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lavoro pubblicato giovedì 12 marzo 2009
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

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IL SEQUESTRO DEL CROCIFISSO (Quando il parroco don Carmelo Parisi rimosse il crocifisso dalla sezione della D,C, per turpiloquio)

di spadero. Letto 989 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Spadero IL SEQUESTRO DEL CROCIFISSO(Quando il parroco Parisi rimosse il crocifisso dalla sezione delle D.C. per turpiloquio)    [ Dall'anno 1939 fino al 1967, l'anno della sua scomparsa terrena fu parroco della cittadina di M...

Spadero

IL SEQUESTRO DEL CROCIFISSO

(Quando il parroco Parisi rimosse il crocifisso

dalla sezione delle D.C. per turpiloquio)

[ Dall'anno 1939 fino al 1967, l'anno della sua scomparsa terrena fu parroco della cittadina di Màscali un uomo singolare, don Carmelo Parisi da Piedimonte Etneo, che, tutti sicilianamente chiamavano Patr'e Pparisi. Vuoi per la sua originale estrosità, per il carattere gioviale, per le sue battute fulminanti, nonché per la genuina sua religiosità e l'acceso anticomunismo, divenne talmente popolare che col tempo meritò giustamente di entrare nell'aneddoto e addirittura nella leggenda. Su di lui, ancor oggi, da parte degli abitanti di Mascali e delle cittadine circostanti, si raccontarono diverse simpatiche storielle, che meritano di essere ricordate. Una di questa è quella famosa del crocifisso della sezione mascalese della Democrazia Cristiana, quando il nostro parroco a un certo punto, non potendone più, tolse dalla parete per le continue bestemmie dei presenti. Fatto realmente accaduto che qui l'autore riporta, non dico fedelmente, ma sicuramente in modo conforme al carattere nostro singolare e irripetibile personaggio. ]

Don Carmelo Parisi, parroco di Màscali, soleva frequentare fin dal primissimo dopoguerra la sezione della Democrazia cristiana, dove giocava o alle carte o alla dama o a "tritrì".1 Ma lo si vedeva anche seduto fuori, davanti all'ingresso della "càmmira",2 dove nelle belle giornate di mezzo tempo si prendeva il sole e nei tardi
pomeriggi estivi si godeva l'ombra che a piene mani gettava sulla strada il palazzo di don Neddu Grasso. Con la gamba a cavallo gli piaceva leggersi il Corriere di Sicilia, e nel contempo si fumava come un turco le sue gustose nazionali.

E, d'altra pane, che male faceva lui? Di vizi veri e propri aveva quasi solo quello del fumo. L'uomo, si sa, per sua natura è debole: e un povero sacerdote - uomo pure lui - doveva pur avere un qualche sfogo, un qualcosa volto a distogliere l'animo dalle tante tentazioni di questo mondo.

In verità, gli sfoghi di padre Parisi, oltre al vizio delle sigarette preso in seminario e a quella grazia che a tavola gli mandava il Padreterno, erano pochi. Qualche bicchierotto di vino bevuto "in pietra" - cioè secco, senz'aggiunta di acqua che lo avrebbe guastato - si poteva considerare vizio? Il fumo, quello sì, era una brutta
abitudine. Lo sapeva pure lui. Ma non se la sentiva proprio di toglierselo. E poi, togli qui togli là, questo non si può fare perché non è onesto, quello perché è incompatibile con l'ufficio sacerdo-tale; e allora - signori miei - che stava a fare un povero cristiano su questa terra?

Qualcuno magari malignava che il prete, oltre a non farsi mancare nulla a tavola e a fumare come un turco, di "bicchierotti" se ne beveva più d'uno. Tuttavia, li sapeva tenere: lo riconoscevano non solo le malelingue, ma anche gli stessi irriducibili avversari politici.

