ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 11 marzo 2009
ultima lettura venerdì 4 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vampire heart: dodicesima notte

di fiordiloto. Letto 782 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un incantesimo dischiuso fra i petali del tempo brilla nell'oscurità... Un cielo limpido e stellato, un cuore innamorato, che più forte batterà! Così comincia questa storia, tutta trabocchetti, illusioni astuzie e guai!............

Undicesima notte:

Il passato

Nel passato, parecchi anni fa...

Kya se ne stava ormai chiusa in casa da ore, in attesa. Trattenendo un moto d'impazienza, guardò il cielo indaco fuori dalla finestra e si morse le labbra. Andrew era fuori da ore, e ormai era quasi l'alba. Cominciava ad avere un brutto presentimento...Poi, prima ancora che quella brutta sensazione potesse prendere corpo, la porta si spalancò e lei tirò un sospiro di sollievo.

"Sei arrivato!", esclamò, andando incontro al suo compagno. "Ero in pensiero"

"Perdonami", rispose lui, cingendola alla vita. "E' stata una lunga notte"

"A chi lo dici!"

Per un attimo, Kya rimase prigioniera del suo sguardo. Solo quando Andrew la lasciò ritornò in sé, notando qualcosa che prima aveva percepito solo con la coda dell'occhio. Sulla porta c'era un bambino. Aveva cinque anni, su per giù. Stava chiuso in sé stesso, il viso triste. Ma, nonostante quella mestizia, Kya non poté fare a meno di notare la dolcezza dei suoi lineamenti, e la fierezza dello sguardo.

"Si chiama Kain", spiegò Andrew. "I suoi genitori erano miei fedeli compagni, e sono entrambi morti durante l'ultimo scontro"

Kya spalancò le labbra, sorpresa.

"Ascoltami, Kya. Kain è un Sangue Puro. La regola, in questi casi, imporrebbe di affidarlo al Consiglio. Tuttavia temo che, data la sua giovane età, se lo lasciassi con loro troppo a lungo i consiglieri tenterebbero di allungare le grinfie su di lui, per spingerlo a comportarsi come loro desidero. Vorrei evitare che questo accada. I suoi genitori erano miei amici, e io ho un debito di riconoscenza verso di loro. Vorrei accoglierlo in casa nostra e crescerlo come un figlio"

Kya restò un istante immobile, poi sorrise. "Se è tuo figlio è anche mio figlio"

Si avvicinò al bambino, inginocchiandosi davanti a lui.

"Poverino...", gli sussurrò. "Questo mondo ha scelto per te un destino difficile. Ma non temere, d'ora in poi sarai parte della nostra famiglia. Con noi forse non avrai maggior fortuna che con i consiglieri, perché i demoni ci danno continuamente la caccia. Però, finchè starai qui, affetto e protezione non ti mancheranno"

Fu allora che il bambino alzò gli occhi, colpendola con tutta la determinazione di quello sguardo.

Nel cuore della donna, si era risvegliato un istinto materno ormai da tempo sopito, soffocato dalle lunghe lotte e dai mesi trascorsi in fuga. Era antico, eppure nuovo e sorprendente. Gli occhi di quel bambino imploravano aiuto. Eppure, in loro c'era qualcosa...Quegli occhi pretendevano, senza chiedere nulla.

***

La battaglia era stata dura, ma Andrew non potè fare a meno di pensarci con soddisfazione. Avevano vinto. Lo scontro era durato dal calar del sole alle prime luci dell'alba. I Demoni Cacciatori erano tanti, ma loro erano stati meglio organizzati. Non erano che un piccolo gruppo di vampiri, e inizialmente l'orda nemica li aveva accerchiati. Ma né lui né Wolf erano stati disposti a cedere terreno. Avevano combattuto spalla contro spalla, come ai vecchi tempi. Erano abituati a combattere insieme e si muovevano sul campo come un ingranaggio ben oliato, dando filo da torcere ai loro avversari. Le donne non erano state da meno. Ice combatteva come una furia. Balzava in aria per poi ripiombare con grazia sugli avversari. Quasi non si rendevano conto di quello che stava accadendo, che già lei li aveva uccisi e si buttava contro altri nemici. Non ci volle molto perché i demoni la riconoscessero fra la folla. I più erano terrorizzati, e avevano cominciato ad evitare quel demonio di donna che piombava dal cielo sulle sue prede come un angelo vendicatore.

Andrew stiracchiò i muscoli della schiena e si voltò a guardare la Luna, prima di aprire la porta di casa. Era contento, sì. E ora finalmente lo attendeva la giusta ricompensa: il calore della sua casa e il sorriso della sua donna.

