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lavoro pubblicato sabato 7 marzo 2009
ultima lettura lunedì 10 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vampire heart. undicesima notte

di fiordiloto. Letto 994 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'inverno è arrivato per me...non posso attendere oltre...Le catene della mia vita sono forti...ma presto, si sfalderanno. Spalancherò le mie ali, ancora una volta... (La canzone del cigno, Swan Song, by Within temptation)..

Undicesima notte:

Di luce e d'ombrae

Iku si trascinò fino al piano di sopra e spalancò la porta della sua stanza. Era stravolta. La stanchezza le annebbiava il cervello e non riusciva a pensare chiaramente. Mentre si lasciava cadere a peso morto sopra le coperte, la testa le pulsava e un pensiero rimbombava nitido nella sua mente. Che cosa sono io per te?

Non ci aveva mai riflettuto. Però, a pensarci bene...La prima volta che aveva incontrato Raven, lui era un ragazzino spezzato dal dolore. Nei suoi occhi aveva intravisto puro odio. Qualcosa andava fatto, si era detta, e così lo aveva assistito con premura, mentre lui cercava di rimettere insieme i piccoli pezzi di sé stesso. ‘Perché sono stata così cauta e gentile?', si domandò. ‘Perché pensavo che se non l'avessi fatto, quel ragazzino muto di fronte a me sarebbe crollato a pezzi'. In seguito, si era ripreso, e poco a poco la sua esistenza era diventata sempre più importante per lei. Tuttavia, non riusciva a trovare una risposta a quella domanda. Che cosa rappresentava Raven per lei? Un caro amico? Un alleato importante? Qualcuno che non voleva perdere? Tutte queste risposte suonavano giuste, però...anche un po' sbagliate.

In breve, la stanchezza l'ebbe vinta sui pensieri, e lei scivolò in un sonno agitato.

***

I fili di una ragnatela sfavillavano sospesi sopra un fondo di oscurità. Al centro della rete, era intrappolata una farfalla dalle ali scarlatte. Si dimenava convulsamente, mentre tutt'intorno risuonavano le sue urla disperate.

Liberami! O il Senzavolto mi ucciderà!

All'improvviso, un ragno enorme raggiunse la ragnatela. Zampe filiformi, dotate di aculei velenosi. Una faccia inespressiva. Un viso senza un volto. la farfalla cominciò ad agitarsi ancora di più.

Liberami! Liberami!

Ma il ragno incombeva su di lei.

Lentamente, sollevò una delle otto zampe e si preparò a colpire. La farfalla tentò un ultima disperata resistenza, ma invano. La zampa calò inesorabile, forandole una delle ali. La farfalla smise di dibattersi. Il veleno si diffondeva velocemente dalla ferita, anestetizzandola. Una morte narcotica, ma per questo non meno terribile.

Le ali sfarfallarono un ultima volta, prima di ricadere, immobili, sulla ragnatela. La farfalla ripeté la preghiera a fior di labbra, mentre già esalava l'ultimo respiro.

Liberami...

Iku si svegliò urlando. Il cuore le batteva all'impazzata, e i suoi battiti le risuonavano nelle tempie. Si portò le mani al viso e scosse il capo. La fronte era madida di sudore perlato. Lentamente, cominciò a riprendere coscienza di sé e di dove si trovava. La sua cameretta, il suo rifugio sicuro. Era stato solo un sogno. Non c'era nulla di cui aver paura. Ripetendoselo come un mantra, si lasciò cadere di nuovo sul materasso, rannicchiata in posizione fetale. Forse così sarebbe riuscita a raccogliersi, a ritrovarsi. Si avvolse nelle coperte, cercando di rievocare sensazioni piacevoli della vita prenatale. Ma era troppo agitata e quel nome, il Senzavolto, pur non risultandole esattamente familiare suscitò in lei un terrore primordiale, legato ad un ricordo antico. Forse, Wolf lo aveva pronunciato talvolta discutendo con suo fratello. Magari era uno dei demoni maggiori che gli davano la caccia. Ecco perché, ricordò, il vampiro si era morso le labbra quando si era reso conto che lei era in ascolto.

A distoglierla da quei pensieri ci pensò suo padre. Era entrato nella sua camera richiamato dalle grida, e l'aveva trovata tremante. Così, si era seduto accanto a lei e le aveva cinto le spalle con un braccio, baciandole affettuosamente la nuca. Piano piano, Iku era riuscita a calmarsi. Quando le rimboccò le coperte era di nuovo tranquilla. In breve, fu catturata da un sonno senza incubi.

Il giorno seguente Iku lo trascorse in apnea. Raven non era ancora tornato e suo fratello non aveva mandato notizie. Che diavolo stava succedendo? Perché non venivano ad avvisarla che stavano tutti bene? Fortunatamente, nel pomeriggio era di turno al Golden, e questo le permise di distrarsi un po' dai suoi pensieri. Nel profondo, tuttavia, rimaneva una forte inquietudine, che si assopì solo quando, durante la pausa, si arrampicò con alcuni colleghi ad ammirare il tramonto sul tetto del bar.

‘Che sciocca', si disse. ‘Non sono venuti perché non possono muoversi durante il giorno. Non appena sarà notte, sono sicura che verranno a casa e mi diranno che è andato tutto bene'.

Le sue speranze furono deluse solo in parte.

Al rientro, Iku non trovò Raven, né gli altri. Suo fratello però la stava aspettando. Non appena aprì la porta di casa se lo ritrovò nel salotto a braccia aperte.

"Oniisama!", esclamò, correndogli incontro. "Non sai che sollievo! Ero così in ansia!"

"Va tutto bene", disse lui, accarezzandole piano i capelli. La sua voce, come tutto di lui, lasciava percepire una grande forza, pur rimanendo morbida e gentile: acciaio ricoperto di seta.

"Dove sono gli altri?"

"Wolf e Strawberry sono incolumi. Raven purtroppo e rimasto ferito"

A quelle parole, Iku ebbe un sussulto.

"Nulla di grave", si affrettò a tranquillizzarla Kain. "Ma le sue ferite erano abbastanza profonde, perciò lo abbiamo portato da un mago, perché se ne prendesse cura"

"Hai sentito, Iku?", rincarò Ren, che era uscito dalla cucina in tempo per assistere alla conversazione. "Raven tornerà da noi fra qualche giorno, e sarà come nuovo. Non c'è bisogno di preoccuparsi"

Senza sciogliere l'abbraccio, la ragazzina sollevò il capo dall'impermeabile di Kain, per guardarlo in viso.

"Yuko è morta, vero?", domandò, il cuore in gola.

"Sì, Iku. Non devi temere. Non ci darà più nessun fastidio"

Iku sospirò, sentendosi come liberata da un peso, e si abbandono qualche altro istante a quell'abbraccio.

"Cosa c'è?", le domandò il fratello.

Ovviamente, aveva intuito che qualcosa non andava.

"La testa", spiegò lei. "Da quando quella vampira ha tentato di insinuarsi nella mia mente, non mi da pace". Il dolore era lievissimo, ma costante. Come un'emicrania latente che non accennava a passare. "Ha detto che qualcuno ha posto un blocco nella mia mente, e che per far questo è stato necessario il sacrificio di una vita. Che cosa significa, oniisama?"

Ren e Kain si lanciarono un'occhiata eloquente.

"Perché qualcuno avrebbe dovuto farmi un incantesimo?", insistette la ragazzina.

"Calmati, Iku", la rincuorò Kain. "Sei agitata e non stai bene. E' meglio che tu riposi un po', ma prima toglierò il tuo dolore"

Prendendole il viso fra le mani, le depose un bacio sulla fronte. Iku lo lasciò fare, e immediatamente sentì la testa farsi più leggera. No...C'era qualcosa di sbagliato. Non era quello che voleva. Desiderava una risposta. La mente tentava irrequieta di ribellarsi. Ma il sollevo dato dal cessare dell'emicrania era talmente grande che Iku ci si abbandonò come un fiocco di neve su un batuffolo di cotone. Quando rialzò gli occhi verso il fratello, il dolore era sparito, lasciandola spossata e priva di preoccupazioni.

Kain l'accompagnò di sopra e la mise a letto, come faceva quando era bambina. Solo quando si fu addormentata la lasciò per scendere nuovamente di sotto, dove Ren lo attendeva con aria preoccupata.

"Dorme?", domandò.

"Sì, si è calmata"

"Bene. Sarebbe meglio evitarle troppi shock. Pensi che l'attacco di Yuko possa aver indebolito l'incantesimo che vostra madre ha imposto su di lei?"

"No", disse lui, serafico. "Kya l'ha protetta con la sua stessa vita. Un sacrificio d'amore è il sigillo più potente che esista, anche se...ormai è solo questione di tempo"

"Pensi di dirle tutta la verità? Anche riguardo al vostro vero legame?"

"No", rispose Kain, lapidario. "Non ancora. Prima o poi verrà a saperlo comunque. Meglio che resti nella sua campana di vetro il più a lungo possibile"

"Più a lungo le tieni nascosta la verità, meno è probabile che ti perdoni quando verrà a saperlo"

"Lo so", disse Kain, in tono amaro. "Ma l'ignoranza è la sua sola possibilità di sopravvivenza"

Se l'era ripetuto per tutti quegli anni. Poteva convivere con il pensiero che Iku fosse in collera con lui, ma non poteva sopportare di saperla morta.

"E...per quanto riguarda Raven?"