Erano tempi tristi, quelli: alle porte incombeva il pericolo comunista, e certi "compagni" del paese minacciavano che non solo avrebbero fatto un solo boccone dei possidenti (c'era infatti in giro la voce che volevano toglier loro e denari e case e vigne e giardini... insomma: tutto), ma avevano da ridire anche sui servi del Signo-
re...anche sui più zelanti...Anzi. si diceva che ce l'avessero sopra tutto con i paladini della fede, come appunto uno di questi si riteneva di essere il parroco Parisi. Si diceva pure che volevano far piazza pulita anche delle chiese, anche delle canoniche, anche dei conventi...insomma della religione di Cristo tutta.

A padre Parisi certi comunisti mascalesi gliel'avevano mandato a dire chiaro e tondo: se alle prossime elezioni vincevano loro, della chiesa di Mascali avrebbero fatto una grande sala da ballo per i lavoratori.

«Sala da bballu, ah?...E picchi no n casinu, datu ca cci siti?!)
(Sala da ballo, eh?...E perché non un casino, dato che ci siete?!)

Il prete, quando sentiva certe bestialità s'indignava, fremeva, ribolliva come un Etna tempestoso, gli occhi dietro le spesse lenti circolari balzavan dalle orbite e perfino i radi peli del capo s'inalberavano partecipando al suo furore.

Sale da ballo, eh?... Però, quando quei comunisti si dovevano maritare, quando portavano i figli a battezzarsi e a cresimarsi, quando si riducevano pallidi e morituri, per salvarsi l'anima ricorrevano a lui! Venivano mogi mogi, la coda tra le gambe, con tanto di coppola in mano e tanto di "sebbenadica patr'e Pparisi!" ( Voscenza benedica, padre Parisi!). Si presentavano tutti impacciati, grattandosi la testa per via di quella tessera con la falce e martello che avevano in tasca...Per giustificarsi dicevano che "di tutta l'erba non se ne doveva fare un fascio"... Il fatto che in paese c'erano quattro "strèusi"3 che. oltre a dirsi comunisti, dicevano di essere anche senza Dio e senza religione, si doveva forse concludere che tutti i comunisti del paese di Màscali erano come loro? Nient'affatto: perché la stragrande maggioranza dei lavoratori mascalesi era con Dio, con il Patrono San Leonardo e con lo stesso parroco. « Nuatri semu tutti ccu Signuri, ccu Sa' Lunaddu e ccu ossia, patr'e pparisi...» (Noialtri siamo tutti col Signore, con San Leonardo e con vossignoria, Padre Parisi...), assicuravano al parroco tali comunisti, quando dovevano ricorrere a lui per cresime, battesimi, matrimoni ed estreme unzioni.

In verità, a padre Parisi, strèusi gli parevano tutti quanti: sia i comunisti che si proclamavano e giuravano di essere cristiani timorati - insomma 'cattolici comuni - e sia quelli che dicevano che delle chiese ne volevano fare delle sale da ballo, o anche qualcos'altro di irripetibile: «Ddiu cci ni scanzi e llibberi!» (Dio ce ne
scansi e liberi!) scongiurava lui a tanta trista e veramente inauspicabile prospettiva, la quale ogni volta, quando gli balenava in mente, lo mandava in malabestia.

Ma coloro che il nostro parroco non riusciva a capire erano sopra tutto i "cattolici-comunisti", quelli cioè che si dicevano cristiani, anzi si proclamavano " cattolici-apostolici-romani"...Lo facevano sorridere, lo facevano ghignare, lo facevano esplodere di indignazione...Perdio, si chiedeva lui (e lo chiedeva pure a loro): com'era possibile dirsi credenti in Dio e figli della Chiesa, e nel contempo avere in tasca la tessera con la falce e il martello? Non lo sapevano quegli ignoranti sprovveduti che il comunismo era inconciliabile con i principi del cristianesimo, e che i comunisti erano tutti scomunicati dallo stesso Papa in persona?

E poi a padre Parisi avevano riferito pure che i comunisti, non solo volevano far piazza pulita del Papa, dei cardinali, dei vescovi, dei monaci e delle monache, ma anche dei sacerdoti come lui...

