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lavoro pubblicato giovedì 19 marzo 2009
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vampire heart: quindicesima notte

di fiordiloto. Letto 746 volte. Dallo scaffale Fantasia

Trascinata in una danza sensuale e pericolsa, Iku dovrà imparare come muoversi in questo vortice d'intrighi, magia, morte e amore. Altrimenti, per lei, il ballo potrebbe finire troppo presto...

Quindicesima notte:

Discesa agli Inferi

(Lo scender è cosa agevole)

In sogno, Iku era accoccolata fra le braccia di sua madre. L'oscurità che la circondava era soffice e tiepida. Così avviluppata a lei poteva sentire i battiti del suo cuore, forti e regolari. Se il suo cuore era forte, però, le sue braccia non lo erano abbastanza. Nella stanza c'era una presenza malvagia. Incombeva su di loro come la morte al capezzale di un malato terminale. E, così impassibile nella sua freddezza, attendeva...Poi, improvvisamente, tese una mano ossuta verso di lei, bisbigliando: "Diventa mia..."

Quella voce era orribile. Profonda e pericolosa. Mentre quell'essere malvagio la strappava alle braccia di sua madre per portarla via Iku urlò, ma dalla sua bocca non usciva nessun suono.

"NO!!!"

Fu svegliata dalle sue stesse urla, con la sensazione di qualcosa di gelido imprigionato nella gola. Le ci volle qualche secondo per ricordare dov'era. Scese dal letto in preda a conati di nausea e si lasciò cadere per terra, con la fronte appoggiata sul pavimento. Era freddo, e la fece sentire subito meglio. Non era stato solo un sogno. Il demone cattivo esisteva veramente. Ora ne aveva la certezza. Il suo corpo glielo comunicava, come se solo lui ricordasse qualcosa che la mente si rifiutava di far riaffiorare. Era un ricordo malsano, di quelli che farebbero meglio a rimanere sepolti per sempre. Alzò lo sguardo e vide sé stessa riflessa nello specchio.

Liberami, le disse la Iku nel vetro.

Iku si tappò le orecchie. "Sta' zitta! Sta' zitta!"

La verità non può essere cambiata! Il tuo peccato è aver chiuso gli occhi. Liberami! Libera la vera te stessa!

"STA' ZITTA!"

Finalmente, l'altra Iku tacque. Ma ciò non bastò a calmarla. Si alzò solo per andarsi a rincantucciare in un angolo della stanza. Vedeva ombre fluttuanti dappertutto...

Raven spalancò gli occhi, risvegliato da un brutto presentimento. Era sicuro di aver sentito qualcuno gridare. Scostò le coperte e scivolò giù dal letto. Seguendo l'istinto si diresse in corridoio, fermandosi davanti alla stanza di Iku. Bussò più volte, ma dall'interno gli rispose solo il silenzio.

"Iku, sto entrando...", avvertì.

Spalancò la porta e la trovò lì, ancora tremante.

"Iku, che succede?"

Sollevando il viso dalle ginocchia, la ragazzina gli restituì uno sguardo terrorizzato. "Oh, Raven...sto diventando davvero strana!"

Mentre si sedeva al suo fianco, Iku affondò il viso fra le mani, lo sguardo annebbiato da lacrime calde. ‘Che fai adesso, piangi?' Maledizione! Non voleva farsi vedere in quello stato, ma era ormai al limite. Sentiva che sarebbe bastato un abbraccio, e tutto sarebbe straripato come un'onda inarrestabile. Ne aveva davvero bisogno...

"Parlami", mormorò lui, preoccupato.