Kya uscì dalla cucina, i lunghi capelli raccolti in una treccia, e si gettò fra le sue braccia. Ridendo, Andrew la prese per la vita e la fece girare in tondo. Il resto del mondo divenne una macchia nebulosa intorno allo splendore del suo viso. La depose a terra con delicatezza, e Kya lo baciò sulle labbra. Una, due, tre volte. Paralizzato dalla gioia, Andrew la guardò dritto negli occhi. Si sentiva felice come il primo giorno in cui si erano incontrati.

"Com'è andata?", chiese lei.

"Abbiamo vinto"

L'unica preoccupazione di Andrew era vedere quanto quel riposo forzato costasse alla sua compagna. Lei si sforzava di sorridere, ma l'ansia per la sorte del suo amato le segnava il viso.

"Come va?", le domandò, posandole una mano sul ventre.

"Me lo chiedi ogni notte, e ogni notte ti rispondo che va meglio. Le nausee sono ormai un ricordo e i mesi più difficili sono passati. La sola cosa che mi da pensiero è saperti impegnato a combattere, mentre io che aspetto un bambino sono costretta qui. Tuttavia, vederti qui ora sano e salvo è la migliore medicina"

Lui la baciò di nuovo, a lungo, finchè non fu lei a sottrarsi, rimanendo comunque avvinghiata a lui.

"Mi dispiace doverti lasciare spesso così sola", ammise Andrew. "Pensavo di chiedere a Strawberry di rimanere accanto a te"

"Non trattarmi come una bambina fragile, mio signore", lo redarguì lei, affettuosa. "Strawberry vi serve sui campi di battaglia. Non ho bisogno di aiuto, senza contare che c'è Kain con me. La sua presenza mi fa più bene di quanto tu possa immaginare"

"Lo so", disse lui, serio. "So che sei molto forte. Ma non ti affaticare. Sai che sei il mio primo pensiero, anche sui campi di battaglia"

"Farò attenzione", gli sussurrò lei, il viso molto vicino al suo. "Ora perché non vai a parlare con Kain? Sarà contento di rivederti, e sono sicura che muore dalla voglia di farsi raccontare com'è andata la battaglia"

"D'accordo"

***

I mesi trascorrevano lenti, scanditi dalle pause fra le battaglie. Andrew era sempre fuori. Insieme a Wolf tentava di uccidere quanti più demoni possibile, in modo da tenerli lontani da Kain, da Kya, e dalla bambina che lei portava in grembo.

Per la donna però, quel riposo forzato divenne sempre più insostenibile. Andrew l'aveva pregata mille volte di non fare azioni avventate, di pensare alla sua salute e a quella della loro creatura. Tuttavia, nonostante la promessa solenne di restare al sicuro, non riusciva a darsi pace. In quegli ultimi anni sentiva di essere cambiata parecchio. La sua indole allegra si era indurita, a forza di scontri e fughe continue. La decisione era maturata una notte, quando ormai era al limite, stremata dalle interminabili ore passate in attesa del ritorno di Andrew. Voleva davvero che sua figlia nascesse in un mondo simile? No. C'era forse un modo per metterla al sicuro da quel pandemonio? Lo avrebbe trovato, o non si chiamava più Kya.

Le notti seguenti, le passò rinchiusa nell'antica biblioteca della casa, con il viso immerso fra le pagine di tomi voluminosi. L'argomento era la magia antica. Una sera aveva sentito Strawberry e Ice discutere riguardo ad un antico rituale: un incantesimo per sopire la natura di un vampiro. Se davvero esisteva un rituale simile, doveva per forza essere descritto da qualche parte. Aveva vivisezionato quasi tutti gli scaffali, quando finalmente trovò quello che cercava. Le parole vergate su fogli di pergamena recitavano i versi di un incanto antico, pericoloso, perfino mortale. Kya lo studiò a lungo. Probabilmente Andrew si sarebbe opposto, tuttavia lei aveva preso la sua decisione.

Quando il suo compagno tornò, gli mostrò la pergamena. Se la situazione fosse diventata drammatica, disse, l'avrebbe usato per dare alla loro bambina la possibilità di salvarsi. Avrebbe chiesto l'aiuto di Ren, il suo più vecchio e caro amico. Gli avrebbe fatto promettere di prendersi cura della piccola, in caso ...fosse finita male.

"Non se ne parla!", protestò Andrew. "Sai bene quali sarebbero le conseguenze! Il rituale chiederebbe in cambio la tua vita!"