Ah sì? E - scusate - un povero prete come avrebbe mangiato? ...Sarebbe vissuto d'aria?...I preti non erano forse uomini come tutti gli altri? non avevano la bocca come gli altri cristiani?...Dopo tanti sacrifici, tanti studi, dopo tante ore di latino e di teologia al seminario di Acireale, era giusto che i comunisti - come aveva sentito dire - lo buttassero di punto in bianco nella strada come un cane, a morire di fame, a ridursi a chiedere l'elemosina?...E lui doveva fare una così mala fine?...Ah. sì?

Ecco. fu per la somma di tutti tali motivi che don Carmelo Parisi, sin dal primissimo dopoguerra aveva preso le sue postazioni di combattente, sia per difendere la propria libertà di uomo. di cittadino e di sacerdote, e sia per erigersi a scudo- a usbergo- a baluardo: a Etna basaltico della fede in Cristo tanto minacciata. Si era insomma iscritto con tanto di tessera al nuovo partito della Democrazia cristiana: un partito politico che dicevano facesse gli interessi non solo dei comuni cittadini, ma anche del clero. Padre Parisi ne era certissimo: prova ne erano quello scudo e quella croce nell'emblema. Ecco perché lui era uscito allo scoperto, appostandosi tra i
paladini della prima fila: ecco perché ora si metteva a sfidare i comunisti davanti alla sezione stessa della Democrazia cristiana di Màscali, nelle belle giornate seduto davanti alla càmmira, la gamba a cavallo e il giornale in mano. Era, quella, un'aperta sfida a quegli strèusi comunisti mascalesi che volevano spartirsi i soldi, le case. Le terre, ecc. ecc., dei benestanti del paese, ma anche un aperto invito a tutti i veri fedeli per fare come il loro parroco: iscriversi e quindi votare per il partito che difendeva la cristianità italiana dal pericolo comunista, ateo e per giunta scomunicato.

« 'U fa u parinu: faciti com'a iddu...» ( Lo fa il prete: fate come lui.)

Il gregge segue il pastore, certo, ma erano tutti bravi cattolici quei democratici cristiani che frequentavano la "Càmmira della Democrazia" di fronte alla villetta di Mascali?... «Mah.» si lamentava il parroco: « Sunu tutti na cosa.» (Sono tutti una cosa.) Per lui, quanto riguardava la pratica della religione, la maggior parte dei de-
mocratici cristiani e i comunisti di Mascali «si puteunu dari a ma- nu. » (si potevano dare la mano), specialmente gli uomini, che lui vedeva in chiesa solo per i funerali e nelle grandi feste: per Natale, per Pasqua e per la festa del patrono San Leonardo Abate...e basta. La chiesa la frequentavano i giovani dell'Associazione cattolica, sì.
ma la maggior parte degli uomini adulti, che a parole si professavano cattolici-apostolici-romani, dov'erano? si chiedeva tutto arrabbiato il parroco, che in tali sfoghi ingrugnava ancor di più la sua faccia come un bulldog . Lo sapeva lui dov'erano: quei galantuomini erano nelle "càmmire" del paese... a giocare alle carte perfino la santa domenica!

Che lo facessero gli altri, poteva anche capirlo: ma che lo facessero anche loro, che erano democratici cristiani, questo era inconcepibile e anche imperdonabile, dal momento che - come lui non si stancava di predicare. - ogni cattolico aveva il sacrosanto dovere di venire almeno una volta la domenica ad ascoltarsi la santa messa. Proprio quelli della Democrazia cristiana dovevano essere di esempio.

