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lavoro pubblicato martedì 17 marzo 2009
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vampire heart: quattordicesima notte

di fiordiloto. Letto 882 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ci addormentammo abbracciati. Che cosa vuol dire amare? Per me amare è tenere il suo respiro nelle braccia e sentire che ogni altro rumore si è spento. (Non ti muovere)

Quattordicesima notte:

Nubi all'orizzonte

Sulla città era caduta una fredda, grigia giornata novembrina e pioveva a catinelle. Le gocce di pioggia correvano giù lungo i vetri dei negozi, sopra gli svolazzi delle lettere sulle insegne. La sola nota di colore nel grigiore di quel tardo pomeriggio era una ragazzina che correva lungo un cavalcavia, saltellando da una parte all'altra per evitare le pozzanghere.

Iku sfrecciava a tuta velocità lungo la strada, quando improvvisamente qualcosa d'inaspettato la spinse a fermarsi. Le sue labbra si dischiusero in una piccola "o" di stupore. Proprio là, oltre la ringhiera, si era formato un arcobaleno. Lo spettro multicolore univa i tetti di due palazzi, e a tratti scompariva, quando la pioggia si faceva troppo intensa.

"Che meraviglia...!"

Si fermò a guardarlo abbagliata. Posò gli avambracci sulla ringhiera e incrociò le caviglie. Era davvero uno spettacolo strabiliante!

Fu richiamata alla realtà da qualcuno che le tirava un lembo del giubbotto. Si voltò e abbassò lo sguardo, per trovarsi di fronte un bambino in lacrime, con il naso che colava e il viso arrossato dai lacrimoni.

"Mamma...", mormorò, la voce rotta dai singhiozzi.

"Che cosa c'è piccolo?", gli domandò Iku, inginocchiandosi per asciugargli il viso con un fazzoletto. "Ti sei perso?"

"Riportami dalla mia mamma, per favore!"

"Su, su... Non piangere...", lo consolò lei. "Adesso andiamo subito a cercare la tua mamma"

Il bambino condusse Iku lungo il cavalcavia e oltre. Attraversarono il dedalo di luci di un incrocio e proseguirono per vie sconosciute, fino a ritrovarsi in un quartiere poco frequentato, che Iku non conosceva.

Non c'era anima viva.

La ragazza si mise subito in allerta.

"Sei sicuro che la tua mamma sia da questa parte?"

"Sì", confermò lui. "Siamo quasi arrivati. Ancora pochi passi"

Si fermarono davanti ad un edificio principesco, circondato da giardini in stile giapponese e da alberi, che a causa dell'inverno imminente erano privi di foglie, e dispiegavano i rami nudi al cielo, simili a dita di mani adunche.

"Eccoci!", annunciò il bimbo, fermandosi di fronte ad una porta di servizio.

Iku lo guardò con aria apprensiva. "Sei sicuro che sia qui? Vuoi che aspetti qui con te finchè non arriva la tua mamma?"

Il bimbo dissentì. "Grazie, signorina. Sei stata davvero molto gentile"

L'afferrò per una manica per attirarla a sé, quindi le diede un bacio di ringraziamento sulla guancia. Immediatamente la realtà si allontanò. Iku si sentì svuotata, come se tutte le energie le fossero state risucchiate. L'ultima cosa che sentì prima di perdere i sensi fu la voce del bambino che la ringraziava di nuovo.

***

La limousine si fermò e tre vampiri in abito da sera scesero dalla vettura. Kain e Wolf indossavano uno smoking, mentre Strawberry era avvolta in un abito elegante, a metà fra un elfo dei boschi e un'odalisca orientale. Quella sera erano stati invitati ad un evento esclusivo. Non una delle feste del Consiglio, ma un semplice party in abito elegante organizzato da un nobile vampiro della città. Inizialmente, Kain aveva esitato, ma poi si era lasciato convincere dall'entusiasmo della vampira dai capelli rosa. Soprattutto perché, di fama, la famiglia che aveva organizzato la soirée era di quelle invise ai consiglieri. Arrivati al fondo del giardino, però, gli occhi esperti di Wolf notarono qualcosa nascosto fra i cespugli.

"Kain... Adesso non ti arrabbiare, ma Iku è qui"

"Come sarebbe a dire?", domandò Strawberry, sollevando la gonna per raggiungerlo di corsa.