Senza quasi accorgersene, gli raccontò tutto. Gli parlò dei sogni che da giorni la tormentavano, e della voce che non le dava tregua. Qualcuno urlava dentro di lei, ribollendo di rabbia. Qualcuno che chiamava a gran voce la verità. Raven le passò un braccio intorno alle spalle e l'attirò a sé. Finalmente, le lacrime scesero a rigarle le guance. Era un tale sollievo poter buttare fuori tutto! Tutto il suo mondo si ridusse ad un piccolo ammasso di muscoli tremanti scosso dai singhiozzi. Raven la lasciò piangere, senza dire nulla. Iku gliene fu grata. Quel contatto le offriva un conforto tale che non c'era bisogno di parole. Quando i gemiti si fecero più radi, l'amico le posò un dito sotto il mento, per spingerla a guardarlo. Si sentiva lacerato da quello sguardo, ma non si sottrasse. Ormai sapeva di amare quegli occhi pieni d'incognite.

"Ti senti un po' meglio?", le domandò.
Lei fece su e giù con la testa.

"Bene. Forse è il caso che chiami tuo padre"

Fece per alzarsi, ma lei lo trattenne per una manica del pigiama.

"Ti prego! Resta..."

Raven si accomodò di nuovo vicino a lei, che abbandonò la testa sulla sua coscia. Mosse la mano lungo il pavimento finché le dita dell'amico non sfiorarono le sue. Mentre si tenevano per mano, lei si scoprì a rievocare gli eventi degli ultimi giorni. Qualcuno aveva posto su di lei un incantesimo. Chi poteva essere stato? Era già accaduto, in passato, che suo fratello assopisse la sua memoria. Ricordò quando l'aveva fatta addormentare perché non venisse coinvolta nella rissa di Raven con quei tre delinquenti.

E se fosse stato lui?

No! Che idea assurda! Non avrebbe mai potuto fare una cosa simile! Eppure, ormai il dubbio si era insinuato. Ne parlò a Raven. Lui, con le dita sempre intrecciate alle sue, si fece pensieroso.

"Non so cosa pensare. Se davvero credi sia stato lui, dovresti affrontare apertamente l'argomento. In seguito. Quando ti sarai ripresa. Ora pensa soltanto a riposare"

Iku era d'accordo. Concentrò tutte le sue energie per rimettere insieme i pezzi. Tuttavia la decisione era presa. Doveva sapere. C'erano domande che pretendevano risposta. Molte cose che doveva chiarire...con il suo oniisama.

L'occasione le si presentò una sera. Kain era venuto a casa sua per parlare con Ren, e lei aveva colto la palla al balzo.
"Ho delle faccende che vorrei discutere con te"

"Di che cosa si tratta?" le aveva domandato lui, intrigato. "E' per caso...una confessione?"

"No. Ho delle domande da farti"

Il vampiro l'aveva scrutata attentamente e dalla sua espressione doveva aver capito che faceva sul serio, perché le aveva chiesto: "Vuoi parlarne in privato, giusto?"

"Sì"
"D'accordo. Ma non adesso. Domani notte"

"D'accordo"

Si erano lasciati con quella promessa. Il fatto che suo fratello non si fosse rifiutato aveva incoraggiato Iku, che tuttavia non riuscì a rilassarsi per tutto il giorno seguente. Si sentiva ignobile per dubitare così di chi l'aveva amata e protetta da sempre, tuttavia...se Kain era in qualche modo coinvolto, avrebbe voluto saperlo. Aveva pensato di chiedere a Raven di restare con lei, ma si disse che si stava comportando da sciocca. Così alla fine aveva convinto l'amico ad accompagnare Ren in una delle sue commissioni.

"Ti senti pronta ad affrontarlo?", le chiese lui, ancora prima di uscire.