«Si no dati uatri u bbon'esempiu, » (Se non lo date voi il buon esempio.) diceva il parroco a quei galantuomini, « mu uliti diri cu l'aia dd'ari?» (mi volete dire chi lo deve dare?) Ma era "una predica al lupo': a quei galantuomini da un orecchio ci entrava e dall'altro ci usciva. Qualcuno magari, per un senso di timore o di rispetto per l'abito, interrompeva per qualche momento il gioco, e si metteva ad approvare col capo le argomentazioni del prete: qualche altro prometteva che la prossima domenica sarebbe andato a messa: ma ai rimbrotti che padre Parisi distribuiva nella càmmira i più facevano solo mostra d'attenzione con la coda dell'occhio, e continuavano a giocare come se niente fosse, fregandosene del prete. Né in quella sezione della Democrazia cristiana mancavano mai taluni per i quali il prete, se frequentava in modo tanto assiduo la càmmira e insisteva con quella musica della messa domenicale, voleva dire che lui sotto sotto il suo bravo interesse ce lo doveva pur avere... «E ccomu si cci ll'avi l'interessi! » (E come se ce l'ha l'interesse!) dicevano certi galantuomini, i quali erano della teoria che a questo mondo " nuddu fa nnenti ppi nnenti, specialmenti i parrini" ( nessuno fa niente senza interessi, specialmente i preti. Insomma, secondo costoro, se padre Parisi faceva il suo mestiere di prete e di democratico cristiano di ferro, se ne stava anche con i piedi all'asciutto. Dice infatti il proverbio: " cu manìa non disìa" chi maneggia, non desidera. Lui aveva la canonica piena di "cose americane" e anche di cose mandate dallo stesso Papa per darle ai poveri di Màscali in quel dopoguerra: un vero ben di Dio - giuravano quei galantuomini - come se l'avessero visto con i loro stessi occhi: carne, pesce, latte, formaggio, formaggini, cioccolato, marmellata, e così via altro ben di Dio, con il quale si diceva che si poteva caricare un vagone di treno alla stazione di Mascali...

E quei galantuomini andavano dicendo pure che padre Parisi in uno stanzino segreto della canonica aveva una bella botte di ciliegio ripostese con "pestaimbotta"4 di prima qualità che si faceva portare in incognito dalle terre forti di Solicchiata e di Passopisciaro...Eh, lui consacrava non solo in chiesa, ma anche in casa. e a tutte le ore. Che ci veniva dunque a raccontare a loro, che erano pacifici lavoratori, che nella càmmira cercavano di ammazzare onestamente solo un po' di tempo?

Ma quelli della càmmira della Democrazia cristiana non solo facevano arrabbiare il parroco perché la maggior parte di loro andavano solo raramente in chiesa, ma un pomeriggio d'estate di quegli anni Cinquanta gliela combinarono veramente grossa. Padre Parisi, come al solito, se ne stava a leggersi il giornale e a fumare con la gamba a cavallo, seduto all'ombra sul marciapiedi davanti alla sezione della Democrazia cristiana, quando all'improvviso dentro scoppia una contesa. Una coppia di compagni, che giocava alla briscola in quattro, era venuta a diverbio perché "quello si era fatto mangiare il tre di briscola dall'asso dell'avversario". Incredibile, impossibile, assurdo: insomma da vero cretino che nemmeno sapeva tenere le carte in mano.

«Bbestia! critinu!...No sapevi ca chiddu puteva aviri macari l'asu?! (Bestia! cretino!...Non lo sapevi che quello poteva anche avere l'asso?!) protestava il compagno balzato dalla sedia minaccioso, con la saliva che gli colava agli angoli della bocca. E l'altro di rimando:

«Animali ca non si autru, e cchi nni sapèu iù?! ...E cchi ssugnu n settacosi?! » (Animale che non sei altro, e che ne sapevo?!...E che sono un indovino io?!)