"A quanto pare è priva di sensi", disse lui, in un tono a metà fra stupore e divertimento.

Kain non si scompose. Si limitò a raccogliere la ragazzina da terrà mormorando:

"Che bambina difficile da proteggere"

Quando Iku tornò in sé, si ritrovò distesa su un divano in stile francese, in una stanza dove tutto sembrava uscito da una fiaba de Le mille e una notte. I candelabri alle pareti avvolgevano l'ambiente in una luce morbida, e dal soffitto pendeva uno di quei lampadari astrusi, tipici delle antiche residenze nobiliari.

‘Ma dove sono?', si domandò.

Poi, fu come se tutte le porte della sua mente si aprissero all'unisono.

"Cavoli!", urlò, mettendosi seduta.

"Che sollievo", mormorò una voce morbida come bambagia. "Ti sei ripresa in fretta"

Kain era seduto su una poltrona di fianco a lei, a gambe accavallate, e la guardava con aria imperscrutabile.

"Kain-sama! Io...Io...Ma dove siamo? Cos'è questo posto?"

Black out. Iku si sentì mancare di nuovo e cadde in avanti. Un braccio di Kain la fermò prontamente.

"Grazie", mormorò.

"Ti cacci sempre nei guai", le disse, quando si fu rialzata.

"Mi...mi dispiace", si scusò lei, assumendo un'aria colpevole.

"Per fortuna ti abbiamo trovata prima che gli altri invitati ti vedessero"

Eh? Invitati? Si trovava ad una festa?

"Però, Iku, non pensi che dovrei essere arrabbiato con te?"

"Ti ho detto che mi dispiace"

La porta si aprì leggermente, e il testone di Wolf fece capolino nella stanza.

"Ah, Iku! Ti sei svegliata finalmente!", disse, entrando. "Si può sapere cosa ci facevi priva di sensi di fronte ad una residenza di vampiri?"

Iku si grattò il capo, sforzandosi di rimettere insieme i pezzi.

"Io...stavo rincasando. Sulla strada ho trovato un bambino che sì era smarrito. Mi ha chiesto di accompagnarlo a cercare la sua mamma, e così siamo arrivati fin qui. Poi, mi ha ringraziato con un bacio sulla guancia, e allora è diventato tutto nero"

"Dev'essere il figlio di uno dei nobili che partecipano a questa festa", concluse Wolf. "I piccoli vampiri non sono dotati di zanne, perciò succhiano l'energia direttamente dagli adulti o, nel tuo caso, dagli umani incauti. Questa casa pullula di vampiri di classe nobile. I più si sono adattati a saziarsi con le sacche di sangue dei donatori, ma se scoprissero una ragazzina umana che si aggira fra loro...", il vampiro lasciò morire la frase in un silenzio minaccioso.

"Ora noi dobbiamo scendere dagli altri invitati", disse Kain, e dal tono si capiva che la cosa non lo entusiasmava. "Tu resta qui. Contatterò tuo padre e più tardi ti riporteremo a casa. Fino al mio ritorno, non uscire per nessun motivo"

Con quelle parole, lasciò Iku sola in quella stanza da favola.

'Davvero un bel lavoro, Iku!' si rimproverò lei tra sé. ‘Possibile che tu debba cacciarti continuamente nei guai? Adesso, oniisama sarà sicuramente infuriato'

Al rumore della porta che si apriva di nuovo, sollevò lo sguardo restando senza fiato.

"Signorina umana, volevo scusarmi per prima"

Iku tornò a respirare normalmente.

Era il bambino di poco prima.

"Va tutto bene", gli disse. "Hai ritrovato la tua mamma?"

Lui non rispose. Si limitò a sorridere e poi sparì nel corridoio.

"Aspetta!", urlò, rincorrendolo. "Non dire a nessuno che sono qui!"

Sulla soglia della stanza, si fermò. ‘Mi è stato detto di non uscire, però...'. Oh, al diavolo! Tanto, peggio di così!

