso chiederle il suo nome?

- Veramente, io non ho mai detto a nessuno il mio vero nome... Qui in paese, tutti mi chiamano la donna della gerla...

Quelle parole fecero rabbrividire il cupo falsario, che comunque era un uomo non pauroso. Che cosa c'era di tanto temibile in quel mistero? Non so dirlo...

- Mi dispiace, ho fretta, le lascio qui le zucche - riprese poco dopo la bionda senza nome. - Ne faccia un buon risotto! Devo proprio andare, mi auguro di non averle dato troppo disturbo...

- Ma si figuri, s'immagini! - le rispose il falsario. - È stato un piacere!

Le zucche maledette rimasero nella casa dell'uomo dai baffi arricciati.

Mentre correva lungo il sentiero delle capanne nel bosco, la donna della gerla canticchiava allegramente e pensava al destino di colui al quale aveva fatto quel regalo crudele.

- Mi hanno sempre incantata due amanti che si baciavano davanti alla Pieve dei Morti. Ci andrò ancora, sì, se non altro per vedere che ne è stato di quel monumento! Oh, la tenerezza di due amanti, le loro labbra morbide, i capelli di lei, affettuosamente sciolti sulle spalle, il canto dei cardellini!

Ed invero, i cardellini le volavano intorno, in quegli istanti, spargendo nel vento i loro canti melodiosi, puri, vellutati, simili al pizzicato di cento violini fatti con il legno di quei boschi.

- Oh, il legno, il legno - vaneggiava la donna della gerla - da sempre è il vecchio amico dell'uomo!

I cardellini avevano gli occhi marrone scuro, i loro becchi erano biancastri, rosati, con le punte cupe. Impressionavano soprattutto le mascherine facciali vermiglie degli esemplari maschi, le loro guance bianche, mentre le nuche erano nere. Le loro note apparivano saltellanti e miste, tanto che assomigliavano al cinguettio dei canarini in primavera.

Intorno alla donna della gerla, lungo il sentiero delle capanne nel bosco, credetti di discernere altresì dei fringuelli alpini, che assomigliavano alquanto agli zigoli delle nevi. I becchi erano nerastri ardesia, con base giallastra, le zampe erano nere, le teste erano grigie, azzurrate; il pennello della natura aveva dipinto le loro ali di bianco, benché le primarie fossero nere. Le code sembravano candide, ma le parti centrali erano del color della pece. Scorsi anche dei crocieri, dai caratteristici becchi incrociati e dai versi vivaci.

- Oh, gli amanti, gli amanti! - farneticava la donna della gerla. - Gli amanti, il bosco, il sogno! I canti di felicità!

Quando la bionda andò a trovare il bracconiere, pianse insieme a lui per la sventura che gli era accaduta.

- Oh, quanta mestizia! - gli disse, appoggiandosi al suo braccio. - Vorrei soltanto fosse capitato a me! Sarei meno infelice! Oh, non sai quanto soffro, vedendoti in queste condizioni! Sei tutto sfigurato! Santo Cielo!

- Ma la disgrazia peggiore è che ho perduto la vista all'occhio destro! Con l'altro, non vedo che ombre...

- Credimi, io farò di tutto per restituirtela! Ti renderò ciò che il destino ti ha strappato! Chiederò il miracolo agli spiriti dell'Aldilà, alla buona Arabelle, che ti guarda sempre con i suoi occhi d'angelo! La nostra povera montanara defunta ti è tanto vicina, sai? Tanto, che tu non puoi nemmeno immaginarlo!

- Ah, io non credo più! Non credo più a quelle storie! Non ci ho mai creduto... Uh, come sono disgraziato! Mi sono ammazzato! Non potrò più andare a caccia! Che cosa diranno di me in paese? Che cosa diranno?

La donna della gerla gli era seduta così vicino, che... Oh! In quell'istante, mentre gli accarezzava il volto sfigurato con le sue mani dalle dita lunghe, il bracconiere si accorse che la sua interlocutrice traeva di tasca una lunga lettera, scritta con la sua calligrafia da spiritista.

- Sì, Arabelle ti ha scritto ancora ed io ti leggerò il suo messaggio, accarezzandoti le spalle con i miei morbidi capelli...

Così gli disse la donna della gerla.

Poi, prese a leggere la lettera con voce tremante ed affettuosa a un tempo:

Mese del Melograno, giorno 21, anno astrale 1731.

Mio caro Franz,

nella terra felice in cui mi trovo il tempo va all'indietro ma tutto è giocondità e serenità. La morte è pace, credimi, così come devi credere nell'amore e negli affetti terreni che ti circondano. Il mio non muore mai.

Quassù, i melograni sono in fiore. Alcuni hanno fiori scarlatti, altri turchini; per il resto, sono simili a quelli che crescono sul vostro mondo.

Di tanto in tanto, passeggio lungo il Lago delle Capinere, lungo le cui sponde crescono i mirti più radiosi, le magnolie dell'anima ed i melograni di cui ti ho narrato or ora. Ho al mio fianco i miei parenti defunti, che sono nel fiore degli anni. I loro volti splendono dello splendore della prima giovinezza, le giovani portano dei graziosi cappellini rotondi, ornati di fiori, che brillano assai sotto i raggi amorosi della nostra stella.

Lungo il Lago delle Capinere amoreggiano gli amanti. È vero, nell'Aldilà c'è sempre la possibilità di incontrare i propri amori terreni e di vivere al loro fianco nuove esperienze affettuose. Due giovani si baciano sulla bocca, si abbracciano e si stringono vicino all'acqua, durante le loro vite terrene i cattivi li avevano divisi, ostacolati, resi infelici, tuffandoli nel pianto! Ora, si sono ritrovati in un abbraccio.

Ho saputo di tutto ciò che ti è accaduto. Ti avevo avvisato, ma tu credevi poco ai miei messaggi. Il vederti in quello stato m'addolora. Farò quanto è nelle mie possibilità e nei miei sogni per lenire il tuo dolore, accarezzerò le tue guance malate con le mie dolci mani astrali, le quali renderanno forse la giovinezza e la salute al tuo volto distrutto.

Ti bacio ardentemente, sempre.

La tua Arabelle.

Dopo che gli ebbe letto quella missiva, la donna della gerla prese a dire al bracconiere ferito:

- Credimi, la tua donna è qui con te, è accanto a te, abbraccia te, schiude le sue labbra su di te...

L'altro le rispose, disperato:

- Chi mai restituirà la perfezione ai miei lineamenti? Chi renderà la luce ai miei occhi feriti?

- La tua donna è qui con te, bacia te, pensa a te... - gli ripeté la sua interlocutrice.

Forse, era lei la sua vera donna, bella ed inquietante come non mai.

La bionda strinse ardentemente il bracconiere, lo cinse con le sue braccia, poi intonò non so quale canto, ripetendo delle parole affettuose, amorose, che avrebbero consolato chiunque, coccolato il più infelice degli uomini, accarezzato l'anima dell'essere più disperato di questo mondo.

La bionda era vestita di rosso e di nero, la sua chioma sembrava d'oro puro, tanto che brillava... Oh, come cantava, come cantava! Ma la sua non era una ninna nanna, perché aveva intonato un canto d'amanti, che narrava di sogni felici e senza pianti.



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