Gli animi si erano accesi, le coscienze scompigliate. I due compagni, non ancora paghi di tali schermaglie dialettiche di primo acchito, continuarono a contendere con parole di più sostanziosa eloquenza virile, tanto comuni in certe càmmire dove un tempo giocavano uomini di maschia sostanza. Più d'uno degli altri giocatori
della càmmira si erano infastiditi per il vociare di quei due. Ma perché non li lasciavano giocare in pace?!...«Ehiu!» si protestò a più voci «ci a ulemu finiri ccu stu bburdellu?! Ci uliti fari iucari n pa-ci?! » (Ehi, ce la vogliamo finire con questo bordello ?! Ci volete far giocare in pace ?!). Un omaccione in maniche di camicia, che in fondo alla sala si era già incavolato per i fatti suoi dato che il solitario non gli voleva riuscire, batté tre manatacce furibonde sopra il tavolino da gioco, emise una bestemmia da un chilo e, rivolto ai
due disturbatori:

«Si bbi uliti sciarriari, » ruggì, «picchi no bbi ni iti fora ?!) (Se vi volete bisticciare, perché non ve ne andate fuori?! Siete due maleducati!)

Ma i due disputandi non volevano saperne di abbandonare la tenzone. Anzi, avevano infittito gli improperi reciproci, le solite parolacce: le minacce di passare anche alle vie di fatto, bestemmiando a gran voce. con il prete che c'era là fuori, che poteva udirli...A tali estremi si era giunto quel giorno nella sezione mascalese della
Democrazia cristiana: un partito che, come sosteneva a spada tratta patr'e Pparisi era stato creato per essere la roccaforte della libertà e della fede in Cristo a baluardo contro il pericolo dei comunisti.

Finché si trattò di espressioni volgari ma innocue, del resto comuni nelle càmmire, padre Parisi là fuori fece finta di non udire. Del resto, gli capitava ogni giorno di chiudere un occhio ai peccatucci veniali dei suoi parrocchiani. E forse avrebbe continuato a far finta di non sentire se ogni tanto dalla bolgia fosse scappata qualche
bestemmia solitaria, detta a casaccio, a cuore caldo, senza intenzione di offendere il Signore, almeno seriamente: una bestemmia, insomma, di quelle che possono anche scappare senza nemmeno che uno se ne accorga, dato che anche al più santo degli uomini qualche volta capita di perdere la pazienza...Capitava pure a lui...Ma, signori miei, lì dentro non si bestemmiava solo di tanto in tanto; d'un tratto ci fu come un boato, e la càmmira, tutta la càmmira esplose in un concerto di bestemmie e di parolacce irripetibili tra nuvole di fumo di pipe. di mezzi toscani e di sigarette. Chi per un motivo, chi per un altro, faceva sentire la propria voce virile. Quei due compari, che avevano iniziato il litigio, urlavano più forte di tutti gli altri, in-
tercalando le bestemmie più bestiali.

Eh no! quello era troppo. Lì dentro avevano passato abbondantemente i limiti! Padre Parisi non poteva sopportare che proprio in quella càmmira che lui stesso aveva inaugurato e benedetto con l'acqua santa e si diceva cattolica-apostolica-romana...Insemina: lui, tutt'all'improvviso scattò all'impiedi, come un toro che va
alla carica si lanciò a testa bassa nella calca, strappò a uno dei malparlanti la sedia e, balzatevi sopra, staccò il crocifisso appeso alla parete. E mentre lo staccava e se lo portava via. gli gridava:

«Datu ca tu si pporcu, non si ddignu di stari ammenzu a sti cristiani... Vinitinni ccu mmia! »

Dato che gli dicevano porco, non era degno di stare tra quei cristiani; che se andasse via dunque col prete, fuori da quel luogo. Pare poi che la sera stessa quel Cristo in croce fu da padre Parisi sistemato in un angolo tranquillo della sagrestia, lontano dagli schiamazzi e dalle bestemmie degli uomini, che pur si dicevano suoi seguaci.

NOTE

1. Tritrì, gioco che di solito si trova nell'altra faccia della dama.

2. Càmmira, stanza, ma qui nel significato di stanza dove ci si riunisce per giocare a carte; di solito è sede della sezione di un partito politico.

3. Strèusu, strambo.

4. Pestaimbotta, tipo di vino



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