Si ritrovò circonfusa nella penombra del corridoio, attraversato da una musica che arrivava da lontano. Procedette in quella direzione, alla ricerca del bambino. Alla fine c'era un'enorme tenda di velluto blu. La scostò e la luce intensa l'avvolse, graffiandole gli occhi. Si ritrovò su una balconata, ad ammirare dall'alto decine di persone che danzavano al ritmo di valzer. Incredibile, si diceva, guardando sbalordita tutte quelle figure che si muovevano leggiadre a tempo di musica. Fra la folla, aveva riconosciuto cantanti, attori famosi, persino il direttore di una multinazionale di software. Tutte quelle persone...erano dunque vampiri? Esseri che usavano il loro potere per confondersi fra la folla? Li fissava a bocca aperta, quasi dimenticando che avrebbe fatto meglio a restarsene buona, rintanata nella sua stanza.

Poi, la musica cessò. Tutti gli invitati si voltarono verso lo scalone principale, dal quale Kain stava facendo il suo ingresso. A tutti coloro che lo vedevano, rivolgeva un sorriso che sembrava il più affascinante e seducente del mondo. Quando si fermò al fondo della scala, parlò con garbata cerimoniosità:

"Scusate se vi ho interrotti. Vi prego, continuate a divertirvi"

Le danze ripresero. Kain li osservava distratto, quando un distinto signore di mezz'età si avvicinò affiancato da una graziosa fanciulla.

"Kain-sama, sono lieto che abbiate partecipato ad una delle nostre feste"

"L'onore è mio, nobile Robin. Non è mia abitudine partecipare a simile feste, ma vi ringrazio per la vostra ospitalità"

"Kain-sama...", l'uomo parve esitare, poi si fece coraggio. "Avrei un favore da chiedervi. Questa è mia figlia, Kaily", disse, indicando la fanciulla. "Vi prego di prendere in considerazione la possibilità di frequentarla"

Kaily abbassò immediatamente lo sguardo. Le gote le erano diventate tutte rosse.

"Non so cosa accadrà in futuro", disse Kain, in modo molto diplomatico. "Ma vi prometto che ci penserò"

L'uomo s'inchinò, e all'improvviso tutti coloro che avevano udito la conversazione si radunarono lì intorno mettendo in bella mostra le loro giovani figlie.

"Kain-sama, considera mia figlia!"

"Kain-sama, frequenta anche la mia!"

"Kain-sama, mia figlia è..."

"Kain-sama!"

"Kain-sama!"

Mentre il ragazzo era al centro dell'attenzione, solo Wolf se ne stava in disparte, le braccia incrociate, appoggiato al corrimano della scalinata. Osservava i festeggiamenti con distacco e un vago senso di nausea: sapeva bene quanta finzione ci fosse in tutti quegli ossequi. Non c'era nessuno, in quella sala, che non stesse cercando di attirare l'attenzione di Kain per tentare di trarne qualche vantaggio. Non vedeva l'ora di tornare a casa a distendersi accanto alla sua compagna.

Le voci cessarono all'improvviso, quando la porta del salone si spalancò. Tutti ammutolirono, e si voltarono a fissare con occhi sbalorditi la donna che aveva appena fatto il suo ingresso: pelle di marmo, labbra carnose e scarlatte, occhi pervinca, esaltati da capelli altrettanto lucenti che si posavano morbidi sul collo bianchissimo. Incedeva con grazia fra gli ospiti, avvolta in un vestito indaco, attirando su di sé una moltitudine di sguardi estasiati.

"Smettetela di comportarvi in maniera tanto incivile", disse, con una voce liscia come seta, e piena come la cioccolata. "Povero Kain-sama..."

Kain gli andò incontro. "Seline...!"

"Kain!", lo salutò lei. "Da parecchio tempo ormai ti s'incontra sempre più di rado. Da quando sei diventato leader del Consiglio, i tuoi impegni non ti lasciano un attimo di respiro"

"Questo è senz'altro vero, Milady"

Kain s'inchinò e le prese una mano guantata, per sfiorarla con le labbra in un gesto cortese.

"Molte di queste fanciulle che vedi hanno sangue nobile, ma io e te siamo due dei Sangue Puro di rango più elevato", gli disse lei, mentre tutti i presenti li osservavano ammaliati. "Dovremmo starci più vicini..."

Iku raggiunse di corsa la sua stanza e ci si barricò dentro, sbattendo la porta e lasciandosi scivolare contro di essa, le gambe raccolte al petto. Ma che diavolo le era preso? Non c'era ragione per scappare via in quel modo. Proprio nessuna. E allora? Però quella donna... era tanto bella da metterla a disagio. ‘Non sarei dovuta uscire', si disse. ‘Che cosa ci faccio io qui?'. Lei non c'entrava niente con quei vampiri. Anche se Kain era suo fratello, ora percepiva quanto grande fosse realmente la distanza fra loro, e quanto fossero diversi.

Proprio mentre era immersa in quei brutti pensieri, la maniglia girò e la porta si aprì verso l'interno, scontrandosi contro la sua schiena.

"Mi faresti entrare?"

Iku rimase di sasso.

Era Kain!

"Sì", disse, alzandosi. "Certo!"

Il vampiro entrò e richiuse la porta dietro di sé.

"Non ti avevo detto di non uscire?"
"Mi...Mi dispiace!"

Kain le si avvicinò e lei strizzò gli occhi. Poi si sentì avvolgere in un abbraccio familiare.

"E' impossibile", le sussurrò lui, con le labbra fra i capelli. "Non posso perdonarti così...con delle semplici scuse"

La sollevò di peso, senza alcuno sforzo. Iku tentò di ribellarsi, ma le braccia del vampiro non mollavano la presa. Quando furono davanti al divano dove era rimasta addormentata, Kain la depose lì sopra e si sedette di fianco a lei.

"Perché sei uscita?"

"Il bambino di poco fa.... volevo vedere se aveva ritrovato sua madre"

Lo sguardo del vampiro si addolcì. Lentamente, si chinò su di lei abbandonò il capo sul suo petto, l'orecchio in corrispondenza del cuore.

"Kain-sama...?"

"Finchè non ti perdono, per favore, resta così". La sua voce era fragile, fanciullesca. "Solo un altro po'. Devo essere esausto"

Iku sbattè le palpebre un paio di volte, incredula. La sensazione di disagio di poco prima era scomparsa, ma ciò che provava ora era ugualmente strano. Non lo aveva mai visto così.

"Ok", disse, posandogli una mano fra i capelli morbidissimi. "Se è quello che vuoi, non mi muoverò"

Adorava suo fratello. Conosceva ogni sua espressione. Se avesse dovuto abbinargli un animale, avrebbe senz'altro scelto il lupo. Adesso però, aveva abbassato la guardia. Fra le sue braccia sembrava indifeso come un bambino. Gli posò l'altra mano sulla schiena e si godette quell'abbraccio fino in fondo. Caddero addormentati, l'uno fra le braccia dell'altra. E l'ultimo pensiero di Iku andò a tutte quelle volte in cui lei stessa era andata a rannicchiarsi fra le braccia del fratello, cercando protezione. A quanto si era sentita al sicuro, circondata dal tepore della sua pelle, della sua magia, del suo amore.

***

Ice s'intrufolò dentro il palazzo del Consiglio tramite una finestra, e prese con sicurezza la strada che ormai aveva imparato a riconoscere. L'ingresso per la segreta si trovava nell'ala ovest. Ci andò, ritrovandosi di fronte ad una grande porta di ebano intagliato. I battenti erano chiusi da una serratura in bronzo dall'aria molto solida. Ice si inginocchiò e vi depose sopra le mani.

"Mikagi[1]", mormorò.

Tutte le ombre della stanza risposero al suo comando. Si radunarono nelle sue mani per poi prendere la forma di una chiave, che la vampira inserì nell'incavo. L'operazione fu più facile del previsto. In breve, anche l'ultimo tamburo della serratura capitolò, scricchiolando con un sonoro tac!

Ice si guardò alle spalle, guardinga. Si tirò su, posò la mano sul legno e spinse il battente. La porta si aprì senza difficoltà e senza neppure un gemito, perfettamente oliata. L'interno era del tutto in penombra. La luce del corridoio riusciva ad illuminare solo i primi metri di una scala di grossi lastroni di pietra. Ice richiuse la porta dietro di sé e la percorse fino in fondo, per ritrovarsi in una stanza assai grande dalla quale si dipanavano un'altra serie di stanze. La costruzione dava tutta l'impressione di trovarsi in un labirinto. Ice sospirò debolmente. Aveva giurato di trovare informazioni. Qualunque cosa il Consiglio stesse nascondendo, lei lo avrebbe scoperto. Muovendosi furtivamente, scivolò da una sala all'altra, alla ricerca di indizi.

