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lavoro pubblicato venerdì 13 marzo 2009
ultima lettura domenica 20 ottobre 2019

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QUANDO PADRE PARISI CADDE DALLA BICICLETTA

di spadero. Letto 1184 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Spadero     QUANDO PADRE PARISI CADDE DALLA BICICLETTA     II fatto avvenne intorno alle otto del mattino di uno dei primi anni '50. Spiravavento dalle parti di mezzogiorno. Venendo tali correnti dalle grandi calur.....

Spadero

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QUANDO PADRE PARISI CADDE DALLA BICICLETTA

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II fatto avvenne intorno alle otto del mattino di uno dei primi anni '50. Spirava
vento dalle parti di mezzogiorno. Venendo tali correnti dalle grandi calure africane,
potevano anche risultar gradite, dato che facevano andare senza cappotto, tenuto
conto che ancora si era ai primi di marzo. Ma a padre Parisi, che a quell'ora del
mattino era già uscito dalla canonica e si era messo a pedalare sulla sua bicicletta
nera da donna alla volta del Commerciale di Riposto, pareva che il vento ce l'avesse
proprio con lui. I ragazzi della terza commerciale quella mattina c'era il pericolo
che saltassero la seconda ora di religione, dato che per colpa appunto di quel vento
padre Parisi sarebbe arrivato in ritardo a scuola. Il prete giustamente si lamentava:«Stu ventu sta matina non mi oli fari arrivari a scola...» (Questo vento stamattina non mi vuoi fare arrivare a scuola).

La nuvolaglia nera volava sopra la testa spelacchiata del prete, senza fatica,
come una nave col vento alle spalle. A lui invece - che il vento ce l'aveva contrario
- gli sembrava di pedalare come un facchino della stazione, o come quegli asini
carichi di barili di vino costretti a salire a colpi di bastone la "cchianata" di don Marianu u Parinu, la salita più erta del paese.

Ma a Padre Parisi in verità nessuno lo costringeva. Come sacerdote, era pienamente giustificato. Infatti, poteva dire di essere stato chiamato tutt'all'improvviso per un'estrema unzione, o per qualche battesimo, o per qualche funerale mattutino,
o addirittura dallo zelo confessionale di qualche peccatore pentito. E poi, via! con quel vento di diavoloni, lui poteva anche restarsene a casa: il buon preside del Commerciale di Riposto, uomo timorato e cattolico praticante, lo avrebbe capito, giustificato, insomma supplito con un altro insegnante.

Eh, no!...no! Non si doveva dire mai che don Carmelo Parisi prendesse le cose alla leggera. Lui predicava il dovere, e doveva essere quindi il primo a dare l'esempio ai suoi parrocchiani. E poi. aveva poco più di sessant'nni: si sentiva ancora gagliardo e ferrigno. Cosa avrebbero potuto dire quegli sbarbatelli di studenti che
andavano - chi al passo, chi al trotto, chi addirittura di corsa - alla volta delle scuole di Giarre e di Riposto?.... Dovevano forse ridere di lui? prenderlo per un rammollito? diffondere ai quattro venti che si era arreso al vento africano?...Ecco perché lui
stava cercando di pedalare a più non posso contro quel vento infame, senza arrendersi, senza nemmeno dare a intendere di essere in difficoltà, malgrado stesse faticando come un facchino col cuore in gola; e questo, non solo per andare a fare il proprio dovere al Commerciale di Riposto, ma anche per dimostrare che Carmelo Parisi, oltre a farcela a lottare contro i nemici della Chiesa - come quegli scomunicati comunisti senzadio - ce la faceva pure con la bicicletta.

Ma il diavolo "bruttubbestia" (che è sempre in agguato per indurre al peccato i cristiani, specialmente gli uomini di chiesa) quella mattina trovò proprio nel vento africano l'alleato che proprio ci voleva. Dalla canonica da dov'era partito, fino al canneto delle prime case di Carrabba, padre Parisi aveva percorso sulla sua vecchia
bicicletta nera da donna intorno a un chilometro, pedalando con la lingua di fuori; si sentiva perciò stanco come un Cristo sulla salita del Monte Calvario. Ora, se avesse continuato a pedalare standosene seduto sulla sella, sentiva che tra non molto sarebbe stato costretto a dichiarare il "miarrendo" e scendere ingloriosamente dalla bici-
cletta... Ma mai e poi mai si doveva dire di lui una cosa simile: mai!

Fu a questo punto - ci chiediamo - che il diavolo bruttabestia colse l'occasione propizia per indurre al peccato mortale un uomo di chiesa, o fu la stessa cocciutaggine di costui? Come fu e come non fu non lo sappiamo, ma pare che, per vincere il
vento, all'improvviso il prete fu costretto ad alzarsi sui pedali, come un Bartali o un Coppi alle prese con una grande salita delle Alpi al Giro d'Italia. Ma ci fu chi poi disse di averlo visto nel contempo chinare il busto per meglio fender l'aria e infilarsi con la testa pelata dentro quel turbine infernale, il quale - proprio all'altezza del
canneto di Carrabba - quadruplicò tutt'all'improvviso l'impeto furioso... Forse, nel piegarsi, gli si dovette infilare qualche lembo di tonaca tra i raggi della ruota davanti: forse all'improvviso la bicicletta si bloccò per conto suo, o, se volete, per diaboli-
ca volontà. Come fu e come non fu, il canneto ondeggiò pauroso, del tutto simile a uno Jonio in tempesta quando si abbatte sulle spiagge di Sant'Anna, di Riposto o di Fondachello e padre Parisi venne sbalzato dalla bicicletta fin contro le dure basole del muretto che fiancheggiava la strada. Tre o quattro ragazzi, che il quel momento
passavano per andare a scuola nel paese di Giarre. poi dissero di aver udito con le loro stesse orecchie padre Parisi esplodere in una fitta e arrabbiata scarica di male parole. E con l'andare degli anni le solite malelingue nel raccontare la storia, alle
semplici male parole aggiunsero pure qualche bestemmia che lì per lì si sarebbe lasciata scappare il prete...

Ma sarà stato proprio vero? Certo, anche i sacerdoti sono uomini come tutti gli altri, e in certi momenti possono anche perdere pure loro i cosiddetti lumi della ragione, tanto più se c'è sotto sotto lo stesso diavolo a soffiare sul fuoco. Ma è anche vero che di storie di preti e di frati che. nel cadere, bestemmiano ce ne sono state tante, in ogni tempo. Comunque, fuori di ogni dubbio, avvenne che, una volta rialzatesi dalla brutta botta, padre Parisi più di una volta si fece il segno della croce, non si sa esattamente se per chiedere perdono al Cielo per
il turpiloquio o per ringraziare il Padreterno di non avergli fatto spaccare la testa
contro quelle basole di dura pietra lavica. E - pazienza - per quel giorno si arrese a chi era più forte di lui, alleato per giunta di Satana. E per quella volta si fece pure la strada a piedi, tirandosi la bicicletta come una croce, fin dove ebbe quel vento avverso. Pazienza...se l'aveva fatto Gesù Cristo sul Monte Calvario, a maggior ragione lo doveva fare un suo umile parroco.

GLOSSARIO

CCHIANATA, salita

BÀSOLA, lastra di pietra lavica. Molte strade dei paesi dell'Etna sono lastricate di bàsole.



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