"Lo abbiamo rinchiuso in una delle nostre segrete. A quanto pare, la sua Bestia è impazzita vedendo il sangue di Yuko sparso per terra. Stiamo cercando un modo per farlo rinsavire. Fino ad allora, rimarrà con noi"

"D'accordo", disse Ren, comprensivo.

"Per favore, non farne parola con Iku"

"Come vuoi", sospirò l'uomo. "Il capo sei tu"

Rientrò in cucina con un'alzata di spalle. Era evidente che disapprovava. Tutti quei segreti non gli piacevano per nulla. Era altresì consapevole che Kain aveva ragione. L'unico modo per non coinvolgere Iku era tenerla all'oscuro di tutto.

***

Raven sedeva accasciato contro la parete della cella, con tutte e due le braccia incatenate ad un anello di ferro sopra la testa. La camicia lacera copriva a stento il torace pallido ed emaciato. Il petto si alzava e abbassava spasmodicamente sotto la pelle esangue. La Bestia dentro di lui lottava, spingendolo a dimenarsi convulsamente, perciò sui polsi le manette avevano provocato ulcere che stillavano sangue e siero.

Con raccapriccio, Wolf si rese conto che la Bestia aveva preso il controllo su di lui.

"Che facciamo?", chiese alla sua compagna. "Sembra proprio che abbia perso il controllo"

"Pare di sì", concordò lei. "Dovremmo aspettare il ritorno di Kain per avvertirlo"

Arrivati a quel punto, non c'era possibilità di scampo. Era la Bestia a governare.

Avrebbe divorato quel che restava dell'umanità di Raven fino a consumarla. Wolf e Strawberry lo sapevano. E ormai lo sapeva anche lui.

"Basta", mormorò, risvegliato da un momento di lucidità. "Uccidetemi!"

"Non puoi arrenderti", lo spronò Wolf. "Perché Iku ti sta aspettando"

Quel nome raggiunse Raven da un posto lontano, intatto nel suo profondo, al sicuro dalla Bestia.

"I...ku..."

Guardandolo, Strawberry fece un gesto sconfortato. Non poteva fare a meno di provare un'immensa pena per quel ragazzo straziato dalla sua stessa maledizione. Eppure, ancora lui non si arrendeva. Sul fondo del suo animo tentava di resistere. Altrimenti, non avrebbe mai fatto loro quella richiesta.

Poi, un tonfo lontano. Improvviso e allarmante. Wolf e strawberry si guardarono l'un l'altra, sconcertati, prima di andare a vedere cosa diavolo stava succedendo.

Rimasto solo, Raven si accartocciò contro il pavimento. Forse c'era ancora una possibilità. Per un attimo gli sembrò di sentirsi più calmo, ma ecco un'altra artigliata della Bestia.

"Davvero scioccante", mormorò una voce da un angolo in ombra.

Raven alzò lo sguardo in quella direzione. Dapprima intravide una figura indistinta, poi l'immagine di Kain che emergeva dall'oscurità si fece sempre più definita.

"La Bestia ha praticamente preso il sopravvento, eppure tu ancora resisti", sorrise. "Dopotutto, non mi ero sbagliato"

Si inginocchio di fronte a Raven, guardandolo con occhi spietati. "Che sfortuna, non hai potuto bere il sangue di Yuko, e pensare che ne avevo lasciato apposta per te"

Si portò una mano alla bocca e se la morse, quindi sollevò il pugno chiuso proprio in faccia a Raven. Il sangue scorreva lentamente fra le sue dita. Le goccioline cadevano a terra con un plop ritmico e terribile.

"Nel mio corpo scorre il sangue di un Sangue Puro", sussurrò Kain. "E' una medicina che può rallentare la tua discesa agli Inferi. Le luci della pazzia si allontaneranno e tu riacquisterai la tua lucidità"

Guardandolo con occhi abbacinati, Raven schiaffeggiò quella mano.

La cosa fece infuriare Kain, che gli prese il mento fra due dita, costringendolo a guardarlo negli occhi.

"Non lo faccio per te!", disse, in un sussurro feroce. "Non lo faccio per te, ma per Iku!"

Raven si portò le mani al viso in un gesto sconsolato.

"Iku...", mormorò. "Iku...!"

"E' ferita", mentì Kain.

Raven alzò la testa sconvolto. Il vampiro lo sollevò di peso e, con un'unghia curata, si aprì la vena sul collo.

"Fallo!"

La Bestia aveva quasi ridotto Raven ad un burattino. Il suo autocontrollo era sfumato come neve al sole. Con un ringhio rabbioso, afferrò Kain per il colletto e l'attirò a sé, quindi affondò i denti nella carne nuda.

"Non dimenticare", sussurrò una voce lontana. "Chi ti ha dato questo sangue, Raven"

To be continued...



Commenti

pubblicato il 07/03/2009 12.56.30
sothis85, ha scritto: Mi appassiona sempre il tuo racconto il saper descrivere le vicende nei contenuti e nelle forme.Brava.

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