ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 24 marzo 2009
ultima lettura lunedì 26 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Rien ne va plus

di mostriciattolo. Letto 841 volte. Dallo scaffale Pensieri

Rien ne va plus, e salta la pallina in mezzo a quella grande ruota, un solo punto verde tra il rosso e il nero, l'incognita apparente di uno zer...

Rien ne va plus,

e salta la pallina in mezzo a quella grande ruota,

un solo punto verde tra il rosso e il nero,

l'incognita apparente di uno zero.

“Rien ne va plus”, Enrico Ruggeri, 1987

*

*

Capita a volte, nella vita di ciascuno di noi, d’accostarsi a situazioni in cui ci si senta indistintamente pervasi da una sensazione netta, sottile, immanente: vorrei chiamarla rien ne va plus.

Quella sensazione malinconicamente dolciastra che grida rassegnati, non c’è spazio per te, i posti sono già tutti occupati, le alleanze strette, gli accordi sancìti; la percezione insomma di essere arrivato in ritardo, o a giochi ormai fatti. Più spesso accade per quelle anime costrette - dalla vita o dalle circostanze - a ricominciare, od a rialzarsi da un fallimento, da una separazione, o da un lungo periodo della propria esistenza in cui l’idea di confrontarsi e doversi rimettere in gioco non le sfiorasse minimamente.

A volte questa sensazione è inavvertibile e sfuggente, quasi impalpabile, e discende dalla desolante china da cui si provi - al contrario - a risalire. Altre volte è netta e tagliente, come lama affilata, sinistramente pervasa da un senso angosciante d'inutilità.

A chi provenga ad esempio da un lungo matrimonio, o da una perdurante convivenza, o da una storia di lunga data finita male, capita di non ritrovare più le energie ed il senso del riscatto; il desiderio stesso di riproporsi al resto del mondo con le proprie qualità e col proprio poco o tanto da offrire… perché altrettanto sovente ci si ritrova quasi impotenti, ad impattare contro una realtà fatta di situazioni stabili, almeno quanto ci s’illudeva fosse la propria sino al giorno prima, scoprendosi dunque superflui, inutili, inidonei a ricandidarsi ad una qualunque rinascita.

E se poi si provenisse da un passato fatto di poche frequentazioni o da una vita di relazione ridotta al minimo indispensabile (per esempio, dalla totalizzante realtà di una storia più o meno importante, di quelle storie traboccanti solo di se stesse con pochi riferimenti esterni), beh… riaffacciarsi al mondo dei singles diventerebbe ancor più faticoso e difficile da gestire, perché mancherebbero gli sbocchi, gli esatti ambiti in cui offrire il proprio universo agli altri, od in cui confrontarsi col mondo al di fuori di sé. Senza accorgersene, si potrebbe scivolare così dallo status di single alla condizione assai peggiore di lonely; arrivando quasi al punto di rifiutare - magari inconsciamente – l’idea di riorganizzare i propri impegni in funzione di una prospettiva diversa, verso cui tentare di spiccare nuovamente il volo.

Già. Forse rien ne va plus rappresenta proprio il modo più semplice di confessare a se stessi la propria paura di volare di nuovo, il pudore di spiegare nuovamente le ali, il proprio terrore di ricominciare, lo sventurato sbigottimento di dover ripartire dal nulla. E no, non si vive più: semmai, ci si lascia sommessamente vivere.

Purtroppo spesso la vita diventa così un isolato a senso unico in cui sia sempre chi ci cammini davanti il predestinato a trovare l’unico parcheggio libero della zona. Il più delle volte può andar peggio, e l’esistenza trasfigurarsi in una infinita rotonda senza posteggi disponibili, zeppa di precedenze da rispettare, in cui fermarsi in doppia fila non sia nemmeno concepibile. E più vi si dovesse girare intorno, più ci si renderebbe conto con terrore di quanto tutto fosse inutile e già deciso, con o contro la propria volontà.

Una giostra infinita, alla ricerca di qualcosa che non esiste più, perché già d’altri.

E può capitare anche, a ciascuno di noi, di far capolino da buon ultimo in ambiti con confidenze e rapporti cementati da tempo, senza trovare proprio nemmeno col lanternino la forza o l’energia necessari ad inserirsi naturalmente in un altro contesto collaudato, fatto di alleanze, di raggruppamenti, di affiatamenti acquisiti, di consolidato spirito di branco, ed in cui – umanamente, aggiungo - ciascuno badi più a coltivare il proprio orticello che a lasciarne un pezzetto disponibile per gli altri.

Ma consoliamoci. Esiste un formidabile metodo per scoprire se i giochi siano realmente chiusi e per noi non ci sia più posto: qualora nel ballo della vita avessimo in mano una spazzola-lasciapassare per soffiare la dama all'altro, passandogli l’impiccio; ma a fine danza fossimo sempre e solo noi a rimaner soli con quella spazzola in mano a coppie ormai già formate, come in un gioco festaiolo molto in voga negli anni ‘60 e ‘70, allora sì, irrimediabilmente, rien ne irait plus.

Les jeux sont faits, esclamerebbe dunque, cinico ed intransigente, il croupier.

E resterebbe solo a ciascuno di noi decidere se rimettersi in gioco ed accettare il prossimo faites votre jeu, o mollare danze e spazzole tornando desolatamente a casa, mentre la pallina infìda cercherebbe l’ennesimo anfratto della roulette in cui concludere - per una volta ancora - la sua disordinata ed imprevedibile corsa.



Commenti

pubblicato il 24/03/2009 10.10.50
cinzia, ha scritto: Una pallina che corre all'impazzata ma che prima o poi si ferma sempre per dare chance a chi ha puntato su quel numero. La grande ruota, come dici...la Vita...che ne ha per tutti... molto sentiti i tuoi pensieri, frutto di riflessioni maturate che cercano la loro collocazione. Fluidi e ben scritti. Mi sono piaciuti.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: