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lavoro pubblicato martedì 10 marzo 2009
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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L’accalappiasogni. Leggenda periferico-metropolitana

di trap56. Letto 1290 volte. Dallo scaffale Sogni

  La radio mi schiaffeggia le orecchie con le notizie del Giornaleradio. Il mondo filtrato dai transistor della radiolina .... già, chi li usa più, questi termini? oggi, tutto è digitale. E i vecchi ricevitori  valvolari...

La radio mi schiaffeggia le orecchie con le notizie del Giornaleradio. Il mondo filtrato dai transistor della radiolina .... già, chi li usa più, questi termini? oggi, tutto è digitale.

E i vecchi ricevitori valvolari, imponenti, con tutti quei nomi di città scritti piccoli piccoli fitti fitti ....?

Come tutte le mattine, mi alzo stanco, prostrato. Il mio corpo fisico la notte giace sul materasso, mentre il mio corpo astrale viaggia - ma non negli spazi siderali: viaggia nelle vie della città - androni, angiporti, cortili, pertugi, scalinate, sottopassi, strade, stradette, viali, vicoli.

Viaggia per raccattare i sogni abbandonati dalla gente. I sogni recisi, con le gambe spezzate. I sogni che muoiono d'inedia, di stenti - ma anche di noia, di tedio - perché non più alimentati. Sfrattati, senza più vitto né alloggio.

Li raccolgo, li accarezzo, gli ridò un po' di calore, d'animo - e li trasferisco in un grande recinto. Una sorta di canile, dove vengono custoditi ognuno nella sua cella, gabbia, scrigno. Li alimento nella speranza che i padroni se li vengano a riprendere. Cosa che non avviene mai.

Quando cominciano ad infiacchirsi, illanguidire, perdere energie, vegetare, non ho il coraggio di lasciarli morire di stenti: li spengo nell'eterno Nulla con tutta la dolcezza possibile. Li raccolgo in una stanza foderata di morbide sete orientali dai colori malinconicamente ipnotici; li metto comodi, rilassati; leggo loro poesie, liriche, versi dei grandi poeti romantici. Poi abbasso progressivamente la temperatura, fino a farli morire di una morte dolcissima, in un gelo quasi polare. Non soffrono.

I primi tempi, non ve lo nascondo, ho provato a portarmeli a casa, accudirli, allevarli, mantenerli vivi. Ma a lungo andare non puoi tenerne più di tanti. Poi - scoperta devastante - litigavano tra di loro, si azzuffavano, entravano in competizione. Non vivevo più, ero totalmente assorbito dalla cura dei miei sogni - no, dei sogni altrui.

I vicini di casa erano disturbati dalle liti dei sogni, dalla loro presenza ovunque, giorno e notte - perché i sogni non dormono mai.

Poi, si sa, nelle nostre abitazioni, alloggi, appartamenti, casamenti, casermoni, condomini, dimore, fabbricati, palazzi, palazzine, villette a schiera, villini, vive tanta gente che i propri sogni li ha visti - spesso li ha lasciati - morire. Vedere e sentire baccagliare i sogni degli altri può fare un brutto effetto. Deprime e irrita.

I peggio, però, sono quelli che sogni non ne hanno avuti mai in vita loro: vedono quelli degli altri e sono cauti, diffidenti, guardinghi, sospettosi, timorosi. Si spaventano, non sanno di cosa si tratta: vorrebbero tenerli lontani - anche dai loro figli, perché capiscono, intuiscono, che potrebbero essere pericolosi.

Sono stati loro a suggerirmi - si fa per dire - di raccoglierli tutti in un sognile in campagna. "Forse all'aria aperta, con tanto spazio a disposizione, staranno più cheti, si sentiranno meno prigionieri che in un appartamento di città. Litigheranno meno, vedrai".

L'altruismo, la sensibilità verso i problemi degli altri, è tutto, nella vita.

Quando ho visto che crescevano troppo (ne trovavo in continuazione, ogni notte di più; non tenevo più dietro a congelarli) allora sono passato all'azione. Ho contattato alcuni amici insegnanti e ho organizzato delle visite guidate per le scolaresche: "Alla ricerca del sogno perduto!". Per molti bambini e ragazzi si è trattato quasi di uno shock, non capivano di cosa si trattasse: mai sentito parlare, mai visti. Quasi avevano paura: perché, se erano tanto affascinanti come io dicevo, la televisione non se ne occupava? Nemmeno la Tv dei grandi, quei programmi della domenica pomeriggio o quelli della sera dove tutti litigano e si capisce niente. Erano diffidenti, non interessati. Del resto, i loro genitori avevano posto il veto: non portare a casa niente di quello che avrebbero trovato da quel matto (io)!

Tentai, facendo violenza alle mie resistenze, al mio rifiuto della tecnologia, di farmi conoscere in internet: riuscii a farmi allestire un bel sito, per pochi soldi, da un amico al quale avevo ripulito la soffitta da una nutrita schiera di sogni stratificatisi per anni e che ormai diffondevano solo odore di polveroso stantio. Ne cavai il classico ragno dal buco. I principali fruitori attivi della Grande Rete sono i giovani: troppo impegnati a macinare il presente, per provare interesse nei confronti di un poco materiale futuro.

Gli adulti? Troppo presi dalla conservazione e dalla messa a frutto della farina macinata a suo tempo.

Gli anziani? Troppo divorati dalla tristezza per l'imminente abbandono della farina sopravvissuta, dei suoi derivati pur ammuffiti e rinsecchiti.

Nessuno voleva i miei sogni - cioè, i sogni degli altri che io raccoglievo per strada. Ero alla saturazione: il sognile straripava di languide parvenze; la notte ne raccoglievo sempre più (i periodi di crisi moltiplicano i sogni, che però soffocano ancora in fasce). Il giorno, mi sfinivo per congelarne quanti più potevo nel modo meno traumatico possibile.

Finanze allo stremo.

Fu il vocabolo ‘saturazione' a suggerirmi la soluzione finale, il gesto estremo: un'overdose di sogni.

Dal ‘Corriere del Nord'

LEGOPOLI, 14.02.09.

FOLLE SI SUICIDA CON UNA OVERDOSE DI SOGNI.

Era noto in tutta la città e nel circondario, Gesuino Diotallevi, l'uomo morto carbonizzato la scorsa notte. Spretato, girovago senza fissa dimora, lo si vedeva la notte - tutte le notti -rastrellare le vie della nostra città alla ricerca dei suoi trofei: cartoncini grattaevinci; schede di concorsi vari, (Lotteria Italia, Canzonissima, Fantastico, ecc,); schedine di Totocalcio, Lotto, Superenalotto, Totip, Totogol; talloncini di lotterie varie. Usati, quelli che la gente abbandonava - dopo l'utilizzo - per strada o nei cestini. Nel corso di decenni di folle, meticoloso lavoro ne ha accumulati decine di migliaia. Li teneva, suddivisi per tipologia, anno, mese, racchiusi in scatole di legno, nel casale diroccato fuori città dove aveva fissato la sua non fissa dimora. Chi l'aveva visitato di recente - volontari della Caritas che gli fornivano assistenza e abiti - ci ha riferito di uno stanzone stipato fino al soffitto di queste scatole di legno stracolme.
Un volontario che gli si era fatto amico ci ha raccontato che Gesuino credeva che quei foglietti e cartoncini fossero i sogni abbandonati per strada dalla gente. Lui li raccoglieva nella speranza che i proprietari se li venissero a riprendere. Quello era il suo personale sogno.
Un giorno l'ha condotto, il volontario, in uno scantinato. C'era un grosso congelatore fuori uso, pieno di foglietti e cartoncini: qui, gli ha spiegato il Diotallevi, lui praticava l'eutanasia ai ‘sogni' più vecchi, quelli che ormai più nessuno sarebbe venuto a reclamare. Li congelava per sempre.
Gli aveva chiesto aiuto per cedere a qualcun altro almeno parte di quel sognile, come lui lo chiamava, perché non c'era più spazio. Il volontario aveva tentato la via di e.bay: naturalmente nessuno si era fatto vivo.
Il Gesuino era molto depresso, negli ultimi tempi, per tutta la vicenda; però, proprio due giorni fa aveva confidato all'amico di aver trovato la soluzione: questa volta l'eutanasia l'avrebbe procurata a se stesso, con un overdose di sogni. L'autopsia ha confermato che è morto per le esalazioni provocate dall'incendio, con ogni evidenza da lui stesso appiccato.
All'interno del congelatore sono stati recuperati: un vecchissimo transistor Sony TR-610; uno sgualcito ‘DIZIONARIO DEI SINONIMI E DEI CONTRARI ANALOGICO E NOMENCLATORE', del Gabrielli; una scatola metallica sigillata con abbondanti giri di nastro adesivo: dalle prime indiscrezioni, conteneva un manoscritto dello stesso Diotallevi, ora al vaglio degli inquirenti.


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