Inizialmente era come se si trovasse in un'enorme biblioteca, piena di libri antichi rilegati in pelle. Spingendosi più in profondità, però, la Casa assumeva l'aspetto di un antico mausoleo, dedicato ad un culto insano. La tomba di qualcuno che avrebbe dovuto restare morto per sempre.

Il cambio d'atmosfera non colse Ice di sorpresa, abituata com'era a mantenere i sensi vigili anche nei momenti di più totale abbandono. Mai come in quel momento apprezzò l'addestramento che le era stato impartito. Ricordava perfettamente le stanze che aveva già visitato, quindi andava spedita verso quelle nuove. Fu in una sala laterale che capì di essere vicina alla meta. Una porta rosso cupo dava l'accesso a quella che doveva essere la segreta.

Ice la spalancò e si ritrovò in una stanza quasi del tutto vuota, tranne che per un piedistallo in cui stazionava un leggio con un libro aperto e un letto su cui erano adagiati i resti senza vita di un corpo gravemente mutilato.

La vampira si gettò avida sui fogli di pergamena. Erano pieni di frasi interrotte, brevi note, sottolineature e punti esclamativi.

Yuko oggi mi ha consegnato del sangue di demone. Il nostro comune amico gliel'ha consegnato affinché potessi far risorgere più velocemente il mio signore.

Il Senzavolto risorgerà!

Quando sarà risorto io stesso dissolverò la barriera intorno alla città.

Tutti coloro che hanno osato sfidarci bruceranno.

Il Signore dell'Abisso avrà così la sua vendetta!

In fondo, c'era la firma di Kaleb.

Ice sentì i brividi attraversarle le braccia. L'immagine sempre più vivida di un mostruoso rito si andava formando nella sua mente, mentre si girava a rimirare con timore misto a disprezzo il corpo di colui che aveva ucciso Andrew.

Il Senzavolto...

Era così malridotto da essere quasi irriconoscibile. Era stata la magia di Kain a ridurlo in quello stato. Portandosi una mano al volto, Ice indietreggiò. I Consiglieri volevano realmente rievocare la sua anima dagli Inferi, per unirsi ai demoni sotto il comando di quel farabutto traditore!

Un rumore improvviso interruppe il filo dei suoi pensieri. Una porta che sbatteva in lontananza. Qualcuno si stava avvicinando alla segreta.

Inorridita, Ice infilò di nuovo la porta. Era in trappola. Se restava lì era la fine!

Ripercorse la scala e uscì dalla porta d'ebano, richiudendola in fretta e furia. Già le giungeva l'eco di voci in lontananza:

"Non m'importa! Desidero sapere perché mia nipote è morta"

Era indubbiamente la voce di Kaleb.

"Ma mio signore, non c'è traccia né di lei né del suo corpo!"

"E allora? Continuate a cercare!"

"Si, Nobile Kaleb"

Ice si appiattì contro il muro, ma sapeva che non sarebbe servito a nulla.

Il palazzo era grande, kaleb sarebbe potuto andare ovunque. Già...ma i passi si facevano sempre più vicini...

Scivolò nell'ombra e si andò a nascondere dietro una statua. Procedette appiccicata al muro finchè la finestra dal quale era entrata non proiettò la luce della Luna sul pavimento di marmo. Era ancora aperta. Ice ringrazio la sorte e si gettò all'esterno.

Non c'era un minuto da perdere! Si concentrò sui rumori. Aveva un talento naturale per riconoscere i suoni ritmici. Il cigolio del legno sotto i colpi del vento. Lo stormire delle poche foglie ancora sui rami. Il lontano rombo delle auto sull'autostrada... Provò a rilassarsi, ma le sembrava di essere in qualche modo minacciata, nonostante ciò che udisse fosse solo il gemito degli alberi scossi dal vento.

Poi, un rumore che stonava.

Il corpo agì al suo posto. La mano corse rapida ai coltelli da lancio, che portava sempre con sé. Improvvisamente sentì un forte colpo alla nuca. Poi precipitò, come una pietra nell'acqua, verso un fondo che non c'era.