"Ormai sono decisa", ribattè lei, imperterrita. "Voglio che mia figlia possa avere un destino diverso dal nostro. Ecco perché devi lasciarmi andare da Ren, stanotte!"

"Non se ne parla", ribadì lui, lapidario.

"Ma..."

"Non metterò a rischiò la tua vita", disse Andrew, alzandosi senza darle il tempo di rispondere.

Kya tornò nelle sue stanze. Amareggiata ma non sconfitta. Andrew era arrabbiato con lei. Conosceva le sue preoccupazioni e lo comprendeva, ma ciò non bastò a farla desistere. Si accoccolò sul davanzale e guardò fuori dalla finestra. Ice era senza dubbio lì fuori da qualche parte, pronta a intervenire in caso la villa fosse stata attaccata, e c'erano almeno due vampiri di guardia alla sua porta. ‘Sono sorvegliata come una prigioniera', pensò con tristezza.

Lentamente, l'incantesimo per assopire prese forma nella sua mente. Si preparò a scagliarlo sulle guardie della casa, quando un cigolio alle sue spalle la spinse a voltarsi.
Si voltò di scatto, e la testa di Kain fece capolino da dietro la porta.

"Madre venite, presto! Prima che mio padre ritorni!"

"Kain...", mormorò lei, allibita.

"Ho addormentato le guardie, ma sono ancora inesperto e non so quanto durerà l'incantesimo. Se volete andare, dobbiamo fare in fretta"

La donna non se lo fece ripetere. Prese la mano del ragazzino e si lasciò condurre da lui lungo i corridoi cosparsi di tappeti rossi.

Giunti all'esterno, furono intercettati immediatamente da Ice.

"Ti prego", la implorò Kya. "Non tentare di fermarci"

"E' tutto a posto", la rassicurò Kain, con un sorriso furbo.

Ice si avvicinò. Fece un cenno con la mano e dalle scuderie emerse uno splendido esemplare di stallone nero, gia sellato e provvisto di briglie.

"Perché ci aiuti?", domandò allora Kya, che ben conosceva la fedeltà di Ice al suo signore Andrew.

"Perché credo che tu sia nel giusto. Non tutti possiamo scegliere il nostro destino. Se vuoi dare a tua figlia questa possibilità, io ti aiuterò"

Kya le prese le mani e la guardò in viso con espressione grata. Montò in sella e tese una mano a Kain, che le sedette davanti, ben stretto fra le sue braccia.

"Grazie, Ice. Non lo dimenticherò"

"Non ringraziarmi. E ora andate! Prima che nella casa si accorgano della vostra assenza"

Un ultimo cenno, poi Kain e Kya sparirono veloci nel folto del bosco.

***

Ren se ne stava seduto da ore su un foglio immacolato. Sulla parete di fondo, un allegro fuocherello scoppiettava all'interno del camino. La luce morbida proiettata dalle fiamme era l'ideale per la concentrazione, ma nonostante questo non riusciva a tirar fuori uno straccio di idea per il suo nuovo romanzo. Sospirò, lasciando cadere la penna. Aveva come uno strano presentimento e non riusciva a concentrarsi. Poi, la sensazione aumentò all'improvviso e Ren si portò le mani alla fronte. Era come se un piccolo temporale gli fosse esploso in testa. Ci fu un rombo. Alzò lo sguardo e spalancò le labbra. Il fuoco del camino era diventato verde. Lingue di giada, smeraldo e verde scuro lambivano la canna fumaria.

Kya...

Aveva riconosciuto l'incantesimo. Era il segnale. La sua più cara amica lo stava contattando. Che fosse in difficoltà? Mille immagini balzarono veloci alla mente di Ren: Kya che correva nella neve, inseguita dai Demoni Cacciatori.

"No!", strillò.

Afferrò l'impermeabile e si catapultò fuori casa. Non abitava lontano dal confine, e i boschi non distavano più di qualche chilometro. Balzò in macchina e ingranò la marcia. Sfrecciò a velocità suicida fin al limite del bosco, seguendo una sorta di sesto senso ormai sopito da anni, ma ancora capace di ridestarsi all'occorrenza.

Trovò l'amica esattamente dove gli indicava l'istinto, in una radura al limitare della foresta. Stava affrontando un gruppo di Cacciatori, spalleggiata da un ragazzino sui dieci anni. Non appena si avvicinò, i demoni si accorsero di lui e gli si avventarono addosso. Ren si ritrasse, terrorizzato, ma ancora prima che capisse cosa stava succedendo una lama di potere tagliò in due i suoi aggressori. Lo sorpassò, sfiorandogli una guancia, per poi tornare indietro come un boomerang.