"Sì", disse lei. E poi, notando la sua espressione preoccupata: "Non ti preoccupare. Mi sento molto meglio dopo aver pianto una notte intera"

Si ritrovò sola in casa ad attendere l'ora del tramonto. Quando finalmente calò il buio la sua agitazione aumentò. All'improvviso, la stanza si riempì di ombre urlanti. Sul pavimento si stese un'immensa macchia nera. Sembrava inchiostro. Guardò meglio. Era sangue. Vermiglio, denso, viscoso. Sangue che copriva ogni cosa. Un baratro senza fondo si spalancò ai suoi piedi e lei cominciò a cadere. Urlò con quanto fiato aveva in gola. Precipitava con furia verso il fondo, ma in realtà il fondo non c'era. E intanto nella testa le rimbombava quella voce cupa, arrabbiata. Liberami! Liberami! Iku non voleva ascoltare, ma la voce la incalzava, la tormentava. Libera la vera te stessa!

Poi, la visione fu interrotta da una presenza alle sue spalle.

Iku non si diede nemmeno il tempo di pensare. Sguainò il coltello di Raven e attaccò. La lama scintillò nel buio.

"Iku...?!"

La mano di Kain era chiusa intorno alla lama. Un rivolo di sangue fluiva dal taglio lungo tutto il bordo argentato. Per un instante fu come se il tempo si fosse fermato. Iku guardò costernata il volto del vampiro. ‘Oh, no! Che cos'ho fatto?!'. Anche se solo per un istante, si era rivoltata contro suo fratello. Il suo oniisama, che innumerevoli volte l'aveva aiutata, protetta, salvata.

"Oniisama, io..."
Kain le tolse dolcemente il coltello di mano e l'attirò a sé per abbracciarla.

"Iku, perché stai tremando? Che cos'è che ti spaventa tanto?"

"Oniisama...Mi dispiace..."

"Va tutto bene", la tranquillizzò. "Calmati!"

"Mi dispiace...", ripetè Iku, basita. "Perdonami..."

Kain continuò ad accarezzarle i capelli, fermandosi solo quando lei fu un po' più calma.

"Iku, cos'è che mi volevi chiedere che non poteva essere sentito dagli altri?"

Lei ebbe un'esitazione. Si era ripromessa di non lasciarsi sviare. Ma ora che era lì, con che coraggio poteva dubitare di lui?

"E' tutto a posto", le sussurrò. "Puoi chiedermi ciò che vuoi. Nulla di quello che dirai potrà cambiare i miei sentimenti"

Iku sentì il cuore balzarle in gola.

"Non te l'ho mai detto a parole, ma lo sai. Vero, Iku? Ti amo, più di qualunque cosa nell'intero mondo"

"... ... ...!"

***

Iku se ne stava in ginocchio sul pavimento della sala. Lo sguardo fisso in terra. Calde lacrime di rabbia le rigavano le guance. Suo fratello aveva trovato il modo di eluderla ancora. Si sentiva inerme, e delusa. Ma non era solo questo. Quelle parole, ti amo, le ronzavano in testa facendola impazzire. Che cosa doveva provare? Sicuramente Kain lo aveva detto per spiazzarla, eppure...la gentilezza della sua voce era una ferita aperta. Non era più sicura di conoscerlo. Era diventato un estraneo per lei, un uomo che nascondeva troppi segreti. Che cosa avrebbe dovuto fare, adesso? Era fin troppo consapevole di non avere armi contro di lui.

Poco dopo, quando Raven tornò a casa, un sospetto cominciò a fargli sentir freddo alla base del collo. C'era troppo silenzio. Qualcosa non andava. ‘Sono stato un idiota! Non avrei dovuto lasciarla sola!'. Aprì di scatto la porta e si catapultò dentro casa. La trovò lì, immobile dove Kain l'aveva lasciata. Era pallida, come se tutto il calore del suo corpo fosse stato spento dall'interno.

"Iku!"

Quando gli andò in contro, lei alzò la testa.

"Com'è andata? Sei riuscita a sapere la verità?"

"No", disse Iku. "Non ho scoperto nulla"

"E non hai nient'altro da dirmi?"