Quando riprese coscienza, si ritrovò nello studio di Kaleb. Il vampiro era seduto alla sua scrivania, come sempre. Sul suo tavolo ingombro c'erano libri e una penna. Le fiamme del camino proiettavano una strana luce sul suo sorriso tetro.

"Ma che gran fortuna", mormorò, sardonico. "La serva più leale del nostro leader, la sua guardia del corpo, Ice in persona è venuta a farci visita"

Ice tentò di rialzarsi, ma le girava la testa e respirare era difficile.

"Io non tenterei niente di avventato, se fossi in te", disse Kaleb, indicando qualcuno che la sovrastava. La vampira seguì il suo sguardo. Non erano molti i seguaci del consiglio che riuscivano a coglierla di sorpresa, perciò quella guardia doveva essere estremamente potente, e ben addestrata. Incombeva su di lei avvolta in un'armatura nera come la notte, sulla quale si dipanavano i fili argentati, simili ad una tela di ragno. Il volto aveva il colore grigio della caligine e due spietati occhi viola la fissavano con disprezzo, mentre teneva una lunga spada puntata sul suo petto. Ice spalancò le labbra.

Un demone...!

"Dunque...", esordì Kaleb, facendo il giro del tavolo e fermandosi di fianco a lei. "Immagino che tu sia riuscita a scoprire i nostri piani, prima che la mia guardia personale ti catturasse. Poco male! Non potrai rivelarli a Kain. Invece, credo che aiuterai me. Ora che una pedina così importante mi è caduta fra le mani, non sarà difficile scoprire cosa il tuo signore stia architettando"

Ice gli rivolse uno sguardo di muto odio.

"Mia guardia, stringile il cuore con la tua magia, affinché non opponga resistenza mentre leggo i suoi pensieri"

Quella obbedì. Allungò una mano verso Ice e lei avvertì una fitta al petto, come se una mano invisibile gli stesse stritolando il cuore. Mentre tentava di respirare, Kaleb si chinò su di lei e le posò una mano sulla fronte.

"Non combattere, bambina", le sussurrò. "Non rendere quest'esperienza ancora più dolorosa"

Il dolore l'attraversava da capo a piedi, mentre mille immagini cominciarono a scorrere sotto le palpebre chiuse di Kaleb. Ice tentò di resistere, di strapparsi via quella presenza invadente dalla testa. Permettere una simile invasione del suo intimo non era da lei, nemmeno sotto tortura. Alla fine, però, Kaleb riuscì a strapparle un'immagine. Il volto di una ragazzina dagli occhi color miele. Una bambina, ai suoi occhi. La vide mentre si catapultava giù per le scale per correre incontro a Kain.

"Dimmi il suo nome!", ordinò.

Inizialmente, c'era solo un vortice di macchie confuse. Poi, in tutto quel marasma, prese forma una parola.
Iku

Un sorriso di vittoria si dipinse sul volto del vampiro mentre interrompeva il contatto con lei. Ice gli sputò in faccia.

"Non pensare...", sibilò, "che un Senzavita come te possa mai arrivare a lei! Kain-sama ti rispedirà nell'abisso molto prima che tu possa attuare i tuoi loschi propositi!"

Kaleb si piegò su di lei con sguardo di sfida: "Questo è tutto da vedere".

Poi si rivolse alla guardia: "Portala via!"

Kaleb si avvolse nel mantello mentre la guardia se la trascinava via urlante. Ora conosceva il punto debole di Kain-sama. Quella ragazzina...L'aveva già vista tempo addietro insieme al ragazzo, Raven. Eppure non l'aveva nemmeno considerata. Ora sapeva, e usando il suo nome avrebbe potuto insinuarsi nei suoi sogni, farle vedere cose che non esistevano. Quella piccola cara avrebbe vissuto nel terrore, e la sua caduta avrebbe trascinato giù anche Kain!

To be continued...



[1] Mikagi: In antico giapponese, significa "Ombra"



Commenti

pubblicato il 18/03/2009 10.45.56
sothis85, ha scritto: sono qua fiordiloto a perdermi, ancora tra i tuoi meravigliosi personaggi, attendo con ansia il prossimo episodio.un bacio

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