"Ren!"

Kya corse verso di lui, allarmata.

I Cacciatori erano sterminati. Sulla guancia di Ren era comparso un lungo segno rosso. Passò qualche istante prima che il sangue fuoriuscisse, colando lungo il viso dell'uomo fino a terra, in un'unica goccia.

"Mi dispiace", si scusò Kya, mortificata. "Il mio attacco è stato più violento del dovuto e ha ferito anche te"

Ren continuava a guardarla, stranito.

"Kya...che succede? Come mai sei qui?"

"Ti spiegherò tutto, promesso. Ma ora possiamo andare a casa tua?"

"Certo", disse lui, guardando prima lei, poi il ragazzino. "Lui chi è?"

"Si chiama Kain", spiegò la donna. "I suoi genitori sono morti combattendo al fianco di Andrew, perciò abbiamo deciso di accoglierlo in casa nostra e crescerlo come un figlio"

L'uomo e il ragazzino si scambiarono un'occhiata molto intensa, poi Ren spostò nuovamente lo sguardo su Kya. "Venite con me"

Lasciarono che il cavallo trovasse da solo la strada del ritorno e s'infilarono nell'auto. In breve erano arrivati a casa, e sedevano al tavolo della cucina di fronte ad una buona tazza di tè.

"Allora", esordì Ren. "Che diavolo sta succedendo?"

"Ho eluso la sorveglianza di Andrew e delle mie guardie del corpo per venirti a parlare, Ren. Lungo il sentiero siamo stati intercettati dai demoni, ma Kain mi ha aiutato"

Ren l'ascoltava sbalordito. "Andrew non sa che sei qui?"

"Non è d'accordo con la mia iniziativa, ma posso convincerlo in seguito. L'importante ora é che ho bisogno ancora una volta di te, amico mio", disse, allungando una mano sul tavolo.

"Sai che puoi contare su di me", rispose lui, con slancio, posando una mano sulla sua.

"Vedi...". Kya arrossì leggermente, portandosi la mano libera sull'addome. "Il fatto è che c'è una nuova vita che cresce dentro di me. Ecco perché il mio attacco di prima è stato tanto violento. Non posso correre rischi. Devo proteggere questa minuscola vita con tutte le mie forze"

Quando incontro il volto dell'amico, ciò che vide la colpì: affetto, stupore e tenerezza si rincorrevano e si univano, rendendolo quasi infantile.

"Stai per diventare madre", disse.

"Sì, ed è per questo che sono qui. La nostra vita è continuamente in pericolo. Siamo assediati dai demoni che non ci lasciano un attimo di tregua. Io voglio che mia figlia possa sfuggire a questo destino. Voglio che possa crescere libera e forte, sorridere proprio come una ragazza qualunque". Fece una pausa, prendendo un sorso di tè. "Ho trovato un rituale. Grazie alla sua magia si può sopire la natura di vampiro e permettere a colui per il quale si formula di vivere l'esistenza di un comune umano per qualche tempo. Se le cose dovessero farsi disperate, intendo usarlo sulla mia bambina"

"Quali conseguenze avrà su di te?", domandò Ren, che ne sapeva abbastanza da capire che un incantesimo tanto potente avrebbe senz'altro richiesto in cambio un sacrificio.

"Il rituale esigerà la mia vita"

Silenzio.

Ren chiuse gli occhi, posando il mento sulle mani giunte. Rifletteva...

"Sei venuta da me nonostante il parere contrario di Andrew. Dopotutto, nemmeno lui è in grado di farti cambiare idea quando prendi una decisione", disse, con un certo divertimento. "In caso, vuoi che mi prenda cura della bimba che nascerà, vero? Semmai non avessi altra scelta, conta pure su di me"

"Grazie...amico mio"

Kya gli strinse di più la mano, rivolgendogli uno sguardo colmo di gratitudine.

Si sentiva liberata da un peso.

***

Iku aveva cinque anni. Si era presa l'influenza. Aveva la febbre alta e se ne stava sepolta sotto le coperte, con un panno sulla fronte e gli occhi chiusi.

Molto cautamente, qualcuno aprì la porta della sua stanzetta. Con passo felpato raggiunse il suo capezzale, e le sollevò il panno dalla fronte.

"Ren?", domandò lei, con un filo di voce.

"Perché non lo chiami papà, tanto per cambiare?"

"Oniisama!"

"Scusami, non volevo svegliarti". Kain chinò il capo in avanti e le loro fronti si toccarono. "Che sollevo! La febbre e scesa"

"No, oniisama! Così ti prenderai il mio raffreddore!"