"Non importa quante volte io possa domandarglielo", rispose allora lei, portando le mani avanti in un gesto d'impotenza. "Finché sta davanti a me con quegli occhi tristi, non avrò mai la forza di fronteggiarlo"

"Intendi lasciar perdere?"

"No", disse lei, recuperando un po' di vigore. "Vorrei credere a Kain-sama, lo vorrei davvero con tutte le mie forze! Ma ormai è chiaro che ha qualcosa a che fare con i miei incubi. Lui sa chi mi ha imposto l'incantesimo. Devo scoprirlo, per il bene della mia sanità mentale!"

Raven si mosse piano, sedendosi accanto a lei.

"Non preoccuparti", le disse, con tutta la gentilezza di cui era capace. "Vedrai che arriverà il momento in cui riuscirai ad affrontarlo"

Iku era esausta. Appoggiò la testa alla sua spalla e chiuse gli occhi.

"E comunque, sappi che con te ci sarò sempre io. Accada quel che accada, non ti lascerò affondare"

Era un bel pensiero.

***

Quella stessa notte, Raven andò alla Residenza di Kain. Prima aveva riaccompagnato Iku in camera sua, affidandola a suo padre. Era completamente ignara del fatto che lui fosse lì. Come sospettava, all'ingresso trovò il pelato e la vampira dai capelli rosa, intenti a fare la guardia. I due si ostinavano a negargli l'ingresso, quando improvvisamente Kain comparve da una stanza laterale.

"Ah, sei tu!", disse, gelido. "Mi sembrava di aver percepito un'atmosfera spiacevole"

"Devo parlarti", annunciò Raven, fulminandolo con lo sguardo.

"Wolf, Strawberry, lasciatelo entrare"

"Ma, Kain..."

"Per stanotte potete tornare alle vostre stanze"

Il vampiro avanzò con la grazia di un gatto fino al centro della sala, quindi si voltò a guardare il suo ospite.

"Questo non è il luogo migliore per discutere. Possiamo andare in camera mia, sempre che non ti ripugni l'idea di entrare nella stanza del vampiro che odi di più al mondo"

Raven lo seguì senza dire una parola.

Quando la porta si chiuse alle sue spalle, si voltò a fronteggiarlo.

"Mettiti pure a tuo agio", gli disse Kain, scivolando verso il divano.

"Sapevi che Iku ti avrebbe rivolto delle domande. Se davvero tieni a lei come dici, sarebbe ora che la smettessi con tutto questo mistero!". Stava cercando di essere diplomatico, ma era così furioso che gli tremavano le mani. "Insomma, sei tu quello che le ha imposto l'incantesimo? C'entri qualcosa con i suoi incubi? E se non è così, come lo spieghi? Rispondi! Non hai detto di voler distruggere tutte le sue insicurezze?"

Kain restò impassibile, ma i suoi occhi ebbero un lampo di collera.

"Bene, allora...", mormorò. "Distruggerò una delle sue maggiori insicurezze adesso!"

Allungò di scatto una mano e il potere esplose, scagliando Raven all'indietro, contro il muro. In qualche modo, lui riuscì a reggersi in piedi. Kain avanzò e gli strinse una mano intorno alla gola. Nello stesso lasso di tempo, Raven aveva estratto la pistola e aveva sparato. Il colpo aveva preso Kain alla tempia, di striscio.

"Fallo!", lo sfidò. "E ti ucciderò in quello stesso istante!"

"L'istinto dovrebbe dirti di temere e rispettare un Sangue Puro", sussurrò Kain, con disprezzo. "Invece tu mi mostri le zanne senza esitazioni. Ti detesto davvero, dal più profondo della mia anima nera!"

Senza nessuno sforzo, lo gettò contro il divano. Raven tentò di rialzarsi, ma Kain incombeva su di lui.

"Non intendi davvero spararmi con quell'arma, dopotutto"

Raven lo guardò. Non era una domanda.

"Se per disgrazia ti uccidessi senza aver scoperto la verità, Iku ne rimarrebbe devastata"

Il vampiro gli s'inginocchiò di fronte, e Raven gli puntò la pistola al petto. Alla vista del sangue, i suoi occhi si erano accesi come rubini al riflesso del fuoco.

"Il tuo corpo è più onesto di te", osservò Kain. "Ti dice che desideri sangue ogni volta che lo vedi. E a questo proposito, ci sono segni di morsi non ancora rimarginati sul collo di Iku. Dovrei ucciderti per la tua impudenza"

Kain spalancò le dita e un flusso di potere riaprì ogni cicatrice sul corpo di Raven. Rivoli scuri sgorgarono dai polsi, dalla gamba destra, dal torace... La Bestia dentro di lui iniziò ad urlare.

"In questo stato non sei in grado di controllare la tua sete", gli disse l'altro. "Ascolta, Raven...Puoi bere ancora il mio sangue"

"Credi davvero che accetterò di nuovo il tuo aiuto?"

"Sarebbe un problema se morissi adesso. Ti ho lasciato vivere fino ad ora perché potessi essere utile ad Iku. Perché sapevo che non l'avresti mai tradita. Lo so...perché i sentimenti che proviamo per lei sono probabilmente gli stessi"

"Io...voglio solo che Iku torni a sorridere dal profondo del cuore"

"Lo stesso vale per me"

"Non c'è bisogno per lei di sacrificare niente!"

"E' esattamente come dici"

Ormai allo stremo, Raven si aggrappò all'unica via d'uscita. Mentre Kain lo fissava si mosse verso di lui, affondando i denti nella sua carne con precisione e velocità.

Intanto, al piano di sotto, l'odore di sangue era arrivato dappertutto. Wolf, Strawberry, Xander e tutti gli altri si ridestarono all'unisono, risvegliati da quella strana fragranza. Allarmato, Wolf era corso nel salone, seguito a ruota dalla sua compagna. Xander era arrivato poco dopo, avvolto in una pesante vestaglia da camera.

"L'avete sentito anche voi?", domandò, preoccupato.

"Sì", confermò Wolf. "Il sangue del nostro leader è stato versato. Il suo profumo è così intenso da permeare ogni angolo di questa casa"

"Già...", commentò Strawberry. "E' una sensazione quasi sgradevole. Come...fiori sbocciati nella stagione sbagliata"

Di sopra, Raven era sempre appoggiato al divano. Kain gli sedeva di fronte, su una poltrona, e lo fissava incuriosito.

"Sei più vampiro di chiunque altro io conosca", disse. "Odi quelli come noi, eppure tu più di tutti hai bisogno di sangue. Del resto, il sangue dei Sangue Puro contiene in sé molto potere. E' un tesoro ambito da tutte le creature della notte, sin dall'inizio dei tempi"

Raven gli restituiva uno sguardo sprezzante. "Un giorno dovresti provare quanto il tuo sangue sappia di veleno"

"Taci!", esclamò l'altro. "A quest'ora gli altri si saranno accorti che il mio sangue è stato versato. Posso suggerirti di fuggire dalla finestra?"

Raven non ci pensò due volte. Voleva andarsene da quel luogo.

"Ancora una cosa", lo bloccò Kain. "Riguardo alle domande che Iku vuole rivolgermi...Non posso risponderle, per il suo stesso bene"

Raven lo guardò qualche secondo, quindi afferrò Akabara e si diresse alla finestra. Erano al terzo piano, ma non ci badò. Si rannicchiò sul davanzale come un gatto, prima di spiccare un salto e arrivare a terra senza il minimo graffio.

Poi si allontanò dal palazzo, correndo come se avesse avuto l'Inferno alle calcagna.

To be continued...



Commenti

pubblicato il 19/03/2009 14.51.04
sothis85, ha scritto: Mi perdo con dolcezza nelle atmosere ovattate che riesci a creare.Veramente brava.

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