"Non accadrà. Sono un vampiro, ricordi? Quando ho sentito da Ren che eri svenuta a causa della febbre, per un momento il mio cuore si è congelato"

"Davvero?"

"Davvero. Ora cerca di dormire ancora un po'"

"Non voglio!", protestò lei. "Perché se mi addormento, tu te ne andrai di nuovo"

Kain si rialzò lentamente. "In questo caso, vado via subito"

"NO!". Iku lo riagguantò per la manica del giubbotto. "Per favore... Dormirò, lo prometto. Ma non andare via"

"Allora chiudi gli occhi"

Iku obbedì. Si rilassò e si lasciò sprofondare nel cuscino a occhi chiusi. Lentamente, sentì Kain che le si sedeva accanto e le prendeva una mano fra lei sue.

"Oniisama, non voglio più che tu vada via", mormorò, ormai nel dormiveglia. "Per favore, stringi la mia mano per sempre..."

Si riaddormentò quasi subito. La febbre aveva scatenato degli incubi, togliendole il sonno. Adesso, però, sembrava essersi calmata e riposava tranquilla. Il respiro si levava calmo e regolare dal quadrato del petto. Kain stava immobile, perso nella contemplazione di quel cucciolo addormentato. Era la sua famiglia. Il suo scopo. La sola persona che contasse davvero. Lo stomaco gli si strinse sgradevolmente e si sentì stringere alla gola. Avrebbe voluto morderla. Entrare il lei con tutto il suo desiderio e sciogliere l'incantesimo, vedendola risvegliarsi al tocco delle sue zanne. Sarebbe stato così facile... Ma no! Che idea assurda! Eppure, quando lei giaceva come ora così inerme di fronte a lui, sentiva che avrebbe potuto agire senza scrupoli...

Wolf entrò nella stanza.

"Kain. Sapevo di trovarti qui", disse. "Ho sentito che Iku ha la febbre. Come sta adesso?"

"Meglio", gli rispose un sussurro velato. "Guardala...E' così piccola. Talmente fragile che potrebbe morire, se solo la Bestia mi spingesse ad accarezzarla meno delicatamente di così". Con quelle parole, sfiorò il viso di Iku con la punta delle dita. Quindi chinò il capo, per sfiorarle il collo con la punta delle zanne. "Mi ero ripromesso di proteggerla nell'ombra, limitandomi ad osservarla quietamente da lontano. Però, se adesso la mordessi..."

"Kain!"

Wolf gli fu addosso. Lo afferrò da sotto le ascelle e gli bloccò le braccia, per tirarlo indietro con uno strattone. Nell'oscurità le iridi rosse del ragazzo luccicavano come se vi avessero scagliato dentro una manciata di rubini. Il torace si alzava ed abbassava spasmodicamente.

"Ritorna in te, ragazzo!"

"Lasciami!"

"Vuoi mandare tutto in fumo per un momento di debolezza?"

"Non è così!"

Discutevano con sussurri feroci.

"Ascoltami!", s'impose Wolf. "So quello che provi. Il desiderio di riavere Iku con te è fortissimo, e tu non bevi da tanto tempo. Ma è ancora troppo presto. Non rendere vano quello che abbiamo fatto fino ad ora!"

Wolf lo voltò verso di sé e lo abbracciò. Kain gli artigliò la camicia con le unghie e represse un gemito di disperazione. C'era mancato poco. Anzi, pochissimo. In istante ancora e tutti i suoi piani sarebbero andati in fumo.

"Grazie, Wolf..."

"Andiamo", gli disse lui, dolcemente. "Strawberry ci aspetta di sotto. Ti vuole molto bene. Non è il caso di farla preoccupare"

"Sì", sussurrò il vampiro. "Hai ragione tu"

Le sue membra tremavano, mentre soffocava in sé quel desiderio mostruoso e si chinava per rimboccare le coperte ad Iku e lasciarla con un casto bacio fraterno. Quel piccolo fiore cresceva sicuro all'interno del giardino che lui aveva costruito. Un giorno sarebbe sbocciato, e lui avrebbe potuto inebriarsi del getto impetuoso della fioritura. Se l'avesse colto troppo presto, sarebbe appassito.

Un giorno, si disse. Ma non ancora...

To be continued...



Commenti

pubblicato il 11/03/2009 13.58.05
sothis85, ha scritto: Ciao Fiordiloto, voglio ancora una volta complimentarmi con te! Che intensità narrativa! I personaggi sono vivi , da te creati per esaltarsi in atmosfere da sogno.un bacio.Ruben

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: